nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

martedì 30 agosto 2022

Battaglia di idee

Ci fu una grande battaglia di idee e alla fine non ci furono né vincitori, né vinti, né idee.

Stefano Benni, Elianto (1996)

Canzone del giorno: I've Got a Great Idea (1990) - Harry Connick Jr.
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sabato 27 agosto 2022

No estremismi

Fascisti noi? Mai. Comunisti noi? Ma dai. Anti euro noi? Non ricordo. Anti europeisti noi? Si scherzava. Contro Israele? Solo ragazzate. Con Putin? Altri tempi. Con Orbán? Solo un vecchio amore. La fiamma nel simbolo? Ma che vuoi che sia. Il rapporto con il M5s? Solo un ricordo. Non sappiamo se con l’inesorabile arrivo di settembre, e con l’approssimarsi dunque della data delle elezioni, le cose cambieranno e i toni muteranno. Sappiamo però che le prime tre settimane di campagna elettorale, a differenza di quanto sostenuto in questi giorni dall’indignato collettivo in servizio permanente effettivo, sono state, almeno finora, semplicemente spettacolari. Poche parole fuori posto, poche promesse pazze, pochi colpi sotto la cintura e molti tentativi, a volte spericolati, di dimostrare a tutti, agli elettori, agli osservatori, ai mercati, alle cancellerie, di essere semplicemente normali e di essere plasticamente alternativi non al governo Draghi – che più passano i giorni e più viene descritto dai partiti complici della sua caduta come un governo crollato non per un loro sgambetto, ma per uno svenimento del diretto interessato – ma alternativi al vero governo che tutti vogliono oggi far dimenticare: quello gialloverde. E così tutti i leader, compresi quelli che il governo gialloverde lo hanno fatto nascere, passano il tempo a smussare i propri angoli cercando pretesti per accusare gli altri di essere i veri estremisti. […] C’è qualcuno che non vuole abbassare le tasse? Nessuno ovviamente. C’è qualcuno che non vuole alzare i salari? Nessuno ovviamente. C’è qualcuno che vuole uscire dall’Europa? Nessuno. C’è qualcuno che vuole spostate il baricentro dell’Italia verso la Cina? Nessuno. C’è qualcuno che tifa per l’Italexit? Nessuno, almeno tra i grandi. […] No, noi non faremo finta di non sapere qual è il debito pubblico che ha l’Italia. No, noi non faremo finta di non sapere che l’Italia ha uno spread più alto rispetto a quello della Grecia. No, noi non faremo finta di non sapere che minacciare di non rispettare i vincoli europei significa incrinare la fiducia dell’Italia. No, noi non faremo finta di non sapere che il Pnrr è la spina dorsale su cui dovrà essere costruita l’Italia del futuro. No, noi non faremo finta di non sapere il buon adempimento del Pnrr è la chiave necessaria per attivare lo scudo anti spread della Bce qualora dovesse servire. E dunque, pur con qualche eccezione, lo spartito della campagna elettorale finora è stato chiaro: rassicurare, tranquillizzare, non spaventareExtreme...., non disorientare, non promettere follie e tentare di smussare i propri angoli populisti. Niente urla, niente isterie, niente colpi bassi, o almeno non troppi.

Claudio Cerasa, Il Foglio (23/8/2022)

Canzone del giorno: Extreme Ways (2002) - Moby
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mercoledì 24 agosto 2022

Famelici

I partiti sono sempre stati famelici, nel tentativo di scippare agli elettori il potere di decidere chi debba sedere in Parlamento. Ma stavolta hanno passato il segno. Si sono chiusi in una stanza, più o meno capiente, più o meno segreta, e hanno scelto a uno a uno, un mese prima del voto, quasi tutti i parlamentari della prossima legislatura, come se fosse cosa loro. Lo hanno fatto sia i partiti a guida personale sia quelli a conduzione correntizia, sia quelli con radicamento territoriale sia quelli senza. L'hanno fatto perché potevano. Stavolta era più facile. Vediamo perché. La legge elettorale in vigore, detta Rosatellum, figlia del fallimento della Grande Riforma di Renzi, già di per sé to- glie agli elettori gran parte della scelta. Su 600 parlamentari (tanti saranno questa volta, dopo il taglio) solo 147 deputati e 74 senatori verranno scelti nei collegi uninominali, dove si può mettere la croce su un nome invece che su una lista bloccata senza possibilità di preferenza. Ma stavolta c'è una novità. I collegi uninominali contendibili, quelli in cui anche poche centinaia di voti «marginali» possono determinare il risultato, sono rimasti pochissimi. Accade perché la legge elettorale, costruita per un sistema bipolare, funziona ora in una competizione quadripolare. Da una parte c'è il centrodestra, dall'altra tre coalizioni, più altre liste di disturbo. L'effetto è che in una grandissima parte dei collegi, tra l'80% e il g0%, il centrodestra è in vantaggio. II pronostico è perciò raramente incerto. Presentare dunque un candidato locale noto, apprezzato, autorevole, capace di rappresentare il territorio, come dovrebbe essere nella logica del maggioritario, è diventato pressoché inutile. Tanto si vince (o si perde) comunque. Perciò nel collegio uninominale ci puoi mettere chi vuoi. […] II Rosatellum contiene infatti una finzione sin dal concepimento. Lascia sì in vita un po' di collegi uninominali, ma sono dipendenti dal proporzionale. Nel senso che sulla scheda l'elettore non può scindere il proprio voto, dandolo a un partito nel plurinominale e al candidato di una coalizione diversa nel maggioritario. Dunque la seconda scelta è obbligata dalla prima, con un effetto «strascico». Perciò a Bologna l'elettore di Sinistra e Verdi che voglia eleggere Pippo Civati nel proporzionale, voterà in automatico anche Pier Ferdinando Casini, candidato della coalizione nell'uninominale, nonostante che il primo si consideri addirittura “l’antidoto” del secondo. C'è un altro marchingegno che i partiti hanno ampiamente usato: le pluricandidature. Si può infatti indicare lo stesso nome in un collegio uninominale e in cinque plurinominali contemporaneamente. Così si evitano molti fastidi. […]A Roma Forza Italia presenta Berlusconi capolista, al secondo posto Bernini e al terzo Gasparri. Il «trenino» serve ad eleggere Gasparri perché i due che lo precedono saranno eletti altrove. Insomma, l'elettore mette la croce, ma non sa su chi e che uso verrà fatto del suo voto. Corollario di questa «grande bouffe» è il tramonto delle promesse di partecipazione dei cittadini nella scelta dei candidati. Abbandonate completamente nel Pd, che norpha tenuto «primarie»; e sostanzialmente nei Cinque Stelle, dove le «parlamentarie» sono diventate «secondarie» rispetto al volere del leader Conte, che ha messo a capolista i quindici candidati di sua fiducia che vuole eleggere, scavalcando quelli indicati dalla base. C'è da chiedersi se partiti così poco democratici possano dar vita a una democrazia forte. Sempre meno, è la risposta: sta saltando del tutto la rappresentanza dei parlamentari. Infatti la competizione elettorale è sempre più disertata. E la scusa che «è tutta colpa della legge, siamo costretti dal sistema», non assolve chi il Rosatellum l'ha votato, oppure ha accuratamente evitato di cambiarlo perché gli calzava a pennello.

Antonio Polito, Corriere della Sera (24/8/2022)

Canzone del giorno: Sulle rive di Morfeo (2006) - Carmen Consoli
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lunedì 22 agosto 2022

Problema


Un problema è una possibilità che ti viene offerta per fare meglio.


[A problem is a chance for you to do your best].

Duke Ellington (1899 - 1974)



Canzone del giorno: Juniflip (1958) - Duke Ellington
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sabato 20 agosto 2022

Due velocità

Si direbbe che l'Italia proceda a due velocità in quest'estate elettorale: gli aventi diritto al voto dimostrano di saper leggere la realtà meglio di coloro che si candidano a essere votati. Per capire come ciò sia possibile basta seguire le mosse degli uni e degli altri, passo dopo passo, in rapporto al contesto europeo che il Paese è oggi chiamato ad interpretare. Gli italiani nelle città, nei distretti produttivi e persino nei luoghi di vacanza stanno dimostrando una capacità di adattamento e reazione ai grandi choc che è passata ingiustamente sotto silenzio. Oggi molto di quel che accade in Europa arriva in Italia condensato in un numero: il prezzo del gas — principale fonte di energia nel Paese — che ieri è arrivato a costare quasi dodici volte i livelli ritenuti normali fino a poco tempo fa, un mai visto prima. Quanto a questo, l'Italia è fra i Paesi che negli ultimi mesi ha prodotto le risposte più convincenti e non solo per la capacità del governo di Mario Draghi di assicurare un riempimento degli stoccaggi più rapido che in gran parte dell'unione europea. Anche le famiglie, i lavoratori autonomi, gli imprenditori e i loro dipendenti stanno facendo la loro parte. Non si spiega altrimenti perché in luglio l'Italia,. senza misure vincolanti del governo, sia riuscita a ridurre i consumi di gas di quasi il 30% rispetto a un anno fa: più di Germania, Francia, 1 Spagna e molto più della media europea. Soprattutto è notevole che lo abbia fatto con una flessione di appena 1,2% della produzione industriale, segno che gli italiani si sono adattati a fare (quasi) altrettanto con molto meno. Lavorano di notte per tenere spenta l'aria condizionata nel capannone, magari. Ma hanno capito la situazione e aggiornato i loro software rapidamente. Già, e i partiti? Non è altrettanto chiaro che si stiano mettendo al passo. Sarebbe facile misurarli dalla riproposizione un po' stanca dei soliti cavalli di battaglia, dalla «flat tax» alla dote per i giovani, fino all'intramontabile passione grillina per bonus e sussidi. Prendiamo invece un criterio preciso: come si pongono rispetto al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) le due grandi coalizioni che si candidano a governare íl Paese? In fondo si tratta della grande scommessa europea di questi anni e naturalmente sul Recovery entrambe sono pronte a giurare, ingolosite dalla prospettiva di gestire gli oltre 200 miliardi. Eppure, non appena si cerca dietro la facciata del grande consenso bipartisan per l'Europa, si presenta un reticolo di incoerenze e ambiguità. Le si riscontrano nei silenzi sulla spending review prevista con il Piano di ripresa, così come nell'azione dei partiti in questi ultimi mesi o nei programmi diffusi fino ad ora, spesso privi di cifre. Ci sono casi in cui entrambi i grandi schieramenti si sono messi di traverso, in queste settimane, rispetto allo spirito o alla lettera del Pnrr. 112 agosto il disegno di legge sulla Concorrenza — una pietra miliare delle riforme del Recovery — è stato approvato in Parlamento monco di uno dei passaggi importanti proposti dal governo: l'obbligo per gli enti locali di giustificare prima all'Antitrust qualunque decisione di affidare senza gara un contratto di servizio a una società da esso controllata. Quell'idea serviva a far sì che aziende private capaci, intraprendenti e magari nuove — estranee alle reti clientelari — avessero almeno una chance di poter competere per offrire ai cittadini una raccolta dei rifiuti o delle mense scolastiche migliori e a costi più bassi. Sarebbe stata una svolta per centinaia di sistemi economici locali, in linea con le riforme richieste dal Pnrr. Ma la proposta è stata depennata da centrodestra e centrosinistra, entrambi felici di poter continuare a gestire il loro potere amministrativo nel vecchio modo. […] Così le forze che si candidano a guidare gli italiani sembrano rinunciare in partenza a parlare ai loro spiriti migliori. Offrono devozione a parole all'Europa e al Pnrr, ma non cultura del merito, concorrenza, educazione al rispetto della legge e delle tasse. Non a caso il 40% degli elettori — cifra record — non vuole votare o non sa per chi farlo: in quest'estate elettorale, i partiti stanno sottovalutando gli italiani.

Federico Fubini, Corriere della Sera (17/8/2022)

Canzone del giorno: I Try (1999) - Macy Gray
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mercoledì 17 agosto 2022

The Gunner's Dream

Il sogno dell’artigliere

Fluttuano giù attraverso le nuvole
i ricordi che ora mi assalgono
ma nello spazio fra i cieli
e in un angolo di qualche campo straniero
ho fatto un sogno
ho fatto un sogno.

Addio Max
Addio mamma
dopo la funzione, mentre torni lentamente all'auto
e l'argento dei suoi capelli

splende nell'aria fredda di novembre
senti la campana che suona a morto
e tocchi il risvolto della seta
e mentre le lacrime salgono

ad incontrare il conforto del suono della banda
le prendi la sua fragile mano
e ti aggrappi al sogno

Un posto per vivere
dove si possa mangiare
dove i vecchi eroi passeggiano tranquillamente
dove si può parlare ad alta voce
dei propri dubbi e delle proprie paure
e soprattutto nessuno scompare,
senza il solito conformismo 
che ti sfonda la porta

Dove puoi stare tranquillo

Sia nei quartieri alti che nei bassifondi
e i fanatici non fanno esplodere

i suonatori tramite un telecomando
e tutti sono uguali davanti alla legge
e nessuno uccide più i bambini
e nessuno uccide più i bambini

Notte dopo notte
mi gira e mi rigira nella mente
il suo sogno mi sta facendo impazzire
nell'angolo d’un qualche campo straniero
l'artigliere stanotte riposa
quel che è fatto è fatto
non possiamo cancellare la sua scena finale
prendetevi cura del suo sogno
prendetevene cura.

Pink Floyd, The Gunner’s Dream (testo di Roger Waters) - 1983


Canzone del giorno: The Gunner's Dream (1983) - Pink Floyd
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lunedì 15 agosto 2022

Afghanistan

«Il 15 agosto per noi è un po’ come per voi occidentali l’11 settembre. Una data di quelle che ti ricordi cosa stavi facendo nel momento in cui è arrivata la notizia che i talebani avevano preso Kabul. È il giorno in cui le nostre vite sono finite», mormora Rabia, un’attivista che da 12 mesi se ne sta nascosta cambiando casa quando serve per paura che i talebani la stiano cercando. È trascorso un anno da quando i miliziani islamisti hanno preso il potere a Kabul, dopo un disastroso accordo siglato con loro dagli americani a Doha, firmato nel 2020. Il 15 agosto segna la presa di Kabul, il finale del ritiro di quello che era rimasto dei contingenti stranieri, e la caotica evacuazione di 200 mila afghani, parte di quella società civile che oggi non avrebbe spazio in un Paese abbandonato all’estremismo. L’evacuazione durò 11 giorni, fino a quando un attentato targato Isis colpì l’aeroporto di Kabul e pose fine ad ogni ulteriore intervento internazionale nel Paese degli aquiloni. In quel momento è come se qualcosa di oscuro fosse sceso sull’Afghanistan cancellando, nonostante le promesse talebane, tutti i diritti delle donne in nome della loro sicurezza e di leggi decise da loro. Il ministero delle Pari Opportunità è stato chiuso e sostituito da quello “Contro il vizio eper la Virtù”, con pattuglie di talebani che girano per riprendere le donne che non si vestono come si deve. Chiusi i centri antiviolenza, in un Paese dove il 70% delle donne subisce violenza domestica, le vittime sono state rimandate a casa dei loro carnefici. Hanno aperto le prigioni e liberato militanti e assassini, alcuni dei quali hanno ripreso impunemente a picchiare le mogli. Poi è stata bandita la musica, l’arte, sono stati cancellati i murales che parlavano di emancipazione. […] Dopo l’arrivo dei talebani, più di 200 organi di stampa sono stati chiusi, lasciando poco spazio alla libertà di espressione. Le manifestazioni sono state soppresse, e non mancano casi in cui i talebani hanno fatto visita ai familiari di persone scappate dal paese, arrestandole e considerandole traditori. Amnesty International ha verificato uccisioni di persone legate al governo o all’esercito precedente. «Bugie, se è vero vogliamo i nomi, così possiamo indagare e nel casoprendere provvedimenti contro chi ha infranto l’amnistia», ci dice un portavoce talebano del ministero degli Esteri. Ma fare nomi in Afghanistan è diventato un lusso, come il cibo, la benzina, il lavoro e l’istruzione. «Perché abbiamo paura, tutti abbiamo paura — conclude Rabia — E nella paura non esiste pace».

Barbara Schiavulli, la Repubblica (14/8/2022)


Canzone del giorno: Outside of This Town (2019) - Christone "Kingfish" Ingram
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sabato 13 agosto 2022

La memoria del cuore


Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato.

Gabriel Garcia Marquez, L’amore ai tempi del colera (1985)




Canzone del giorno: Cuore (2018) - Clavdio
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giovedì 11 agosto 2022

Agenda Draghi

Com'è l'agenda Draghi senza Draghi? Più o meno come una ciambella senza buco o un Ringo senza crema. Tuttavia, pur essendo evidente che nessun presidente del Consiglio potrà proseguire l'opera iniziata dall'ex governatore della Bce, i partiti fanno a gara per accaparrarsi la sua eredità. Nessun sondaggista ha stimato quanto possa valere intestarsi il nome dell'attuale inquilino di Palazzo Chigi, autonominandosi erede del rimpianto capo del governo di unità nazionale. Tuttavia, anche se non esistono parametri precisi per stimarne il consenso, in molti sono convinti che solo evocandone il nome si possa spuntare qualche punto. Il più svelto a mettere le mani sul presunto tesoretto è stato Carlo Calenda, il quale dall'alto del suo 3 per cento dice che il futuro presidente del Consiglio dovrà essere Draghi. Perché l'ex governatore dovrebbe accettare di farsi candidare da Carlo Calenda, cioè da una minoranza nella minoranza, quando ha sdegnosamente respinto di restare al proprio posto, forte di una maggioranza (il premier si è dimesso pur avendo ricevuto la fiducia solo perché dal perimetro che lo sosteneva erano usciti i Cinque stelle), è un mistero che nessuno sa spiegare. […] Dunque, tornando alla domanda iniziale, cos'è l'agenda Draghi senza Draghi? II nulla. Nonostante i partiti in campagna elettorale se ne riempiano la bocca, promettendo di perseguire gli obiettivi tracciati dal presidente del Consiglio, non c'è alcuna agenda Draghi, ma semmai solo una serie di impegni che sono stati sottoscritti con l'Europa. In pratica, si tratta di rispettare un percorso già tracciato che, per come sono messe le cose, qualsiasi governo, che sia di destra, di sinistra o anche di centro, sarebbe costretto a seguire. I progetti sono stati presentati a Bruxelles e non c'è verso di cambiarli: dunque, chiunque prenderà il posto di Draghi a Palazzo Chigi avrà di fronte a sé due strade: onorare le scadenze oppure no. Nel primo caso, significherebbe incassare i soldi promessi dalla Ue, nel secondo perderli. Messa così si capisce che l'agenda Draghi non esiste, perché le decisioni politiche sono limitate allo stretto necessario, ovvero fare in modo che i finanziamenti non vengano sospesi. Quanto al resto, ossia alle riforme che l'Europa si attende, alcune sono già incanalate, mentre quelle che mancano sono le solite, ovvero la riforma completa della Giustizia, l'efficienza della pubblica amministrazione, le modifiche al sistema fiscale. Vale a dire niente di nuovo rispetto a ciò che ogni partito ripete in campagna elettorale. In tanti anni da cronista, mai mi è capitato di sentire un leader che promettesse di peggiorare la macchina della Giustizia, né uno che giurasse di voler rendere ancor più complicata la vita degli italiani con carte e adempimenti burocratici, per non dire del Fisco. Tutti, prima del voto, dicono di voler mettere mano a ciò che non funziona e dunque l'agenda Draghi non è altro che un insieme di buoni propositi, una lista della spesa che può stare in qualsiasi paniere, di destra o di sinistra. In buona sostanza, l'agenda Draghi è un manifesto vuoto, una lasagna senza ripieno, un tiramisù senza mascarpone, che i partiti evocano per nascondere l'assenza di idee che li circonda. Senza poter giocare la carta di Mister Bce non saprebbero che dire e soprattutto non potrebbero fare a meno di mostrare che nel loro programma non c'è nulla di nuovo, niente che faccia la differenza. Del resto, di Draghi ce n'è uno, mentre chi si appropria del suo marchio non è neppure una pallida imitazione. Anzi: non è, punto e basta.

Maurizio Belpietro, Panorama (10/8/2022)


Canzone del giorno: Hidden Agenda (2002) - Craig David
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martedì 9 agosto 2022

Mega-foreste

È difficile riparare le cose e in alcuni casi sono perse per sempre. Salvaguardare dal disboscamento le foreste antiche e con esse l’ecosistema complesso, denso e interconnesso che le anima è la principale urgenza per il futuro del pianeta. Per vincere la sfida climatica dobbiamo salvare le foreste più grandi del mondo e non lo stiamo facendo. Secondo i dati dell’Istituto di ricerca su foreste e prodotti forestali in Giappone, pubblicati dalla rivista Environmental Research Letters, negli ultimi sessant’anni l’azione dell’uomo ha comportato la distruzione globale di 437 milioni di ettari. La superficie di foreste per ogni abitante è diminuita di oltre il 60%, passando da 1,4 ettari pro-capite nel 1960 ad appena lo 0,5 nel 2019. Il riflesso di questa erosione è diretto sulle condizioni ambientali e di vita di quasi due miliardi di persone. Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) dimostra come non esista la possibilità di limitare il riscaldamento globale a 1.5 gradi senza invertire i ritmi della deforestazione entro il 2030. Fino al 2050 dovremmo aumentare le aree boschive di 34 milioni di ettari. Che cosa s’intende e dove si trovano queste risorse fondamentali? Nel saggio dallo stile divulgativo Sempre verdi. Salvare le grandi foreste per salvare il pianeta (Einaudi, traduzione di Antonio Casto) l’economista John W. Reid e Thomas E. Lovejoy, pioniere della biologia dei cambiamenti climatici, fanno viaggiare i lettori nelle megaforeste: i cinque territori boschivi di grandezza spettacolare rimasti sulla terra.La megaforesta più vasta in assoluto è la Taiga che si estende quasi interamente in Russia. La più piccola corrisponde alla Nuova Guinea, un’isola quasi completamente ricoperta di alberi. L’Amazzonia è la megaforesta tropicale più ampia che si suddivide tra otto Paesi ed è il doppio di quella del Congo. L’estremo Nord, oltre alla Taiga, ospita la foresta boreale nordamericana che comincia sulle rive del Mare di Bering attraversa l’Alaska e si allarga al Sudest lungo il Canada fino alla costa atlantica. Finora sono stati mappati circa duemila «paesaggi forestali intatti» (Ifl) che compongono un quarto delle terre boschive del pianeta e costituiscono i nuclei meno intaccati delle megaforeste. Gli Ifl sono aree prive di strade, linee elettriche, miniere, città e industrie per almeno 500 chilometri quadrati. Negli ultimi venti anni l’attività umana ha frammentato o fatto perdere il 10% degli Ifl: «Le foreste rimaste intatte offrono un doppio vantaggio climatico scrivono gli autori – Raffreddano il pianeta rimuovendo la CO2 dall’atmosfera, e rinfrescano l’ambiente locale mediante evaporazione e traspirazione».

Gabriele Santoro, Il Messaggero (2/8/2022)

Canzone del giorno: Canzone contro la natura (2014) - The Zen Circus
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domenica 7 agosto 2022

Se stessi


Il lavoro non mi piace – non piace a nessuno – ma mi piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi, di scoprire la propria realtà che nessun altro potrà mai conoscere

 Joseph Conrad (1857 – 1924), Cuore di tenebra (1899)




Canzone del giorno: Myself at Last (2016) - Graham Nash
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giovedì 4 agosto 2022

Anomalie elettorali

 …il fatto che a sinistra si sia discusso di un «accordo tecnico» e si sia ora alla ricerca di ciò che possa unire; e che la destra si sia messa al lavoro sul programma a meno di due mesi dalle elezioni, è la prova del vuoto di politiche. I programmi saranno frutto di improvvisazione preelettorale, non di una collaborazione tra forze politiche con ideali comuni, maturati con l’esperienza e il tempo. Possiamo immaginare che vi saranno elencati i temi meno divisivi, come nel «contratto di governo» tra Lega e M5S del 2018, scritto e rapidamente dimenticato. Nelle piazze o in televisione, ogni evento quotidiano offrirà lo spunto per battibecchi che finiranno nel dimenticatoio con la stessa rapidità dell’evento che li avrà provocati. Abbiamo quindi politici senza politiche. … la scelta dei candidati e la formazione delle liste sarà l’operazione più verticistica immaginabile, nelle mani delle singole persone-segretari dei partiti: questi debbono spartirsi, mediante accordi, i collegi uninominali e formare da soli le liste per la parte proporzionale. […] …con un Parlamento di 600 membri, invece di 945, le defezioni (definite anche riposizionamenti o cambi di cambi di casacca) avranno un peso molto maggiore. Quindi, coalizioni poco omogenee e coese come quelle che si preparano (a destra, tra tre forze politiche di cui due fino a ieri al governo e una all’opposizione; a sinistra, tra sei o sette forze politiche) non lasciano presagire governi stabili. ...le incertezze dei risultati attesi non dipendono solo dalla formula elettorale, ma anche, e principalmente, da due fattori, tra di loro connessi: la scarsa capacità aggregativa delle forze politiche e la fluidità dell’elettorato. La prima dipende dalla quasi inesistente democrazia interna dei partiti, dalla debolezza della loro offerta politica, dalla loro propensione ad interessarsi all’aggregazione solo nei periodi preelettorali. La seconda si è accentuata negli ultimi anni, con flussi di opinione pubblica ed elettorali che hanno in breve tempo premiato o sanzionato le forze politiche (si pensi all’andamento, in sondaggi ed elezioni, del M5S, di FdI, e della Lega, sul più lungo periodo anche del PD, passato dal 40 al 20 per cento).

 Sabino Cassese, Corriere della Sera (2/8/2022)

Canzone del giorno: Hot Potato (1988) - Tinsley Ellis
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martedì 2 agosto 2022

Meduse

Altan, da google.it












Canzone del giorno: Jellyfish (2020) - Slowly Slowly
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lunedì 1 agosto 2022

Playlist Luglio 2022

 

  1. Fleetwood Mac, Peacekeeper  (Say You Will – 2003) – L’elmetto
  2. Jack Savoretti, Troubled Souls  (Sleep No Mored – 2016) – Pace provvisoria
  3. Florence and the Machine, Heartlines  (Ceremonials – 2011) – Pietra
  4. Sam Smith, Money on My Mind  (In the Lonely Hour – 2014) – Fretta
  5. Max Gazzè,Vuoti a rendere  (Atra l’arato e la radio – 2008) – Indifferenza
  6. Ryan Adams, Ashes and Fire  (Ashes and Fire – 2011) – Gli antimoderni
  7. Pat Metheny, Slip Away  (Letter from Home – 1989) – Scalfari
  8. Jack Johnson, Mediocre Bad Guys  (On and On – 2003) – Mediocrità
  9. Gazzelle, Scintille  (Punk – 2018) – Proliferazioni
  10. Adele, Set Fire To The Rain  (21 – 2011) – Soffiare sul vento
  11. Cloud Nothings, Another Way Of Life  (Last Building Burning – 2018) – Grida
  12. MadMan ft. Coez, Centro  (Back Home – 2018) – Centro
  13. Stadio, Canzoni alla radio  (Canzoni alla radio – 1986) – Canzoni alla radio