nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 12 marzo 2022

Palco

La musica dal vivo le manca?

Molto, è un anno che non canto in giro e ho paura a ricominciare: ho sempre avuto paura di andare sul palco, non mi sono mai veramente abituato. Al festival di Sanremo del ‘64 ero con Modugno, bevevamo alcolici. Io lo guardo e gli dico: “Ma tu ti caghi ancora addosso? Sono anni che canti“. E lui: “Guarda, o ti caghi addosso tutta la vita oppure non ti caghi addosso mai“. In quel momento passava la Cinquetti, tutta carina, tranquilla. “Vedi lei? Non ha paura“. E infatti quando siamo usciti sul palco abbiamo fatto un casino. Prima è toccato a lui, e mi fa: “Hai della segatura? Perché mi sono cagato addosso“. Si era dimenticato le parole della canzone, aveva inventato lì per lì le prime due strofe. Quando ho cominciato a cantare io la gente pensava che il microfono non funzionasse, invece non mi usciva la voce. Figura di merda niente male, tutti e due.

 

Gino Paoli, da un’intervista di Gianni Santoro (il Venerdì di Repubblica - 18/2/2022)

Averti addosso
come un giorno di sole
a meta’ di maggio
che scalda la tua pelle
e scioglie il cuore
e che ti da’ la forza
di ricominciare.

Gino Paoli, Averti addosso (1984)

Canzone del giorno: Averti addosso (1984) - Gino Paoli
Clicca e ascolta: Averti addosso....

mercoledì 9 marzo 2022

Logoramento

Esiste una narrazione che imputa la guerra in Ucraina all’accerchiamento della Russia da parte della Nato e alla intransigenza americana che avrebbe spinto i Paesi europei a una posizione estremamente rigida nei confronti di Putin. Ma l’allargamento della Nato non è sempre stato visto da Putin come una minaccia. E l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza, del resto, non era, e tantomeno è, all’ordine del giorno. A quella narrazione se ne può opporre quindi un’altra, più radicata nella storia russa ed europea. La sconfitta nella guerra fredda è costata alla Russia la perdita dei guadagni territoriali ottenuti dopo il 1945 in Europa dell'Est (l’impero comunista) e di una parte dell’impero zarista: tra l’altro, oltre alle repubbliche centro-asiatiche, la Bielorussia e l’Ucraina, un tempo già incorporate nell’impero zarista e in seguito formalmente esistenti come membri dell’URSS ma non certo realmente sovrane (per quanto fossero titolari di un seggio all’Onu). Mentre la Bielorussia è rimasta nell’orbita russa, l’Ucraina oscilla da anni tra ipotesi filo-russe e filo-europee. L’Ucraina è il pezzo più pregiato, da un punto di vista geopolitico, in un’ottica tradizionalmente imperiale - di un imperialismo territoriale, terrestre, qual è sempre stato quello russo -. È il centro e il cuore di quella linea che va da Kaliningrad a Odessa, dal Baltico al Mar Nero, che deve essere controllata da chi vuole, da Est, pesare sull’Europa, condizionarla, intimidirla. È lì che grava l’immensa massa eurasiatica. Quella linea oggi le è in parte vietata. Riportare l’Ucraina, la Piccola Russia, all’ovile della Grande Russia, è vitale per chi come Putin ragiona nei termini classici della geopolitica, vista da Mosca; per chi guida una potenza revisionista, insoddisfatta dei risultati dell’ultima guerra perduta. Del resto, la Russia non può affidare le proprie ambizioni di grande potenza a una propria superiore capacità economica: le materie prime energetiche sono importanti ma non bastano a generare egemonia. Nato o non-Nato, la spinta sull’Ucraina fa parte di una logica strategica di lungo periodo. Che Putin ha oggi trasformato in invasione forse perché convinto della debolezza degli Usa (la ritirata dall'Afghanistan) o degli europei (indeboliti dalla pandemia e dipendenti dal suo gas). Alla luce dei fatti, questa convinzione non era esatta. Della stessa logica - Nato o non-Nato - fa parte la reazione degli Stati europei, che non possono non interpretare la guerra contro l’Ucraina come una minaccia esplicita alla loro sicurezza e alla loro capacità politica, come un’intimidazione da parte di un vicino ostile e prepotente. Come un atto di guerra ibrida, insomma. Che l’esistenza della Nato garantisce non divenga guerra aperta. Al di là della inaccettabile modalità di conduzione della guerra, oltre che della guerra stessa, ma al di là anche delle assurde campagne russofobe contro Dostoevskij e simili, la verità è che siamo davanti a un impero che vuole cancellare uno Stato dalla carta geografica - almeno come obiettivo di lungo periodo -. Come possa Putin pensare di incorporare l’Ucraina nella Russia, o in subordine di farsela amica in stile bielorusso, dopo il trattamento che le ha riservato, non è chiaro: non è improbabile che si inneschi una condizione di guerriglia o che si vada verso uno scenario in stile ceceno, complicato dall’afflusso di profughi verso l’Europa. Che a sua volta non può accettare a lungo nulla di simile, insieme agli altissimi costi delle sanzioni. C’è un elemento di reciproca guerra di logoramento in questa situazione. Un logoramento che probabilmente e sperabilmente maturerà in tempi brevi. Ma c’è anche un ammonimento: nell’autocoscienza dell’Europa va incorporata una consapevolezza politico-strategica più netta di quella che finora c’è stata. Se vogliamo la pace - e non vi è dubbio che la vogliamo, come equo compromesso e come disegno di sicurezza comune, non unilaterale - dobbiamo procurarci i mezzi, e l’intelligenza, per instaurarla e per garantirla.

Carlo Galli, la Repubblica (8/3/22)

Canzone del giorno: The Shortest Straw (1988) - Metallica
Clicca e ascolta: The Shortest....

lunedì 7 marzo 2022

L'odore della guerra

La guerra ha un odore. La guerra vicina, un odore più intenso. Somiglia a quello della paura collettiva, che abbiamo imparato a riconoscere durante la pandemia. Un sentimento più vicino all'ansia che al panico, ma non meno insidioso. Quando si teme qualcosa tutti insieme, invece di aiutarsi a vicenda, ci si spaventa di più. Ci sono mestieri che aiutano. Come medici e infermieri durante il Covid, noi giornalisti dobbiamo raccontare, mostrare, spiegare, provare a prevedere. I colleghi in Ucraina e in Russia più di tutti, ma anche gli altri. Come vigili del fuoco durante un incendio, abbiamo qualcosa da fare: meglio che stare fermi ad aspettare. Possiamo anche suggerire come gestire l'incertezza che respiriamo? Possiamo provarci. Il primo consiglio è semplice. Aiutate, se potete. Fa bene e fa star bene. Gli ucraini - in patria e in fuga - hanno bisogno di noi. Anche molti russi, vittime di un despota. Il secondo consiglio può sembrare ovvio, non lo è: informatevi, ma scegliete fonti affidabili. Un buon giornale e un buon programma televisivo sono una garanzia; un cattivo giornale e una trasmissione piena di incompetenti esagitati diventano  generatori d'ansia. Terzo consiglio: dosate le informazioni in entrata. Aggiornarsi sulla guerra è doveroso; farlo per quattordici ore al giorno è deleterio. Peggio: controproducente. Il cervello inghiotte e perde la capacità di digerire. Quarto consiglio: parlate della guerra con moderazione, sui social, in famiglia e con gli amici. Tacere e pensare non è ignavia: è una forma di saggezza. Gli allarmisti non se ne rendono conto, ma vogliono essere rassicurati. Il post isterico o il  tweet catastrofista sono, in fondo, richieste di aiuto.  Anche i bastian contrari cronici - colpa della Nato! colpa dell'Europa! - sono quasi sempre persone spaventate, che nelle loro teorie bislacche cercano conforto e attenzione. Si sono allenati per anni denigrando l'Unione Europea, applaudendo Trump, negando il Covid; e continuano. Il consiglio finale ha un padre nobile, che non cito: ignorate i consigli precedenti, se ne avete di migliori. E  condivideteli con noi. Il profumo della  comprensione tiene lontano l'odore della guerra.

Beppe Severgnini, Corriere della Sera (6/3/22)

Canzone del giorno: How Will You Feel Tonight (1982) - Poco
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sabato 5 marzo 2022

La comune coscienza

Certe cose sono sconvolgenti e inaccettabili alla comune coscienza. La comune coscienza è inadattabile alle atrocità. E ci sarà pure qualche ragione. Forse perché essa, in realtà, le vuole. La comune coscienza prima non ha accettato le atrocità naziste, e poi ha preferito dimenticarle. [...] Certe cose atroci architettate o comunque volute dal Potere (quello reale non quello sia pur fittiziamente democratico) sono comunissime nella storia: dico comunissime: eppure alla comune coscienza paiono sempre eccezionali e incredibili. 

Pier Paolo Pasolini (1922 - 1975), tratto da Il Caos - 20 dicembre 1969


Canzone del giorno: Refusing Consciousness (2005) - Adema
Clicca e ascolta: Refusing....

venerdì 4 marzo 2022

Guerra

Le parole le pronunciamo talvolta controvoglia. Le usiamo per separarci da noi stessi, dalle conseguenze delle nostre azioni. Significano prudenza. E mancanza. Ma di fronte a quello che accade in questi giorni nelle pianure d'Ucraina bisogna pronunciarle perché non si può fare altrimenti. Eccole: l'Occidente, la Nato, l'Europa e l'Italia sono già in guerra con la Russia che ha invaso l'Ucraina e posto mano alla sua distruzione. Perché inviare armi a chi combatte è in ogni significato possibile bellico, giuridico, morale entrare in combattimento, ovvero partecipare e uccidere. Le armi che abbiamo fornito e ora in maggiore quantità e efficacia forniremo all'esercito di Kiev non serviranno come semplice arnese di deterrenza, per convincere un nemico, ancora incerto, che pagherà un prezzo salato se attacca. Questa è la storia di ieri, seppellita sotto le bombe dell'incallito mestatore di Mosca. […] Fornire cannoni e anticarro è presentato come una appendice un po' più forte delle sanzioni economiche, quasi fosse un gesto necessario e innocuo, asettico per chi lo compie quando qualcuno viene aggredito e i perseguitati non hanno i mezzi sufficienti per difendersi. Questo è vero per le sanzioni. Ma non per la fornitura di armamenti quando già si combatte. Gli occidentali conoscono benissimo la differenza: nel 2011 i perseguitati erano i siriani massacrati da Bashar Assad, perfino i gas usava per annientarli. Chiesero armi: per difendersi meglio. Non assomigliavano forse agli ucraini? Obama e l'occidente non volevano far la guerra per loro, i siriani non erano importanti, erano lontani. E infatti distribuimmo loro sorrisi, incoraggiamenti, un po' di pietà, senza affannarci troppo. Ma neppure un fucile. Perché voleva dire entrare in guerra con Bashar e i suoi alleati. Appunto. Le parole bisogna rispettarle soprattutto quando le parole sono guerra, invasione, nemico, distruzione. Non sono ombre da evocare e che si può far sparire a comando. […] Meglio tenere in prima linea gli ucraini. Il guaio è che la guerra combattuta senza dirlo, come tutte le furbizie, regge per un tempo limitato. Saranno gli ucraini stessi a farla crollare. Quando la potenza russa si abbatterà su di loro con tutta la violenza possibile, finora ne hanno provato solo sanguinose premesse, le armi «in leasing» non basteranno più e ci chiederanno di tener fede all'impegno che abbiamo sottoscritto inviandole: ci chiederanno di intervenire, di prenderci direttamente per il bavero con uomini in carne e ossa e non con idee pure. Accade sempre così: prima si spediscono armi e «istruttori», poi si scopre che non basta e ti sei già avvolto in quella guerra, ne sei una parte e l'unico modo per tentare di slegarti è avvolgerti sempre più sperando di ritrovare il capo della corda. Come sul tavolo prima vengono gettati i fanti, poi si passa alle regine, ai re, agli assi. 

Domenico Quirico, La Stampa (3/3/2022)

Canzone del giorno: War Is Not Healthy (2021) - Procol Harum
Clicca e ascolta: War....

mercoledì 2 marzo 2022

Insensata

Altan, da google.it















Canzone del giorno: Generale (1978) - Francesco De Gregori
Clicca e ascolta: Generale....

martedì 1 marzo 2022

Playlist Febbraio 2022

 

  1. Fabio Concato, Tornando a casa – (Senza avvisare – 1986) – Il Residente
  2. Oasis, Put Yer Money Where Yer Mouth Is – (Standing on the Shoulder of Giants – 2000) – Sanremo costa
  3. Susan Tedeschi, It Hurts So Bad  – (Just Won’t Burn – 1998) – Lato
  4. Sade, No Ordinary Love  – (Love Deluxe – 1992) – Normalità
  5. John Mayall, No Big Hurry  – (Spinning Coin – 1995) – Senza fretta
  6. Nek, Contro le mie ombre  – (Nella stanza 26 – 2006) – Un’ombra sulla normalità
  7. Lucio Dalla, Futura  – (Dalla – 1980) – I russi, gli americani
  8. Francesco Guccini, Ho ancora la forza  – (Stagioni – 2000) – Ho ancora la forza
  9. Black Sabbath, The Thrill Of It All  – (Sabotage – 1975) – Conflitto
  10. Aretha Franklin, Truth and Honesty  – (Love All the Hurt Away – 1981) – Vivere onestamente
  11. Birdy, Words as Weapons  – (Fire Within – 2000) – Le parole di Putin
  12. Foo Fighters, Waiting On A War  – (Medicine at Midnight – 2000) – Incubi
  13. Guns N’ Roses, Civil War  – (Use Your Illusion II – 2000) – Fitte