nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

venerdì 13 giugno 2025

Insularità di animo

Questa violenza del paesaggio, questa crudeltà del clima, questa tensione continua di ogni aspetto, questi monumenti, anche del passato, magnifici ma incomprensibili perché non edificati da noi e che ci stanno intorno come bellissimi fantasmi muti; tutti questi governi, sbarcati in armi da chissà dove, subito serviti, presto detestati e sempre incompresi, che si sono espressi soltanto con opere d’arte per noi enigmatiche e con concretissimi esattori d’imposte spese poi altrove; tutte queste cose hanno formato il carattere nostro che rimane così condizionato da fatalità esteriori oltre che da una terrificante insularità di animo.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo (1958) – Ed.Feltrinelli

Canzone del giorno: How It Feels To Fly (2005) - Alicia Keys
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martedì 10 giugno 2025

Ne parliamo lunedì

D’accordo, d’accordo. Lunedì andrò a votare con l’entusiasmo di chi va dal dentista. Andrò tra l’ora di pranzo e il termine ultimo delle 15. E lo farò, perché credo nella democrazia diretta, nonostante tutto e tutti, promotori e dissuasori. Mi sono nutrito di campagne referendarie nei miei anni di formazione politica, dalla raccolta di firme, alla pulizia dei moduli, alla consegna in Cassazione. Raccolsi firme anche quando non potevo ancora votare, per i referendum sulla giustizia e ambientali del 1987. Ma questi cinque referendum dell’8-9 giugno mi hanno fatto sentire come un critico musicale costretto ad ascoltare l’ennesimo talent show. Tecnicamente perfetti (almeno così ha stabilito, nella sua giurisprudenza altalenante, la Corte Costituzionale), giuridicamente ineccepibili, politicamente… svuotati. E non riesco a togliermi di dosso l’idea che i promotori avessero preso lo strumento più potente della democrazia (se usato in maniera corretta) e l’avessero usato per aggiustare il rubinetto che perde. Anche questo ha reso difficile il confronto sui temi, soprattutto quelli del lavoro. […] Questi cinque quesiti soffrono della sindrome del referendum tecnico: sono giusti, necessari, ma non emozionano. Sono come l’ennesimo disco dei Rolling Stones ottantenni: ben fatto, ineccepibile, ma non ti cambia la vita. Il referendum dovrebbe essere il momento in cui il popolo prende in mano il destino del paese. Questi sembrano più un esame di diritto del lavoro a domande multiple. L’ironia è che io, che conosco tutto sui referendum, che ho seguito la raccolta firme, che ho partecipato ai dibattiti, sarò quello che esce dal seggio meno convinto. Forse è colpa mia, forse ho idealizzato troppo questo strumento. Forse pretendo troppo dalla democrazia diretta. Ma quando vedo persone che votano SÌ a tutto perché “tanto il governo deve cadere” o NO a tutto perché “non si cambia niente”, mi viene da pensare che abbiamo banalizzato qualcosa di prezioso. Il referendum è come il vinile: bellissimo, ma va usato per la musica giusta. Non puoi mettere la trap su un giradischi vintage e aspettarti che funzioni. E comunque, anche con la musica giusta, non ti restituirà mai i tuoi vent’anni. Questi referendum del 2025 sono (forse) tecnicamente perfetti ma emotivamente vuoti. Servono a correggere errori del passato, non a immaginare il futuro. Sono chirurgia, non rivoluzione. Voterò SÌ a tutto, perché comunque rappresentano un miglioramento rispetto all’esistente. Ma lo farò senza entusiasmo, come si fa la spesa al supermercato: necessario, ma non esaltante. Il referendum rimane uno strumento magnifico della democrazia. Ma forse dovremmo usarlo con più parsimonia e più ambizione. Meno micro-ingegneria giuridica, più grandi scelte di civiltà. Oppure dovremmo accettare che anche i referendum sono diventati normali, quotidiani, tecnici. Parte del gioco democratico ordinario invece che momenti straordinari di partecipazione popolare. E, visto il livello del gioco democratico ordinario del nostro paese, la crisi del referendum è solo un’altra faccia della crisi generale del paese. Ma non mi convincerete mai, che questa trasformazione è un segno di maturità democratica, quando persino gli strumenti più nobili diventano routine. A me la routine non è mai piaciuta. Preferivo quando i referendum facevano paura al potere.

Marco Di Salvo, glistatigenerali.com (7/6/2025)

Canzone del giorno: E' solo lunedì (2011) - Verdena
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lunedì 9 giugno 2025

Bloccati

Se siete seri, siete bloccati. L’umorismo è la via più rapida per invertire questo processo. Se potete ridere di una cosa, potete anche cambiarla.

Richard Bandler


Canzone del giorno: Return To Fantasy (1975) - Uriah Heep
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venerdì 6 giugno 2025

Cortocircuito esistenziale

Il vero obiettivo d’un terrorista non è uccidere la vittima, è cambiare chi le sopravvive. Così, il successo di Osama bin Laden non fu il crollo delle Torri. Fu Guantanamo: l’aver ferito così a fondo l’America da indurla a tradire i propri valori inventandosi un lager extraterritoriale per jihadisti. Nella medesima ottica, il massimo risultato di Hamas non è stato il pogrom del 7 ottobre. È stato risucchiare Israele in un cortocircuito esistenziale. Provocandone una reazione che, dapprincipio emotivamente inevitabile ma poi sospinta oltre ogni criterio di umanità e di onore, sta trasformando la nazione con la Stella di David in uno «Stato paria», secondo le abrasive parole del «sionista di sinistra» Yair Golan, vicecapo di stato maggiore in congedo, leader dei democratici e coscienza critica di un popolo sull’orlo di una crisi d’identità. Passati i seicento giorni di caccia agli assassini di Hamas, l’assenza di una plausibile politica che non sia il mero svuotamento della Striscia esaspera i contorni del dramma. La tregua, se scatterà, sarà friabile poiché nessuno crede in essa. Anche se il numero delle vittime fosse un terzo di quello comunicato dal ministero della Sanità di Gaza (in mano ai terroristi e dunque tutt’altro che affidabile) sarebbe già spaventoso. Anche se la sospensione degli aiuti alla popolazione, ora ripristinati in minima parte, fosse funzionale a minare il potere di Hamas (e certo lo è, poiché gli islamisti li hanno sempre sfruttati come leva di consenso) le immagini dei bambini gazawi denutriti sono intollerabili. Anche se Hamas ha usato e usa i palestinesi come arma ibrida (e lo fa, sparando da scuole e ospedali) l’eliminazione di un capo terrorista non può giustificare il sistematico sacrificio dei civili in mezzo ai quali quello si è nascosto. L’etica pur fragile d’una guerra asimmetrica impone a un Paese democratico di farsi carico persino dell’altrui ferinità: a meno di accettare che settantasette anni di strenua lotta per non essere cancellato dalle mappe ne abbiano davvero stravolto i codici morali e genetici. (…) Per paradosso, la pura realtà ci è sempre stata rammentata dai capi di Hamas, in dorato esilio o nei tunnel che fossero: costoro chiedevano a gran voce il sangue delle donne e dei bambini palestinesi, del loro popolo, per irrorare la rivoluzione islamica. La debolezza di Israele è stata non sapersi sottrarre mai a questo sciagurato invito, facendosene anzi strumento. Netanyahu ha avuto ristoro dall’umiliazione del 7 ottobre: contro Hezbollah, contro Damasco, contro Teheran, contro la dirigenza di Hamas. Avrebbe potuto dichiarare vittoria dopo l’eliminazione di Yaya Sinwar, l’architetto del pogrom, dedicandosi alla politica del giorno dopo. Non lo ha fatto perché la guerra lo tiene in vita: così come lo stallo sugli ostaggi, che Hamas potrebbe liberare tutti domattina mettendone in mora l’opzione bellica. Ma Hamas è speculare a Netanyahu, può perdere la guerra fino all’ultimo gazawi ma non può vincere la pace. E sa che gli israeliani, senza la liberazione dei restanti ostaggi vivi e la restituzione dei morti, non potranno mai superare il trauma del 7 ottobre, rimanendo incatenati a un premier che appare ormai il pericoloso moltiplicatore di ogni radicalismo religioso. (…) Al di là delle sempre più frequenti prese di posizione pubbliche di migliaia di riservisti, ex primi ministri ed ex ambasciatori di Gerusalemme, basta ascoltare qualche voce fuoricampo da laggiù per cogliere il travaglio di chi non crede più alla formula ormai svuotata di «due popoli, due Stati» ma è consapevole dell’esistenza di due popoli senza leadership che, in attesa di superare gli orrori del 7 ottobre e di Gaza e gli errori della Cisgiordania, devono ricominciare a parlarsi. È il primo passo, che noi europei facemmo dopo la Seconda guerra mondiale. E va compiuto fermando, prima ancora del sangue, il discorso d’odio che ne è presupposto. Se chi scenderà in piazza nei prossimi giorni in Italia riuscirà a ricordarlo, quelle manifestazioni troveranno infine un senso tutto nuovo.

Goffredo Buccini, Corriere della Sera (3/6/2025)

Canzone del giorno: Guilty (1974) - Randy Newman
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mercoledì 4 giugno 2025

Idiozie illimitate


«Un cervello limitato contiene una quantità illimitata di idiozie».

Stanislaw Jerzy Lec (1909 – 1966) 


Canzone del giorno: What She Said (1985) - The Smiths
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lunedì 2 giugno 2025

La legge

Elle Kappa, da google.it














Canzone del giorno: Dark of the Midnight (2022) - Andy Fairwheather Low
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domenica 1 giugno 2025

Playlist Maggio 2025

      1.      Meat Loaf, Razor’s Edge – (Midnight At The Lost Found – 1983) – Senso di colpa

2.      John Lennon, Working Class Hero – (John Lennon/Plastic One Band – 1970) – Lavoro dignitoso

3.      Ornella Vanoni feat Bungaro e Pacifico, Imparare ad amarsi – (Un pugno di stelle – 2018) – Tutto è dovuto

4.      Buddy Guy, Come See About Me – (Hold That Plane! – 1972) – Leone XIV

5.      Muse, Thought Contagion – (Simulation Theory – 2018) – Lingua

6.      Elisa, Hope – (Ritorno al futuro/Back to the Future – 2022) – Coltivare la Speranza

7.      Three Days Grace, Human Race – (Human – 2015) – Brutalità

8.      Sarah Vaughan, Your Smile – (Brasilian Romance – 1987) – Il sorriso

9.      The White Stripes, Effect and Cause – (Icky Thump – 2007) – Effetti grotteschi

10.   Korn, Strapped Underneath the Stairs – (Korn III: Remenber… – 2010) – Solidarietà a Bibi

11.   Achille Lauro, Perdutamente – (Comuni mortali – 2025) – Convinzioni

12.   Emili Sandé, Happen – (Long Live the Angels – 2016) – Avvenire

13.   Kacey Musgraves, Sway – (Deeper Well – 2024) – Ondeggiare