nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

lunedì 27 febbraio 2023

Non chiedere


Non chiedere agli altri cosa pensano di te. 
Potrebbero dirti la verità.

Roberto Gervaso (1937 - 2020)


Canzone del giorno: Man of Considerable Taste (1995) - Billy Boy Arnold
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venerdì 24 febbraio 2023

Linea di non ritorno

Linea di non ritorno. Un anno dopo l’alba del 24 febbraio 2022, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov avverte che abbiamo raggiunto «la linea di non ritorno». Abbiamo — noi, al plurale — perché il Cremlino considera ormai la guerra in Ucraina uno scontro, forse proprio quello definitivo, con l’Occidente. Il confine fisico e metafisico che, una volta varcato, ci porterebbe all’apocalisse riguarda quindi non soltanto Volodymyr Zelensky e i suoi, ma l’intero schieramento “predatore” che — secondo la propaganda di Mosca — minaccia di incenerire in un corto circuito finale il mondo russo, i suoi interessi vitali e valori patriottici, la cultura stessa dei piccoli e grandi padri. Per questo Vladimir Putin proclama di non potersi e volersi fermare. Mobilita truppe e mezzi, non esclude l’apertura di un fronte settentrionale dalla Bielorussia, progetta un’altra offensiva che dovrebbe ristabilire il primato di Golia su Davide, data la sproporzione delle forze - demografiche, militari - in campo. […] Può mai Putin, che è causa della catastrofe, proporsi come il broker della riduzione del danno che ha provocato? Sarà mai affidabile, credibile, conseguente? È lo stesso schema di gioco internazionale che sta tentando Assad, cavalcando la disperazione assoluta seguita al terremoto in Siria, per recuperare centralità dopo 12 anni di bombardamenti e crimini contro l’umanità - l’umanità del suo stesso popolo, per altro. La risposta, 365 giorni dopo, è che fermarsi — se non indietreggiare — sarebbe più pericoloso e doloroso di non fermarsi. Torniamo allora oggi alle immagini che ci colpirono quando tutto cominciò e non eravamo assuefatti. A quella dei giovani genitori di Mariupol che corrono al pronto soccorso con in braccio il loro neonato, ferito a morte. A quella della madre con al seguito figlia e figlio adolescenti, con trolley e trasportino dei cani, tutti riversi lungo il marciapiede sotto il ponte bombardato a Irpin. E ancora a quella del padre che, a una fermata del bus di Kharkiv, stringe la mano del suo ragazzo che sbuca dal telo rosso: lo sguardo nel vuoto, vorrebbe restare lì, inginocchiato a terra, aggrappato per sempre all’ultimo contatto, pelle con pelle.Torniamo a un anno fa anche se siamo stanchi dell’orrore. O, meglio, proprio perché siamo stanchi e vorremmo scivolare in un’indifferenza collettiva che ci faccia da cuscinetto geopolitico rispetto al fronte orientale, da cuscino di piume e d’oblio quando arriviamo a casa la sera già provati dalle nostre giornate.

Barbara Stefanelli, Sette - Corriere della Sera (24/2/2023)

Canzone del giorno: Why Can't We Live Together (1972) - Timmy Thomas
Clicca e ascolta: Why Can't....

giovedì 23 febbraio 2023

Il bacio


Giuramenti, profumi, baci infiniti,
risorgeranno ai nostri occhi dall’abisso profondo,
come salgono verso il cielo i soli ringiovaniti
dopo essersi lavati in fondo ai mari oscuri?

Charles Baudelaire, Le balcon - Le Fleurs du mal (1857)


Canzone del giorno: Last Kiss (2010) - Taylor Swift
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lunedì 20 febbraio 2023

Festival

Festival è l’antico termine francese che indicava un evento sacro e popolare, arricchito da musica e danze. Nasceva dal bisogno di interrompere la fatica del lavoro quotidiano e condividerne i frutti. Dettata dal calendario liturgico e dai ritmi stagionali di terra e cielo, la festa dava senso agli altri giorni: riposare e gioire insieme del lavoro fatto, con musica e danza che sono i simboli umani della libertà dalle necessità dei giorni feriali. I Greci interrompevano anche le guerre per i loro festival. La città pagava il biglietto a tutti, anche ai più poveri, perché potessero partecipare a ciò che permetteva di riposare e di esistere come comunità. La polis, città in greco, da cui «politica», non era un contenitore di corpi, ma un progetto di vita da creare insieme: un’armonia che tutti erano chiamati a realizzare, per andare oltre il mero stato di necessità e vincere un po’ la morte. Il tutto si è poi trasferito nelle feste liturgiche cristiane, qualcosa rimane nei nostri sabati del villaggio, ma nel «villaggio globale» tutto questo accade in tv. Nella cultura secolare e nella società di massa ciò che crea comunità si è trasferito sullo schermo. Il Festival della canzone è infatti un’occasione (un’altra è la Nazionale di calcio) per riposare e rifondarsi come comunità. Ci basta? Funziona? Per l’evento, famiglie, amici e parenti si radunano in soggiorno e, se non è possibile, in chat. Si commenta, si danno voti, si demolisce, si osanna, in perfetto stile tribale social. Ma da dove viene questo potere unificante? È un rito culturale: riscopriamo la nostra lingua che, con le sue vocali finali e il suo ritmo, è fatta per il canto. È un rito sociale: riesce a unire, come la Nazionale, tutte le generazioni, da Mattarella a Madame. [...] Comunque sia noi di Sanremo abbiamo bisogno perché è San Remo: se manca il patrono un Paese non esiste, manca ciò che unisce gli uomini, il sacro, cioè, fuor di metafora, ciò che riceviamo dal passato e con cui dobbiamo fare i conti per rinnovarci. Che cosa fonda la nostra comunità e ci fa appartenere a questo Paese tanto da volerlo custodire e far crescere insieme? In un tempo in cui, individualisticamente slegati, ci sembra di non appartenere a nulla e nessuno, abbiamo ancor più bisogno di simboli (parola che significa «unire ciò che è separato»). Quali sono i nostri? Lo sport e le canzoni, in tv. È sempre più difficile trovare unità e gioia negli spazi dove la vita si svolge ogni giorno (città, scuola, cultura...) e non appartenere soltanto a supermercati, piattaforme streaming o social. Sarebbe bello fare città, civitas, comunità e civiltà, in posti in cui ci si trattiene e non solo ci si intrattiene, in cui si costruisce e non solo si consuma. Ma se ci uniamo per qualche sera, disposti a tardare davanti al teleschermo pur lavorando l’indomani, è perché ne abbiamo bisogno, o almeno ne ha avuto bisogno un italiano su sei, gli altri cinque cercano altrove. Ma, quando lo spettacolo è finito, quell’italiano aveva più vita o più sonno? Torna a lavorare, come dice amaramente la canzone dei miei conterranei, «per non stare» con chi ama, o invece ha ricevuto energie nuove per amare meglio chi ha accanto? Abbiamo fatto comunità o solo ascolti? Comunque sia ci aggrappiamo ancora all’arte per sapere se c’è un altro mondo, bello e unito, a cui appartenere, un mondo ancora da fare e in cui si può ancora cantare insieme per spostare la morte più in là.

Alessandro D'Avenia, Il Corriere della Sera (13/2/2023)

Canzone del giorno: Due vite (2023) - Marco Mengoni
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sabato 18 febbraio 2023

Strati



Noi non cresciamo, in assoluto, in sintonia con lo scorrere del tempo. Cresciamo a volte in una dimensione e non in un’altra, in modo discontinuo. Cresciamo in modo parziale. Siamo relativi. Siamo maturi in un ambito, infantili in un altro. Il passato, il presente e il futuro possono mescolarsi e trascinarci indietro, avanti o bloccarci nel presente. Noi siamo composti di strati, di cellule, di costellazioni.

Anaïs Nin (1903 - 1977), Diario IV - Gennaio 1946

Canzone del giorno: Capita così (2020) - Brunori Sas
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giovedì 16 febbraio 2023

Post Scriptum Film

The Fabelmans


REGIA: Steven Spielberg
INTERPRETI: Gabriel LaBelle, Michelle Williams, Paul Dano, Seth Rogen, Jeannie Berlin, Keeley Karsten, Robin Bartlett, David Lynch
SCENEGGIATURA: Tony Kushner, Steven Spielberg
FOTOGRAFIA: Janusz Kaminski
DURATA: 151'

USCITA: 22/12


Canzone del giorno: Walk On By (1964) - Dionne Warwick
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martedì 14 febbraio 2023

Quando l'amore


"Quando l'amore vuole parlare, la ragione deve tacere".

Jean-Francois Regnard, Il giocatore (1696)





Canzone del giorno: Memory Of  Love (1986) - Elton John
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