nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

domenica 17 novembre 2019

La città svenduta

L’acqua alta siamo noi. Questo feroce vento di scirocco che non smette di soffiare sulla morte di Venezia siamo noi. L’alluvione siamo noi.
Le lamentele non servono a niente ma affinché possa darsi espiazione e rinascita, la lamentazione, il canto solenne che esprime dolore e rammarico, l’ammissione delle colpe e l’espulsione dei colpevoli, quella è necessaria.
E allora, in quest’alba livida, a questo cielo plumbeo sotto la cui cappa di piombo lottiamo a mani nude contro i fanghi eterni, dobbiamo gridare con voce potente che sei sono le cause della sommersione di Venezia. Tre sono senza tempo e senza autore: la luna, la faglia adriatica, l’argilla. Ma le altre tre sono figlie della storia: lo sfruttamento delle falde, il surriscaldamento climatico, lo scavo dei canali. Della storia e degli uomini: della loro avidità, della loro inettitudine, della loro ignoranza.
Venezia non è solo sommersa da un’onda di mare che entra dai canali scavati per il transito delle petroliere e delle grandi navi, è sommersa anche da un’onda turistica e, soprattutto, da un’onda di malaffare, di cattiva amministrazione e cattiva coscienza. Siamo abituati ad attenderci la catastrofe dal futuro ma, poi, una mattina ti svegli e scopri di essere già a valle del punto di rottura. Ebbene, quella mattina triste è arrivata.
L’«acqua granda» che ha sommerso Venezia in questi giorni non è soltanto una catastrofe ambientale. È anche una catastrofe culturale, civile, politica e demografica. E non appartiene alla cronaca ma alla storia. È un’alta marea corrosiva che sale da almeno cinquant’anni sui marmi della gloriosa Basilica di San Marco.

Antonio Scurati, Corriere della Sera (17/11/2019)

Canzone del giorno: Heartache City (1985) - Uriah Heep
Clicca e ascoltaHeartache....