nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

mercoledì 30 settembre 2015

Ghiaccio

La NASA annuncia che su Marte vi sono un bel po' di ruscelli di acqua salata.
A quanto pare da quelle parti, nei periodi più caldi, compaiono delle strisce di terra bagnata su alcuni pendii.
Per gli scienziati non è per nulla semplice capire da dove arriva l'acqua. Un'ipotesi potrebbe essere legata alla presenza di ghiaccio che, quando aumenta la temperatura, si scioglie, fuoriesce in getti per poi evaporare immediatamente. Gli studi proseguiranno per svelare l'enigma. Se poi si passa dalla studio del Pianeta Rosso a tutto ciò che sta accadendo sul Pianeta Terra, le tematiche che hanno a che fare con il ghiaccio hanno un loro perché e anche in questo caso interviene la NASA che ci ricorda che, dalle nostre parti (e precisamente in Groenlandia), il ghiaccio è bollente. Praticamente nell'ultimo decennio, in quell'isola, il surriscaldamento globale ha generato lo scioglimento di 303 miliardidi tonnellate di banchisa. Si teme per l'innalzamento dei mari a causa della temperatura in aumento.
La Groenlandia si scioglie come un piccolo ghiacciolo al limone nelle mani di un bambino.
Le associazioni internazionali che tentano di tutelare l'ambiente, hanno battezzato "The Last Ice" il territorio al confine tra il Canada e la Groenlandia. Si proprio così, quell'importante parte del globo è stata definita "L'ultimo ghiaccio".  Che altro dire....


Canzone del giorno:  Ice (1993) - Sarah McLachlan
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domenica 27 settembre 2015

Cigno nero

Federico Fubini parla dello scandalo della Volkswagen tracciando una similitudine con il fallimento, nel 2008, di Lehman Brothers. Sul Corriere della Sera del 24 settembre scorso, il giornalista si spinge a ritenere il caso della casa automobilistica tedesca come la “Lehman d’Europa” tenuto conto degli ambigui rapporti tra controllori e società controllate.
Per spiegarci il suggestivo parallelo, Fubini parte dalla famosa teoria di Nassim Nicholas Taleb: "Un «cigno nero» è un evento improvviso, casuale e devastante. Senonché si scopre sempre dopo che quella catastrofe non era solo un caso estremo di sfortuna, un fatto
semplicemente imponderabile, ma il risultato di una serie di azioni di cui nessuno aveva mai tirato le somme. La nascita di un cigno nero in un certo momento è impossibile da prevedere, ma ogni diecimila cigni è certo che uno nero arriverà.
Ogni dieci anni di operazioni irresponsabili di Walla Street una crisi finanziaria esploderà. E ogni undici milioni di Volkswagen vendute sulla base di una frode sulle emissioni inquinanti, presto o tardi qualcuno scoprirà l’inganno che ora minaccia il secondo costruttore mondiale di auto. Le somiglianze tra la crisi dei subprime del 2007-2008 e Lehman Brothers e lo scandalo Volkswagen sono impressionanti. In entrambi i casi, i controlli sulla qualità del prodotto sono affidati a società pagate dal produttore stesso: nel caso dei subprime americani, le agenzie di rating arruolate dalle banche perché rassicurassero sull’affidabilità di quei titoli; nel caso Volkswagen, le aziende finanziate dal costruttore stesso perché certificassero che quei motori sono puliti.
In entrambi i casi colpisce anche lo squilibrio fra i regolatori pubblici e le aziende regolate. Nelle banche come nell’auto, i guadagni dei manager sono un multiplo di quelli dei funzionari che dovrebbero controllarli ma spesso sperano solo di essere assunti da loro. E per Wall Street come per Volkswagen, la conoscenza di tecnologie molto complesse gioca a favore delle imprese su chi dovrebbe controllarle: le aziende sanno tutto perché hanno creato loro quei prodotti, titoli strutturati o motori diesel, i controllori invece devono decostruirli e interpretarli da zero”.
 
A tutto ciò si aggiungono i pericolosi intrecci e i conflitti d’interesse con il potere politico. Negli Stati Uniti la Federal Reserve di New York, oggi l’atteggiamento del governo tedesco con la Merkel che seppur già informata di avere un grosso problema in casa propria, ha sperato di disinnescarlo in silenzio prima che esplodesse: “Ora è tardi: il cigno nero è di nuovo fra noi. E le somiglianze fra la crisi americana e quella tedesca rischiano di riconfermarsi. Nel 2008 il governo americano giunse alla conclusione che le banche di Wall Street erano «too big to fail», troppo grandi perché potessero essere lasciate fallire: l’impatto sull’economia degli Stati Uniti sarebbe stato devastante. Nascono così le
operazioni che porteranno in pochi mesi al salvataggio pubblico di un gran numero di gruppi finanziari negli Stati Uniti. 
La vicenda tedesca potrebbe rivelarsi simile. Volkswagen realizza vendite per oltre 200 miliardi di euro l’anno, è il più grande investitore al mondo in ricerca e sviluppo, assicura in Germania 600 mila posti di lavoro diretti (più milioni di posti indiretti). Il settore auto pesa per 300 miliardi di euro di esportazioni, la prima voce del made in Germany. Anche Volkswagen è «too big to fail», dunque il governo tedesco interverrà per salvarla: ma lo farà violando e forse demolendo le regole europee sugli aiuti di Stato, quelle che avevano rimesso un minimo d’ordine nel rapporto fra politica e imprese in Italia.
Ogni cigno nero è il punto d’arrivo di una serie di azioni a monte. Ma a volte può creare anche conseguenze a valle”.


Canzone del giorno:  Where Are We Runnin'? (2004) - Lenny Kravitz
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venerdì 25 settembre 2015

Inganni


"Farsi ingannare una volta è spiacevole, due volte stupido, tre volte vergognoso".



                 Cicerone (106 - 43 a.C.)




Canzone del giorno:  Fool (2001) - Shakira
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martedì 22 settembre 2015

Flussi

Ilpost.it ha pubblicato un articolo del Washington Post scritto da Liz Sly.
L'esperta giornalista spiega in otto ragioni l'attuale crescita esponenziale della migrazione verso l'Europa.
La questione dei flussi migratori e la consequenziale necessità di gestire l'accoglienza di tantissime persone, rimarrà per moltissimo tempo al centro del dibattito politico internazionale.
La superficialità sovrasta, spesso, le nostre argomentazioni. L'approfondimento è d'obbligo per affrontare una seria discussione e per tentare di capire le possibili soluzioni. 
Il perdurare della guerra in Siria rappresenta il motivo più importante dell'attuale straordinario flusso. Lia Sly ci ricorda che questa terribile guerra "va avanti da oltre quattro anni e non ci sono segni che possa terminare a breve. Non c’è diplomazia che possa risolverla. Almeno 250mila persone sono morte durante la guerra. Non c’è dubbio che i siriani vogliano scappare dal loro paese: nel 2015 i migranti siriani sono stati la metà di tutti i migranti che sono arrivati in Europa in più rispetto allo scorso anno. In altre parole, senza i siriani il numero di persone che quest’anno stanno cercando di raggiungere l’Europa sarebbe stato circa uguale a quello dello scorso anno".
A seguire vi sono le altre motivazioni che rendono ancora più problematico questo straordinario flusso migratorio verso l'Europa e anche quella che la giornalista mette all'ottavo posto, ossia la scarsità di aiuti internazionali, diventa altrettanto importante al pari delle altre. Scrive al riguardo Liz Sly: "Prima del massiccio flusso di persone verso l’Europa, quattro milioni di siriani avevano già lasciato il loro paese a causa della guerra e si erano rifugiate nei paesi vicini – soprattutto Turchia, Giordania e Libano. Qui continuano a vivere in maniera miserabile: viene negato loro il diritto a lavorare e la maggior parte dei bambini non va a scuola. Molti dei profughi diretti verso l’Europa citano l’educazione dei figli come motivo principale per cui hanno deciso di provare a costruirsi una vita nuova".


Canzone del giorno:  Speed of Sound (2009) - Pearl Jam
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lunedì 21 settembre 2015

Occhi

La curva dei tuoi occhi intorno al cuore


La curva dei tuoi occhi intorno al cuore
ruota un moto di danza e di dolcezza,
aureola di tempo, arca notturna e sicura
e se non so più quello che ho vissuto
è perchè non sempre i tuoi occhi mi hanno visto.

Foglie di luce e spuma di rugiada
canne del vento, risa profumate,
ali che il mondo coprono di luce,
navi cariche di cielo e di mare,
caccia di suoni e fonti di colori,

profumi schiusi da una cova di aurore
sempre posata su paglia degli astri,
come il giorno vive di innocenza,
così il mondo vive dei tuoi occhi puri
e tutto il mio sangue va in quegli sguardi.

                               Paul Éluard  (1895 – 1952) - da Capitale de la douleur,1926.

Canzone del giorno:  La cura (1996) - Franco Battiato
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venerdì 18 settembre 2015

Colosseo

La notizia è la seguente: ieri sono rimasti chiusi, per più di due ore, i siti archeologici più importanti di Roma.
Cancelli chiusi al Colosseo per assemblea sindacale dei lavoratori e turisti allibiti (molti imbufaliti) davanti al cartello che avvisava la momentanea (e lunga) interruzione degli accessi.
Polemiche a mai finire e posizioni contrastanti. Governo contro sindacati. Equivoci e rivendicazioni. File di turisti stranieri che non capiscono e regolamentazioni non sempre facili da digerire.
Camillo Langone su Il Foglio spiazza tutti  e,  dinanzi a un copione che si ripete, sforna una sua riflessione controcorrente: Sappiano i romani cosa significa vivere come gli italiani, ossia in comuni senza un soldo. Il Colosseo e altri siti archeologici di Roma sono rimasti chiusi qualche ora per assemblea sindacale: embè? Il Colosseo è lì da duemila anni, ci sarà anche domani e anche domani permetterà ad albergatori e ristoratori della capitale di essere costosi e scortesi e scadenti come sempre. Ci si preoccupi piuttosto di come sono ridotti i musei del resto d’Italia. Dal Veneto alla Puglia io quest’estate ho visto dei gran portoni chiusi: chiusi i musei comunali, perché i comuni non possono più pagare i guardiani, chiusi i musei diocesani, perché le diocesi spendono tutto in misericordia e niente in memoria, chiusi i musei delle fondazioni, perché gli sponsor si sono estinti. A Rimini il museo era aperto ma il personale sembrava, per colore della pelle e conoscenza della lingua, appena sbarcato (forse gli italiani laureati in storia dell’arte pretendono di essere pagati, chissà). Invece a Rovigo un cartello rimandava la riapertura a data da destinarsi. Al culmine di questo viaggio nella mia terra desolata mi sono sentito come Eustachio da Matera, uomo di un secolo antico eppure analogo: “Piango il destino delle città d’Italia, e la rovina del mondo”. Che poi non capisco la smania plebea di visitare il Colosseo, l’anfiteatro romano è un luogo di morte mentre nella pinacoteca rodigina è conservata la Venere del Mabuse, tettine tonde e culo grosso, insomma la vita”.


Canzone del giorno:  I Just Wanna Stop (1978) - Gino Vannelli
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martedì 15 settembre 2015

Altalena

“..Penso che capitino momenti così. Momenti in cui ci si chiude in casa, non si riescono a fermare i pensieri e ci si sente terribilmente giù..[ ]..Ce ne sono tanti, almeno quanto i momenti felici in cui sembra di poter fare qualsiasi cosa. 
Il tempo va avanti, con questa continua altalena..” .

Banana Yoshimoto, Amrita (Ed.Felrinelli - 2002)



Canzone del giorno:  See Saw (1965) - Don Covay
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sabato 12 settembre 2015

Approdi

A metà luglio una giovane migrante libanese che vive, con la sua famiglia, in
Germania, prende la parola durante una riunione scolastica alla quale partecipa Angela Merkel. La studentessa racconta alla cancelliera tedesca di avere paura di essere rispedita nella sua martoriata terra di origine. Con piglio istituzionale la Merkel dice alla giovane palestinese che la Germania non può ospitare tutti i profughi. La ragazzina ha un nodo in gola, non digerisce le parole della cancelliera e scoppia a piangere. Le immagini fanno il giro del mondo e oggi sembrano stridere con la decisione del governo tedesco, favorevole, adesso, ad accogliere un grande numero di rifugiati.
Dinnanzi al dramma dei migranti, Angela Merkel assume l'impegno di ospitare almeno 500 mila profughi all'anno. Un'inversione di tendenza senza precedenti. Probabilmente non si tratta soltanto di una questione di solidarietà (sono in tanti a sostenere che i tedeschi sono degli inguaribili calcolatori) ma, in ogni caso, si tratta di una svolta epocale che coinvolgerà l'intera Europa.
Si resta sorpresi di fronte a una mossa così radicale e audace. Una lucidità politica, quella mostrata dalla cancelliera, che lascia disorientati i partner europei e che dovrebbe incentivare una concreta pianificazione dei flussi migratori. Il peso sostenuto dal nostro paese in questi ultimi anni è stato (e continua a essere) particolarmente gravoso. Riuscire ad "attrezzarsi" in maniera più consapevole e in una seria cooperazione con la Germania può rappresentare un punto di svolta anche nella gestione politico-sociale di uomini, donne e bambini che affrontano ogni tipo di rischio per fuggire dalla loro terra e approdano in Italia.


Canzone del giorno:  Nun vulimm' 'a Luna (2012) - Enzo Avitabile 
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giovedì 10 settembre 2015

Viaggi



"C'è chi viaggia per perdersi, c'è chi viaggia per trovarsi".


                 Gesualdo Bufalino (1920 - 1996)



Canzone del giorno:  Love Will Find a Way (1987) - Yes
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martedì 8 settembre 2015

Confini

Sul Corriere della Sera di sabato scorso, Gian Antonio Stella parla di confini e contribuisce a rendere più nitidi alcuni attuali atteggiamenti dei paesi europei orientali: "Sotto le macerie del muro di Berlino, un quarto di secolo fa, non restarono sepolti solo il comunismo, i suoi errori, i suoi crimini. Il crollo si tirò dietro, purtroppo, molto di più. L’idea stessa, in larghe sacche dell’Europa orientale, della solidarietà. Quella che va oltre l’egoismo di bottega, di contrada, di paesotto.
Ieri, mentre si allungava la marcia dei profughi verso Vienna, la Repubblica ceca e la Slovacchia hanno respinto come inaccettabili le «quote» da ripartire fra tutti i Paesi Ue, fornendo l’ennesima conferma: i Paesi post-comunisti, recuperati dalla polvere i vecchi miti e riti nazionalisti con l’aggiunta di derive xenofobe, non hanno intenzione di farsi carico del loro pezzo di un problema epocale che va oltre eventuali responsabilità, pavidità e inettitudini e di questo o quel governo. Stiamo vivendo una tragedia continentale e planetaria? Ci pensino gli altri".
Si, meglio che ci pensino gli altri. È la solita vecchia storia. Più facile costruire barriere che ponti.
"Dice l’Alto Commissariato per i rifugiati che le persone costrette a fuggire dalle loro case, nel mondo, è salito nel 2014 a 59,5 milioni: ventidue milioni in più rispetto a dieci anni fa. Quasi 14 milioni a causa di guerre e persecuzioni.
I l premier ungherese Viktor Orbán, tra gli applausi dei nostalgici delle Croci Frecciate filonaziste, invita i profughi: «Restate in Turchia!». Eppure sa che la Turchia ospita già oggi due milioni di rifugiati. Nella stragrande maggioranza in fuga dai tagliagole dell’Isis".
Proprio così. Meglio non ricordare il proprio passato non tanto lontano: "È come se, spazzata via la parola d’ordine del «siamo tutti uguali», tradotta burocraticamente in un delirio oppressivo, fosse passata l’idea che non solo non siamo uguali, ma c’è chi è superiore e chi inferiore". (...) I confini, per milioni di emigranti italiani, tedeschi, slavi, ungheresi, sono stati considerati a lungo semplici e odiosi ostacoli burocratici che era legittimo superare. Anche a dispetto (e lasciamo stare le aggressioni coloniali in casa altrui…) dei Paesi d’accoglienza. Tutto cambiato. Tutto rimosso.
Sia chiaro: l’Europa non può farsi carico di tutti. E non può andare avanti tamponando le emergenze giorno dopo giorno. La morte di Aylan, il bimbo annegato con la mamma e il fratellino ci ricorda che se noi avessimo sul serio «aiutato a casa loro» i siriani, come Estonia, Lituania e Lettonia han ripetuto due mesi fa rifiutando di accogliere 700 profughi («Possiamo accettarne fra 50 e 150»), la famigliola di Abdullah Kurdi non sarebbe venuta via da Kobane per andare incontro alla strage. Vogliamo entrare in guerra in Siria, in Iraq, in Libia? La sola ipotesi ferma il fiato. Ma sarebbe, almeno, una scelta spaventosamente seria. Buttarla in cagnara per motivi di bottega elettorale, da noi e altrove, non lo è".

Canzone del giorno:  Borders Are... (2010) - Serj Tankian
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domenica 6 settembre 2015

Diagnosi

Altan, da google.it




















Canzone del giorno:  Ho perso (2010) - Laura Bono
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sabato 5 settembre 2015

Accoglienza


 "Non stiamo parlando di buoni sentimenti ma di diritti fondamentali. È ignobile il comportamento dei paesi dell'Est, soprattutto pensando a tutto quello che noi Europa centrale abbiamo fatto per loro. (...) Siamo entrati in un tipo di società in cui ciò che conta è la moralità, l'etica. Per l'Occidente è un dovere accogliere i rifugiati. Aiutando loro, in fondo, difendiamo anche la nostra identità profonda. Se non lo faremo, ci sentiremo smarriti. Non è una questione umanitaria, ma di democrazia, di diritti fondamentali".

         Alain Touraine, sociologo francese

Canzone del giorno:  Feeling Good (2001) - Muse
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mercoledì 2 settembre 2015

Lingua


"Che cosa ho chiesto a San Giovanni? Un terno, una quaterna, una cinquina? Niente di tutto questo, ma una sciocchezzuola, una bazzecola, una quisquilia, una pinzellacchera: far cadere la lingua a mia moglie".

Totò (Antonio De Curtis), in "San Giovanni decollato", 1940


Canzone del giorno:  Tongue (1994) - R.E.M.
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martedì 1 settembre 2015

Playlist Agosto 2015


1.      Lucio Dalla, Come è profondo il mare – (Come è profondo il mare – 1977) – Sublime
2.      First Aid Kit, Stay Gold – (Stay gold – 2014) – Tesoro
3.      Scorpions, Yellow Butterfly – (Eye II Eye – 1999) – Farfalla
4.      Kasabian, Reason Is Treason – (Kasabian – 2004) – Fusi
5.      Amy Winehouse, Just Friends – (Back In Black – 2006) – Yuan
6.      Joss Stone, Underworld – (Under…..wordld – 2015) – Discoteca
7.      Bob Dylan, Blowin’ in The Wind – (The Freewheelin’ Bob Dylan – 1963) – Concerti
8.      Malika Ayane, Niente – (Ricreazione – Sanremo Edition – 2013) – Niente
9.      Steve Winwood, Spy In The House Of  Love – (Junction Seven – 1997) – Drone
10.  Caetano Veloso e Gilberto Gil, Cinema Novo – (Tropicalia 2 – 1993) – Film
11.  Negrita, Fragile – (Reset – 1999) – Fragilità
12.  King Crimson, Facts of Life – (The Power to Believe – 2003) – Formiche