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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

giovedì 6 giugno 2019

Bianco latte

Ecco il Transatlantico di Montecitorio, tra le 11 e mezzogiorno.
La voce al telefono diceva: «Nessuno sa quando il governo cadrà, però adesso tutti hanno capito che può davvero cadere. Ci sono centinaia di parlamentari nel panico. Il posto merita una visita». Di solito è inutile venirci, il martedì. Passano le Repubbliche, la prima, la seconda, la terza, ma il martedì i deputati se ne stanno ancora in vacanza.
Poi però arriva il martedì speciale. Quasi superfluo prendere appunti.
Atmosfera: da tregenda. Discorsi: un campionario di opportunismo, vigliaccheria, miserie varie (per evitare querele, bisognerà ometterne qualcuna).
Facce: pallide (ma con gradazioni variabili).
Quelle tendenti al bianco latte sono dei grillini. L' idea di andare a votare ne mina, nel corpo e nello spirito, a decine. (...) In caso di nuove elezioni, cinquantasei di loro, già al secondo mandato, secondo le regole del Movimento non potrebbero infatti ricandidarsi.
Nell' elenco di quelli che dovrebbero tornare alle vecchie occupazioni, se ce l' avevano, ci sono anche capi e capetti: da Luigi Di Maio al presidente della Camera Roberto Fico, dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a quello per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro; e poi Carla Ruocco, Giulia Sarti, il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, quello agli Interni Carlo Sibilia, la ministra della Salute Giulia Grillo e la vice-ministra dell' Economia Laura Castelli. (...)
Del resto, le altre facce molto pallide e angosciate sono proprio quelle dei deputati del Partito democratico.
La situazione è questa: alla vigilia delle scorse elezioni, Matteo Renzi formò i gruppi parlamentari di Camera e Senato a sua immagine e, diciamo così, somiglianza (a decidere le liste, barricati in una stanza: lui, la Boschi, Lotti e Bonifazi, che però entrava e usciva). Inevitabile perciò che, quando si andrà a votare, Nicola Zingaretti raddrizzi un po' gli equilibri.
Risultato: i renziani più miti, che sperano in una riconferma - quelli di Base riformista: Malpezzi, Fiano e via dicendo - si riuniscono preoccupati con i loro leaderini, Guerini e Lotti, anche se Lotti ha i suoi problemi con la vicenda Csm; la vera guardia d' onore del renzismo (Giachetti, Scalfarotto, Ascani, Nobili) certa di essere tagliata, s' attacca invece al telefono con il capo e lo tormenta, dicendogli più o meno: Matteo, qui il rischio di andare a votare dopo l' estate è concreto, e allora se davvero vogliamo farlo, un nuovo partito, forse bisogna accelerare, o no?

Fabrizio Roncone, Corriere della Sera (5/6/2019)

Canzone del giorno: Just Before The Storm (2017) - Chris Bergson
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