nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

lunedì 29 aprile 2019

Debolezze

È vero che le prossime elezioni per il Parlamento europeo avranno conseguenze sulla politica italiana. Ma è anche vero che quelle conseguenze saranno più profonde di un ricambio della compagine governativa. Quelle elezioni creeranno una dinamica politica e istituzionale che metterà l’Italia ai margini del sistema politico europeo. Dopo le elezioni del 26 maggio, è probabile che la Lega diventerà il partito di maggioranza relativa, che i Cinque Stelle saranno ridimensionati, che le forze di opposizione daranno segnali di ripresa. Tuttavia, quelle elezioni, stabiliranno soprattutto i nuovi equilibri politici che definiranno il corso di politiche europee cruciali per noi. La marginalità, nelle decisioni di tali politiche, avrà dei costi per noi. (…)
L’America first può avere un senso (anche se non ce l’ha) in un mercato continentale, ma che senso avrebbero Italy first o Netherlands first applicate in piccole aree sub-continentali? Disconoscendo la scala europea, il protezionismo nazionale crea una competizione conflittuale tra Paesi che sono poca cosa su scala globale. Così la crescita del protezionismo nazionale porterà ad una decrescita delle economie nazionali. In un mondo in ci la competizione è tra grandi potenze economiche (come gli Stati Uniti e la Cina), la contrapposizione protezionistica tra singoli Paesi europei costituisce una ricetta sicura del loro rispettivo fallimento. Piuttosto, occorrerebbe promuovere Europe first, con politiche industriali che rafforzino le capacità competitive delle imprese europee e politiche sociali che garantiscano protezione e riqualificazione ea e dei lavoratori europei. In conclusione, il sovranismo, se avesse successo, creerebbe più problemi che soluzioni. E se non avesse successo, come accadrà, condannerebbe il nostro Paese alla marginalità politica nel prossimo Parlamento europeo. Ecco perché le conseguenze delle elezioni di quest’ultimo saranno più profonde di un semplice ricambio governativo italiano.

Sergio Fabbrini (Il Sole 24 Ore – 21/4/2019) 

Canzone del giorno: Alone In My Room (2006) - Skin
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sabato 27 aprile 2019

Accidia

Che cos’è l’accidia?

È una parola difficile, poco presente oggi nel linguaggio corrente. Si tratta di una forma di pigrizia, ma anche di disperazione, di depressione. È un vuoto che si sente dentro, che ci paralizza, ci impedisce di essere in grado di affrontare la vita e di rispondere alla nostra vocazione. Questa mancanza di passione, di sensibilità può condurci fino all’indurimento dell’anima. È una malattia mortale. (...) Siamo in una società malata di depressione, nella quale non c’è un vero passato, un radicamento, una vera passione, e nella quale ci si chiede se valga la pena di agire. Ci manca la forza per impegnarci in una vita autentica. È un male che tocca in particolare le giovani generazioni. I giovani che incontro sono spesso caratterizzati da una mancanza di volontà, di convinzione. Ognuno non vorrebbe essere lì ma non riesce ad essere altrove. D’altra parte, siamo costantemente immersi nel rumore, ma la solitudine ci paralizza. È il segno che la situazione contemporanea è un attentato contro una vera umanità.

Ma nella nostra società siamo in permanenza collegati gli uni agli altri. Eppure, lei dice che l’accidia è un male attuale?

Basta andare al bar o al ristorante per vedere giovani di 18 anni, seduti insieme, ma ognuno davanti allo schermo del suo smartphone. Questo la dice lunga sulla solitudine in cui sono immersi, malgrado la loro apparente vita sociale. La vita contemporanea nega tutti i legami fruttuosi che esistevano tra gli uomini. Ormai, l’essere umano è un “uomo assoluto”, senza dipendenza dagli altri, senza legame. Ma in realtà, quest’uomo assoluto è più debole, perché incapace di essere protagonista della propria vita. Vive una sorta di disumanizzazione. Si fanno passi verso la barbarie. Ma incontro anche molti giovani che fanno grandi sforzi per trovare un senso alla loro vita, per aggrapparsi ad una speranza che li spinga a vivere. La società attuale non incoraggia questo, soprattutto in Occidente, dove i bisogni primari sono soddisfatti.

Enzo Bianchi (fondatore della comunità monastica di Bose), intervistato da Clémence Houdaille - “La Croix” del 22 aprile 2019

Canzone del giorno: Never Stop (2002) - Jackson Brown
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giovedì 25 aprile 2019

Festa della Liberazione

Un popolo in grado di riscattarsi e riapprorpiarsi del proprio destino contro un regime nemico dei suoi stessi cittadini: questo è il significato del 25 aprile. E' al futuro dell'Italia che dobbiamo guardare e dunque lo sguardo corre ai nostri giovani. La Festa del 25 Aprile ci stimola a riflettere su come il nostro Paese risorse dalle rovine della guerra. Un nuovo risorgimento per un popolo che ha saputo resistere. Tutti conosciamo le gesta dei partigiani, nelle montagne e nelle città. Così come l'appoggio dei civili a chi sfuggiva a un destino di morte. Conoscere la tragedia che l'Italia attraversò in quel periodo aiuta a comprendere le tante sofferenze che si consumano alle porte dell'Europa. (...) La libertà non è un traguardo conseguito per sempre, ma va difesa e sviluppata. Il mondo continua purtroppo a essere diviso, tra aree di prosperità e zone di guerra. I valori di pace, sviluppo e libertà non possono essere monopolio di alcuni popoli, ma riguardano l'intera umanità".

Sergio Mattarella, (dal discorso del presidente della Repubblica nel corso dell'incontro con i rappresentanti delle associazioni combattentistiche alla vigilia della Festa della Liberazione)

Canzone del giorno: Ma che bella giornata di sole (1988) - Antonello Venditti
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martedì 23 aprile 2019

Tempo perso

Uno dei pregiudizi più ridicoli degli uomini comuni è quello del tempo perso. Nessun tempo è in realtà perso. Le ore d'ozio collaborano a formare la nostra personalità come le ore di lavoro, forse meglio.

Giuseppe Prezzolini, Il centivio (1906)

Canzone del giorno:  Mists of Time (2002) - John Mayall
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domenica 21 aprile 2019

Redentore

 «Dal sepolcro la vita è deflagrata.
La morte ha perduto il duro agone.
Comincia un’era nuova: l’uomo riconciliato nella nuova
alleanza sancita dal tuo sangue
ha dinanzi a sé la via.
Difficile tenersi in quel cammino.
La porta del tuo regno è stretta.
Ora sì, o Redentore, che abbiamo bisogno del tuo aiuto,
ora sì che invochiamo il tuo soccorso,
tu, guida e presidio, non ce lo negare.
L’offesa del mondo è stata immane.
Infinitamente più grande è stato il tuo amore.
Noi con amore ti chiediamo amore.
Amen».

Mario Luzi (1914 – 2005) – Roma (Colosseo), Via Crucis Venerdì Santo 1999

Canzone del giorno: Redemption (2018) - Joe Bonamassa
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giovedì 18 aprile 2019

Blues in Mi

Titolo: Blues...in MI. 
MI come Milano ma anche MI come privilegiato accordo per chitarristi amanti del "blues".
In tutti e dodici i brani dell'ultimo album di Folco Orselli  ritroviamo un'atmosfera "milanese" intrisa di godibilissima alchimia blues. Un lavoro riuscitissimo pubblicato a fine 2018 e a cui farà seguito, entro l'anno in corso, l'uscita di un altro disco (Vol.2) che completerà il particolare progetto di docu-film sulle periferie di Milano curato dal cantautore.
Blues...in Mi - Vol. 1 è un album da ascoltare e riascoltare. Ogni brano delinea originali sensazioni all'interno di un racconto farcito da scosse blues e attraenti sezioni ritmiche. Milano come luogo-non luogo dentro il quale si può materializzare tutto e il contrario di tutto. Innamoramenti per le vie della chinatown milanese (Paolo Sarpi Blues), storie d'amore stralunate (Oh Marleen), momenti schizofrenici fra le quattro mura di casa (Lo scaldabagno). 
E poi momenti di sano sfogo con un tratto stilistico che volontariamente richiama Jannacci e Gaber come accade nel brano La Gente (Cosa significa darsi arie da duro / Cosa significa se ti trema anche il culo / Cosa significa denigrare i migranti / Maneggiarli con i guanti…. Non significa niente / Non significa niente / Siamo solo la gente). 
Gli arrangiamenti, coinvolgenti in chiave blues, arricchiscono ogni canzone e basta poco per lasciarsi trascinare al piacevole ascolto. 

Canzone del giorno: Lo scaldabagno (2018) - Folco Orselli
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martedì 16 aprile 2019

Notre-Dame

Sul lungo Senna, qualcuno si ferma a pregare. "Salvatela", dice Nicole che gestisce un piccolo vivaio a Châtelet. "Devono fare qualcosa, non è possibile". Gli sguardi si sono rivolti al cielo, a quell'immensa nuvola di fumo che esce dal cuore di Notre-Dame. Sembra un quadro del Medioevo, di quelli che si vedono al Louvre ricordano guerre, assalti rivoluzionari. Notre-Dame brucia in un pomeriggio di primavera, brucia come un cerino, senza che nulla e nessuno riesca a fermare il mostro di fuoco. È uno spettacolo di desolazione, con passanti appostati sugli argini, in silenzio. Scattano foto, provano a farsi avanti, bloccati dalla polizia, come volessero anche loro provare a fermare il rogo. (...) Nella notte il Louvre manda squadre di esperti per portare in salvo le opere d'arte che sono nella chiesa, i reperti più preziosi vengono trasportati nel museo dall'altra parte della Senna. Qualcuno pensa alla cattedrale di Reims bombardata durante la guerra e poi ricostruita. "Faremo così anche per Notre-Dame", assicura Michel Pecaud che da anni si occupa di raccogliere fondi per restaurare la cattedrale senza aver avuto finora molto successo in patria. Dalle immagini dal cielo s'intravedono i gargoyle. Anche le creature mostruose che ornano Notre-Dame e secondo la leggenda proteggono la cattedrale dal maleficio sono avvolte in un fumo che non sembra avere fine.

Anais Ginori, Repubblica (16/4/2019)

Canzone del giorno: Brush Away (1995) - Alice in Chains
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domenica 14 aprile 2019

Yanela

John Moore, Crying girl on the border
(Foto dell'anno - World Press Photo 2019)
Non ti vogliamo, Yanela. Vai via, non entrare a sporcare la nostra purezza razziale con le tue manine sudicie, il moccio, i vestiti stracci, perché nei tuoi due anni tu sei l'invasione, la minaccia, l'insidia micidiale che fa tremare l'America di Trumo. Piangi perché hai appena visto la "Migra", la polizia di frontiera, portarti via la madre al confine del Texas senza sapere se la vedrai mai più oltre le ginocchia degli omoni con le manette alla cinta, così impari a fare la clandestina. Stai lontana, Yanela, nella tua miseria e ora nella tua solitudine tascabile, nell'album delle foto dei bambini divorati dalle paure degli adulti, la bambina consumata dal napalm, il naufrago sulla battigia. Vai via, pericolosa creatura a, tu che dimostri quanto piccola Trump abbia fatto la Great America.

                                                    Vittorio Zucconi (Repubblica - 13/4/2019)

Canzone del giorno: Border Song (2005) - Elton Jonh
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venerdì 12 aprile 2019

Sembra



Sembra sempre impossibile, finchè non viene fatto.

                                                        Nelson Mandela (1918 - 2013)




Canzone del giorno: Best of You (2005) - Foo Fighters
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mercoledì 10 aprile 2019

Linciaggio

Gli organizzatori del linciaggio «fecero disporre in fila alcuni dei cadaveri in una vasta stanza, per consentire alla gente di sfilarvi davanti. Migliaia di individui, tra i quali si stimò ci fossero circa 2500 fra donne e bambini, continuarono ad affluire per cinque ore. (…) Alcune delle donne inzupparono i propri fazzoletti di pizzo nel sangue dei morti per ricordo». Quanto odio occorre accumulare per arrivare a tanto? Quanto? Il libro «Vendetta» del docente americano Richard Gambino che ricostruisce il linciaggio del 14 marzo 1891 a New Orleans, dove la prigione della contea fu presa d’assalto da migliaia di «bravi cittadini» decisi a uccidere 11 italiani, compreso un disabile mentale di nome Emmanuele Polizzi, che erano stati assolti al processo per l’omicidio di un poliziotto, David Hennessy, racconta dettagli agghiaccianti sulla cieca ferocia degli assassini. Ed è una consolazione sapere che il sindaco della città della Louisiana, come scriveva giorni fa il nostro Paolo Di Stefano, chiederà scusa giovedì alla comunità italiana per quell’eccidio che il «Republic» di St. Louis bollò subito come razzista spiegando che i nostri erano stati linciati «in forza dell’unica prova disponibile, quella di essere dagoes». Uno dei nomignoli sprezzanti con cui erano definiti. Ma come fu gonfiata, giorno dopo giorno, quella bolla di odio contro i nostri nonni? Dice tutto una vignetta pubblicata dalla rivista «The Mascot» edita a New Orleans il 7 settembre 1883. Sotto il titolo «Regarding the italian population» (a proposito della popolazione italiana) c’erano cinque vignette con le relative didascalie. La prima mostrava immigrati italiani che bivaccavano in mezzo alla strada: «Un fastidio per i pedoni». La seconda italiani accatastati l’uno sull’altro: «Gli appartamenti in cui dormono». La terza italiani che si accapigliavano a coltellate: «Un piacevole passatempo pomeridiano». La quarta italiani ammassati dentro una gabbia calata con una carrucola in mare: «Come sbarazzarsi di loro». La quinta italiani rabbiosi portati via dal carro dell’accalappiacani: «Come arrestarli». Così vedevano i nostri immigrati in America, allora. Lo stesso il sindaco di New Orleans, Joseph Shakespeare, dopo l’omicidio del poliziotto, sfogò i suoi peggiori pregiudizi accusando i siciliani d’essere gli «individui più abietti, più pigri, più depravati, più violenti e più indegni che esistano tra noi». Brutta storia il razzismo. Peccato che molti se ne accorgano solo quando lo subiscono loro…

Gian Antonio Stella (Corriere della Sera - 10/4/2019)

Canzone del giorno:  Across The Lines (1988) - Tracy Chapman
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lunedì 8 aprile 2019

Indaffarati

Osservate la gente correre indaffarata, nelle strade. Non guardano né a destra, né a sinistra, preoccupati, con gli occhi fissi a terra, come cani. Tirano dritto, ma sempre senza guardare davanti a sé, poiché coprono un percorso, già risaputo, macchinalmente. In tutte le grandi città del mondo le cose stanno così.
L’uomo moderno, universale, è l’uomo indaffarato, che non ha tempo, che è prigioniero della necessità, che non comprende come una cosa possa non essere utile; che non comprende neppure come, in realtà, proprio l’utile possa essere un peso inutile, opprimente.
Se non si comprende l’utilità dell’inutile e l’inutilità dell’utile, non si comprende l’arte; e un paese dove non si comprende l’arte è un paese di schiavi o di robots, un paese di persone infelici, di persone che non ridono nè sorridono, un paese senza spirito; dove non c’è umorismo, non c’è il riso, c’è la collera e l’odio.

Eugène Ionesco (1909 -1994), da una conferenza tenuta dal drammaturgo nel febbraio del 1961.

Canzone del giorno: Disordine d'aprile (2015) - Max Gazzè ft. Tommaso Di Giulio
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venerdì 5 aprile 2019

Tunnel of Brexit

Una tragedia nazionale. Un infinito psicodramma che ha lasciato l’opinione pubblica britannica stordita, confusa e senza gli strumenti necessari per capire cosa stia davvero succedendo. Oppure – specialmente per gli osservatori continentali – una gustosa commedia grottesca, con i suoi colpi di scena, la trama che scivola imprevedibile, la perfetta scenografia del parlamento di Westminster e un cast di eccentrici protagonisti. (...)
Sarà anche una fotografia piena di cliché, ma in qualche modo è emblematica del paese che il 23 giugno 2016 ha votato per uscire dall’Unione europea, immaginando un futuro di gloria, ricchezza e sovranità ritrovata, e che oggi annaspa ancora nell’incertezza di un negoziato complicatissimo. La Brexit promessa in campagna elettorale dai Boris Johnson, dai Michael Gove, dai Rees-Mogg – quella del take back control, dei 350 milioni di euro a settimana risparmiati e investiti nella sanità pubblica, del paese che torna a essere una potenza globale – si è rivelata una brutale menzogna. E la complessità del processo messo in moto dall’articolo 50 del trattato di Lisbona, che regola l’uscita volontaria dei paesi membri dall’Unione, ha rivelato l’inadeguatezza di una classe politica che dopo il trionfo del voto si è ritrovata senza una strategia, senza un piano negoziale, senza un’idea del futuro del paese. (...) Con diverse soluzioni ancora possibili, non è eccessivo affermare che per i britannici finora la Brexit è stata un imbarazzante fallimento, una sconfitta politica epocale, lo smascheramento dell’illusione di essere ancora una forza globale ma allo stesso tempo insulare e isolata dal continente. Uscire da un progetto multinazionale com’è l’Unione europea è molto più complicato di quanto pensassero i brexiter, ed è evidente che la disfatta britannica sarà un monito efficacissimo per quelle forze politiche – per la verità sempre meno numerose – che in altre parti d’Europa sognano di liberarsi dall’abbraccio di Bruxelles.

Andrea Pipino, Internazionale.it (4/4/2109)

Canzone del giorno: Fire (2009) - Kasabian
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mercoledì 3 aprile 2019

Fumo di Londra

Emilio Giannelli, da corriere.it
















Canzone del giorno: London (2011) - Vanessa Carlton
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martedì 2 aprile 2019

Discordia

Il congresso mondiale della famiglia, a Verona, passerà probabilmente alla storia come il congresso della discordia. Mai forse si era litigato e ci si era divisi tanto già alla vigilia. In primo luogo all’interno del governo, dove i due vicepremier Di Maio e Salvini e, sulla loro scia, il premier Conte e il ministro della famiglia Fontana, hanno dato dell’evento un’opposta valutazione. Stessa spaccatura fra le forze politiche: il PD, contrarissimo, ha accusato fin dall’inizio il convegno di essere un tentativo di ritorno al medioevo, mentre Lega e Fratelli d’Italia hanno negato decisamente ogni intento reazionario. (...)
(I valori tradizionali) nella proposta della “sinistra” – ma più in generale, nella cultura libertaria della nostra società neocapitalistica, in cui questa proposta rientra perfettamente –, hanno come unico sostituto quello della libertà individuale, intesa come assenza di vincoli, col solo limite del rispetto dell’analoga libertà degli altri individui. Ma questo crea un corto-circuito, perché la libertà per se stessa è protesa a potere scegliere qualcosa che non sia se stessa. Non si è liberi per… essere liberi. Anche perché poi si potrebbe continuare il gioco all’infinito. Una libertà così intesa rischia di assomigliare a quei servizi di piatti che le nostre nonne tenevano nei cassettoni gelosamente incartati, rifiutando di usarli per paura di sciuparli e che di conseguenza, a dispetto del loro nome – servizi – non servivano a nulla. (...) Sull’altro fronte sta l’immagine del leader leghista Salvini che dichiara di voler partecipare per testimoniare la sua piena adesione all’ideale della famiglia, in piena consonanza con l’insegnamento di papa Francesco. E che Salvini creda fermamente nella famiglia lo dimostra il fatto che, nella sua ancor giovane vita, ne ha voluto far nascere diverse.bUna, fondata sul matrimonio, da cui è nato un figlio, che dopo qualche anno è finita con un divorzio; un’altra, di fatto, durata anch’essa qualche anno, da cui è nata una figlia; poi ha convissuto con una conduttrice televisiva; e proprio in questi giorni le cronache rosario  ci annunziano festanti che ha intrapreso un nuovo rapporto con la figlia di Verdini. Guarda caso, anche Giorgia Meloni, l’altra paladina dei valori tradizionali della famiglia, presente a Verona per testimoniarli di persona, vive more uxorio con un compagno che non è suo marito e ha un figlio nato fuori del matrimonio. A chi gliel’ha fatto notare (la Gruber, in una tempestosa trasmissione televisiva) ha risposto che però lei non pretende almeno i vantaggi che spettano alle coppie sposate. Resta il problema di uno stile di vita personale che, se si tratta di valori etici, come nel caso della battaglia per la famiglia, non può essere irrilevante. Perché quello che il convegno di Verona solleva non è un problema meramente tecnico, ma il modo di concepire e di vivere la famiglia nella società di oggi e di domani. Per questo, ciò che Salvini e la Meloni testimoniano, con la loro vita, è esattamente l’opposto di quello che dicono.

Giuseppe Savagnone, tuttavia.eu (30/3/2019)

Canzone del giorno: Rock'n Roll Damnation (1978) -  AC / DC
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lunedì 1 aprile 2019

Playlist Marzo 2019


1.      Pino Daniele, A testa in giù  (Nero a metà – 1980) –  Nero
2.      The Doors, Alien Nation  (The Doors – 1967) –  Ruspa
3.      America, A Horse With No Name  (America  1972) –  A Horse with No Name
4.      Adele, My Same  (19  2008) –  Ostinato
5.      Pippo Pollina, La mia casa   (Versi per la libertà – 2001) –  Piazza Garraffello
6.      Nazareth, Vigilante Man   (Razamanaz – 1973) –  Vigilanti
7.      Imagine Dragons, On Top of the World   (Night Visions – 2012) –  CR1
8.      David Bowie, Five Years   (Ziggy Sturdust – 1972) –  Fridays for Future
9.      Francesco Guccini, Libera Nos Domine   (Amerigo – 1978) –  Fanatismo
10.  Linkin Park, The Messanger   (A Thousand Suns – 2010) –  Messaggero
11.  Rustin Man, Our Tomorrows   (Drift Code – 2019) –  Nuovi occidentali
12.  Louis Armstrong, Body and Soul   (Louis Under the Stars – 1958) –  Satchmo
13.  Have Mercy, Living Dead   (The Earth Pusched Back – 2013) –  InterMilan