nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

venerdì 30 gennaio 2015

TW

Il giornalista e scrittore Corraudo Augias ha deciso, nei giorni scorsi, di lasciare Twitter. Preferisce abbandonare il famoso social network e la sua decisione, scritta nell'obbligo dei 140 caratteri, è quanto meno uno spunto per riflettere ancor di più sul suo uso (e abuso). Si può o meno essere d'accordo con lui. Twitter è un segno dei nostri tempi e non siamo in grado d'immaginare quali altri tipi di comunicazione (fra esseri umani e disumani) ci potrà riservare il prossimo futuro. Per il momento accettiamo il parere di chi autodistrugge il suo TW in quanto considerato uno "strumento di discussione e comunicazione scadente".


Corrado Augias @corradoaugias 15 gen

nel breve scritto allegato dico perché cesso da questo momento la mia partecipazione a TW.
Saluto tutti con simpatia.

"140 caratteri spazi inclusi in una lingua polisillabica come la nostra sono troppo pochi. Forse vanno bene in inglese che è una lingua sintatticamente stringata. 

Vero che ci sono alcuni trucchi: nn invece di non, xché di perché, ogn1 invece di ognuno, ma non bastano. TW è adatto alla comunicazione immediata di notizie o a brevi giudizi apodittici.

Molto più spesso viene usato come palestra per giochetti di parole, considerazioni sommarie, volgarità spesso anonime, cosa che una volta apparteneva solo ai 'pizzinì mafiosi. Insomma, come strumento di discussione e comunicazione è scadente e anche come passatempo insoddisfacente. Non disponendo di molto tempo e sentendo il bisogno di contatti meno rudimentali cesso da questo momento di parteciparvi. Ringrazio coloro con i quali ho abbozzato dei dialoghi augurando a tutti, nessuno escluso, salute e pace. Per chi fosse interessato alle mie opinioni rimando alla pagina delle idee di "Repubblica". Good luck.


Canzone del giorno: Babe I'm Gonna Leave You (1969) - Led Zeppelin
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mercoledì 28 gennaio 2015

Sommette

"Syriza ha vinto promettendo la fine delle politiche di austerità in un Paese che ha un debito pubblico di 330 miliardi di euro pari al 175% del Pil. Ma ora, dopo i sogni, c’è il brusco risveglio e l’esecutivo a guida Syriza, insieme ai Greci indipendenti, dovrà trovare una bella sommetta visto che i costi delle promesse elettorali di Alexis Tsipras sono pari a 11,4 miliardi di euro. Senza contare che, a fronte di casse disperatamente semivuote dell’Erario (i greci non stanno più pagando le imposte sperando in un calo o in una forte riduzione delle stesse), ci sono scadenze in arrivo di bond nei prossimi mesi per circa 10 miliardi di euro (di cui 3,5 miliardi a luglio e 3,7 miliardi ad agosto) che fanno un totale di 21,4 miliardi da trovare entro luglio. (...) Oggi il debito ellenico è in mano all’80% a soggetti pubblici (Paesi Ue, Fmi e Esm al 72%), l’8% alla Bce. Quindi la partita a scacchi sulla eventuale ristrutturazione coinvolge soprattutto governi e soggetti internazionali. Ma i soldi di cui si tratta per un eventuale secondo haircut sono tutti dei contribuenti, non di soggetti privati. Un elemento che rende ancora più complessa la partita negoziale, soprattutto se, come quest’anno, in Europa sono previste, dopo quella greca, altre sette consultazioni elettorali tra cui quelle britannica e spagnola con il partito di Podemos in testa nei sondaggi".

Vittorio Da Rold (Il Sole 24 Ore - 27/12/2015)


Canzone del giorno: Tomorrow (1988) - Europe
Clicca e ascoltaTomorrow....

domenica 25 gennaio 2015

Post Scriptum Film

The Imagination Game

REGIA: Morten Tyldum
INTERPRETI: Benedicy Cumberbatch, Keira Knightley, Charles Dance,
Matthew Goode, Mark Strong, Rory Kinnear
SCENEGGIATURA: Graham Moore
DURATA: 114'
USCITA: 

The Imitation Game, il film di Morten Tyldum candidato a 8 premi Oscar, riesce a raccontare in modo sensibile gli avvenimenti della vita di Alain Touring, eccentrico matematico che durante la seconda guerra mondiale riuscì, insieme con un gruppo di linguisti e scacchisti, a decifrare i codici di Enigma, la macchina utilizzata dai nazisti per comunicare con i loro militari via radio attraverso una serie di messaggi criptati.
Il regista ripercorre le vicende fondamentali della vita di Touring e fa di tutto (e in buona parte ci riesce) affinché sia lo stesso spettatore, in un gioco di flashback intrecciati, a ricostruire i tratti (eroici? geniali? paranoici?) di uomo che, oltre ad essere riuscito con i suoi esperimenti a creare un marchingegno che possiamo considerare l'antesignano del computer, ha vissuto una vita tragica.
La sceneggiatura punta molto sull’emotività (che è anche una sua forza nei momenti cruciali) del protagonista, interpretato da un bravissimo Benedict Cumberbatch in grado di farci rivivere un personaggio tanto complesso quanto affascinante.
Il suo dramma adolescenziale é narrato con garbo e, analogamente, i fatti tragici che riguardano gli ultimi anni della sua vita sono rievocati proponendoci un uomo rattristito e impaurito (anche se le cause della sua morte sono raccontate in maniera un po' fin troppo sbrigativa).
L'intero cast degli attori scelti dal regista riesce a ben sostenere il film sino alla fine, compresa Keira  Knightley nella parte di una donna che instaura con Touring un particolare rapporto d’affetto e complicità.
A tutto ciò aggiungiamo un'efficace fotografia e una sceneggiatura che permette allo spettatore di seguire dall’inizio alla fine il racconto con poche distrazioni e molta tensione emotiva.

Canzone del giorno:  My Imagination (2008) - Ten Years After
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venerdì 23 gennaio 2015

Tesori

Come si fa ripartire la cultura?

"Mito e comunicazione. La casa di Giulietta e Romeo a Verona fa più visitatori di Pompei o degli Uffizi. Bisogna convincere gli italiani a riappropriarsi del proprio patrimonio. Senza banalità tipo ‘l’arte è il petrolio dell’Italia’. 

I beni culturali servono a fare gli italiani, non i turisti. Quelli vengono dopo".



Philippe Daverio (intervista di Alessio Schiesari - Il Fatto quotidiano del 7/1/2015)


Canzone del giorno:  Minor Thing (2002) - Red Hot Chili Peppers
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mercoledì 21 gennaio 2015

Attuazione

Di recente si è ritornato a parlare di “decreti attuativi" a seguito di un'inchiesta
pubblicata dal Sole 24 Ore.

La Legge-delega é un forte strumento di potere nelle mani del Governo. Essa in
sè, però, non contiene praticamente le norme che, invece, devono essere scritte attraverso una serie di decreti attuativi.
Sono, quindi, questi ultimi che riescono ad attuare quanto genericamente stabilito. Soltanto in questo modo alcune leggi possono trovare concreta applicazione.
Il Sole 24 Ore rileva che "per rendere efficaci le manovre degli ultimi tre governi sul fronte economico restano da varare 585 decreti attuativi, oltre la metà del totale. Se infatti l’esecutivo Renzi ha accelerato sullo smaltimento delle misure previste dai predecessori Monti e Letta, le nuove riforme hanno anche portato un bagaglio di nuovi decreti attuativi: solo l’ultima legge di Stabilità necessita di 119 interventi attuativi. Rispetto a due mesi fa il tasso di attuazione registra un leggero arretramento: dal 52,7 al 46,9%”.
Il monitoraggio eseguito dal quotidiano economico è interessante sul fronte dell'impegno governativo per tentare di trasformare la democrazia delle parole in democrazia dell'attuazione delle leggi.
È la solita vecchia storia: ogni cambiamento tocca particolari interessi e l'eccessiva burocratizzazione del nostro sistema ostacola, spesso, le riforme volute dal legislatore.
Nell'editoriale a commento dell'inchiesta, Guido Gentile descrive il tutto in maniera chiara, definendolo: "Un moto circolare che è del resto un frutto tipico del riformismo all’italiana: si parte a gran velocità, poi si decelera, infine ci si ferma. Per poi ricominciare daccapo e ripiombare, tra task-force, piani-tampone e compromessi al ribasso, nelle sabbie mobili dell’attuazione parzialmente o totalmente mancata".


Canzone del giorno:  Practice What You Preach (1994) - Barry White
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domenica 18 gennaio 2015

Ridere



“Una risata può essere una cosa molto potente.
Vedi? A volte nella vita è l’unica arma che rimane”.

Roger Rabbit a Eddie Valient (Bob Hoskins) nel film "Chi ha incastrato Roger Rabbit?" (1988)






Canzone del giorno:  Tied Together With A Smile  (2006) - Taylor Swift
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venerdì 16 gennaio 2015

Testi

Cosa pensa dei talent show? 
«Che sono prodotti molto buoni e molto pericolosi. Vederli è divertente, ti viene voglia di votare, magari chi ha avuto un passato difficile. E ogni tanto nascono artisti di talento. La parte pericolosa è per chi non vince: c’è gente che per due mesi ti ama e poi, in un lampo, si dimentica di te. Per avere successo devi faticare».


Non crede, da autore, che rispetto ai tempi di Bob Dylan, Springsteen e Johnny Cash, oggi ci sia meno cura nei testi? 
«Ne sono certo. I testi oggi non sono neanche lontanamente intelligenti, poetici e sofisticati rispetto agli anni 60 e 70. Le persone vogliono cose più ovvie da capire per passare alla prossima. La gente non vuole pensare: è difficile farlo mentre stai guidando, scrivendo sms e aggiornando in contemporanea il tuo profilo Facebook».


Ryan Tedder, voce dei OneRepubblic (da un'intervista a Chiara Maffioletti - Corriere della Sera del 14/12/2014)


Canzone del giorno:  Counting Stars (2013) - OneRepubblic
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martedì 13 gennaio 2015

Post Scriptum Film

Big Eyes

REGIA: Tim Burton
INTERPRETI: Amy Adams, Chrisoph Watz, Dunny Huston, Krysten Ritten
SCENEGGIATURA: Scott Alexander, Larry Karaszewski
DURATA: 105'
USCITA:

Niente cupe immagini in bianco e nero.
Assenti le tipiche figure grottesche da horror gotico.
Per nulla presente la caratteristica atmosfera dark che ha arricchito parte della sua migliore filmografia.
 

Da un regista visionario come Tim Burton, é chiaro che ci si aspetti quel tratto peculiare in più che, nel suo ultimo film Big Eyes, sembra proprio non esserci. 
Nonostante la bravura di Amy Adams e di Christoph Waltz, coppia protagonista in grande forma, l'opera appare fin troppo tradizionale sia nello stile sia nella narrazione.
Eppure la storia è interessante e riguarda una delle più grandi frodi che la storia dell'arte ricordi, avvenuta negli Stati Uniti negli anni '50. Walter Kane per tanti anni riuscì a spacciarsi per l'autore dei quadri che, invece, erano dipinti da sua moglie Margaret. Lei sapeva dipingere degli originali bambini dal volto triste e gli occhi enormi. Lui sapeva fare il venditore e portò all'estrema popolarità i quadri con furbissime operazioni di marketing.
La splendida fotografia di Bruno Delbonnel, i colori incisivi, l'accurata ricostruzione d'epoca e, come già detto, l'ottima prova degli attori, non riescono da soli a dare un ritmo adeguato al film. 
Tim Burton ha preferito una costruzione classica e, probabilmente, siamo in tanti coloro che avrebbero preferito un’attenzione in più al dramma psicologico della protagonista con scene più entusiasmanti e originali. Proprio per questo Amy Adams che vaga smarrita con il carrello in un supermercato, assalita dalla visione di tanti clienti dalle iridi assurde e gigantesche, diviene una finzione godibilissima che ha a che fare con la mercificazione dell'arte ma, soprattutto, con l’ossessività peculiare
 del regista.
Proprio queste scene, autenticamente burtoniane, sono quelle che avremmo desiderato più presenti in Big Eyes.

Canzone del giorno:  Living Eyes (1981) - Bee Gees
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domenica 11 gennaio 2015

Je suis...

Plantu (Le Monde - 11/1/2015)


















Canzone del giorno:  Nuvole bianche (2004) - Ludovico Einaudi
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venerdì 9 gennaio 2015

Charlie Hebdo

Strage a Parigi nella sede del giornale satirico «Charlie Hebdo».
I terroristi islamici uccidono 12 persone. Tra questi il direttore Stephane Charbonnier, due poliziotti e i giornalisti e disegnatori che, in quel momento, si trovavano in redazione.
Una barbara mattanza che terrorizza l’Europa. Un attacco contro i valori fondamentali della nostra società.
Un attacco alla libertà.
Scrive Miche Serra su Repubblica: Non è vero che a Charlie Hebdo niente è sacro. Sacra, in quel vecchio giornale parigino, è la libertà. Danzava, la libertà, allegra e nuda come le donnine di Wolinsky, attorno alla fragile trincea di scrivanie coperte di carta, matite, giornali, pennarelli (l’arsenale delle vittime) sulle quali sono caduti gli impenitenti artisti della satira francese, molti dei quali anziani, freddati dai loro giovani assassini.
Ragazzi bigotti che uccidono vecchi libertini. Autori di lungo corso come Georges Wolinsky, Charb, Cabu, usciti indenni da cento processi per oscenità, scampati a licenziamenti, fallimenti e censure, sopravvissuti perfino alle tante rissose diaspore interne al mondo (litigiosissimo) del giornalismo satirico, per poi morire così, macellati da due imbecilli sanguinari che della libertà niente possono e vogliono sapere: la libertà sta ai fanatici come la bicicletta ai pesci. (…) Le vittime di questa carneficina avevano tutte, metaforicamente o nella realtà, la matita in mano. E’ la matita, in questo vero e proprio Ground Zero della libertà di stampa, il minimo eppure potentissimo grattacielo abbattuto. Mettetevi una matita nel taschino, nei prossimi giorni, per sentirvi più vicini a Charlie, anche se non l’avete mai letto, anche se la satira vi piace così così, e la trovate eccessiva o sguaiata o provocatoria.
Salutiamo con un sorriso aperto — loro non vorrebbero di meglio — quella gente appassionata, intelligente e inerme, il direttore Charb (Stéphane Charbonnier), Cabu (Jean Cabus), Tignous (Berdard Verlhac), Georges Wolinsky, ingoiati dal buco nero dell’odio politico-religioso insieme al giornalista Bernard Maris, ad altri cinque compagni di lavoro e a due agenti di polizia. Provate a immaginare, per prendere le misure della strage di rue Nicolas- Appert, se i vignettisti che ogni giorno vi fanno ragionare o ridere sui giornali italiani venissero falciati tutti o quasi da un pogrom di fanatici, lasciando vuoto, sulla pagina, quel quadrato così superfluo e così indispensabile. Non dimentichiamoci mai, neanche per un secondo, come profuma di buono la libertà, e quanto siamo debitori, come europei, alla Francia e a Parigi”.

Canzone del giorno:  Hurt (2003) - Johnny Cash
Clicca e ascoltaHurt....

martedì 6 gennaio 2015

Scorciavacche

Il ponte Scorciavacche ha ceduto a pochi giorni dalla sua inaugurazione che avrebbe dovuto facilitare l’attraversamento di un tratto stradale sulla statale Palermo-Agrigento. Come aveva comunicato l’Anas, quel tratto aperto al traffico “è compreso all’interno del macrolotto di circa 34 km che va dall’attuale svincolo di Bolognetta allo svincolo di “Bivio Manganaro” e vale complessivamente circa 297 milioni di euro, di cui oltre 13 milioni per la nuova variante di “Scorciavacche”.
In questo caso si può parlare di omen nomen? Probabilmente sì, se ci si affida (a senso) al dialetto siciliano e si traduce quel “Scorciavacche” (nome di un antico feudo) in “Che toglie la pelle alle mucche”.
Sul quel territorio fra Villafrati e Mezzojuso questa volta a essere scuoiato è stato l’asfalto per colpa di una carreggiata che sprofonda inspiegabilmente.
Difetto di esecuzione? Imperizie? Errori di progettazione? Smottamento? Collaudo irregolare?
La Procura apre un’inchiesta e si attendono perizie e verifiche per tentare di capire cosa non è andato per il verso giusto e di chi sono le responsabilità.
Nel frattempo la foto del ponte che sbriciola (e dei 13 milioni di euro necessari per la sua realizzazione) riempie le prime pagine di tutti i quotidiani. Il premier Renzi anticipa tutti via Twitter chiedendo all’Anas di ricercare immediatamente i responsabili.
Dalla parte dell’opposizione anche l’altro Matteo (Salvini) s’indigna (sempre via twitter) e chiede misure drastiche per i responsabili.
Il tutto naturalmente conferisce all’accaduto un maggiore risalto mediatico e i commenti si sprecano dinanzi a un episodio da guinness dei primati in negativo.
Il quotidiano Il Tempo affida il suo editoriale a Remo Calzona, ingegnere e professore presso l’Università di Roma La Sapienza, che ci ricorda che “Nessuna opera può essere aperta all’uso se preventivamente non c’è il parere positivo di collaudo dato dalla commissione di collaudo nominata dall’Anas stessa. Se si riflette su questo, è impossibile che un viadotto crolli dopo così poco tempo d’uso. Doveva restare lì per sempre. È durato otto giorni. Poi è crollato, come un’illusione, come un castello di carte spazzato via dal vento. Ma il vento non c’entra. Un episodio emblematico, indicativo del modo di fare opere pubbliche   nel Belpaese. Il viadotto Scorciavacche, sulla Palermo-Agrigento è stato inaugurato alla vigilia di Natale. È venuto giù a Capodanno”.
Come un castello di carte spazzato via dal vento”… a quanto pare nella Sicilia orientale, dalle parti di Modica, imperversa un vento di grecale, freddo e pungente, che viene chiamato proprio “vento Scorciavacchie”.
Proprio così, tra vacchie scuoiate, soldi pubblici sprecati, ponti che si sfarinano, inchieste e perizie varie, il vento Scorciavacche soffia forte e impetuoso sul nuovo anno appena iniziato.

Canzone del giorno:  Cold Wind (1998) - Mike Morgan
Clicca e ascoltaCold....

lunedì 5 gennaio 2015

Terra mia

Terra mia

Comm'è triste e comm'è amaro 

st'assettato e guarda tutt'è cose, tutt'e parole 
ca niente pònno fà 
si m'accir agg'jettato chellu poco 'e libertà 
ca sta' terra e sta' gente 'nu juorno m'adda rà 


Terra mia, terra mia, comm'è bello a la penzà 
Terra mia, terra mia, comm'è bello a la guardà 

Nun è overo nun è sempre 'o stesso 
tutt'e journe po' cagnà 
ogge è diritto, dimane è stuorto 
e chesta vita se ne va 

'e vecchie vanno dinto a chiesia cu' a curona pe' prià 
e 'a paura 'e sta morte ca nun ce vo' lassà 

Terra mia, terra mia, tu sì chiena 'e libertà 
Terra mia, terra mia, ì mò a siento 'a libertà



Canzone del giorno:  Terra mia (1977) - Pino Daniele
Clicca e ascoltaTerra mia...

sabato 3 gennaio 2015

Entusiasmo

Ellekappa, da Google.it














Canzone del giorno:  This Old Town (2006) - Tom Petty
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giovedì 1 gennaio 2015

Una strada


Se una cosa la vuoi, una strada la trovi.

Se una cosa non la vuoi, una scusa la trovi.

                                             Proverbio africano




Canzone del giorno:  Sulla mia strada (1999) - Ligabue
Clicca e ascoltaSulla mia....