nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

giovedì 13 agosto 2020

Capriccio

Il «mi piace» o il «non mi piace» non è un principio etico e neppure estetico. È un capriccio, è un atteggiamento momentaneo. Quand’ero ragazzo non mi piaceva Raffaello, ma ero io lo stupido, non Raffaello. Se ci sono autori che non sono nelle mie vene, non solo li rispetto, ma li insegno. Brahms non è nelle mie corde, mentre Mozart sì, ma non per questo insegno solo Mozart. Il piace e non piace sono forme di pura intolleranza, e l’intolleranza non ha a che fare con l’arte. L’arte nasce dal convivio, dal dialogo.

Salvatore Sciarrino, compositore (da un'intervista di Piera Anna Franini) - il Giornale (8/11/2019)


Canzone del giorno: Give You What You Like (2013) - Avril Lavigne
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martedì 11 agosto 2020

Beirut

Una tragedia, avvolta in un disastro, dentro una polveriera. Parafrasando la nota massima di Churchill sulla Russia (“un rebus, avvolto in un mistero, dentro un enigma”), l’apocalittica esplosione che ha devastato Beirut con una potenza paragonata a un decimo della prima bomba atomica, riannoda tutti i fili della crisi che da quasi mezzo secolo investe il Libano, ponendo le basi per una resa dei conti. Sebbene tutto il mondo gli offra giustamente assistenza per questa catastrofe senza precedenti, la solidarietà non basta, come ha detto il presidente francese Macron arrivando ieri a Beirut: «Sono qui anche per proporre un nuovo patto politico per attuare riforme, cambiare il sistema, fermare le divisioni, combattere la corruzione». La missione del capo dell’Eliseo coincide con l’annuncio di un accordo marittimo, energetico ed economico fra Grecia ed Egitto in contrapposizione con quello firmato lo scorso anno fra Turchia e governo libico di Tripoli. Coincidenza probabilmente non casuale: dietro le quinte si intravede anche qui la mano della Francia, umiliata dalla Turchia in Libia e decisa a rispondere ad Ankara in quel Libano che una volta era un suo cortile mediorientale. Un “grande gioco” nel Mediterraneo, con Parigi in cabina di regia. Il Libano è un puzzle complicatissimo che mescola bancarotta, estremismo, corruzione, coronavirus e infine una “città perduta” sotto l’effetto di una scossa analoga a un terremoto. Con una capitale un tempo chiamata “la Parigi del Medio Oriente”, una società multiconfessionale (per metà cristiana), grandi tradizioni commerciali, un formidabile potenziale turistico, una leggendaria gioia di vivere a dispetto di decennali conflitti e famosi espatriati che gli danno lustro, dall’avvocatessa dei diritti umani Amal Clooney al politologo Nassim Nicholas Taleb autore del best-seller Il cigno nero, il Libano dovrebbe essere un modello per l’intero mondo arabo. L’Occidente deve fare tutto ciò che può affinché possa diventarlo.

Enrico Franceschini, la Repubblica (7/8/2020)

Canzone del giorno: Sad Sad Sad (2012) - Skunk Anansie
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sabato 8 agosto 2020

Duello

Quanto più si avvicina il voto per le elezioni presidenziali americane, tanto più Donald Trump sembra essere convinto che la riconquista della Casa Bianca dipenda dal suo duello con la Repubblica popolare cinese. Ha usato l’arma dei dazi per dare un duro colpo alla sua economia. L’ha accusata di avere diffuso il coronavirus nel mondo. Ha cercato di estromettere dai mercati internazionali, con l’accusa di spionaggio, il suo colosso dell’informatica (Huawei). Ha chiuso con la stessa motivazione il consolato cinese di Houston, una città del Texas che ha 2.325.ooo abitanti, una importante industria energetica e aeronautica, un porto molto utile per gli scambi commerciali con l’America Latina. La Cina ha reagito chiudendo il consolato americano di Chengdu, una città non lontana dal Tibet che fu visitata da Marco Polo e ha 14 milioni di abitanti; ma Pechino sinora ha generalmente evitato di raccogliere tutte le provocazioni provenienti da Washington. Dietro queste baruffe diplomatiche vi è una storia che comincia dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando l’intero continente cinese era teatro di una guerra civile tra le forze nazionaliste del generale Chiang Kai-shek e quelle comuniste di Mao Zedong. Gli Stati Uniti sostenevano già da alcuni anni Chiang e il loro presidente, Franklin D. Roosevelt, si atteggiò a grande protettore ottenendo che la Cina nazionalista avesse un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ma i comunisti cinesi batterono i nazionalisti e il 1° ottobre 1949 fu proclamata a Pechino la nascita della Repubblica popolare. La vittoria di Mao fu vissuta in America come una sconfitta e il commento più frequente della opinione pubblica in quel periodo fu: «Abbiamo perso la Cina». Noam Chomsky, brillante linguista e teorico della comunicazione al Massachusetts Institute of Technology, osservò ironicamente che per perdere qualcosa occorre anzitutto esserne proprietari. Ma l’esperienza fu comunque umiliante e, come spesso accade in queste vicende, cominciò un palleggio fra politici che si attribuivano a vicenda le responsabilità della sconfitta. Passò qualche anno e un presidente americano, Richard Nixon, consigliato da un brillante diplomatico (Henry Kissinger) suggerì aperture che Mao e il suo ministro degli Esteri Zhou Enlai colsero rapidamente. Restava il problema del seggio cinese all’Onu e anche quello fu risolto quando gli Stati Uniti, nel 1971, capirono che spettava ormai alla Repubblica popolare. Oggi il problema sembra essere prevalentemente americano. Trump vuole segnare qualche punto contro la Cina e spera di arrivare alle urne dopo un evento che possa essere presentato ai suoi elettori come un successo. Temo che per evitare il peggio in questo momento non ci sia altra soluzione fuor che quella di riporre fiducia nel buon senso cinese.

Sergio Romano, Corriere della Sera (2/8/2020)

Canzone del giorno: Il nostro duello (2012) - Il Cile
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giovedì 6 agosto 2020

Cappuccino

Passò ancora del tempo per l’uomo immerso in una leggera sonnolenza di sole, arrivarono uno dopo l’altro tre kipferl caldi come li aveva immaginati e il cappuccino con la spolveratina di cacao. Ne mangiò uno tutto intero, restò quasi senza fiato, pensò «Ah, che felicità».

Goffredo Parise (1929 - 1986) - Sillabari




Canzone del giorno: Mornin' (1983) - Al Jerrau
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lunedì 3 agosto 2020

Bugie

Il problema dell’avvocato Fontana, per un non moralista dunque un moralista vero, è che le bugie, sommo esercizio di arte della politica, bisogna saperle dire. Quando Craxi promise a De Mita che avrebbe con diligenza mollato a lui il governo in una staffetta, questione di poco tempo, la bugia funzionò come un allucinogeno, ci fece volare tutti noi vecchi cronisti politici. Quando Berlusconi si difese dall’aggressione giudiziaria di una piemme che voleva usare con furbizia ambrosiana la “furbizia levantina” della signora El Mahroug, detta Ruby, e escogitò che l’interesse nazionale non poteva sopportare un’inchiesta sulla nipote di Mubarak, a parte la somiglianza impressionante tra lei e il rais egiziano, tutti capirono subito che quella bugia pop valeva oro, bè tutti proprio no, i bacchettoni si inalberarono. Quando l’avvocato Fontana mente sulle date, sui conti e sulla loro movimentazione, su quel che sapeva degli affari del cognato, sulla trasformazione peraltro parziale di un mezzo business in una mezza donazione, l’impressione è di meschineria, una cosa da ragiunat, una robina che non vale gran che. La vera imputazione da elevare contro l’avvocato Fontana è che proprio non sa indossare la maschera: del politico, dell’amministratore, del galantuomo, del cognato, del riccastro estero su estero scudato e rifatto. Ci vuole cipria, ci vuole mascara, ci vuole swing e sfacciataggine, quando si mente in pubblico, per di più su questioni, e non era il caso della staffetta e della signora El Mahroug, che riguardano le tasche dei contribuenti e il protocollo minimo di decenza in regime di pandemia.
E’ allergico, l’avvocato, alle mascherine, è purtroppo tutto d’un pezzo, e si vede. Il povero senatore Salvini, erede delle sfortune di Bossi come un Trota qualsiasi, durerà fatica a fare la faccia truce contro la giustizia a orologeria. Di fronte a un amministratore così duro di capoccia, tanto poco flessibile, incapace di invenzione e stile nel necessario momento della menzogna, sarà costretto a delle capriole che nemmeno nei giorni del Papeete.

Giuliano Ferrara, il Foglio (30/7/2020)

Canzone del giorno: Lies (1993) -  Cyndi Lauper
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domenica 2 agosto 2020

Riapertura

Massimo Bucchi, da google.it














Canzone del giorno: Instant Crush (2013) - Daft Punk ft. Julian Casablancas
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sabato 1 agosto 2020

Playlist Luglio 2020



1.      Humble  Pie, I Don’t Need No Doctor – (Performance Rockin’ the Filmore – 1971) – Virologi
2.      Ozzy Osbourne, The Almighty Dollar – (Black Rain – 2007) – Mediana
3.      Ligabue, Il volume delle tue bugie – (Mondovisione – 2013) – Finzioni
4.      The Doobie Brothers, You Never Change – (Minute by Minute – 1978) – Dalla parte giusta
5.      Dolly Parton, Never Not Love You – (Pure & Simple – 2016) – Frugali
6.      Electric Light Orchestra, State of Mind – (Zoom – 2001) – Ragliare
7.      Dianne Reevers, We’ll Be Together Again – (A Little Moonlight – 2003) – Società post-familiare
8.      Carmen Consoli, Venti del nord – (L’eccezione – 2002) – Indugi
9.      AC/DC, Snowballed – (For Those About to Rock We Salute You – 1981) – Dissonanza
10.  Carole King, Directions – (Fantasy – 1973) – Biodiversità
11.  Rainbow, Eyes Of The World – (Down To Earth – 1979) – Recovery Fund
12.  Alice in Chains, Deaf Ears Blind Eyes – (Rainer Fog – 2018) – Caserma
13.  Giovanni Caccamo, Eterno – (Eterno – 2018) – Parlare…