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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

martedì 20 febbraio 2024

Orrori

La chiamata al 112 arriva 37 minuti dopo la mezzanotte. È l’11 febbraio. «Buonasera. Mi devo consegnare». «Perché?» chiede il carabiniere all’altro lato del telefono, pensando a uno scherzo. «Quando uno vuole fare la volontà di Dio, gli spiriti si ribellano. Mia moglie era posseduta… cioè... in pratica è morta». Il militare si allarma e fa parlare l’interlocutore che, in pieno delirio, farnetica di demoni. «Sono in campagna perché sono dovuto scappare, perché i demoni mi stavano mangiando», farfuglia. «C’ho a mio figlio... e due morti e una l’ho lasciata lì, perché il mondo spirituale non è come quello carnale», spiega. Comincia così la storia della strage di Altavilla Milicia, una storia di fanatismo religioso, di delirio mistico collettivo, di ignoranza e crudeltà che ci riporta ai secoli bui. Al carabiniere sempre più sbigottito l’uomo dice di chiamarsi Giovanni Barreca. «Venite a prendermi» sussurra. I militari lo trovano in auto ad attenderli, pronto a confessare di aver ucciso la moglie, Antonella Salamone, e due dei suoi tre figli Emanuel, di soli 5 anni, e Kevin di 16. Mentre il muratore viene portato in caserma, una pattuglia raggiunge la sua casa, una villetta nelle campagne di Altavilla. Agli inquirenti si presenta una scena agghiacciante. In una stanzetta ai piedi del letto c’è il corpo senza vita del bambino, «in posizione supina coperto da un telo», scriveranno nella relazione di servizio. In un’altra camera c’è una ragazza che dorme. È l’unica sopravvissuta alla strage. Svegliata, dirà di essere la figlia 17enne di Barreca. Il secondo cadavere è in soggiorno, dietro un divano: è Kevin, legato mani e piedi dietro la schiena con una catena. Manca un corpo, quello della moglie del muratore. Lui ha raccontato di averla bruciata e seppellita in montagna «in nome di Cristo». I resti della donna saranno trovati nel pomeriggio coperti con del terriccio. Barreca e la figlia vengono interrogati. Le loro versioni sono simili e raccontano il delirio e l’orrore di un esorcismo durato settimane. «C’era il demonio in casa», dice l’uomo che rivela i nomi dei suoi complici: Massimo Carandente e Sabrina Fina, due fanatici religiosi, conosciuti sui social a gennaio, chiamati nella villetta per scacciare il male dai corpi e dalle anime della Salamone e del bambino. Nel pomeriggio scattano in fermi dei tre adulti, tutti accusati di omicidio e soppressione di cadavere. La 17enne verrà arrestata due giorni dopo, quando confesserà di aver partecipato alle sevizie e alle torture dei fratelli e della madre. L’adolescente scampata al massacro conferma agli inquirenti il ruolo di Sabrina e Massimo. «I fratelli di Dio», così si facevano chiamare. «I miei genitori nelle ultime settimane frequentavano solo loro. Mia madre prima di morire mi disse che erano venuti da noi per fare pulizia nella casa, perché c’erano troppi demoni». Ma chi sono i due assassini? Massimo Carandente, originario di Pozzuoli, in Campania, è un sedicente mental coach. La compagna, palermitana, vende prodotti naturali online. Le indagini hanno accertato che seguivano un gruppo di preghiera a Palermo che praticava esorcismi. Nelle ultime settimane hanno fatto su e giù da Altavilla quotidianamente. «I Barreca avevano un grave problema, noi li aiutavamo. Il figlio maggiore era aggressivo», ha detto Fina ai carabinieri prima di chiudersi nel silenzio. È grazie ai messaggi che Kevin invia a un amico tra il 4 e l’8 febbraio che gli investigatori riescono a ricostruire i tempi del delirante rito di purificazione a cui seguiranno i delitti. «Nella mia famiglia ultimamente sono successe cose strane e ora sono venuti due fratelli di Dio e stanno liberando a mia madre e mio fratello che hanno dei demoni molto maligni addosso», scrive il ragazzo, ancora ignaro di ciò che l’aspetta. La coppia è nella villetta già da giorni. All’inizio la famiglia e gli ospiti pregano, digiunano e leggono le scritture. Sono convinti di poter liberare la donna e il figlio da Satana. Ma i riti presto diventano violenti. La Salamone comincia ad avere paura e vuole fermarsi. E morirà. «Mia madre è stata torturata ed io ho assistito. Eravamo in cucina ed erano presenti anche Sabrina, Massimo, Kevin e mio padre», riferisce la superstite che colloca la morte della donna al 9 febbraio. «La torturavano a turno. Le passavano l’asciugacapelli bollente in un punto del corpo, con la padella la colpivano sulla schiena. Hanno anche riscaldato la pinza per il camino con il fuoco e gliela hanno messa addosso. Mio padre guardava, io e Kevin eravamo in piedi e ci scambiavamo sguardi. Lei mi diceva di chiamare i carabinieri, ma io per paura non l’ho fatto. Mentre la seviziavano le dicevano che era un demone». Nella prima versione la ragazza riferisce di aver fatto solo da spettatrice, poi racconterà di aver partecipato. «Volevano farla cremare, l’hanno messa su delle tavole di legno e l’hanno portata nella parte sopra la mia casa e l’hanno seppellita lì — spiega dicendo che accanto alla madre sarebbero stati messi oggetti “maledetti”: tazze, bomboniere…— Mio padre e Kevin hanno scavato la buca con piccone e pala», dice. Ai folli riti dunque partecipa anche Kevin. Dopo aver ucciso la donna, la coppia continua rimanere nella villetta, dove in una atmosfera surreale la vita va avanti. I ragazzi sono totalmente plagiati. Non vanno a scuola ormai da una settimana. E hanno interrotto i contatti con gli amici. La madre è morta. E ora tocca al figlio minore. «Emanuel — dice la sorella — era nero e con il sangue in faccia. Lo torturavano con l’asciugacapelli, gli avevano dato il caffè amaro con una siringa per farlo vomitare. Prima l’hanno anche legato sopra al materasso per liberarlo. Loro dicevano di non vedere un bambino di 5 anni ma un demone». Quando il bambino è ormai morto, la coppia si accanisce su Kevin. «Massimo aveva mal di testa, e sosteneva che fossero dei demoni ad attaccarlo. Si è alzato, è andato da mio fratello e gli ha detto: “il problema sei tu”». I ragazzi cominciano ad avere paura. «A quel punto è stato picchiato, poi lo hanno legato con una catena piena di ruggine, cavi e fili e lo hanno messo per terra con la testa su un cuscino accanto al camino. Mio padre era con loro e nel mentre bloccava Kevin mentre Sabrina e Massimo lo legavano». «lo ho assistito a tutto — confessa — poi me ne stavo andando e hanno iniziato a dire che se facevo così non ero ‘una figlia di Dio». Una versione molto riduttiva del suo ruolo che la ragazza modificherà, raccontando di aver ubbidito alla coppia che la incitava a saltare sulla pancia del fratello e a partecipare alle violenze.

 Lara Sirignano, Corriere della Sera (20/2/2024)

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