nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

venerdì 29 gennaio 2021

Post Scriptum Film

Elegia americana

REGIA: Ron Howard
INTERPRETI: Gleen Close, Amy Adams, Gabriel Basso, Haley Bennett, Freida Pinto
SCENEGGIATURA: Vanessa Taylor
FOTOGRAFIA: Maryse Alberti
DURATA: 117'

USCITA: 24/11/

Un esempio eccellente di fallimento totale: dallo script, alla realizzazione, alla recitazione”. “Il film peggiore visto da anni”. “E’ due film messi insieme: uno ridicolmente brutto, uno noiosamente brutto”. Quando a fine novembre, in esclusiva su Netflix, è uscito Elegia americana di Ron Howard, molti critici statunitensi hanno recensito il film con toni da vera e propria stroncatura ai massimi livelli. Dalle nostre parti gli esperti sono stati un po’ più clementi, anche se per i più la pellicola non ha convinto del tutto. Il pubblico che ha scelto di vedere il film su Netflix (che non sempre coincide con gli amanti delle serate in una sala cinematografica) ha avuto, invece, un atteggiamento più riguardoso. Gleen Cloose ha sempre una marcia in più con la sua energia inconfondibile anche nella parte della nonna appesantita dagli anni e dai drammi vissuti. Amy Adams riesce a essere efficace nella parte della donna instabile e tossicomane.
La visione del film in questi giorni di gennaio ha, inoltre, una valenza maggiore e seguirlo con un po’ di attenzione in più può dare spazio a particolari riflessioni alla luce dell’elezione di Joe Biden e al recente assedio al Congresso degli Stati Uniti d’America da parte di una folla di seguaci di Donald Trump.
Elegia americana, tratto dall’autobiografia di James David Vance, racconta le vicende e i drammi familiari del protagonista lungo tre generazioni rilevando (non sempre con incisività cinematografica) le ferite della comunità dell’entroterra americano dove il sogno americano si è infranto tra disoccupazione e violenze familiari. Un ampio territorio che, grazie alla produzione del ferro e dell’acciaio, aveva goduto di una forte prosperità economica e che poi, nel corso degli anni, si è ritrovato a fronteggiare, a seguito della crisi, disuguaglianze e nuove povertà. Il titolo originale del film, “Hillbilly Elegy” rende più esplicativo il contesto sociale. Il molle titolo italiano non ha niente a che fare con il riferimento a un’ampia area rurale e montuosa nel quale le persone, in modo quasi dispregiativo, sono, da tempo immemorabile, definite Hillbilly poiché giudicate arretrate, poco inclini al progresso. Praticamente un territorio che raggruppa Stati come il Kentucky e l’Ohio che ancora oggi appoggiano in maggioranza il populismo di Donald Trump. Proprio per tale motivo ci si sarebbe aspettato da un grande regista come Ron Howard un film che, nel raccontare quel particolare contesto sociale, esprimesse una maggiore visione d’insieme al di la della buona interpretazione di tutti gli attori coinvolti.

Canzone del giorno: I'm No Stranger to the Rain (1988) - Keith Whitley
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mercoledì 27 gennaio 2021

Convivere


Ho scoperto presto che non si può cambiare il mondo. Il meglio che si possa fare è imparare a convivere in equilibrio con esso.

Henry Miller (1891 - 1980)



Canzone del giorno: Changed Man (2008) - Michael Burks
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domenica 24 gennaio 2021

Wendehals

I giornali in Germania hanno dato poco spazio alla crisi italiana, difficile da raccontare ai lettori. Come spiegare il passaggio da una parte all'altra dei «responsabili»? Se cercate la traduzione di voltagabbana in tedesco trovate subito Verräter, traditore, ma in realtà si usa anche Wendehals, letteralmente uno che gira il collo. I deputati che cambiano casacca al Bundestag sono rarissimi. Gli elettori non gradiscono, e alla prossima elezione non li votano più. La pagano cara anche se cambiano idea senza passare in un altro partito. Avviene di rado anche nei parlamenti regionali, o nei consigli comunali. (...) Sei un Wendehals anche se cambi idea. Accusarono Angela Merkel di essere una voltagabbana, quando decise di chiudere le centrali nucleari dopo il disastro di Fukushima. Mi sono sbagliata, spiegò, se neanche i giapponesi riescono a garantire la sicurezza assoluta di una centrale, dobbiamo chiuderle. Ammettere un errore non equivale a tradire. Ma Gerhard Schröder appena eletto cancelliere avviò le riforme dello Stato sociale, esattamente il contrario di quanto aveva promesso in campagna elettorale. Al Bundestag fu costretto a giustificarsi innanzi a una commissione chiamata «Pinocchio». Un'umiliazione. Schröder decise di partecipare all'intervento della Nato contro la Serbia di Milosevic, e una decina di deputati socialdemocratici votarono contro in parlamento ( il voto non fu segreto). Il mandato è personale ed erano liberi di non seguire le scelte del partito. Ma alle elezioni del 2005, Schröder non li volle più candidare. (...) Avrebbe dovuto obbedire a Schröder? In Germania si discute da tempo una riforma della Costituzione riguardo la fedeltà al mandato. I tedeschi hanno due voti, uno per il partito, il secondo ad personam per un candidato che può anche appartenere a un altro gruppo. Si vorrebbe distinguere: chi viene eletto nelle liste del partito non avrebbe diritto a votare per conto suo. Se cambia casacca dovrebbe rinunciare al mandato. Resta libero chi è stato eletto con un voto personale. In Italia sarebbe una strage, a Berlino la riforma difficilmente sarà approvata.

Roberto Giardina, Italia Oggi (23/1/2021)

Canzone del giorno: Somebody (1984) - Bryan Adams
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giovedì 21 gennaio 2021

Numeri e fragilità

Per tutta un’interminabile giornata, nell’aula e nei corridoi del Senato non è risuonato nessuno dei numeri di cui parlano gli italiani. Non il numero dei morti di Covid (tornato a livelli altissimi). Non quello quasi altrettanto drammatico delle aziende fallite.Non il numero delle vaccinazioni (rallentate dai problemi della Pfizer). E neppure i dati ancora confusi del Recovery Plan. L’unico numero di cui si è discusso è quello dei Sì al governo. Ora che abbiamo la cifra finale - 156, che rappresenta la maggioranza relativa ma non assoluta dei senatori –, è arrivato finalmente il tempo di guardare avanti. L’alleanza che sostiene l’esecutivo è oggettivamente più fragile. Affrontare un’emergenza come questa senza poter contare su una solida base a Palazzo Madama e nelle commissioni non sarà facile. (...) Lo scontro con Renzi non deve scandalizzare. È la dialettica della democrazia, che deve restare viva anche nei momenti di crisi, forse soprattutto nei momenti di crisi. L’importante è trovare poi un punto di unione. Quello di ieri è sembrato un dialogo tra sordi, maldisposti a riconoscere all’altro anche solo l’onestà intellettuale. E se la frattura tra il premier e il leader di Italia viva appare quasi impossibile da ricomporre, non per questo si vede all’orizzonte un’altra soluzione, un diverso modo di allargare la maggioranza, un nome nuovo in grado di chiamare a raccolta energie fresche e competenze affidabili. Almeno, non si vede ora: troppo grande la paura dei senatori di andare a casa, di dover affrontare elezioni anticipate. Se ne riparlerà, forse, tra sei mesi, quando il capo dello Stato non potrà più sciogliere le Camere. Il Paese però non può attendere tanto. Dissolti i conciliaboli ascoltati nei corridoi del Senato, riposti i pallottolieri visti nelle dirette tv, i cittadini attendono ora di conoscere altri numeri: il calo dei contagi, l’aumento delle vaccinazioni, il rimbalzo del Pil e dei posti di lavoro, la collocazione delle risorse europee. Da questo sarà misurato il governo. Altro che prendere tempo con la riforma proporzionale. Se si avrà la sensazione di un cambio di passo, di una ripartenza, di una svolta, trovare qualche voto in più non sarà un problema. Altrimenti la distanza tra il Palazzo e la piazza, apparsa ieri mai così ampia, non potrà che aumentare ancora.

Aldo Cazzullo, Corriere della Sera (29/1/2021)

Canzone del giorno: Saturation (1974) - Jethro Tull
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mercoledì 20 gennaio 2021

Tutto cambia

«Tutto cambia… Ciò che oggi ritieni giusto, domani potrai considerare sbagliato… ciò che oggi approvi, domani potrai disapprovare… ciò che oggi ti piace tanto, domani potrà disgustarti… ciò che oggi scansi come dannoso, domani potrai cercare come vantaggioso… ciò che oggi ami, domani potrai odiare… Non dare mai niente per certo. Finché vivi niente resta immutato. Ciò che non cambia muore. Se vuoi vivere, cambia».

Omar Falworth, L’arte di vivere felici, ovvero Capirsi, Stimarsi, Amarsi (ed. Felicitas – 1994)

Canzone del giorno: Valeva la pena (2004) - Adriano Celentano
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domenica 17 gennaio 2021

Mercato africano

Il Capodanno 2021 ha visto sui social media i leader protezionisti e nazionalisti gongolare per la Brexit, ma è sfuggito loro che, il primo gennaio ha salutato un opposto evento, che schiaccia in proporzioni l’uscita di Londra dalla Ue e conferma che il XXI secolo non sarà stagione di muri, ma di dialoghi. Un miliardo e trecento milioni di esseri umani, 54 Paesi africani su 55 dello sterminato continente, hanno infatti firmato un patto di libero scambio, commercio, servizi che crea una delle aree di comunicazione senza dazi, tariffe e dogane più grandi della storia. Ci si sarebbe aspettato un clamore non inferiore a Brexit, soprattutto per un Paese come l’Italia.
Un Paese che fronteggia a poche miglia marine l’Africa e ne riceve i flussi migratori in prima linea, invece la notizia è passata in sordina e vale la pena dunque di analizzarla, perché muterà, con il tempo, la nostra vita e quella dei nostri figli. Battezzato African Continental Free Trade Act, AfCFTA, l’accordo raccoglie una comunità popolosa come l’intera Cina, nella più grande zona internazionale di libero scambio dalla fondazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, capace, secondo le stime World Bank, di liberare dalla miseria decine di milioni di persone nei prossimi 15 anni grazie all’azzeramento del 90% dei dazi intra-africani. A lungo ritardata dal Covid, l’inaugurazione del patto è stata salutata dal presidente del Ghana Nana Akufo-Addo «La nuova Africa emerge con impeto e strategia, aspirando infine ad essere davvero indipendente». Tutti gli Stati africani, con la sola eccezione dell’Eritrea, hanno aderito all’intesa e 34 la hanno già ratificata, mentre 41 dei principali governi organizzano un calendario per eliminare i dazi ai confini e rilanciare i 2140 miliardi di Pil totale. Storicamente, il continente soffre di gracili commerci interni, meno del 17% delle esportazioni totali, un modello neocoloniale angusto contro il 70% del commercio interno europeo e il 60% asiatico. 
Il Regno Unito si illude con il passato nostalgico alla "The Crown", la Scozia vuol rientrare presto, libera, nell’Ue, e intanto gli africani scommettono sulla libertà, per persone, merci, servizi. (…) Naturalmente, la firma del patto è solo la partenza, e ostacoli formidabili vanno affrontati e rimossi, in aree immense e Paesi poveri, perché, come osserva Silver Ojakol, capo di gabinetto AfCFTA, «l’integrazione economica è un processo, non un evento, dovevamo cominciare e ci siamo riusciti». Agli europei, del resto, dalla Comunità del Carbone e dell’Acciaio del 1951 al Recovery Fund di questi giorni, ci son voluti oltre 70 anni per una vera fusione, anche l’Africa lavorerà a lungo contro divari millenari.


Gianni Riotta, La Stampa (3/1/2021)


Canzone del giorno: Africa (1982) - Toto
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venerdì 15 gennaio 2021

La volpe e lo scorpione

Renzi, il colpo di coda dello scorpione

Se Renzi fosse un animale sarebbe… lo scorpione della favola di Esopo, che punge la rana anche se così affonda pure lui. È riuscito nel suo primo obiettivo: ha messo in crisi il governo e lo ha costretto a cambiare il Recovery plan. Ma, strada facendo, ha anche ricompattato Pd e Cinquestelle intorno al premier, oggi più difficile da raggiungere con il suo pungiglione. Per il «rottamatore» Conte si è finora rivelato un osso più duro di Enrico Letta. Però ha riconquistato centralità: ormai soffriva nello schema di gioco che lui stesso aveva inventato con il governo giallo-rosso; calo nei sondaggi e marginalità lo hanno indotto a cambiare tattica. Che sia riuscito ad aprire una crisi di governo con un consenso al 2% nei sondaggi è uno di quei portenti italiani per cui andiamo famosi nel mondo.

Conte, il passo della volpe per resistere

Se Giuseppe Conte fosse un animale, sarebbe… una volpe. O almeno così vorrebbe. Ha cercato di battere al suo gioco un feticista della manovra di palazzo come Renzi. Così l’altro giorno ha tirato fuori dal cilindro l’ipotesi di cercarsi una «sua» maggioranza, con l’apporto di una quindicina di «profughi» dell’opposizione: «avanti anche senza Renzi». I commentatori, a proposito di volpi, hanno rispolverato un precedente andreottiano. Ma qualcosa gli ha fatto cambiare idea in 24 ore. Forse una provvisoria carestia di «responsabili» o un sibillino post della Sfinge Grillo. Certamente l’incontro con Mattarella. Alla fine del quale la marcia indietro: «Avanti solo con il sostegno di tutta la maggioranza». La «volpe» finirà in pellicceria? Non è detto. Ma deve iniziare a trattare, come andava fatto da subito.

Antonio Polito, Il Corriere della Sera (14/1/2021)

Canzone del giorno:  Animals (2014) - Maron 5
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mercoledì 13 gennaio 2021

Sorridere


Per iniziare la giornata scelgo un caffè, per continuarla, un sorriso.

Stephen Littleword

Canzone del giorno: Smile (2020) - Katy Perry
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domenica 10 gennaio 2021

Senza guida

Quando la potenza leader del pianeta è in confusione, il problema ci riguarda tutti. E preoccupa, a diverso titolo e in varia misura, sia i soci che i nemici dell'impero americano. Certo, Pechino, Mosca e Teheran hanno accolto con gioia maligna il disastro del 6 novembre e godono del fatto che oggi per Washington sia piuttosto arduo impartire lezioni di democrazia e d’efficienza istituzionale al resto del pianeta. Ma a mente fredda,non sapere chi tenga simbolicamente in mano il timone della superpotenza è un problema anche, forse soprattutto,per loro. Né si può escludere che per ricompattare la Nazione e rinsaldare il primato nel mondo alcuni poteri americani siano pronti a scatenare una guerra, possibilmente breve e vittoriosa, che punisca al meno uno fra i tre supernemici. Di sicuro l'imprevedibilità degli Stati Uniti destabilizza il sistema delle cosiddette relazioni internazionali, già in entropia. La potenza di ogni impero si misura dalla salute del centro, da cui dipende quella delle periferie. Non viceversa. In parole povere, il nostro Paese e gli altri satelliti dell'informale impero a stelle e strisce sono esposti alle onde d'urto sollevate dalla disputa fra ipoteri americani. Specie per  i soci più deboli e dipendenti, fra cui noi,si tratta di avventurarsi con i propri mezzi lungo sentieri inesplorati. E imparare a convivere con un capocordata stanco di occuparsi di tutti, in particolare degli alleati meno affidabili e potenti. Quanto ai soci più autorevoli e ambiziosi, è l'occasione per riequilibrare in parte il rapporto con la superpotenza. Vale soprattutto per Germania e Francia. La prima reazione di Angela Merkel, che si è poco merkelianamente dichiarata "arrabbiata e triste", esprime la frustrazione di un ex satellite strettamente sorvegliato perché sospettato di intelligenza col nemico cinese - vedi accordo sugli investimenti Ue (leggi Germania) — Cina — o russo (Nord Stream 2). Fra qualche anno, forse, scopriremo negli attuali soci in via di emancipazione dal controllo americano una lancinante nostalgia per i tempi in cui dovevano tacere, ubbidire e godersi la vita sotto l'ombrello a stelle e strisce.

Lucio Caracciolo, Limes (rivista italiana di geopolitica) - 8/1/2021

Canzone del giorno: Indiscipline (1981) - King Crimson
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venerdì 8 gennaio 2021

Silenzi

- Perchè - disse Nievo - io credo nei siciliani che parlano poco, nei siciliani che non si agitano, nei siciliani che si rodono dentro e soffrono: i poveri che ci salutano con un gesto stanco, come da una lontananza di secoli; e il colonnello Carini sempre così silenzioso e lontano, impastato di malinconia e di noia ma ad ogni momento pronto all'azione: un uomo che pare non abbia molte speranze, eppure è il cuore stesso della speranza, la silenziosa fragile speranza dei siciliani migliori... una speranza, vorrei dire, che teme se stessa, che ha paura delle parole ed ha invece vicina e familiare la morte... Questo popolo ha bisogno di essere conosciuto e amato in ciò che tace, nelle parole che nutre nel cuore e non dice.

Leonardo Sciascia (1921-2021), Gli zii di Sicilia (1958)

Canzone del giorno: Caliti junku (2012) - Franco Battiato
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giovedì 7 gennaio 2021

Caduta

Ieri è caduta l’America. I sostenitori di Donald Trump hanno assaltato il Campidoglio, chiamati alla protesta dallo stesso presidente degli Stati Uniti. Sembravano sulle prime variopinti ma pacifici, invece sono passati alle maniere forti, sfondando la debole resistenza delle forze dell’ordine che hanno fatto irruzione nel Congresso che stava ratificando l’elezione di Joe Biden a presidente degli Stati Uniti e che in quel momento era presieduto dal vicepresidente uscente, Mike Pence. I membri del Congresso si sono buttati sotto i banchi, terrorizzati, gli agenti della sicurezza hanno cercato di difendere l’aula sparando verso i manifestanti che volevano fare irruzione e che alla fine ci sono riusciti.  La consacrazione delle elezione di Biden è stata così interrotta,  Pence è fuggito scortato dai servizi segreti, tutti i membri del Congresso sono scappati mentre le forze dell’ordine cercavano di recuperare il dominio di una situazione ormai sfuggita di mano. Da più parti si è fatto pressing su Trump perché parlasse alla nazione chiedendo ai sostenitori di deporre le armi (analoghi scontri e manifestazioni erano in corso in tutti gli Stati Uniti) ritirandosi dal Congresso e sciogliendo le manifestazioni. Trump prima ha fatto un tweet chiedendo ai suoi di muoversi pacificamente, poi ha registrato un video di un minuto postandolo su Twitter che ne ha bloccato il tipo di condivisione. Nel suo discorso il presidente uscente ha sì chiesto alla fine ai manifestanti tornare a casa pacificamente, ma ha iniziato buttando nuova benzina sul fuoco sostenendo che le elezioni erano state da lui perse solo per le frodi. (...) Ci sono folle oceaniche a protestare in tutti gli Stati Uniti, anche se non violente come quella di Washington e con le immagini di ieri dell’assalto al Campidoglio che sembrano quelle classiche di un golpe che hanno fatto il giro del mondo, diventa assai difficile sollevare la democrazia americana da questa incredibile caduta. Immaginate l’effetto che quelle immagini di un’America in ginocchio possono avere fatto agli occhi dei gruppi terroristici di tutto il mondo, nel mondo arabo o in tutti quei paesi che non sognano altro che la caduta degli Stati Uniti.  Difficile rimettere in piedi le macerie e riprendere le redini dell’America e probabilmente difficile farlo per un uomo non particolarmente di carattere come Joe Biden. Sarà complicato anche decidere il destino di Trump che ha enormi responsabilità sia in quello che è incredibilmente accaduto che nel non averlo voluto fermare come era dovere di un presidente in carica degli Stati Uniti. È caduta l’America, e rimetterla insieme sarà difficilissimo perché le ferite che si sono aperte non si rimargineranno dall’oggi al domani, né all’interno degli Stati Uniti né per quello che vuol dire quella superpotenza davanti al resto del mondo.

Franco Bechis, Il Tempo (7/1/2021)

Canzone del giorno: Falling Down (1999) - Muse
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lunedì 4 gennaio 2021

Trasformazioni

Il 2020 sarà ricordato come l’anno della pandemia, ma anche come un anno di trionfo per la scienza e la tecnologia. Non solo per l’arrivo del vaccino in tempi record, ma anche perché internet e le tecnologie digitali hanno consentito all’economia e alla società di continuare a funzionare con modalità che anche solo pochi anni fa erano inimmaginabili. Non sappiamo cosa ci riserverà il nuovo anno, ma vi è una certezza: il progresso scientifico e tecnologico continuerà a cambiare la nostra vita in modo sempre più profondo e più rapido. Nei prossimi anni, le nuove tecnologie trasformeranno l’economia e la società negli ambiti più diversi: in medicina e biologia, nel sistema dei pagamenti, nella robotica, nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, nella conservazione dell’energia. Come per il vaccino e per la diffusione di internet, queste innovazioni aumenteranno il nostro benessere e apriranno nuove opportunità, ma avranno anche risvolti devastanti per chi svolge lavori che diventeranno obsoleti. Come cogliere le opportunità aperte dal progresso tecnologico, senza essere travolti dalle profonde trasformazioni che inevitabilmente lo accompagneranno? Sarà questa la sfida principale della politica economica nei prossimi anni. Nonostante le molte aree di eccellenza nel settore manifatturiero e nel mondo della ricerca, l’Italia arriva impreparata a questa sfida. (...) L’elenco del perché l’Italia è impreparata all’imminente accelerazione del progresso tecnologico e lungo, è in parte è ben noto. Per decenni abbiamo trascurato il sistema sanitario, è investito troppo poco nelle strutture sanitarie e nel preparare le nuove generazioni di medici la pubblica amministrazione è poco efficace e incapace di adattarsi alle esigenze di un mondo produttivo in rapida trasformazione. Questo riflette anche la sua composizione, di formazione quasi esclusivamente giuridica e di età avanzata (solo il 2% dei dipendenti pubblici italiani hanno meno di 35 anni, contro il 30 in Germania). Le dimensioni delle imprese italiane sono spesso troppo piccole per sostenere gli investimenti necessari all’innovazione, il mercato del lavoro rimane poco flessibile e incapace di facilitare la riallocazione tra settori e imprese. Abbiamo reagito alla pandemia impedendo la riallocazione, con il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione ma questi provvedimenti non possono che essere temporanei, mentre il ridimensionamento di alcune attività produttive sarà permanente e coinvolgerà anche altri settori e imprese. Naturalmente non ci sono solo handicap. Il nostro paese ha anche molti punti di forza per poter approfittare delle grandi opportunità che la scienza e il progresso tecnologico apriranno nei prossimi anni: dalle numerose capacità individuali, a una tradizione di creatività e imprenditorialità, a un settore manifatturiero competitivo e globalizzato per valorizzare questi punti di forza, tuttavia, è indispensabile sciogliere i nodi che ostacolano il cambiamento non basta dire che faremo più investimenti. Occorre che siano indirizzati verso l’innovazione, e che siano avviate le riforme necessarie alla trasformazione verso un’economia basata sulla conoscenza. Prima che sia troppo tardi.

Guido Tabellni, economista (Il Foglio - 2/1/2021)

Canzone del giorno: Further On Down The Road (2017) - Tommy Castro
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sabato 2 gennaio 2021

Aspettative

Sergio Staino, da google.it







Canzone del giorno: Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi (1972) - Lucio Battisti
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venerdì 1 gennaio 2021

Cominciare

Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare. 

Apprendi dagli audaci, dai forti, da chi non accetta compromessi, da chi vivrà malgrado tutto.

Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba. Tu sei la parte della forza della tua vita. Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita. 

Non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.

Pablo Neruda


Canzone del giorno: New Beginning (1995) - Tracy Chapman
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