nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

martedì 30 luglio 2019

Nel mio cuore

E con le mani amore, per le mani ti prenderò
E senza dire parole nel mio cuore ti porterò
E non avrò paura se non sarò bella come dici tu
Ma voleremo in cielo in carne ed ossa
Non torneremo più


Francesco De Gregori, La donna cannone (1983)

Canzone del giorno: La donna cannone (1983) - Francesco De Gregori
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domenica 28 luglio 2019

Ministro dell'Esterno

Segnatevi questa frase. È del 4 febbraio 2015, da un’intervista a Panorama: “Pazzesco. Un ministro dell’Interno che twitta su indagini in corso non merita neppure un commento. Il fatto in sé la dice tutta sul quel personaggio lì”. Quel personaggio lì era Angelino Alfano, che aveva appena annunciato tutto giulivo via Twitter l’arresto di Massimo Bossetti, sospettato dell’omicidio di Yara Gambirasio e da lui già dato un minuto dopo per sicuro colpevole. E il nostro uomo gli saltò (giustamente) addosso: “Io non sopporto la spettacolarizzazione… Massimo riserbo e massimo silenzio. Non dovrebbe trapelare nessuna notizia… Poi non bisogna mai esibire un catturato. Se devi portare via uno, lo porti via di nascosto, la notte”. E chi era di questo squisito ipergarantista, questo sensibilissimo custode del riserbo? Matteo Salvini, tre anni prima di diventare ministro dell’Interno e di twittare compulsivamente su ogni arresto (anche se ancora da eseguire), indagine e sospetto, assumendosene il merito (che peraltro è sempre della magistratura e delle forze dell’ordine), chiedendo condanne esemplari e promettendo inasprimenti di pene. “Pazzesco”, avrebbe detto il Salvini del 2015 sul Salvini del 2019. Anzi, di “quel personaggio lì”. (...) L’altroieri, l’apoteosi con la tragedia del vicebrigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega, assassinato durante un’operazione in borghese ancora tutta da chiarire. Salvini condivide subito una notizia del messaggero.it – presa per buona anche da Gentiloni, poi rivelatasi falsa o incompleta – sulla “caccia a due nordafricani” e aggiunge: “Caccia all’uomo a Roma, per fermare il bastardo che stanotte ha ucciso un Carabiniere a coltellate. Sono sicuro che lo prenderanno, e che pagherà fino in fondo la sua violenza: lavori forzati in carcere finché campa”. E poi, a stretto giro: “Spero li prendano il prima possibile e che finiscano in galera ai lavori forzati a vita, come in Austria”. La solita pagliacciata di annunciare o promettere cose impossibili: ammesso e non concesso che un giorno Salvini presenti una legge sui lavori forzati (al momento, è la prima volta che ne parla), questa varrebbe comunque per chi commettesse reati dopo quella data, non per chi li ha perpetrati prima. Idem per l’escalation di insulti ai sospettati ancora senza nome e senza volto: “bastardi”, “infami”, “stronzi”, come se qualcuno provasse simpatia per loro, e se bastasse qualche contumelia per riportare in vita il morto ammazzato, lenire il dolore dei familiari e placare lo sdegno dei cittadini. Infatti, siccome nessuno se lo fila, qualche ora dopo Salvini si riprende dallo choc per la nazionalità dei sospetti (extracomunitari, sì, ma americani). E rilancia ancora, col solito ribaldo accenno alla pena di morte, lanciando il sasso e ritraendo la mano: “Sperando che l’assassino del nostro povero carabiniere non esca più di galera, ricordo ai buonisti che negli Stati Uniti chi uccide rischia la pena di morte. Non dico di arrivare a tanto, ma al carcere a vita (lavorando ovviamente) questo sì!”. Peccato che l’ergastolo per l’omicidio volontario aggravato, come quello del carabiniere, in Italia sia già previsto. Da sempre. Se qualche omicida non lo sconta per intero, è per le mille norme impunitarie varate da centrosinistra e centrodestra (Lega inclusa) per i loro amichetti accusati di tutt’altri reati. Il problema è che il ministro dell’Interno non è pagato per piangere i morti ammazzati, lanciare insulti e auguri di “marcire in galera” a chi delinque e suggerire le pene ai giudici. Ma far sì che si delinqua un po’ meno, con quella cosa (per lui) misteriosa che si chiama “prevenzione”. Cioè con investimenti per riempire i vuoti in organico delle forze dell’ordine (a Roma – segnala Virginia Raggi, inascoltata da Salvini, da prima del delitto Desirée, maturato anch’esso nei bassifondi della droga – mancano almeno 2 mila agenti di Polizia, e l’ordine pubblico e la prevenzione anticrimine non spettano certo a sindaci e vigili urbani). E soprattutto per organizzarli e dislocarli meglio sul territorio. Ma tutto questo riguarda un eventuale ministro dell’Interno. Noi invece abbiamo un ministro dell’Esterno, che fa e dice tutto quel che non dovrebbe e quel che dovrebbe non lo fa e non lo dice. “Quel personaggio lì”.

Marco Travaglio, Il Fatto quotidiano (28/7/2019)

Canzone del giorno: Apologize (2007) - OneRepublic
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venerdì 26 luglio 2019

Spioni

Gli Stati Uniti sono un bizzarro paese, in fatto di limiti di età. Per esempio, a 18 anni appena compiuti si può già entrare in armeria, esibire un semplice documento di riconoscimento e comprare una P38, un'arma da guerra con una potenza di penetrazione capace di forare il monoblocco di un'automobile; ma per comprare una lattina di birra al bar bisogna attendere di aver compiuto 21 anni. Detto questo per far la tara su tutte le prese di posizione anagrafiche degli americani, ha comunque del clamoroso la decisione della Federal Trade Commission (Ftc), l'autorità americana che tutela i consumatori, sulla violazione della privacy dei bambini da parte di YouTube, la più importante azienda, tra le tante controllate da Google, che è stata supermultata. C'è infatti una legge, negli Usa, chiamata «Coppa», cioè Children's online privacy protection act, atto per la protezione dei bambini su Internet, che proibisce di tracciare i comportamenti di navigazione dei bambini inferiori ai 13 anni.
Ora, chiariamo: o Google, Youtube, Facebook spiano, o muoiono. Nei confronti degli adulti, per poter spiare nonostante le leggi antispionaggio, praticano una serie di deprimenti formalismi, tipo chiedere il consenso con scritte piccolissime e incomprensibili. Quando uno ha fretta di navigare in un sito o in un social si vede sbarrare il passo da questi «ok» prelevati di fatto con la forza. Oddio, proprio la forza no. L'astuzia. Ci chiedono: «Se vuoi navigare, continuando significa che accetti le condizioni relative alla tua privacy», tutti clicchiamo di sì per non occuparcene e così ci leghiamo mani e piedi a degli sconosciuti che registrano ogni nostro più piccolo passo online. Siamo tutti bambinoni, in questo: perché accettiamo caramelle dagli sconosciuti, ovvero condizioni di navigazione che non conosciamo.
Nella privacy estorta così, agli adulti, s'intende, i siti approfittano di una asimmetria di interesse: massimo interesse di chi naviga a continuare a farlo, minimo a valutare attentamente le possibili conseguenze della navigazione. Siamo all'esatto opposto del «consenso informato» che si deve firmare negli ospedali prima degli atti operatori importanti: in corsia siamo con gli occhi spalancati per capire cosa ci accadrà, al pc o sullo smartphone quel che ci basta sapere è cosa accadrà dopo il prossimo clic. Prestiamo agli spioni un consenso disinformato. E pensare che una volta Carosello era lo spartiacque tra la tv per tutti e quella per adulti, e i bambini andavano a letto dopo aver visto Carosello, e lo amavano molto, e chiedevano spontaneamente a mamma e papà di comprargli quelle merendine lì, senza alcun bisogno di essere spiati.

Sergio Luciano, Il Foglio (25/7/2019)

Canzone del giorno: Spy (1979) - Carly Simon
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martedì 23 luglio 2019

Malgrado

Ci sono persone antipatiche malgrado i loro meriti e altre simpatiche malgrado i loro difetti.

Francois de La Rochefoucauld (1613 - 1680)



Canzone del giorno: One Size Never Fits (2007) - Matt Andersen
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sabato 20 luglio 2019

Non dice

....mi pare interessante proprio quello che Salvini non dice e il modo in cui non lo dice. A osservare tutte le sue risposte sul ruolo e il mandato di Savoini nei rapporti recenti con la Russia è evidente un metodo:

– non rispondere alle domande concrete ed esatte;

– cambiare discorso facendo battute (scarse, e con risultati imbarazzanti, devo ripetere);

– cambiare discorso mostrandosi annoiato da queste sciocchezze;

– cambiare discorso sostenendo che le cose non lo riguardino (“ognuno è libero…”, eccetera).
Salvini sa benissimo che non può rispondere su chi abbia coinvolto Savoini sulla Russia, chi lo abbia autorizzato, chi gli abbia dato mandato. Perché se conferma i rapporti ufficiali e sostanziali della Lega e propri con Savoini, la famigerata riunione in questione a Mosca gli diventa un guaio, perché lui doveva esserne al corrente o averne dato responsabilità a Savoini (come è realistico che sia), e quindi essere a sua volta responsabile di un tentativo di finanziamento disonesto per la Lega. Se i rapporti li nega e sostiene di non saperne niente, gli diventa un guaio perché può essere smentito spettacolarmente (persino dai suoi alleati di governo) e figurare da bugiardo.
Quindi sfugge, fa battute, cambia argomento: metodicamente, da una settimana. Prende tempo e spera che passi.
È l’equivalente di “mi avvalgo della facoltà di non rispondere perché quello che direi potrebbe incriminarmi”, solo che lui è ministro e non imputato e quindi non ha diritto di avvalersene. E la giuria, quando nei film l’imputato dice così, ne trae una conclusione sola: che hai qualcosa da nascondere.

Luca Sofri, www.wittgenstein.it (18/7/2019)

Canzone del giorno: Anything I Say To You Now (2017) - Ryan Adams
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mercoledì 17 luglio 2019

Camilleri

C'è una frase di Van Gogh in una lettera al fratello che mi porto dentro da anni e anni. Dice suppergiù così: «Per tutto l’anno ho lavorato andando appresso alla natura e tuttavia ancora una volta m’accorgo di lasciarmi andare a fare delle stelle troppo grandi». Dunque, malgrado si sforzi di riprodurre fedelmente la natura, Van Gogh non riesce a trattenersi dal fare stelle sproporzionate. L’impulso al quale volentieri cede è più forte sia di ciò che vede sia di come saprebbe correttamente rifarlo su tela. È perfettamente cosciente dell’errore di prospettiva, ma non sa fermare il pennello, il prolungamento di tutto il suo essere, che, quasi per i fatti suoi, ingrandisce le stelle. Forse il segreto dell’arte è tutto qui.

Andrea Camilleri, Il Posacenere (Il Sole 24 Ore - 19/8/2012)

Canzone del giorno: Nascita delle cose segrete (2001) - Ludovico Einaudi
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martedì 16 luglio 2019

L'acqua

Ecco perché all’inizio di ogni anno accademico mi piace leggere ai miei studenti un passaggio di un discorso tenuto da David Foster Wallace ai laureandi  di Kenyon College, negli Stati Uniti. Lo scrittore – morto tragicamente nel 2008, a quarantasei anni – il 21 maggio 2005 si rivolge ai suoi studenti raccontando una breve storiella in cui sono egregiamente illustrati il ruolo e la funzione della cultura:

”Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: – Salve ragazzi. Com’è l’acqua? – I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: – Che cavolo è l’acqua?”

Lo stesso autore ci fornisce la chiave di lettura del suo racconto: “Il succo della storiella dei pesci è semplicemente che le realtà più ovvie, onnipresenti e importanti sono spesso le più difficili da capire e da discutere”.
Come i due pesci più giovani, noi non ci rendiamo conto. di cosa sia veramente l’acqua nella quale viviamo ogni minuto della nostra esistenza. Non abbiamo coscienza, infatti, che la letteratura e i saperi umanistici, che la cultura e l’istruzione costituiscono il liquido amniotico ideale in cui le idee di democrazia, di libertà, di giustizia, di laicità, di uguaglianza, di diritto alla critica, di tolleranza, di solidarietà, di bene comune, possono trovare un vigoroso sviluppo.

Nuccio Ordine, tratto dal libro "L'utilità dell'inutile - Manifesto" (Bompiani - 2013)

Canzone del giorno: Walk Across The Water (2019) - The Black Keys
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domenica 14 luglio 2019

About a Girl

1987, la quiete prima della tempesta grunge, ovvero due anni prima del debutto dei Nirvana con «Bleach». Kurt Cobain ha passato tutta la notte ad ascoltare l’album «Meet The Beatles!» e vuole scrivere una canzone d’amore semplice e lineare, magari per Tracy Marander, la sua fidanzata che si lamenta sempre perché lui non ha un lavoro, perché non pulisce in casa e perché è tanto disordinato, ma, quando lui le risponde che potrebbe anche trasferirsi in macchina e dormire lì per un po’, lei smette di litigare, sorride pure e gli chiede: «Perché non hai ancora scritto una canzone su di me?». Questa è la volta buona. Il brano è quanto di più simile a una canzone d’amore tradizionale che Kurt Cobain abbia mai scritto e scriverà mai. È per questo che due anni dopo, quando si stanno decidendo le canzoni per l’album d’esordio, Kurt non vorrebbe inserirla. Come dichiarerà a «Rolling Stone» nel 1993, «era rischioso scrivere una pop song alla R.E.M. in un contesto grunge come quello dei Nirvana». Ma il brano piaceva moltissimo a Jack Endino, produttore del gruppo, così alla fine Cobain cedette. Mancava il titolo. Prima di farla ascoltare ai ragazzi della band, il batterista Chad Channing chiese: «Di cosa parla?». E Cobain rispose: «It’s about a girl». Ecco il titolo. Tracy Marander seppe che About a Girl era dedicata a lei solo quando uscì la biografia dei Nirvana, Come as You Are, nel 1993.

Massimo Cotto, We Will Rock You: Segreti e bugie - 709 Canzoni come non le avete mai sentite (Rizzoli - 2009)

Canzone del giorno: About a Girl (1989) - Nirvana
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venerdì 12 luglio 2019

Prove Invalsi

La crescita costante delle differenze Nord-Sud tra i 7 e i 19 anni si vede già con le prove Invalsi di quinta elementare. Gli allievi in “forte difficoltà” nella comprensione di un testo salgono nel Paese al 25 per cento: vuol dire uno su quattro. Calabria e Sicilia viaggiano, invece, hanno percentuali di dieci punti peggiori. Umbria e Marche mostrano una sofferenza intorno al 15 per cento: meno della metà rispetto all’estremo Sud. La Matematica allo stesso livello scolastico – stiamo parlando di pre-adolescenti di undici anni – acuisce le differenze: i “gravemente insufficienti” nel Paese diventano quasi un quarto, quelli della Calabria quasi quattro su dieci (con la Basilicata che detiene ancora il risultato migliore: 15 per cento di “ritardi seri”). Anche in Inglese lo stacco tra Settentrione e Meridione è netto. Nella comprensione (listening) si trova sotto il livello A1, l’Inglese basico, il 15 per cento degli scolari italiani di quinta e il 32 per cento degli scolari sardi.
In terza media le differenze non si contengono più e i ritardi scolastici meridionali diventano una frattura nazionale. I problemi nella comprensione di un Italiano adeguato all’età si fanno seri in tutto il Paese: il 35 per cento dei quattordicenni, infatti, è al livello 1 e 2 (su una scala di cinque), ma in Calabria addirittura uno studente su due ha problemi di comprensione di un testo. (...) In seconda superiore gli “scarsi” in Italiano sono il 30 per cento, oltre il 45 in Calabria e Sardegna. I migliori risultati si vedono in Valle d’Aosta, Veneto e nelle due province autonome di Trento e Bolzano. Le forti difficoltà in Matematica sono al 38 per cento sul livello medio nazionale e oltre il 60 in Sardegna. Nella stessa disciplina i guai (e le differenze) esplodono in quinta: all’esame di Maturità approdano diciannovenni che nel 42 per cento dei casi hanno lacune larghe. In Calabria e in Sicilia i “gravi ritardi” superano il 60 per cento, in Campania si tocca l’aliquota sessanta, in Sardegna la si sfiora. Sull’Inglese il livello è imbarazzante (per la scuola italiana, ben prima che per i ragazzi). In Calabria quasi sette maturandi su dieci non riesce a leggerlo, in Calabria e in Sicilia l’85 per cento non lo comprende (al livello richiesto seguendo standard europei). Il dato medio del Paese sulla seconda lingua resta da allarme rosso: quasi il 50 per cento non sa leggere, il 65 per cento non raggiunge il livello B1 previsto, appunto, dai programmi di quinta superiore.

Corrado Zunino, la Repubblica (10/7/2019)

Canzone del giorno: Falling (2016) - Michael Kiwanuka
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mercoledì 10 luglio 2019

Carburante


La motivazione è il carburante necessario per mantenere acceso il motore umano.

Zig Ziglar (Hilary Hinton Ziglar 1926-2012)



Canzone del giorno: Sweet Thing (1968) - Van Morrison
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domenica 7 luglio 2019

Vulnerabilità sociale

In tutti i Paesi europei la lunga recessione e i crescenti flussi migratori hanno causato insicurezza e paure. Gli elettori tendono a guardare al «qui ed ora». Si chiedono: potrò ancora contare sul reddito di cui dispongo oggi? Riuscirò a mantenere il posto di lavoro (ammesso che non lo si sia ancora perso)? Cosa accadrà ai miei figli? Per un elettore medio non è facile rispondere a simili domande. Mancano le informazioni, le competenze, il tempo per riflettere. (...) Tale contesto ha favorito l’ascesa del cosiddetto populismo: un modo di fare politica contraddistinto da due caratteristiche. Innanzitutto una ricerca del consenso basata sulla contrapposizione fra «la gente» (i cittadini di Di Maio; gli italiani di Salvini) e le vecchie élite (i tecnocratici di Bruxelles, «loro», ossia i governi di prima), additate come responsabili di ogni problema. In secondo luogo, un modo di governare basato su iperboliche promesse, seguite da pasticciate realizzazioni (pensiamo a quota cento, ai famosi «rimpatri», al reddito di cittadinanza) e soprattutto da una impressionante irresponsabilità finanziaria. Spendere di più anche se i soldi non ci sono. Tassare di meno, senza ridurre alcun servizio o prestazione. Dicendo che tutto andrà per il meglio. I partiti populisti — di destra e di sinistra — sono comparsi e cresciuti in tutta Europa. Ma solo in Italia sono diventati maggioranza e hanno conquistato il governo. Fra le varie cause, ce n’è una che merita una particolare riflessione. Rispetto ai Paesi con cui ci confrontiamo, l’Italia ha livelli di istruzione più bassi, più lavoro autonomo tradizionale, più famiglie monoreddito (molte con capofamiglia operaio) e di conseguenza molte più casalinghe. Questi elementi hanno creato le condizioni per una tempesta perfetta: la maggiore vulnerabilità sociale ha generato più paura e insieme più sensibilità a messaggi politici «forti» e rassicuranti, anche se irresponsabili. Gli italiani adulti che non hanno potuto completare gli studi al di là della licenza media o della maturità sono oggi il 40% (dati Eurostat): più del doppio di Francia e Germania, ove la grande maggioranza di elettori ha un diploma post-secondario. Anche la quota di lavoratori autonomi (il 21%, soprattutto commercianti, artigiani e in misura crescente partite Iva) è pari a due volte quella francese e tedesca. Le famiglie con un solo percettore di reddito sono il 40%: una quota davvero anomala in Europa (in Francia e Germania la percentuale è attorno al 25%; la media dell’Unione europea a 15 Paesi, è al 27%).

Maurizio Ferrara, Corriere della Sera (20/6/2019)

Canzone del giorno: Vulnerable (2003) - Christie McCarthy
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venerdì 5 luglio 2019

Italia - Brasile ‘82

...noi italiani siamo impastati innanzitutto di calcio, e nella nostra memoria collettiva si sono sedimentate in particolare due partite. La prima è stata la semifinale di Messico '70 allo stadio Azteca di Città del Messico, quell’Italia- Germania 4 - 3 che raccontata in tv da Nando Martellini e alla radio da Enrico Ameri  fu la prima partita del Secolo. L’altra è il quarto di finale disputato sempre dall’Italia contro il Brasile dell’82 all’interno del catino bollente dello stadio Sarriá di Barcellona e al cospetto di commentatori quali Gianni Brera e Mario Vargas Llosa. (...) Era il 5 luglio. L'Italia, guidata da Bearzot e reduce sì dalla vittoria contro i campioni del mondo dell’Argentina ma anche da ottavi assai deludenti (Oliviero Beha ventilò le combine con il Camerun), sembrava la vittima predestinata di un Brasile tra i più forti di sempre, capace di schierare Junior, Falcao, Socrates e Cerezo, per tacere di Zico. Noi avevamo in porta Zoff, che molti davano sul viale del tramonto. In attacco Paolo Rossi, che dopo la squalifica per lo "scandalo del calcioscommesse" era stato convocato tra lo scetticismo di tutti i ct riuniti nei bar sport del paese. Eppure accade l’incredibile. Zico andò a sbattere contro Gentile (alias Gheddafi, o il Gento o il Saladino, che si fece crescere i baffi scommettendo con i giornalisti assai scettici che l’Italia sarebbe arrivata tra le prime quattro), e Rossi - rimasto a secco fino a quel pomeriggio - si sbloccò segnando una tripletta, così da rendere inutili le reti di Socrates e Falcao. Quanto a Zoff, fu una sua parata a salvare il risultato, visto che per arrivare in semifinale al Brasile sarebbe bastato un pareggio.

Giuseppe Culicchia (La Stampa - 4/7/2019) - recensione del libro La Partita di Piero Trellini


Canzone del giorno: La storia del mondo (2019) - Nek
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giovedì 4 luglio 2019

Meno gli italiani


In Italia si può cambiare tutto. Meno gli italiani.

Roberto Gervaso



Canzone del giorno: Change (2000) - Keb' Mo'
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martedì 2 luglio 2019

Click

Mordillo




Canzone del giorno: Click (2009) - Little Boots
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lunedì 1 luglio 2019

Playlist Giugno 2019


1.      Edoardo Bennato, E’ stata tua la colpa  – (Burattino senza fili – 1977) –  Fili
2.      Ray Charles, Unchain My Heart  – (Ray Charles Greatest Hits – 1962) –  E muti
3.      Chris Bergson Band, Just Before The Storm  – (Live At Jazz Standard – 2014) –  Bianco latte
4.      Creedence Clearwater Revival, Lookin’ Out My Back Door  – Cosmo’s Factory – 1970) –   Cento vite
5.      Stan Ridgway, Salesman  – (The Big Heat  – 1985) –  Soia
6.      Morgan, Altrove  – (Canzoni dell’appartamento – 2003) –  Altrove
7.      Dire Straits, Brothers In Arms  – (Brothers In Arms – 1985) –  Sergente
8.      Madonna, Frozen  – (Ray of Light – 1998) –  Fratellanza
9.      Johnny Cash, Is This My Destiny  – (Happiness Is You – 1966) –  Il destino
10.  Lou Reed, Last Great American Whale  – (New York – 1989) –  Dieta di plastica
11.  Talking Heads, No Compassion  – (Talking Heads: 77 – 1977) –   Compassione
12.  Led Zeppelin, All My Love  – (Through The Out Door  – 1979) –   Nei panni
13.  Alessandra Amoroso, Immobile  – (Stupida – 2009) –   Scala Immobile