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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

venerdì 24 dicembre 2021

Diffidenza natalizia

L'anno scorso a Natale non ci si poteva vedere né con tutta la famiglia né con gli amici. Quest'anno si può stare insieme, è il miglioramento che ci ha permesso la scienza, ma le cene e i pranzi saranno all'insegna del sospetto, del pentimento. Soprattutto, sarà un Natale pieno di diffidenza, di timore dei fratelli e dei cugini, e soprattutto dei figli degli altri, e alla fine anche dei propri. In cui quando si avvicina l'ora di andare a casa dei parenti, ti chiedi chi te lo ha fatto fare, e pensi solo che non vedi l'ora che finisca tutto. Quindi fin da quando entri, ti guardi intorno, e capisci che non sai chi è vaccinato, e con quante dosi; quale bambino ha l'età del vaccino e quale altro no; e quei genitori che idee avranno, lo avranno vaccinato? La verità è che da quando c'è il Covid non vuoi più davvero bene a nessuno, cerchi solo di salvaguardare te stesso; speri che i tuoi figli siano dei solitari che se ne stanno chiusi in camera tutta la vita a giocare alla playstation. Ma tutto questo è incoerente: stanno chiusi in camera di pomeriggio, ma la mattina stanno in una classe insieme ad altri venti e cantano a squarciagola le canzoncine di Natale. E proprio adesso che c'è la tregua dalla scuola di venti giorni, li passate andando da una casa all'altra a fare tombole contaminate in cui ci sono in palio soldi contaminati. Tutti andremo a festeggiare il Natale dicendo: ma non è che stiamo facendo una cazzata? Tutti sulla porta prima ci mostreranno il pugno chiuso per salutarci, poi ci diranno vabbè ma diamoci almeno la mano, e poi ci abbracceranno dicendo avevo troppa voglia di abbracciarti: quasi tutta la strategia di questi mesi, dai vaccini in poi, è incostante. Diciamo di non voler andare a cenare da una coppia di amici, ma poi come fai a saltare il compleanno di quell'altro, dove ci sono settanta invitati? Un giorno siamo rigorosi, un altro fatalisti. Diciamo: dovremmo restare chiusi in casa, e poi diciamo: possiamo mai di nuovo chiuderci in casa? A tavola, a Natale, tutti si guarderanno come in un film di Sergio Leone, e intanto si chiederanno chi è più pericoloso, e perché hanno messo proprio quello zio seduto accanto a te. (...) Per tutto il tempo del pranzo di Natale l'argomento unico sarà il Covid, con lamentele e ipotesi fantascientifiche, intervallate di continuo dalla seguente frase: dài, basta parlare di Covid. E tutti risponderanno: sì, è vero, basta, parliamo d'altro; e qualcuno si rivolgerà a un bambino per cambiare discorso: tu che classe fai? E il bambino risponderà in modo insensato: sono in Dad. E si ricomincerà. E tutti intanto pensano: perché è in Dad? Quanto è un pericolo per noi quello che ha appena affermato? Subito, qualcuno si sposta alla finestra, la spalanca e mangia e conversa da là. È il primo che si ammalerà, ma non di Covid, però di una bronchite ostinata che crederà Covid. Il pranzo di Natale sarà una lunga strategia travestita da curiosità per capire se le persone che stanno a tavola con te conducono una vita pericolosa. E quando lo hai capito, ormai è troppo tardi, siete già arrivati al panettone.

Francesco Piccolo, la Repubblica (24/12/2021)

Canzone del giorno: My Love Will Fall (2009) - Skunk Anansie
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