nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 23 giugno 2012

Pensiero obliquo


L’ultimo libro dell’economista britannico John Kay, dal titolo Il pensiero obliquo (Codice edizioni), pone l'attenzione su come  il progresso scientifico ci abbia portato a credere che possa esistere una scienza che studia i processi decisionali dell’uomo. Secondo l’autore, invece, non esiste, e non potrà mai esistere, una simile scienza. Nel suo scritto traccia un’analisi accurata su come gli obiettivi che ognuno di noi si pone non possono che essere, per forza di cose, imprecisi e ricchi di sfaccettature che cambiano continuamente mentre noi li rincorriamo.
L’economista, addirittura, prova a dimostrare come non sia vero che le aziende più orientate al profitto siano veramente quelle che poi, alla fine, raggiungono il maggiore profitto.
"Le decisioni che prendiamo dipendono dalle risposte effettive che riceviamo dagli altri e da quelle che secondo noi potrebbero darci. Il mondo è complesso, noi ne abbiamo una conoscenza parziale e imperfetta, e la situazione non cambierà indipendentemente da quanto lo analizziamo e da quanto impariamo.
Noi non risolviamo i problemi come previsto dagli studi di scienze decisionali, perché non ne siamo capaci. La vera impresa di un grande statista non è prendere la decisione ottimale nel minor tempo possibile, ma mediare con efficacia tra opinioni e valori contrastanti. La vera impresa i un business leader non è prevedere con esattezza il futuro, ma adattare di continuo le capacità dell’azienda alle fluttuazioni del mercato. Possedere acume finanziario, come hanno affermato Buffet e Soros, significa navigare con successo tra incertezze insolubili. In genere noi risolviamo i problemi in modo obliquo: il nostro approccio è iterativo e adattativo. Prendiamo decisioni partendo da una serie limitata di opzioni: la nostra conoscenza dei dati rilevanti e la cognizione di quali possono essere considerati tali sono imperfette. Persone diverse nella stessa situazione elaborano giudizi diversi, non solo perché i loro obiettivi non corrispondono, ma anche perché scelgono tra opzioni diverse, selezionano informazioni diverse e spesso, perfino a posteriori, non è comunque possibile stabilire chi avesse ragione e chi torto. In un mondo di per sé incerto, decidere bene non significa per forza di cose ottenere un buon risultato; e un buon risultato non è necessariamente riconducibile ad una buona decisione, o a una persona capace di prendere buone decisioni. La stessa concezione di soluzione ottimale potrebbe essere errata. Per risolvere i problemi spesso bisogna sapere interpretare e reinterpretare gli obiettivi superiori (...).  È difficile sottostimare i danni provocati in tempi recenti da chi era convinto di conoscere meglio il mondo di quanto lo conoscesse davvero: dirigenti e finanzieri che hanno mandato gambe all’aria grandi aziende nel vano tentativo di aumentare il valore per gli azionisti; architetti e urbanisti che pensavano che una città potesse essere disegnata a tavolino. Se avessero riconosciuto la complessità dei sistemi di cui erano responsabili e le esigenze molteplici degli individui che vi operavano, avrebbero potuto evitare questi errori".



Canzone del giorno: It's Just A Thought (1970) - Creedence Clearwater Revival
Clicca e ascolta: I'ts Just....