nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

mercoledì 13 maggio 2020

Responsabilità del debitore

Il tessuto socio-economico del nostro paese è gravemente minacciato dalle negative ripercussioni dell’emergenza da Covid 19. Le soluzioni per tentare di svincolarsi dalle drammatiche trappole disseminate dalla pandemia non sono per nulla semplici. Ma bisogna fare in fretta per evitare che la crisi sanitaria si trasformi, senza troppi indugi, in un irrimediabile catastrofe anche sotto l’aspetto economico. Il coronavirus, inoltre, ha prodotto una massiccia produzione di norme di vario contenuto. Al riguardo è interessante, soprattutto a futura memoria, ricordarsi delle considerazioni di recente evidenziate (Il Sole 24 Ore del 5 maggio) da Natalino Irti, noto e autorevole giurista, proprio alla luce delle particolari conseguenze sotto l’aspetto giuridico. Se nell'ambito del diritto pubblico le maggiori ripercussioni appaiono ben evidenti (“sospensione” - di fatto, se non di diritto - della democrazia parlamentare; uno “stato d’eccezione” che ha ristretto talune libertà moltiplicando comitati e commissari che offrono l’immagine di una poliarchia tecnocratica; un rapporto rissoso tra Stato e Regioni), è nel campo del diritto privato e, quindi fra i contratti e le obbligazioni, che la situazione si potrebbe complicare: "Il virus, raggiungendo la dimensione planetaria della pandemia, ha un carattere obiettivo e generale, che trascende il dovere di sforzo e di dirigenza esecutiva gravante sui singoli debitori. Qui vengono in rilievo i provvedimenti autoritativi, i quali hanno colpito il circuito economico produzione/scambio: divieti di circolazione di persone e cose, interruzione di trasporti pubblici e privati, recinzioni territoriali ecc. Sono tutte misure, che, oltrepassando e assorbendo la condizione individuale, determinano e costituiscono, in linea di principio, l’impossibilità della prestazione. L’art. 1218 del codice civile può trovare sicura applicazione (e già se ne fa opportuno richiamo in una norma del decreto legge dello scorso 17 marzo): dove la prestazione sia divenuta impossibile, e non sussista causa imputabile al debitore, ivi neppure sorge responsabilità. Si è sopra chiarito «in linea di principio», poiché sul creditore incombe l’onere di provare che, nonostante la eccezionale gravità della situazione complessiva, il debitore impegnando la comune dirigenza, ben avrebbe potuto eseguire la prestazione e così sottrarla al giudizio di generale impossibilità. L’impossibilità non è concetto fisico, ma giuridico, e va sempre definito e applicato nel quadro complessivo delle circostanze. Anche all’indomani dei conflitti mondiali si posero problemi identici o simili, e anche allora si discusse intorno a diritto di guerra e diritto di pace, e, di contro alla più rigida concezione della “impossibilità”, fu fatto valere l’argomento di una situazione oggettiva, trascendente l’angusta prospettiva del singolo debitore. Questi e altri rilievi suggeriscono la tesi (che vedo proposta, con altra motivazione, da giovani e valorosi colleghi, Alberto Maria Benedetti e Roberto Natoli) di un obbligo generale di rinegoziare dove sorga controversia circa la responsabilità per inadempimento o la continuità di rapporti contrattuali. Bisogna integrare o modificare il contratto mediante un altro contratto. La vecchia clausola rebus sic stantibus, maldestramente usata nella normalità dei casi, riacquista capacità di disciplina, poiché le res non stanno più come prima e dunque le parti debbono tornare a negoziare. Le controversie, che certo affioreranno intorno al contenuto “rinegoziabile”, andrebbero affidate a commissioni tecniche di arbitratori, le quali utilizzeranno parametri oggettivi di correzione per ciascun settore economico o categoria di imprese (ad esempio le “note mensili” dell’Istat). Arbitratori privati, scelti dalle parti o nominati dall’autorità giudiziaria, che perciò vedrebbe allargato il proprio compito soltanto a questo riguardo.
Il ritorno alla “normalità” suscita problemi e dubbî, che qui sono stati appena toccati".

Canzone del giorno: Not Responsible (1966) - Tom Jones
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lunedì 11 maggio 2020

Domanda

“Perché le domande veramente serie sono solo quelle che possono essere formulate da un bambino. Solo le domande più ingenue sono veramente serie. Sono le domande per cui non esiste risposta. Una domanda per la quale non esiste risposta è una barriera oltre la quale non è possibile andare. In altri termini: sono proprio le domande per le quali non esiste risposta che segnano i limiti della possibilità umane e tracciano i confini dell'esistenza umana.”

Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere (1985)

Canzone del giorno: Child in Time (1970) - Deep Purple
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sabato 9 maggio 2020

Scarlattina e vvormijjoni

Nove mesi a la puzza: poi in fassciola
Tra sbasciucchi, lattime e llagrimoni:
Poi p'er laccio, in ner crino, e in vesticciola,
Cor torcolo e l'imbraghe pe ccarzoni.

Poi comincia er tormento de la scola,
L'abbeccè, le frustate, li ggeloni,
La rosalìa, la cacca a la ssediola,
E un po' de scarlattina e vvormijjoni.

Poi viè ll'arte, er diggiuno, la fatica,
La piggione, le carcere, er governo,
Lo spedale, li debbiti, la fica,

Er zol d'istate, la neve d'inverno...
E pper urtimo, Iddio sce bbenedica,
Viè la morte, e ffinissce co l'inferno.

G.Gioacchino Belli (1791 - 1863) - La vita dell'Omo (18 gennaio 1833)

Canzone del giorno: La vita (2017) - Baustelle
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mercoledì 6 maggio 2020

Stress test

Sono in molti a chiedere a studiosi, esperti, addetti ai lavori come sarà il mondo post-coronavirus. La risposta più corretta è che non esistono traiettorie obbligate e risposte certe perché tutto dipenderà, come sempre, da noi. Quel “noi” nella logica dell’economia civile non vuol dire, come spesso pensiamo quasi per un riflesso condizionato, dalle scelte di un leader quanto piuttosto dall’interazione combinata di meccanismi di mercato, istituzioni sovranazionali, nazionali e locali che faranno scelte più o meno illuminate, cittadinanza attiva e responsabile e i suoi comportamenti più o meno civicamente responsabili, imprese e organizzazioni di terzo settore. Le due domande più corrette da porre è in cosa siamo già cambiati durante questa crisi e quello che dovremmo fare per trarne la migliore lezione e costruire il migliore dei futuri possibili. (...) Ogni tragedia porta con sé delle opportunità. Questo è un tempo di kairos (tempo di opportunità) e un gigantesco esercizio di ritiro di massa che per due mesi ci ha costretti a ragionare sul senso della nostra esistenza. L’uomo è un cercatore di senso, prima che un massimizzatore di utilità. Paradossalmente, con l’impossibilità di partecipare alle celebrazioni domenicali, la domanda di senso religioso è aumentata e con essa l’audience delle messe televisive. Siamo stati costretti a una forzata esercitazione di lavoro a distanza. E abbiamo scoperto che lo smart work ci può rendere molto più “ricchi di tempo” ma anche che esso rischia di amplificare i divari digitali e le diseguaglianze. Quanto lo smart work funziona dipende dalla potenza della connessione domestica, dalla qualità dei nostri cellulari e pc e ovviamente dal comfort della casa in cui viviamo e dalla possibilità di mettere in piedi contemporaneamente tante postazioni di lavoro e studio domestico quanti sono i membri giovani o adulti della famiglia. La pandemia è stata uno stress test che ha evidenziato la fragilità del nostro modello di sviluppo. L’imperativo per il futuro si riassume nel concetto di “resilienza trasformativa”. Ovvero abbiamo bisogno di riformare il nostro modello di sviluppo rendendolo meno sensibile a shock pandemici e ambientali. Per far questo dobbiamo privilegiare tutte quelle scelte che ci consentono di aumentare la nostra capacità di creare valore economico rendendola però compatibile con tutte le altre dimensioni del benessere (dignità del lavoro, salute, sostenibilità ambientale, conciliazione vita-lavoro).

Leonardo Becchetti, L’Osservatore Romano (28/4/202)

Canzone del giorno: Love Me Tomorrow (1982) - Chicago
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lunedì 4 maggio 2020

L'arca

Dio era pentito della creazione. Gli umani avevano preso la piega più sbagliata. Decise di sterminarli, loro e gli altri animali, quasi tutti. I risparmiati avrebbero avuto l’occasione per spaventarsi, vergognarsi, ricredersi e convertirsi. cambiare vita. Ebbero tempo per riflettere, prima di tornare fuori dall’arca, Noè, moglie, figli nuore e copie di tutti gli altri animali: i sopravvissuti. Avevano dovuto passare quaranta giorni e quaranta notti chiusi dentro mentre infuriava l’alluvione. Poi che le acque si ritirassero. Quando la colomba, la terza volta, non rientró, uscirono incontro all’arcobaleno. 
Non passo tanto tempo che tutto ricominció esattamente come prima.

Adriano Sofri, Il Foglio (21/3/2020)

Canzone del giorno: Brokenpromiseland (2009) - Bon Jovi
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sabato 2 maggio 2020

Stato epidemico

Emilio Giannelli, da google.it
















Canzone del giorno: Cleaning Windows  (1982) - Van Morrison
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venerdì 1 maggio 2020

Playlist Aprile 2020


1.      Arcade Fire, Good God Damn  (Everithing Now – 2017) – Come stai?
2.      Foo Fighters, Run  (Concrete and Gold – 2017) – Tempestività
3.      Casey Donahew Band, Lost Days – (Lost Days – 2006) – I Giorni perduti
4.      Marco Mengoni, I giorni di domani  (Atlantico – 2018) – Ordine
5.      Joe Cocker, Where I A Now  (Jamaica Say You Will – 1975) – Telelavoro
6.      Tony Bennett, Taking A Change On Love(I Left My Heart In San Francisco1962) – Coccole
7.      Leonard Cohen, You Got Me Singing – (Popular Problems – 2014) –You Got Me Singing
8.      Maroon 5, Memories – (2019) – La direzione dei ricordi
9.      Ben Howard, What the Moon Does – (Noonday Dream – 2018) – Limiti
10.  Luca Carboni, La mia città – (Carboni – 1992) – Vita cittadina
11.  Ray Charles, I Believe to My Soul – (The Genius Sings the Blues – 1961) – Interno
12.  Francesco De Gregori, Viva l’Italia – (Viva l’Italia – 1979) – Liberi e solidali
13.  OneRepublic, Preacher – (Native – 2013) – Mastervirus