nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

giovedì 29 gennaio 2026

#Solitudine

“Uno degli impegni principali dei giovani dovrebbe essere quello di imparare a sopportare la solitudine, perché essa è una fonte di felicità e di tranquillità d’animo”. 

È curioso ma poche pagine prima nei suoi Aforismi sulla saggezza di vivere da cui abbiamo tratto la nostra citazione, lo stesso filosofo tedesco ottocentesco Arthur Schopenhauer osservava: «Ciò che rende socievoli gli uomini è la loro incapacità di sopportare la solitudine e, quindi, sé stessi». Egli in questa apparente contraddizione rivelava il duplice volto della solitudine. Da un lato, è una necessaria dieta dell’anima; d’altro lato, però, essa può sconfinare nell’isolamento e fa scaturire il bisogno di un altro che stenda la mano e ti aiuti a risalire quando si sta aprendo il vuoto davanti a sé. È, però, indubbio che ritagliarsi almeno un’oasi di silenzio, di autocoscienza, di riflessione sia indispensabile se non si vuole ridurre la propria vita solo all’esteriorità. Ha ragione il filosofo quando si rivolge ai giovani: forse oggi noi ne siamo più consapevoli quando li vediamo ingrupparsi nel branco, muovendosi quasi alla deriva. Non per nulla il loro approdo, alla fine, è la discoteca che – senza indulgere al moralismo – è simbolicamente lo spazio dell’affollarsi anonimo e dell’estinzione di ogni squarcio di silenzio, in una sonorità incessante, frenetica e assordante. Certo, un altro filosofo, Blaise Pascal, forse esagerava quando affermava che le nostre disgrazie personali nascono dall’incapacità di stare almeno un’ora da soli nella propria stanza. Ma è vero che, senza una parentesi rispetto al flusso delle voci, delle azioni e della piazza, la coscienza si ottunde, la stessa mente si raggrinzisce, il cuore non ospita più sentimenti autentici e profondi. A suggello di questa riflessione vorrei lasciare la voce a un altro tedesco, lo scrittore Thomas Mann nel suo noto testo Morte a Venezia (1912): «La solitudine mette in mostra l’originale, il bello, il religioso, il sorprendente, la poesia. Essa, però, mostra anche l’insensato, lo sconveniente, l’assurdo e l’illecito».

Gianfranco Ravasi, Breviario – Il Sole 24 Ore (30/11/2025)

Canzone del giorno: Loneliness (2003) - Annie Lennox
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martedì 27 gennaio 2026

La cultura

“La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande”

 Hans-Georg Gadamer (1900 – 2002)


Canzone del giorno: Qualcosa cambia (2019) - Daniele Silvestri
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sabato 24 gennaio 2026

Groenlandia

“Per Trump la Groenlandia è diventata una vera ossessione, fatta di risentimento e spirito di rivalsa per essersi dovuto fermare durante il primo mandato. Non si fermerà”. 

Tra chi non si fida della marcia indietro del Presidente americano nelle sue mire di conquista dell’isola artica è Klaus Dodds, uno dei massimi esperti mondiali delle regioni polari, con particolare esperienza proprio sull’Artico, che ha percorso in lungo e in largo nell’ultimo decennio. Quando ci risponde è appena rientrato da una riunione a Copenhagen, ascoltatissimo consulente della Nato e di vari governi, quello britannico in testa. Per trent’anni professore di geopolitica a Londra, ora rettore della Facoltà di Scienze e tecnologia dell’Università del Middlesex, Dodds parla con sconforto e preoccupazione di quella enorme isola nordica, che per lui non è soltanto un “piece of ice”, un pezzo di ghiaccio come l’ha descritta Trump nel suo violentissimo intervento a Davos.

“È invece un mosaico di comunità diverse che ci vivono da millenni — mi racconta — e dove la presenza umana si inchina umile alla magnificenza di una natura spettacolare e implacabile”.

Vederla ora nel mirino di un bulimico Trump lo indigna: 

“È un Presidente affascinato dalle carte geografiche — incalza Dodds —. Vede che il suo disegno di dominare l’emisfero occidentale, come detto chiaramente nella Strategia sulla sicurezza nazionale, a settentrione degli Stati Uniti passa inevitabilmente dalla Groenlandia e dal Canada. Come nei suoi diktat nazionali, anche sulla scena internazionale la sua mentalità lo porta ad agire tramite ordini esecutivi. Non vuole ostacoli. Lo sta facendo anche verso la Danimarca e la Groenlandia”.

Le sue mire comunque hanno anche ragioni economiche e non a caso l’intesa che avrebbe raggiunto con il segretario generale della Nato Rutte riguarda non solo il rafforzamento militare ma anche le risorse naturali. I cambiamenti climatici rendono infatti la Groenlandia maggiormente sfruttabile per estrarre minerali rari, gas e petrolio. […]

I leader europei, britannico Starmer compreso, hanno almeno sulla Groenlandia mantenuto una posizione ferma. Quanto durerà questo fronte comune? 

“Trump disprezza gli europei e anche verso il Regno Unito non c’è alcuna relazione speciale. Ci vede come un ostacolo per il tecno-capitalismo della sua Amministrazione e preferisce scegliersi individualmente gli interlocutori sul continente. I leader europei, compresa la vostra Premier Meloni, devono prendersi il rischio di sembrare sleali verso Trump e assumere una posizione netta. Non basta dire, come hanno fatto, che nuovi dazi sono un errore, perché sono molto di più. Sono una minaccia esistenziale all’unità transatlantica e alla Nato. In una situazione così estrema e polarizzata la lealtà verso Washington porta solo a tregue momentanee. Poi occorre scegliere da che parte stare”.

A parte rafforzare la presenza militare nell’Artico, sperando di poterlo fare insieme sotto l’ombrello Nato, gli europei che strumenti hanno per reagire?

“Ad esempio proprio quello di rivedere l’uso delle basi americane nei nostri Paesi: Regno Unito, Italia, Germania, Polonia, ne abbiamo a decine, Nato e non solo. Se gli Stati Uniti diventano un alleato inaffidabile, la presenza militare americana nei nostri territori diventa un problema da discutere”.

Marco Varvello, estratto intervista a Klaus Dodds (affarinternazionali.it – 23/1/2026)

Canzone del giorno: Obsession Blues (2000) - Michael McDonald
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giovedì 22 gennaio 2026

Social

Secondo il New Yorker è diventato corroborante per la propria reputazione avere pochi follower e pochi like. Secondo l'Atlantic siamo addirittura entrati nell'era della fine dei social. L'Ai sostituirà tutto, e noi dovremmo affrettarci per trovare qualche altro responsabile della nostra guittezza e scostumatezza. La parola dell'anno è rag bait (provocazione a mezzo social), ma pure 67, che significa "così, così" o "più o meno" nell'antilingua di cui dovremmo cominciare a occuparci, quella dove non ci sono parole, ma suoni, faccine, meme, numeri, e nessun dizionario che ci aiuti a decifrarli. E noi che ci lamentavamo di non capire le neolingue delle nuove identità, del woke, del politicamente corretto: qualcuno le chiamava dittature, e invece non erano che gocce di rugiada, ormai evaporate. Vedrete come ci mancheranno. Finiamo sempre a sentire la mancanza dei nostri tabù, diceva Natalia Ginzburg. 

Simonetta Sciandivasci, La Stampa (31/12/2025)

Canzone del giorno: Connection (2018) - OneRepublic
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lunedì 19 gennaio 2026

Post Scriptum Film

Norimberga

REGIA: James Vanderbilt
INTERPRETI: Russel Crowe, Rami Malek, Richard E. Grant, Michael Shannon, Leo Woodall, Colin Hanks, John Slattery, Wrenn Schmidt, Steven Pacey, Lydia Peckham
SCENEGGIATURA: James Vanderbilt
FOTOGRAFIA: Dariusz Wolski
MUSICHE: Brian Tyler
DURATA: 148'
USCITA: 18/12
Tratto dal libro “Il nazista e lo psichiatra” del giornalista Jack El-Hai, il film “Norimberga” di James Vanderbilt si concentra, sin dai primi minuti, sul reale incontro, nel 1945, fra il giovane psichiatra americano Douglas Kelley e Hermann Göring, ex braccio destro di Adolf Hitler da poche settimane arrestato dagli alleati. Il compito principale del medico, interpretato con estro da Rami Malek, era quello di certificare le capacità mentali degli imputati nazisti prima di processarli. La sceneggiatura del film, curata dallo stesso regista, cerca di approfondire proprio la dimensione psicologica di chi sostenne un sistema di sterminio senza tanti scrupoli. L’incontro fra il tenente psichiatra e il generale Göring (un superbo Rossel Crowe)  diviene così il tema centrale del lungometraggio. La necessità del giovane medico di comprendere i comportamenti del criminale nazista diventa per lui quasi un’ossessione e il regista riesce a far cogliere lo smarrimento morale che lo tormenta nel rapporto che ha instaurato in carcere con il luogotenente di Hitler che non mostra segni di cedimento dinanzi alle accuse che gli vengono contestate. Per raccontare ciò Vanderbilt riesce anche a precisare come il famoso processo contro i gerarchi nazisti sia stato anche un vero e proprio esperimento giuridico e morale voluto dalla caparbietà di quanti come il giudice americano Robert H. Jackson (ben interpretato da Michael Shannon), sostennero la necessità di un processo pubblico che fissasse a futura memoria la responsabilità dei crimini nazisti. La proiezione dei i filmati autentici che, durante lo svolgersi del processo, sono mostrati al pubblico e ai giurati per evidenziare le atrocità dei campi di concentramento, divengono così lo strumento più efficace utilizzato dal regista per “costringere” gli spettatori di oggi a non dimenticare lo sterminio di tanti ebrei e la morte di milioni di uomini a causa di un’orribile guerra generata dalla criminalità nazista.

Canzone del giorno: In My Remains (2012) - Linkin Park
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sabato 17 gennaio 2026

Piccola follia

“Tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tenere viva in noi una piccola follia”

Marcel Proust (1871 - 1922)


Canzone del giorno: Magica follia (1982) - Mina
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mercoledì 14 gennaio 2026

Iran in fiamme

L’Iran è in fiamme. Ci sono state molte prove generali in cui sembrava che il regime crollasse, in cui però gli ayatollah sono riusciti a riassorbire la spinta dell'opposizione. La maggior parte di questi tentativi sono stati almeno inizialmente opera delle donne, tanto marginalizzate e represse. Così nel 2009, nel 2017 e nel 2019, così in particolare nel 2022, quando l'uccisione in carcere della giovane curda Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale per aver portato troppo allentato l'hij ab — il velo obbligatorio — aveva suscitato una grande ondata di proteste in tutto il Paese e la nascita di un movimento di opposizione che proprio sulle donne faceva leva, "Donna, vita, libertà". La polizia aveva sparato sulla folla, c'erano stati centinaia di manifestanti uccisi, arresti, aumento della repressione da parte della polizia religiosa, appunto la "polizia morale", e tentativi invece da parte del regime di calmare gli animi con qualche concessione. Qualcosa, a detta degli oppositori fuoriusciti, sembra tuttavia essersi rotto nel 2022. A fianco della repressione, cresceva il numero delle manifestazioni spontanee di protesta, donne che uscivano a capo scopetto, rifiuti anche individuali di obbedire alle regole del regime. Quando la protesta cresce capillarmente dal basso in questo modo, anche la repressione diventa più difficile. E vero che l'Iran non è mai stato simile all'Afghanistan, dove alle donne è proibito tutto, non solo studiare, e che in Iran è sempre esistita una sorta di doppio regime, di spinta alla libertà da una parte e di dura repressione dall'altra. Basta leggere la letteratura per rendersene conto. Le donne hanno potuto studiare, diventare medici, avvocati, scrittrici. Il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, la prima donna musulmana a riceverlo nel 2003, è stata più volte arrestata, ha subito persecuzioni, è stata costretta infine all'esilio ma ha anche potuto in alcuni momenti esercitare la sua professione di avvocato in favore dei perseguitati dal regime e vivere in Iran. Dopo la breve guerra con Israele, che sembrava poter dar nuovamente fuoco alle polveri, la repressione in Iran e aumentata. Ma qualcosa di nuovo è emerso: la rivolta stavolta è partita non dalle donne ma dai commercianti, un ceto molto ampio che finora non aveva manifestato attivamente contro il regime. Da oltre due settimane, sono scesi in massa nelle piazze a fianco degli altri manifestanti, delle donne e dei giovani. Il regime ha bloccato i telefoni e Internet per evitare che il mondo venga a conoscenza di quanto sta accadendo. Dalla televisione di Stato si mostrano solo manifestazioni a sostegno del governo, del resto si tace. Il figlio dello Scià deposto dalla rivoluzione islamica nel 1979, Reza Pahlavi, ha invitato tutti a unirsi alle manifestazioni e si è detto disposto a guidare il Paese nella transizione verso la democrazia. Anche gruppi politici che non erano favorevoli a una qualsiasi forma di ritorno alla monarchia si sono a questo punto rassegnati a questa soluzione. Molto meno favorevoli gli oppositori iraniani sono invece a un intervento degli Usa minacciato da Trump, gravido di incognite proprio sulle sue motivazioni e i suoi risultati. Lo stesso si può dire a proposito di Netanyahu, come è stato dichiarato dalle opposizioni durante la guerra del giugno 2025. In realtà ciò che finora è mancato all'Iran, data la decennale dittatura che ha caratterizzato il Paese, è stato un gruppo dirigente che potesse guidare e orientare la resistenza. E’ possibile che il figlio dello Scià, monarca che pure ai suoi tempi non ha brillato per democrazia, possa invece dimostrarsi all'altezza di questo compito? Intanto, la rivolta divampa senza la necessità di interventi esterni, anche se il numero dei morti cresce, così quello degli arresti. I rivoltosi sono definiti dalle autorità «nemici di Dio» e «terroristi», il che implica la pena di morte. Ed è ancora quello di una giovane donna, la studentessa curda Rubina Aminian, uccisa l'8 gennaio, il volto del primo manifestante assassinato. Se questa rivolta non riuscirà a diventare una rivoluzione, si aprono giorni molto oscuri per il popolo iraniano. Ma sembra difficile che il regime possa continuare a lungo a sopravvivere.

Anna Foa, La Stampa (12/1/2026)

Canzone del giorno: Fire (1981) - U2
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