nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 23 maggio 2015

Giovanni Falcone

"E' morto, è morto nella sua Palermo, è morto fra le lamiere di un'auto blindata, è morto dentro il tritolo che apre la terra, è morto insieme ai compagni che per dieci anni l'avevano tenuto in vita coi mitra in mano. E' morto con sua moglie Francesca. E' morto, Giovanni Falcone è morto. Ucciso dalla mafia siciliana alle 17,58 del 23 maggio del 1992. La più infame delle stragi si consuma in cento metri di autostrada che portano all'inferno. Dove mille chili di tritolo sventrano l'asfalto e scagliano in aria uomini, alberi, macchine. C'è un boato enorme, sembra un tuono, sembra un vulcano che scarica la sua rabbia. In trenta, in trenta interminabili secondi il cielo rosso di una sera d'estate diventa nero, volano in alto le automobili corazzate, sprofondano in una voragine, spariscono sotto le macerie. Muore il giudice, muore Francesca, muoiono tre poliziotti della sua scorta. Ci sono anche sette feriti, ma c'è chi dice che
sono più di dieci. Alcuni hanno le gambe spezzate, altri sono in fin di vita. 
Un bombardamento, la guerra. Sull'autostrada Trapani-Palermo i boss di Cosa Nostra cancellano in un attimo il simbolo della lotta alla mafia".


                                               Attilio Bolzoni, Repubblica del 24 maggio 1992

“L’hanno ammazzato come lui temeva, facendo una strage, usando mille chili di esplosivo ammassati in un sottopassaggio pedonale scavato sotto l’autostrada fra Palermo e Punta Raisi. Un’autostrada che in quel punto, a cinque chilometri dalla città, non c’è più perchè il boia che ha pigiato il tasto del telecomando alle 18.20 di questo maledetto sabato ha scatenato l’Apocalisse: un’eruzione di ferro, terra e massi ha aperto una voragine larga trenta metri e profonda otto facendo volare in un giardino di ulivi la prima auto di scorta con tre agenti e spezzando in due quella guidata da Giovanni Falcone simbolo della lotta alla mafia , il bersaglio da eliminare a ogni costo, anche se aveva accanto la moglie, Francesca Morvillo, pure lei magistrato, le gambe spezzate, in agonia come l’autista che aveva preso posto dietro impugnando una pistola”.

                                              Felice Cavallaro, Corriere della Sera del 24 maggio 1992

Canzone del giorno:  Alzando gli occhi al cielo (1992) - Luca Carboni
Clicca e ascoltaAlzando gli occhi....