nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

domenica 30 agosto 2020

Sordi

La sveglia è suonata ma abbiamo fatto finta di non sentirla. Come se la primavera del nostro tormento, con l’immagine simbolo dei camion di Bergamo carichi di bare perché al cimitero non c’era più posto, appartenesse non a metà marzo, appena cinque mesi fa, ma a un trapassato remoto, destinato a non tornare mai più. E abbiamo esorcizzato la grande paura negandola e rinnegandola, ricominciando la vita di prima con una specie di fame malata. Fuori tutti, a recuperare il tempo perduto, mangiandoci l’estate a morsi, ragazzi e non soltanto, a Cervia come a Cortina o in Costa Smeralda o in Paesi sconsigliati dal buon senso, tutti insieme, vicini vicini, irresponsabilmente. Il risultato di questa insana rimozione collettiva è il bollettino di una sconfitta nazionale. Ancora a fine giugno, i contagi a settimana erano 1.259. Dal 21 al 27 agosto sono diventati 7.831, con una media di quasi 1.500 al giorno, con un incremento del 100 per cento sui fuochi di Ferragosto e con i giovani, risparmiati dalla prima ondata, balzati in cima alla lista degli infetti (età media, oggi, 29 anni contro gli oltre 70 di aprile). Il Covid ci ha ingannato e noi ci siamo lasciati docilmente, incoscientemente, ingannare. Certo, si fanno più tamponi. Certo, il virus in questa fase sembrerebbe un po’ meno aggressivo. Certo, ospedali e scienza medica sono più preparati ad affrontare la bestia. Forse.
Intanto si avvicina come una sentenza la data del 14 settembre, con l’annunciata ma non del tutto assicurata riapertura delle scuole dopo sei mesi di chiusura, record europeo, se non mondiale. Riusciranno i nostri eroi a compiere l’impresa, tra aule che mancano, insegnanti che non si capisce ancora bene se saranno in numero sufficiente, trasporti pubblici da ritarare, Regioni pervicacemente disallineate, sullo sfondo di un Paese tutt’altro che guarito, anzi? Tra i tanti dazi che stiamo pagando e pagheremo, c’è quello di aver sottovalutato l’importanza strategica dell’Istruzione, relegata alla voce «eventuali e varie» nella girandola estenuante di vertici per la ripartenza. Se c’era un tema da sottrarre alle competenze di un singolo ministero e da mettere al centro dell’agenda di tutto l’Esecutivo, era proprio questo. (...) L’estate del nostro spavento sta per concludersi molto peggio di quanto gli esperti, e ciascuno di noi, sperava o si illudeva. Bisogna tornare a rafforzare i nostri argini, ricominciando dal rispetto delle cautele indispensabili e quindi dalle pene per chi metterà a rischio, con la sua impudenza, la difesa della salute della nostra comunità. Lo dobbiamo a noi stessi, ai giovani a cui consegneremo il Paese, ai tantissimi che ci hanno salvato durante la tremenda e dimenticata Fase uno. Difficile non concordare con l’amara considerazione di Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore della Sanità: «Si è persa la memoria dei morti che abbiamo contato». Recuperarla, almeno quella, sarebbe un primo passo.

Carlo Verdelli, Il Corriere della Sera (30/8/2020)

Canzone del giorno: I'm Movin On (1969) - Elvis Presley
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venerdì 28 agosto 2020

Stanco


Tu dirai, ma come, un uomo come te, fortunato nel lavoro e nella vita, un uomo come te è stanco? Io ti rispondo, non sono stanco, ma semplicemente non mi diverto più.

Nantas Salvalaggio, Il salotto rosso. Mondadori, 1982



Canzone del giorno: Quante volte (2014) - Vasco Rossi
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martedì 25 agosto 2020

Imprudenza

È da due mesi, non da pochi giorni, che i segnali di una ripresa dell’epidemia si moltiplicano. Per tutta risposta, il governo ha accuratamente evitato di imporre la chiusura delle discoteche, lasciando pilatescamente la patata bollente alle Regioni. E su tutti gli altri fronti si è mosso nella medesima direzione: chiudere un occhio su ogni infrazione delle regole, prima fra tutte il distanziamento, per non danneggiare il turismo; permettere che la gente (aiutata da esperti negazionisti o minimizzanti) si autoconvincesse che il peggio era passato, che il virus era in ritirata, e che le regole potevano essere violate impunemente. Eppure l’evidenza scientifica (e sociologica) diceva tutt’altro. I più giovani si ammalano raramente e poco gravemente, ma sono un vettore formidabile del virus. Il contagio fra coetanei è inevitabile in qualsiasi situazione diversa dal lockdown. (...) Dunque, veniamo al punto: perché il partito della prudenza ha perso tutte le sue battaglie? Io credo che la risposta, se vogliamo andare subito al succo, sia essenzialmente una: la stella polare della politica, di tutta la politica (non solo del governo), è solo il consenso di breve, brevissimo periodo. Non c’è altro, nelle scelte che fanno i nostri politici, anche se c’è molto altro nelle chiacchiere con cui le accompagnano. Se governo e Regioni avessero agito con maggiore prudenza avrebbero avuto contro almeno tre poteri fondamentali: il mondo dell’economia, interessato alla riapertura persino quando (fine febbraio) era palesemente una follia; l’opinione pubblica, assetata di risarcimenti economici (sussidi) ed esistenziali (vacanze senza restrizioni) dopo il lockdown; l’opposizione politica, schierata dal lato della ripartenza ancora più accanitamente del governo. Certo, è stato il governo a non avere il coraggio di tenere chiuse le discoteche, e a perseverare in quell’errore nei giorni (Ferragosto) in cui tutti avevano capito che era un errore fatale. Ma non si può dimenticare che, di fronte a una scelta così irresponsabile, Salvini non trovava di meglio che dichiarare: «L’unico problema legato al virus non sono i ragazzi che ballano ma quelli che sbarcano». Difficile pensare che un governo imprudente possa cambiare rotta se il maggiore partito di opposizione è su una linea ancora meno prudente. (...) È questa la logica di quel che è successo. È per questo che noi prudenti abbiamo perso tutte le nostre battaglie. Siamo stati ingenui, ora non ci resta che sperare di aver avuto torto, e che a settembre si verifichi il miracolo: le scuole riaprono, le elezioni hanno luogo in sicurezza, gli oltre 1000 focolai attuali diminuiscono drasticamente di numero, ci sono abbastanza tamponi per tutti i bambini e i ragazzi messi in isolamento, pochi insegnanti si ammalano, nessuno di loro muore, la stagione fredda e lo smog della pianura padana non alimentano una seconda ondata, l’economia riprende vigore, gli ospedali si svuotano, non ci sono nuovi lockdown.
È un atto di fede, ma è tutto quel che ci resta.

Luca Ricolfi, Il Messaggero (22/8/2020)

Canzone del giorno: Out of The Sinking (1995) - Paul Weller
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domenica 23 agosto 2020

Illuminazione


Dovrebbe essere noto - e invece non lo è - che il destino dei rapporti tra le persone viene deciso all’inizio, una volta per tutte, sempre, e che per sapere in anticipo come andranno a finire le cose basta guardare come sono cominciate. In effetti, quando un  rapporto nasce c’è sempre un momento di illuminazione nel quale si riesce anche a vederlo crescere, distendersi nel tempo, diventare ciò che diventerà e finire  come finirà - tutto insieme. Si vede bene perché in realtà è già tutto contenuto nell’inizio, come la forma di ogni cosa è contenuta nel suo primo manifestarsi. Ma si tratta di un momento, per l’appunto, e poi quella visione ispirata svanisce, o viene rimossa ed è solo per questo che le storie tra le persone producono sorprese, danni, piacere o dolore imprevisto. Lo sapevamo, per un lucido, breve momento l’avevamo saputo, all’inizio, ma poi, per il resto della nostra vita, non l’abbiamo saputo più. Come quando ci si alza dal letto, di notte, e ci si ritrova a brancolare nel buio della nostra stanza per andare in bagno, e ci sentiamo smarriti, e accendiamo la luce per mezzo secondo, e poi la rispegniamo subito, e quel lampo ci mostra la strada, ma solo per il tempo necessario ad andare a fare la nostra pisciatina e ritornare a letto. La prossima volta saremo di nuovo smarriti.

Sandro Veronesi, Il colibrì, pag.93 - 94 (Ed. La nave di Teseo 2019)


Canzone del giorno: Revelation (1988) - Robben Ford
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giovedì 20 agosto 2020

Ufficio

Lavorare da casa. Per sempre. La decisione – storica – è della banca d’investimenti londinese Schroders. L’emergenza Covid col suo strascico di insicurezza per il futuro, ha portato la banca a fare un sondaggio interno. Risultato: niente più obbligo di sedersi alla scrivania in ufficio almeno 4 giorni su 5, come era fino ad oggi. Norme riviste e totalmente corrette: tutti a lavorare da casa o da dove vogliono e per tutto il tempo che vorranno. In Inghilterra hanno fatto i loro conti con il traffico, il rischio, i mezzi pubblici e si sono accorti che lo scossone della pandemia poteva diventare routine. Anche in un luogo «tradizionale» come una banca dove scambi e relazione sono cuciti insieme alle giacche e cravatte degli uomini della City. Eppure. L’amministratore delegato Peter Harrison aveva anticipato che «la pandemia ha cambiato in modo irrevocabile il modo in cui viviamo». Quindi «la relazione tra comunità e imprese aveva precisato non sarà più la stessa, l’ufficio diventerà un posto d’incontro dove riunire la squadra per parlare, ma la gente lavorerà da casa». Detto fatto. La decisione ha fatto trasalire il sindaco di Londra, Sadiq Khan: «Se tutti decidiamo di lavorare da casa il centro di Londra avrà grandissimi problemi. Tante piccole imprese si sostengono con il viavai di lavoratori: i bar, le tintorie, i calzolai e così via». Effetti dello smart working o del lavorare «da casa» come erroneamente sintetizziamo in Italia.
 «La scelta della banca Schroders è sgnificativa – spiega Mariano Corso, responsabile dell’Osservatorio sullo smartworking del Politecnico di Milano – perchè è indice di un trend che dai settori digitali si allarga anche a quelli dei servizi». (...)  «Come la legge prevede, smart working significa dare la possibilità di scegliere dove lavorare – spiega Corso – La parte individuale, più tecnica può essere fatta ovunque, anche a casa. Ma c’è una parte di relazione, quella dei corridoi, del caffè alla macchinetta che non è solo socialità ma anche motore per l’innovazione». Lo conferma Maria Vittoria Pisante, responsabile del personale di Siram/Veolia convinta che se da noi facessimo un sondaggio, i lavoratori non sceglierebbero lo smart working totale ma solo parziale. «C’è necessità di avere un qualche rapporto umano, quello destrutturato. In una call, nei video bisogna sempre essere efficienti, puntare all’obiettivo, con agenda alla mano, slot di tempo dedicati. Non c’è il pensiero libero che fa nascere le idee». E questo pare essere il vero nodo. Se oggi posso lavorare ovunque perchè devo andare in ufficio?

Serena Coppetti, Il Giornale (17/8/2020)

Canzone del giorno: Home (2005) - Michael Bublé
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martedì 18 agosto 2020

Solidarietà sociale

Il mondo va così. A quelli del primo piano non interessa dell' ascensore rotto. Tanto loro vanno a piedi. E a quelli del quarto non interessa dei bidoni sotto le finestre. Tanto la puzza non arriva fino al tetto. Ecco fatto. E poi ci parlano di solidarietà sociale. Ma se non siamo neanche in grado di occuparci del nostro dirimpettaio, cosa vuoi che ci freghi di uno che tira le cuoia nel terzo mondo.

Luciana Littizzetto, La principessa sul pisello (2002)



Canzone del giorno: In ogni atomo (1999) - Negrita
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domenica 16 agosto 2020

Sapone

Lui non usa lo shampoo, il deodorante, neppure il sapone, da cinque anni. Eccetto che per le mani (che anzi raccomanda fortemente di lavarsi bene). E lo fa scientificamente. Lui è James Hamblin, 37 anni, americano, medico che insegna alla Yale School of Public Health oltre che autore di testi scientifici e podcast per la rivista The Atlantic. Pure in tempi di politicamente corretto a tutti i costi e di cancel culture, insultare qualcuno che non si lava è ancora valido. Pensa poi durante una pandemia per un virus infettivo. Insomma, la sporcizia è l’ultimo tabù sociale. «È una delle poche cose rimaste per le quali ci sentiamo nel giusto nel dire a una persona che fa schifo – ha detto Hamblin al Guardian – E per me onestamente è incredibile». La sua teoria sul meno sapone meglio è, la spiega nel libro fresco di uscita Clean: The New Science of Skin and the Beauty of Doing Less, partendo proprio dalla sua esperienza personale.
Dopo essersi trasferito dalla California in un monolocale a Brooklyn, New York, per intraprendere la carriera di scrittore, Hamblin racconta di aver avuto bisogno di risparmiare tutto: tempo, denaro e spazio. E mentre diminuisce per necessità i detergenti da doccia, si imbatte anche nella scienza emergente del microbioma, di cui diventa studioso appassionato. Molto in breve, la nostra pelle e il nostro intestino sono colonizzati da trilioni di microbi che conducono vite simbiotiche con noi umani. Germi che hanno funzioni fondamentali nello sviluppo del nostro sistema immunitario, nel proteggerci dagli agenti patogeni e nel diminuire anche la probabilità di condizioni autoimmuni come l’eczema. «Pensiamo erroneamente alla nostra pelle come una barriera, ma invece è più un’interfaccia dinamica con l’ambiente in cui viviamo».
Insomma quando usiamo litri di detergenti (che inquinano pure) li spazziamo via, anche se ormai la consapevolezza che non sia proprio una buonissima idea è piuttosto cementata. Così nonostante i progressi nella cura della pelle e nella medicina moderna, condizioni come acne, eczema e psoriasi sono aumentate costantemente e potrebbero in parte essere il risultato di una scarsa esposizione ai patogeni ambientali, specialmente durante l’infanzia. Teoria che potrebbe suonare piuttosto impopolare in tempi di emergenza planetaria per il Covid, che tra i metodi preventivi più raccomandati ha proprio il lavarsi bene le mani con sapone e gel disinfettanti. Ma Hamblin ha la risposta pronta.
Più di una ricerca ha rivelato che molte persone non si lavano le mani quando conta: prima di mangiare e dopo essere andati in bagno. Mentre si tirano a lucido, si profumano abbondantemente, si idratano e si esfoliano con cura (funzione che probabilmente assolvono già perfettamente gli acari microscopici che vivono nei nostri pori mangiando la pelle morta). Secondo Hamblin la crociata contro l’odore naturale del corpo umano è nata come una strategia pubblicitaria che ha imposto al pulizia come principale attributo per essere socialmente accettabile. (...) Secondo uno studio uscito nel 2016 sul New England Journal of Medicine, una comunità di Amish in Indiana aveva tassi quattro volte più bassi di asma e sei volte meno allergie rispetto a una comunità di Hutterite geneticamente simile nel South Dakota. La differenza fondamentale, spiegano i ricercatori, era che gli Amish erano cresciuti avendo interazioni quotidiane con gli animali e con la terra della fattoria. Molto meglio il fango del sapone.

Emanuela Griglé, La Stampa (14/8/2020)

Canzone del giorno: Soap and Water (2001) - Suzanne Vega
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giovedì 13 agosto 2020

Capriccio

Il «mi piace» o il «non mi piace» non è un principio etico e neppure estetico. È un capriccio, è un atteggiamento momentaneo. Quand’ero ragazzo non mi piaceva Raffaello, ma ero io lo stupido, non Raffaello. Se ci sono autori che non sono nelle mie vene, non solo li rispetto, ma li insegno. Brahms non è nelle mie corde, mentre Mozart sì, ma non per questo insegno solo Mozart. Il piace e non piace sono forme di pura intolleranza, e l’intolleranza non ha a che fare con l’arte. L’arte nasce dal convivio, dal dialogo.

Salvatore Sciarrino, compositore (da un'intervista di Piera Anna Franini) - il Giornale (8/11/2019)


Canzone del giorno: Give You What You Like (2013) - Avril Lavigne
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martedì 11 agosto 2020

Beirut

Una tragedia, avvolta in un disastro, dentro una polveriera. Parafrasando la nota massima di Churchill sulla Russia (“un rebus, avvolto in un mistero, dentro un enigma”), l’apocalittica esplosione che ha devastato Beirut con una potenza paragonata a un decimo della prima bomba atomica, riannoda tutti i fili della crisi che da quasi mezzo secolo investe il Libano, ponendo le basi per una resa dei conti. Sebbene tutto il mondo gli offra giustamente assistenza per questa catastrofe senza precedenti, la solidarietà non basta, come ha detto il presidente francese Macron arrivando ieri a Beirut: «Sono qui anche per proporre un nuovo patto politico per attuare riforme, cambiare il sistema, fermare le divisioni, combattere la corruzione». La missione del capo dell’Eliseo coincide con l’annuncio di un accordo marittimo, energetico ed economico fra Grecia ed Egitto in contrapposizione con quello firmato lo scorso anno fra Turchia e governo libico di Tripoli. Coincidenza probabilmente non casuale: dietro le quinte si intravede anche qui la mano della Francia, umiliata dalla Turchia in Libia e decisa a rispondere ad Ankara in quel Libano che una volta era un suo cortile mediorientale. Un “grande gioco” nel Mediterraneo, con Parigi in cabina di regia. Il Libano è un puzzle complicatissimo che mescola bancarotta, estremismo, corruzione, coronavirus e infine una “città perduta” sotto l’effetto di una scossa analoga a un terremoto. Con una capitale un tempo chiamata “la Parigi del Medio Oriente”, una società multiconfessionale (per metà cristiana), grandi tradizioni commerciali, un formidabile potenziale turistico, una leggendaria gioia di vivere a dispetto di decennali conflitti e famosi espatriati che gli danno lustro, dall’avvocatessa dei diritti umani Amal Clooney al politologo Nassim Nicholas Taleb autore del best-seller Il cigno nero, il Libano dovrebbe essere un modello per l’intero mondo arabo. L’Occidente deve fare tutto ciò che può affinché possa diventarlo.

Enrico Franceschini, la Repubblica (7/8/2020)

Canzone del giorno: Sad Sad Sad (2012) - Skunk Anansie
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sabato 8 agosto 2020

Duello

Quanto più si avvicina il voto per le elezioni presidenziali americane, tanto più Donald Trump sembra essere convinto che la riconquista della Casa Bianca dipenda dal suo duello con la Repubblica popolare cinese. Ha usato l’arma dei dazi per dare un duro colpo alla sua economia. L’ha accusata di avere diffuso il coronavirus nel mondo. Ha cercato di estromettere dai mercati internazionali, con l’accusa di spionaggio, il suo colosso dell’informatica (Huawei). Ha chiuso con la stessa motivazione il consolato cinese di Houston, una città del Texas che ha 2.325.ooo abitanti, una importante industria energetica e aeronautica, un porto molto utile per gli scambi commerciali con l’America Latina. La Cina ha reagito chiudendo il consolato americano di Chengdu, una città non lontana dal Tibet che fu visitata da Marco Polo e ha 14 milioni di abitanti; ma Pechino sinora ha generalmente evitato di raccogliere tutte le provocazioni provenienti da Washington. Dietro queste baruffe diplomatiche vi è una storia che comincia dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando l’intero continente cinese era teatro di una guerra civile tra le forze nazionaliste del generale Chiang Kai-shek e quelle comuniste di Mao Zedong. Gli Stati Uniti sostenevano già da alcuni anni Chiang e il loro presidente, Franklin D. Roosevelt, si atteggiò a grande protettore ottenendo che la Cina nazionalista avesse un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ma i comunisti cinesi batterono i nazionalisti e il 1° ottobre 1949 fu proclamata a Pechino la nascita della Repubblica popolare. La vittoria di Mao fu vissuta in America come una sconfitta e il commento più frequente della opinione pubblica in quel periodo fu: «Abbiamo perso la Cina». Noam Chomsky, brillante linguista e teorico della comunicazione al Massachusetts Institute of Technology, osservò ironicamente che per perdere qualcosa occorre anzitutto esserne proprietari. Ma l’esperienza fu comunque umiliante e, come spesso accade in queste vicende, cominciò un palleggio fra politici che si attribuivano a vicenda le responsabilità della sconfitta. Passò qualche anno e un presidente americano, Richard Nixon, consigliato da un brillante diplomatico (Henry Kissinger) suggerì aperture che Mao e il suo ministro degli Esteri Zhou Enlai colsero rapidamente. Restava il problema del seggio cinese all’Onu e anche quello fu risolto quando gli Stati Uniti, nel 1971, capirono che spettava ormai alla Repubblica popolare. Oggi il problema sembra essere prevalentemente americano. Trump vuole segnare qualche punto contro la Cina e spera di arrivare alle urne dopo un evento che possa essere presentato ai suoi elettori come un successo. Temo che per evitare il peggio in questo momento non ci sia altra soluzione fuor che quella di riporre fiducia nel buon senso cinese.

Sergio Romano, Corriere della Sera (2/8/2020)

Canzone del giorno: Il nostro duello (2012) - Il Cile
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giovedì 6 agosto 2020

Cappuccino

Passò ancora del tempo per l’uomo immerso in una leggera sonnolenza di sole, arrivarono uno dopo l’altro tre kipferl caldi come li aveva immaginati e il cappuccino con la spolveratina di cacao. Ne mangiò uno tutto intero, restò quasi senza fiato, pensò «Ah, che felicità».

Goffredo Parise (1929 - 1986) - Sillabari




Canzone del giorno: Mornin' (1983) - Al Jerrau
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lunedì 3 agosto 2020

Bugie

Il problema dell’avvocato Fontana, per un non moralista dunque un moralista vero, è che le bugie, sommo esercizio di arte della politica, bisogna saperle dire. Quando Craxi promise a De Mita che avrebbe con diligenza mollato a lui il governo in una staffetta, questione di poco tempo, la bugia funzionò come un allucinogeno, ci fece volare tutti noi vecchi cronisti politici. Quando Berlusconi si difese dall’aggressione giudiziaria di una piemme che voleva usare con furbizia ambrosiana la “furbizia levantina” della signora El Mahroug, detta Ruby, e escogitò che l’interesse nazionale non poteva sopportare un’inchiesta sulla nipote di Mubarak, a parte la somiglianza impressionante tra lei e il rais egiziano, tutti capirono subito che quella bugia pop valeva oro, bè tutti proprio no, i bacchettoni si inalberarono. Quando l’avvocato Fontana mente sulle date, sui conti e sulla loro movimentazione, su quel che sapeva degli affari del cognato, sulla trasformazione peraltro parziale di un mezzo business in una mezza donazione, l’impressione è di meschineria, una cosa da ragiunat, una robina che non vale gran che. La vera imputazione da elevare contro l’avvocato Fontana è che proprio non sa indossare la maschera: del politico, dell’amministratore, del galantuomo, del cognato, del riccastro estero su estero scudato e rifatto. Ci vuole cipria, ci vuole mascara, ci vuole swing e sfacciataggine, quando si mente in pubblico, per di più su questioni, e non era il caso della staffetta e della signora El Mahroug, che riguardano le tasche dei contribuenti e il protocollo minimo di decenza in regime di pandemia.
E’ allergico, l’avvocato, alle mascherine, è purtroppo tutto d’un pezzo, e si vede. Il povero senatore Salvini, erede delle sfortune di Bossi come un Trota qualsiasi, durerà fatica a fare la faccia truce contro la giustizia a orologeria. Di fronte a un amministratore così duro di capoccia, tanto poco flessibile, incapace di invenzione e stile nel necessario momento della menzogna, sarà costretto a delle capriole che nemmeno nei giorni del Papeete.

Giuliano Ferrara, il Foglio (30/7/2020)

Canzone del giorno: Lies (1993) -  Cyndi Lauper
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domenica 2 agosto 2020

Riapertura

Massimo Bucchi, da google.it














Canzone del giorno: Instant Crush (2013) - Daft Punk ft. Julian Casablancas
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sabato 1 agosto 2020

Playlist Luglio 2020



1.      Humble  Pie, I Don’t Need No Doctor – (Performance Rockin’ the Filmore – 1971) – Virologi
2.      Ozzy Osbourne, The Almighty Dollar – (Black Rain – 2007) – Mediana
3.      Ligabue, Il volume delle tue bugie – (Mondovisione – 2013) – Finzioni
4.      The Doobie Brothers, You Never Change – (Minute by Minute – 1978) – Dalla parte giusta
5.      Dolly Parton, Never Not Love You – (Pure & Simple – 2016) – Frugali
6.      Electric Light Orchestra, State of Mind – (Zoom – 2001) – Ragliare
7.      Dianne Reevers, We’ll Be Together Again – (A Little Moonlight – 2003) – Società post-familiare
8.      Carmen Consoli, Venti del nord – (L’eccezione – 2002) – Indugi
9.      AC/DC, Snowballed – (For Those About to Rock We Salute You – 1981) – Dissonanza
10.  Carole King, Directions – (Fantasy – 1973) – Biodiversità
11.  Rainbow, Eyes Of The World – (Down To Earth – 1979) – Recovery Fund
12.  Alice in Chains, Deaf Ears Blind Eyes – (Rainer Fog – 2018) – Caserma
13.  Giovanni Caccamo, Eterno – (Eterno – 2018) – Parlare…