nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

domenica 28 ottobre 2018

Ferite

In una tragedia come quella di Desirée Mariottini, stuprata e uccisa da un gruppo di uomini simili a belve in uno stabile abbandonato di San Lorenzo, nella capitale italiana, sono almeno tre le sconfitte da registrare, ognuna delle quali apre una sanguinosa ferita sociale: la crisi familiare che sta all’origine dell’inquietudine di questa ragazza con un padre di cui non portava il cognome e una madre di soli quindici anni più grande di lei; il fallimento delle agenzie educative che avrebbero dovuto proteggere l’adolescente evitando che da Cisterna di Latina prendesse l’autobus e se ne andasse a Roma di sera a cercare la droga; la disgregazione del tessuto istituzionale del nostro Paese, incapace di governare certi spazi urbani lasciandoli al degrado e al disordine, ricettacolo di violenze, brutalità e malaffare. Ma dietro queste cause immediate, legate a disfunzioni anche amministrative, ce n’è un’altra più profonda che chiama in causa noi stessi: la progressiva scomparsa di adulti credibili coi quali i ragazzi dovrebbero misurarsi; la mancanza di gerarchie di valori in grado di orientare il cammino dei più giovani; la deflagrazione del desiderio che sembra non avere nessun ostacolo; una malintesa concezione della libertà quale superamento di ogni limite; l’idea errata che la conoscenza del mondo non debba passare attraverso l’elaborazione di un’esperienza autentica della realtà; la fungibilità delle relazioni sociali, troppo spesso legate a criteri di mera convenienza economica; la fine della vera sapienza e il trionfo della semplice (e spesso parziale) informazione; lo sfacelo del linguaggio politico che passa senza soluzione di continuità dalla bieca speculazione elettorale al vaniloquio gergale privo di riscontri effettivi. (…) Fra i giovani sbandati e i bravi ragazzi, così come fra i mostri e le persone ordinarie, qualsiasi sia il colore della loro pelle, la differenza è sempre piuttosto sottile: basterebbe un niente per passare da una schiera all’altra e sprofondare nell’abisso. Anche coloro che sembrano stare al sicuro, con i genitori a posto e le frequentazioni giuste, rischiano tantissimo. Non dobbiamo perdere la fiducia. Per fortuna esistono ancora famiglie che tengono duro. E anche i don Orione continuano a operare e spesso ottengono grandi vittorie senza titoli sui giornali. Fare l’educatore oggi è più difficile che in passato. Ti sembra di essere da solo a remare controcorrente. Ma è questa la ragione per cui non devi mollare.

                                                                                                                 Eraldo Affinati, Avvenire (26/10/2018)

Canzone del giorno: Open Wounds (2003) - Skillet
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venerdì 26 ottobre 2018

Distopia

La distopia è l’anti-utopia, è l’utopia in negativo. È distopica una società o una comunità immaginaria indesiderabile, al punto da essere terrificante. “1984” di George Orwell è un capolavoro di distopia. È un romanzo del genere tra i più letti. Ne sono stati venduti trenta milioni di esemplari. Soltanto in Cina ne sono state pubblicate tredici traduzioni. La diffusione di “1984” (la prima edizione è del 1949) aumenta, puntualmente, col crescere dell’angoscia provocata da trasformazioni sociali e politiche che si annunciano traumatizzanti. Che implicano alienazioni. Lo rileva con argomenti convincenti Said Mahrane in un saggio apparso sul settimanale parigino “Le Point” del 16 agosto. Ma non è soltanto Mahrane a sostenere che questo accade, ad esempio, quando il “noi” soppianta l’“io”. Quando affiora il sentimento che qualcosa di implacabile, senza rivelare obbligatoriamente le proprie intenzioni, sta per condizionare le nostre libertà. I grandi libri funzionano spesso come termometri delle nostre apprensioni. (…)
Orwell è stato il primo a usare nel suo contesto - nel 1945 - il termine “guerra fredda”. E ha descritto la “neolingua” creata per adeguare il pensiero della gente alla volontà del potere. La sorveglianza tecnologica, non ancora tanto estesa quando lo scrittore la descriveva dandole dimensioni allora esagerate, sembrava destinata nelle sue pagine a divertire e al tempo stesso a spiare, come se non fosse da prendere troppo sul serio. (…)Viveva in un clima di forte tensione: il nazismo prendeva piede, nasceva lo stalinismo, la guerra civile di Spagna precedeva di poco la Seconda guerra mondiale. La nuova lettura cui si prestano i racconti dispotici di Orwell non può condurci a paragonare i suoi ai nostri tempi. Sarebbe sciocco. Ma lo sarebbe altrettanto trascurare l’emergere delle democrazie illiberali (le “democrature”) che si danno apparenze democratiche, ma che sono piuttosto indaffarate a reprimere gli oppositori.
Dopo la grande decolonizzazione degli anni Sessanta e con l’implosione dell’Unione Sovietica, il mondo poteva sembrare come una futura vasta prateria senza steccati: sempre meno frontiere e meno nazionalismi, macchie democratiche sempre più estese. Ed ecco invece che la prateria si sta trasformando in un groviglio di nazionalismi e di autoritarismi non certo simile a quello degli anni Trenta, ma con alcune sconcertanti somiglianze. Trump ed Erdogan - e altri uomini di potere dei nostri giorni, e di casa nostra - figurano come caricature del “grande fratello”. Si può riaprire “1984”. Non è un buon segno.


Bernardo Valli, Dentro e fuori – E’ tornata l’ota di leggere Orwell (L’Espresso 2/9/2108)

Canzone del giorno: Asking Too Much (2012) - All That Remains
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mercoledì 24 ottobre 2018

Felix


Beato colui che ha l'ardire di difendere ciò che ama. 

                                   Publio Ovidio Nasone - Amores (II, 5, 9), 23 - 14 a.C.



Canzone del giorno: Attraversami il cuore (2009) - Paola Turci
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domenica 21 ottobre 2018

Condomini

Alla fine i due hanno partorito un nuovo accordo e il decreto del governo collegato alla manovra ha fissato nuovi paletti (?) su un provvedimento che farà ancora discutere. Si tratta di pace fiscale nei confronti di bisognosi contribuenti ovvero di un condono per tanti furbacchioni?
Lo scontro fra Di Maio e Salvini, per il momento, si spegne ma le domande (e i dubbi!) restano tante.
Manina o non manina si è delineato, in questi ultimi giorni, un vuoto di coerenza (e di correttezza) che lascia un po’ allibiti. Chi dei due vicepremier (o del loro entourage) ha bluffato?
Dice Di Maio: “Quando mi si dice che ero distratto non ci sto. Se Salvini dice che non vuole passare per fesso io non posso passare per bugiardo”.
Qualcuno era distratto? Chi è il reale menzognero? Chi è il vero fessacchiotto? Chi recita?
Un vero e proprio gioco di ruoli e di parole.
Fuoco incrociato fra due condomini che,
costretti a convivere nello stesso palazzo, troppo spesso dimenticano (o fanno finta di dimenticare) le regole della convivenza e distolgono le menti da ciò che veramente conta, e cioè che le parti comuni devono essere salvaguardate a beneficio di tutti.

Canzone del giorno: You And Your Friend (1992) - Dire Straits
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venerdì 19 ottobre 2018

Manina

Eccolo qua, l'ultimo colpo di teatri: il condono "a sua insaputa". Mancava solo questo, alla tragicomica Opera Buffa inscenata da Luigi Di Maio. Non si sa più se ridere o piangere, di fronte all'ultima uscita del vicepremier grillino. Tormentato dai rimorsi per aver sacrificato il principio di legalità sull'altare della governabilità, assediato da una base  pentastellata furente per il cedimento ai truci animal spirits del piccolo capitalismo leghista. (...)  un'ignota "manina" avrebbe stravolto il testo della manovra varata due giorni fa a Palazzo Chigi e l'avrebbe poi recapitata così agli uffici del Quirinale, irrimediabilmente manomessa nella parte politicamente più sensibile quella sulla meravigliosa "pace fiscale", trasformata nottetempo in odioso "condono tombale" dallo sconosciuto manipolatore, naturalmente contro la virginia volontà dei probi M5S. (...)
Comunque vada a finire questa commedia, la falsa "pace fiscale" marca il primo strappo politico, culturale e identitario tra la costituency leghista (che guarda allo Stato come un "nemico da fregare"), e quella grillina (che pensa allo Stato Etico di Hegel, sia pure senza sapere chi sia). Lo ricuciranno, questo è chiaro. Ma resta il fatto che un premio ai disonesti così scandaloso (anche al netto dell'eventuale salvagente per i riciclatori) avrebbe fatto vergognare persino Berlusconi, padre di tutti i colpi di spugna tentati riusciti e falliti.

Massimo Giannini, Repubblica (18/10/2018)

Canzone del giorno: Hand in Hand (1978) - Elvis Costello
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martedì 16 ottobre 2018

L'amore


L’amore non dà nulla se non se stesso, e non prende che da se stesso. 
L’amore non possiede, né può essere posseduto. 
Perché l’amore basta all’amore. 
E non potete pensare di comandare il cammino dell’amore: 
se vi trova degni, è lui a dirigere il vostro cammino.
L’amore non ha altro desiderio che realizzare se stesso.

Khalil Gibran (1883 - 1931)




Canzone del giorno: Love (2018) - Thegiornalisti
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lunedì 15 ottobre 2018

Lezioni

Ci vuole solo coraggio, o forse buon senso, per capire che le lezioni migliori sono di solito le più dure; e che spesso fra queste ultime c'è la sconfitta. A loro volta, queste riflessioni inducono a pensare che l'unico vero fallimento stia, in realtà, nel permettere alla sconfitta di avere la meglio su di noi.

Anthony Clifford Grayling, Il significato delle cose - 2001

Canzone del giorno: Believer (2017) - Imagine Dragons
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