nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

mercoledì 28 giugno 2023

Multipolare

Se hanno ragione coloro che pensano che siamo ormai entrati in un mondo multipolare, con tante grandi e medie potenze che contano e competono fra loro sul piano globale e su quello regionale, una democrazia come la nostra, con le nostre tradizioni, corre serissimi rischi. Il principale è che la nostra frammentazione politica, il nostro multipartitismo esasperato, sia sfruttato da qualunque potenza abbia interesse a influenzare le scelte italiane. Ne seguirebbe una situazione per cui diversi nostri partiti, o correnti di partito, diventerebbero i referenti (i clienti) di una pluralità di grandi e medie potenze. Rendendo l’Italia incapace di perseguire i propri interessi nazionali.

Angelo Panebianco, Corriere della Sera (23/6/2023)

Canzone del giorno: Things Ain't Like They Used to Be (2008) - The Black Keys
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domenica 25 giugno 2023

Ammutinamento

In Russia, ora c’è un campo “lealista” e un campo “ribelle”. Sabato 24 giugno, l’ammutinamento guidato da Evgenij Prigožin e dalla sua milizia Wagner ha preso il controllo di una città di un milione di abitanti, Rostov sul Don, e ha preso in ostaggio alcuni generali. Questo sconvolgimento è avvenuto durante la notte, dopo che il giorno precedente Prigožin aveva ordinato a “25mila combattenti” di tornare dal fronte ucraino per “liberare il popolo russo” e “riportare l’ordine nel paese”. Questo fa precipitare l’intera Russia in un enorme buco nero. A Mosca le cose vengono dette altrettanto chiaramente. Da venerdì sera, tutte le istituzioni del paese, dal Cremlino al ministero della difesa, dai servizi segreti dell’Fsb al Comitato investigativo, usano le stesse parole inaudite: “ribellione armata”, “colpo di stato militare”. Ma Prigožin si difende, insistendo sul fatto che il suo obiettivo sono solo i vertici militari, non Vladimir Putin. Ma l’ascesso che si è formato in questi mesi è troppo grande per essere curato e la sfida allo stato impossibile da ignorare. Sabato mattina, Vladimir Putin non ha provato a nascondere la gravità del momento. In un solenne discorso di cinque minuti, durante il quale non ha mai fatto il nome del suo ex chef, il presidente ha parlato di un “tradimento” commesso in nome di “ambizioni sproporzionate” e di una “pugnalata alle spalle” arrivata in un momento in cui la Russia stava “resistendo all’aggressione dei neonazisti e dei loro padroni”. Esortando il popolo russo a “unirsi”, Putin ha avvertito che le risposte dello stato saranno “dure”, promettendo “punizioni inevitabili a coloro che hanno consapevolmente intrapreso la strada del tradimento”. […] Fatto forse ancora più preoccupante per Mosca, Prigožin non avanza alcuna richiesta specifica. Nei suoi colloqui con i generali ha criticato l’esercito per aver “bombardato i civili”. Venerdì 23 giugno, prima che la crisi degenerasse, aveva già messo in dubbio le basi dell’”operazione militare speciale”, affermando che dal 2014 l’Ucraina si era limitata a colpire le posizioni militari nel Donbass e che Kiev non aveva “alcuna intenzione di attaccare la Russia nel 2022 con l’aiuto della Nato”. […] Le cose si sono deteriorate a un ritmo straordinario. Tre settimane fa, la cattura di un alto ufficiale dell’esercito da parte della Wagner, sullo sfondo di un presunto scontro a fuoco tra le due fazioni, era già una notizia sensazionale. Prigožin aveva già intenzione di provocare questo ammutinamento, che sembrava l’escalation definitiva? Si è forse lasciato sopraffare dagli eventi, visto che il suo primo video, venerdì scorso, è stato pubblicato dopo quelli che, a suo dire, erano stati attacchi aerei “molto letali” dell’esercito russo contro le basi della Wagner? Oppure stava reagendo alle voci secondo cui la sua avventura stava per finire? Il metodo – sbaragliare gli avversari per paralizzarli – ha finora funzionato bene per lui, in assenza di una seria resistenza. Oltre al rischio di arresto del suo leader, auspicato da gran parte dell’élite politica e militare, la Wagner vedeva il cerchio stringersi con l’avvicinarsi della scadenza di un ultimatum fissato dall’esercito: entro il 1° luglio la milizia, come le altre “formazioni volontarie”, doveva firmare un “contratto” con il ministero della difesa per legalizzare la propria situazione. Vladimir Putin aveva approvato pubblicamente la mossa e per una volta era uscito dal suo silenzio. 

Benoit Vitkine, Le Monde – 24/06/2023 (Traduzione di Stefania Mascetti)

Canzone del giorno: Bird Of Prey (1971) - Uriah Heep
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venerdì 23 giugno 2023

Abissi

Le speranze sono ormai tramontate. I rottami individuati in fondo al mare sono quelli del Titan. Il senso di sconfitta è enorme, direttamente proporzionale alle impressionanti forze messe in campo per le ricerche del piccolo sommergibile: boe acustiche per captare eventuali rumori, sottomarini e navi arrivati dall’Europa e dotati di robot in grado di immergersi a profondità estreme, numerose imbarcazioni della Guardia costiera statunitense, perfino tre aerei per pattugliare il braccio di mare… Una corsa contro il tempo senza limiti di budget e purtroppo rivelatasi inutile nel salvare cinque vite ore sperse in fondo all’Atlantico, forse naufraghe per l’eternità. Shahzada, uomo d’affari inglese di origini pachistane e il figlio 19enne Suleman; il miliardario inglese Hamish; lo studioso francese Paul-Henri; e infine Stockton, l’organizzatore della spedizione sulle tracce del Titanic. Ciascuno di loro ha un nome, un volto, una storia. Non ha goduto dello stesso privilegio la gran parte delle vittime di un altro naufragio, accaduto quasi in contemporanea con quello del piccolo Titan. Fin dal numero, ancora all’ingrosso: oltre agli 82 morti accertati e ai 104 salvati, si stimano più di 600 persone disperse. I corpi di diverse centinaia di loro, donne e bambini, potrebbero essere ancora intrappolati nella stiva del peschereccio colato a picco al largo delle coste greche nella notte tra il 15 e il 16 giugno. Se il numero delle vittime è ancora incerto e i loro nomi non saranno mai conosciuti, sappiamo però che alcuni si sono imbarcati per fame, altri per persecuzione, altri perché qualcosa – una speranza – e qualcuno – un familiare - li attendeva sull’altra sponda del Mediterraneo. Non per un’avventura, non per una esplorazione, ma per fame, per speranza. Per futuro. E però, che destino diverso, da questa parte del mondo. Naufraghi restati senza aiuti, o perfino vittime, secondo le testimonianze dei sopravvissuti raccolte anche da Avvenire, di soccorsi tardivi, inadeguati, insufficienti, perfino maldestri. Naufraghi per la cui salvezza nessuno ha fatto il conto alla rovescia: quanto tempo rimane prima che lo scafo si ribalti? Quanto ossigeno – anche qui, l’ossigeno! – resta prima che nella stiva bambini e donne inizino a soffocare? Quanto tempo possono stare in mare prima di arrendersi al freddo e al buio coloro che si sono buttati giù dalla barca? Il contrasto è straziante, a pensarci fa male. Nell’Atlantico un copione da disaster movie sta tenendo da giorni l’opinione pubblica mondiale con il fiato sospeso: cinque agiati occidentali alla ricerca dell’avventura estrema a bordo di un piccolo cilindro a tenuta stagna, la scomparsa dai radar, i rumori captati dagli abissi come disperati Sos, e poi la corsa contro il tempo, la mission impossible dei soccorsi, infine l’individuazione dei rottami. È tutto come un film, peraltro già vissuto tante volte in situazioni anche molto differenti: ricordiamo l’angoscia suscitata dal dramma dei 118 uomini intrappolati nel sommergibile della Marina russa Kursk nel 2000, e, di contro, l’entusiasmo globale per il salvataggio di 12 giovani thailandesi sepolti per 15 giorni in una grotta nel 2018. Angoscia ed entusiasmo legittimi e condivisibili: ogni vita umana è preziosa, salvarne anche una sola vale qualsiasi sforzo e la perdita anche di una sola causa dolore. Ma allora, perché questo tiepido sdegno per l’ennesima strage nel Mediterraneo? Perché questa labile partecipazione a un lutto che dovrebbe essere universale? Perché questa corta memoria per una carneficina che – lo dirà con certezza l’inchiesta – forse è stata causata anche da negligenza, se non addirittura dalla volontà di spingere lontano, di non vedere, di scaricare la responsabilità ad altri? Il mondo trattiene il fiato per cinque uomini naufraghi in fondo all’Oceano Atlantico e si gira distratto dall’altra parte di fronte al Mediterraneo diventato un cimitero. Forse perché, come si è letto sui social, i morti davanti alla Grecia, così come quelli davanti alla Libia, alla Tunisia, a Lampedusa, alla Calabria, non erano naufraghi. Erano poveri.

Antonella Mariani, Avvenire (23/06/2023)


Canzone del giorno: Un filo di seta negli abissi (2013) - Elisa
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mercoledì 21 giugno 2023

Live For The Music

Finché potrò cantare la mia canzone,

vivrò per la musica.


Dai tutto quello che hai,

vivi per la musica,

sai che troverai molto per alleviare la tua mente.


Bad Company, Live For The Music (1973)


Canzone del giorno: Live For The Music (1976) - Bad Company
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domenica 18 giugno 2023

Post Scriptum Film

Rapito

REGIA: Marco Bellocchio
INTERPRETI: Barbara Ronchi, Fausto Russo Alesi, Paolo Pierobon, Leonardo Maltese, Filippo Timi, Fabrizio Gifuni, Samuele Teneggi, Aurora Camatti, Paolo calabresi
SCENEGGIATURA: Marco Bellocchio, Susanna Nicchiarelli
FOTOGRAFIA: Fabrizio Di Giacomo
MUSICHE: Fabio Massimo Capogrosso
MONTAGGIO: Francesca Calvelli, Stefano Mariotti
DURATA: 125'
USCITA: 25/5/

Ancora una volta l'abilità anticonformista di Marco Bellocchio si manifesta in maniera prodigiosa. In “Rapito” decide di affrontare, con la maestria cinematografica che lo contraddistingue, un tema a lui caro ossia le dinamiche della psiche correlate al sadismo implicito nell'esercizio del potere. Il regista ripercorre lo stravolgimento e la sofferenza familiare di una modesta famiglia ebrea bolognese di metà ‘800 (l’Emilia era ancora sotto l’egida del Papa Re), costretta a consegnare all’Inquisizione cattolica il loro piccolo figlio di 6 anni perché battezzato, a loro insaputa, da una domestica. Un avvenimento realmente accaduto alla famiglia Mortara in quel lontano 1858 e che, a quei tempi, suscitò molte polemiche. La “pratica” della conversione degli ebrei (colpevoli per secoli di essere considerati gli ignobili assassini di Cristo) attraverso la sottrazione di moltissimi bambini alle famiglie continuava, infatti, a essere esercitata dalla Stato Pontificio anche nel periodo preunitario.
Con un immutato vigore narrativo e una mirabile ricostruzione ambientale, Marco Bellocchio mette allo scoperto i meccanismi del potere (religioso in questo caso) e con spietata scrupolosità riesce a comunicare il profondo dolore di chi è violentato nei propri sentimenti. I genitori del bimbo “rapito”, magistralmente interpretati da Barbara Ronchi e Fausto Russo Alesi, offrono uno spaccato realistico di ostinazione e disperazione.
Il loro coraggio, però, non basta in quanto risulta sempre più mortificato dalla sproporzione delle parti. Il potere religioso ha i suoi freddi meccanismi. Il cinismo dell’Inquisitore che strappa il bambino alla famiglia incredula (un tetro Fabrizio Gifuni) e il comportamento inquieto nonché sprezzante di Papa Pio IX, interpretato in maniera convincente da Paolo Pierobon, rivelano l’ipocrisia e le contraddizioni del potere temporale che di lì a poco avrebbe portato alla capitolazione dello Stato Pontificio.

Canzone del giorno: Snakes (2000) - Papa Roach
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venerdì 16 giugno 2023

Pomeriggio




Pomeriggio: quella parte del giorno che passiamo a cercar di ricostruire come abbiamo sprecato il mattino.

Leonard Louis Levinson (1904 - 1974) - The left handed dictionary (1963)


Canzone del giorno: Pomeriggio zenzero (2016) - Paolo Conte
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mercoledì 14 giugno 2023

Berlusconi

Alla fine, il Destino ha bussato anche alla sua porta. Non a Villa San Martino, che per quasi trent'anni è stata la quinta sontuosa dove lui stesso aveva trasferito e trasformato per sempre l'esecrato "teatrino della politica". Ma al San Raffaele, il luogo di una sofferenza fisica che ha negato e fuggito sempre, in un'esistenza epica durata 86 anni che non contemplava la vulnerabilità e la fallibilità degli umani. Alla fine Berlusconi è morto ll, lontano dai suoi cani e dai suoi quadri, in quella lussuosa dependance ospedaliera che ha copiosamente finanziato e che l'ha curato e accudito ogni volta, per la tendinite o l'uveite, per il cancro o il Covid. […] Berlusconi è esistito anche senza Forza Italia: prima della politica c'erano già sia il costruttore seriale che ha sfornato Milano Due sia il tycoon televisivo che ha stravolto i nostri usi culturali e i nostri consumi commerciali. Ma Forza Italia non sarebbe mai esistita senza Berlusconi. Questo destino inscindibile è l'essenza stessa del "partito personale" che lui ha fondato e plasmato a sua immagine e somiglianza (e nel quale si sono beatamente rispecchiati corrivi cantori e cattivi imitatori, in Italia e nel mondo). […] Berlusconi è stato tutto e il contrario di tutto. Presidente Imprenditore e Presidente Operaio, élite e anti-establishment, gas russo e editto bulgaro, premierato forte e devolution, Pratica di Mare e Onna. Un impasto di scintillante modernità e di irridente opportunismo. Un irresistibile e incorreggibile Arcitaliano, col sole in tasca e il coltello tra i denti. Così ha conquistato milioni di italiani, rispecchiandone le virtù (poche) e ivizi (tanti) . Per questo Forza Italia è stato davvero l'unico "partito della Nazione" della Seconda Repubblica. Per questo finiscono insieme, ora che il vecchio Caimano ha smesso di combattere. E per questo, proprio come il fascismo al tempo di Piero Gobetti, anche il Berlusconismo è stato davvero un'altra "autobiografia della Nazione".

Massimo Giannini, La Stampa 13/06/2023

Canzone del giorno: Closing Time (1973) - Tom Waits
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