nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

lunedì 30 gennaio 2017

Brad Pitt

Sembrava che dopo la fine della storia con Angelina Jolie, fosse andato veramente knock out... anzi. In gnok out. Nelle foto era a pezzi, aveva la faccia di Enzo Paolo Turchi in piena crisi emorroidale all’Isola dei famosi... Invece adesso pare che abbia un nuovo amore. L’hai visto ai Golden Globe? Un fiore. Magro, in forma, sorridente... Perché, vi chiederete? Perché ha trovato un nuovo equilibrio interiore? Perché ha fatto un cammino di consapevolezza? Perché ha compreso i suoi errori e ora è una persona diversa? NO! Perché ha di nuovo della gran jolanda a disposizione. Jolanda a profusione, a nastro e a mitraglia. E chi gliela somministra? Un’altra attrice, la terza. Dopo la Aniston e la Jolie questa è la volta di Kate Hudson. E adesso i due fanno già coppia fissa come Ficarra e Picone. Certo perché oltretutto voi uomini siete anche pigri, i maschi dominanti ravanano nell’ambiente che gli rimane più comodo, diciamo a chilometro zero, come i prodotti dello slow food. Il territorio di caccia di un gatto: cortile e balcone.
Se Brad fosse stato un gommista per dire, si sarebbe messo con una signora con un pneumatico a terra e se fosse stato un personal trainer con la sua trainata. Solo gli imbalsamatori, si salvano. Difficile che si mettano con una faina impagliata. Ma non è da escludere.(…) È che voi uomini non sapete stare soli. Quando finisce una storia, ne andate subito a cercare un’altra perché non siete autonomi, avete bisogno sempre di una donna che vi coccoli, vi ascolti, vi lavi le mutande e vi tolga i peli sopra le orecchie prima che diventino moquette, sia che siate il geometra Cerutti o Brad Pitt. 

                                                              Luciana Littizzetto (Torinosette – La Stampa 27/1/2017)

Canzone del giorno: Meno male  (2010) - Simone Cristicchi
Clicca e ascolta: Meno....

venerdì 27 gennaio 2017

Post Scriptum Film

L'ora legale

REGIA: Salvatore Ficarra, Valentino Picone
INTERPRETI: Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Leo Gullotta, Vincenzo Amato, Tony Sperandeo, Sergio Friscia, Eleonora De Luca, Antonio Catania
SCENEGGIATURA: Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Edoardo De Angelis, Nicola Guaglianone, Fabrizio Testini
DURATA: 92'
USCITA: 19/1/2017

E' arrivato il tempo della legalità? Si possono sconfiggere corruzione, clientelismo e voto di scambio? Un sindaco eletto da una comunità può svolgere il suo mandato con onestà e nel nome del programma che ha presentato in campagna elettorale? Si parla di politica, di senso civico, praticamente si parla di noi "cittadini" nell'ultimo film della ditta Ficarra & Picone che per "L'ora legale" ha radunato un nutrito numero di esperti e bravi attori siciliani (fra i tanti: Leo Gullotta, Tony Sperandeo, Antonio Catania, Sergio Friscia).
La spregiudicatezza di Ficarra e la stoltezza di Picone riescono, anche in questo caso, a coinvolgere lo spettatore in un riso spontaneo che, in alcune parti del film, è abbondante mentre in altre assume un sapore amaro. 
Nel paesino dove vivono i due protagonisti, il caso vuole che il neo eletto Sindaco (cognato di entrambi) sia intenzionato a far rispettare le regole per il bene della comunità. Niente più raccomandazioni, inefficienze e  abusi. D'altronde sono i cittadini che pretendono dagli amministratori trasparenza, onestà e impegno.
Ma siamo pronti ad accettare la legalità? Probabilmente per tutti noi è più facile criticare la disonesta pagliuzza nell'occhio altrui mentre siamo infastiditi se le regole siamo noi a doverle rispettare. È facile scagliarsi contro sindaci, assessori e dirigenti pubblici vari e, sicuramente, i fatti di cronaca di questi anni rendono facile il nostro disprezzo. Ma siamo sicuri d'interpretare con senso civico il nostro ruolo di appartenenti ad una comunità?
La raccolta differenziata, le cacche dei cani a passeggio, le auto in doppia fila, sono tanti gli spunti ai quali ricorrono i due comici siciliani per ricordarci ipocrisia e cerchiobottismo dei più.  I "fastidi" che il rispetto delle regole determina coinvolgono chi vuole continuare a fare il posteggiatore abusivo, chi occupa illegalmente il suolo pubblico, chi non rispetta le più semplici regole del codice stradale e, addirittura, chi, come il parroco del posto, è "costretto" a pagare la tassa sulla spazzatura per il suo bed & breakfast.
Un pizzico di satira socio-politica, un occhiolino alla tipica anarchia italica, un po' di populismo bonario, il sostegno di una buona scneggiatura e le indiscutibili doti comico-graffianti di Salvo Ficarra e Valentino Picone, fanno di "L'ora legale" una commedia pungente e gradevole.

Canzone del giorno: Seasons Change  (2004) - Anastacia
Clicca e ascolta: Seasons....

giovedì 26 gennaio 2017

Egoismo

Saremo una società più egoista. Del resto, quando le società sono povere, i vincoli familiari sono però forti e prevale la solidarietà. Quando, invece, le società diventano opulente, o comunque libere dai bisogni fondamentali, individualismo ed egoismo, caratteristiche proprie del benessere, si fanno più radicali. La gente non ha voglia di assumersi la responsabilità di un'altra persona e di una famiglia. Ha qualche piccolo privilegio e preferisce goderselo da solo. Ma una società individualista è indubbiamente più povera. Non solo. Si impoverisce la stessa struttura psichica dell'uomo, a causa del decadimento sentimentale. Vivere da soli depaupera i sentimenti.

Umberto Galimberti (L'Espresso del 22/1/2017 - da un'intervista a Sabina Minardi)

Canzone del giorno: Selfish  (2002) - Toni Braxton
Clicca e ascolta: Selfish....

lunedì 23 gennaio 2017

Dedizione

Dall’alto, nelle riprese degli elicotteri, gli uomini sono figure nere grandi poco più di formiche, che si agitano spasmodicamente attorno a un cratere, nel bianco della montagna innevata. Ne entrano e ne escono, scendono ancora, gli apparecchi segnalatori antivalanga stretti alle caviglie. Si rincorrono grida, coperte da un assordante rumore di seghe elettriche. Calarsi in ciò che resta dell’hotel sommerso dalla slavina deve essere come scendere in una miniera: dura come la roccia la neve compressa, eppure instabile e insidiosa. Quanto alto sarà il cunicolo che conduce ai sopravvissuti? Basso da strisciarci appena dentro, pregando che la volta non ceda. 
Carponi, a salvare vite. Finché non emerge dal cratere la testa bruna di un bambino, il primo. Urlano i soccorritori, lo abbracciano. La mamma, che emerge subito dopo, ha lunghi capelli biondi. Sembra stordita dalla luce. Si volta mentre la portano via, allunga un braccio verso uno dei suoi salvatori, si ferma, come in una preghiera. Sta dicendo, lo si saprà poi: cercate mia figlia, cercate la mia bambina. E gli uomini del soccorso alpino si rituffano nel tunnel, a Rigopiano. Quanto buio deve essere là sotto, e quanto freddo. Quanto silenzio: la neve soffoca i rumori, la neve ovatta, in una pace tombale. Sentire quelle prime sei voci, ieri mattina, ai soccorritori deve essere parso un miracolo. Forse per un istante hanno esitato a crederci. Poi, negli scambi radio con gli elicotteri, le parole sono risuonate sicure: «Confermo, sei ritrovati vivi». Parole ferme, ma percorse da una incomprimibile gioia. Una gioia più grande quando, a sera, è certo: quattro altri bambini sono in salvo. Giovedì sera, pochi avrebbero scommesso sulla possibilità di trovare qualcuno in vita sotto a quello sfacelo. Eppure, i soccorritori hanno preso a scavare. Con le pale, all’inizio, con delle pale ridicolmente piccole rispetto alla massa immane della neve. Nella notte hanno continuato, ostinati. I collegamenti dei tg, col passare delle ore, erano andati calando. Non ci si aspettava più di trovare superstiti. 
Quelle voci, quaranta ore dopo, come un miracolo. Il miracolo, l’ha fatto anche la volontà degli uomini di insistere, quando i cani avevano smesso di cercare. Il miracolo è stato che gli uomini abbiano continuato, in condizioni proibitive, a sperare. 
Ad accanirsi con le pale leggere contro la mole sovrana e opaca della slavina: dall’alto, dagli elicotteri, che povere formiche sembravano, sulla montagna minacciosa e immane. L’altro miracolo è che ci sia gente disposta, per uno stipendio da poco, a rischiare la vita per altri, mai visti. E che questo non conoscere nemmeno quell’'altro', non li fermi. Anzi, in frangenti come quello del Gran Sasso sembra emergere dalla tragedia un legame tra gli uomini profondo, più forte di ogni cosa. La vita altrui improvvisamente è, davvero, un bene insuperabile, tanto da mettere in gioco la propria, di vita. Come se, nel fondo aspro della battaglia, infine ci si vedesse fratelli. E chi da casa sta a guardare la tv si blocca su quelle immagini, le cerca ancora, catturato da una commozione cui non sa ben dare un nome. È che forze profonde entrano in campo, quando la salvezza del prossimo è lì, a un passo, vicina eppure lontana. Una speranza coriacea allora ci trascina, una voglia di vita nostra e dell’altro, di vita buona. Ce ne lasciamo prendere e senza cambiare canale restiamo a guardare, zitti, quasi stupiti del nostro stesso coinvolgimento. Cos’è? È che quelle persone, quei bambini che emergono dal cratere gelido e nero fanno pensare a un venire al mondo, al parto di vite che parevano sepolte. È questo rinascere, che ci attanaglia. Nel fondo, non detta ma annodata a noi come una radice forte, si leva una legge: sperare, bisogna, sempre. Sperare come una umana militanza. Come un imperativo interiore, che abbiamo, tenace, scritto addosso.

Marina Corradi, Avvenire (21/1/2017)

Canzone del giorno: Hand in Hand  (1980) - Dire Straits
Clicca e ascolta: Hand....

sabato 21 gennaio 2017

Rigopiano

Non c’è forza umana che possa fermare un terremoto, né gli scienziati hanno ancora scoperto un modo per impedire una nevicata imponente e perniciosa. Ma dire che l’uomo non sia in grado di fare proprio nulla per contrastare gli effetti della furia degli elementi naturali sarebbe assurdo. Per esempio, potrebbe cominciare evitando di dare loro una mano: come invece spesso capita. La tragedia dell’hotel Rigopiano travolto mercoledì da una micidiale slavina è illuminante. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha definito «difficilissime» le condizioni dei soccorsi. Ed è vero al punto che l’azione dei nostri bravissimi soccorritori ha rasentato l’ eroismo. Ma le condizioni si sono rivelate così complicate soprattutto per le strade rese non percorribili dalla neve. Strade che però erano ingombre anche a causa della carenza di spazzaneve.C’è chi in simili circostanze puntualmente tira in ballo i tagli di fondi alle Province, forse dimenticando come pure prima di quelle sforbiciate la manutenzione stradale non fosse proprio il massimo. Di sicuro se la richiesta di sgombrare la strada arrivata nella giornata di mercoledì dall’albergo fosse stata esaudita, ora non staremmo qui a piangere i morti di Rigopiano. Alle tre del pomeriggio, a quanto pare, tutti erano pronti per andarsene: lo spazzaneve non è mai arrivato. È arrivata invece la slavina. Ma stando poi alle cronache degli ultimi anni, forse lì non doveva nemmeno esserci un albergo. Dove sorgeva il resort a quattro stelle abbattuto da quella terribile valanga c’era un tempo soltanto un casolare. Una costruzione di campagna in una zona destinata a pascolo che sarebbe stata ampliata abusivamente occupando una porzione di suolo pubblico per realizzare, appunto, la residenza alberghiera di cui stiamo parlando.Questo, almeno, secondo i giudici. Manco a dirlo, infatti, la vicenda finì anche al centro di una indagine giudiziaria con il coinvolgimento di due sindaci del Comune di Farindola, due assessori, un consigliere comunale e un paio di imprenditori. Tutti rinviati a giudizio in seguito a una delibera del settembre 2008 con la quale era stata concessa al costruttore la sanatoria per l’occupazione abusiva del suolo pubblico. I magistrati arrivarono a ipotizzare che per ottenerla fosse stato distribuito ai politici qualche zuccherino: alcune migliaia di euro e magari certe assunzioni di favore. Il procedimento è andato avanti tre anni. Finché a novembre del 2016 la faccenda si è chiusa con l’ assoluzione di tutti gli imputati «perché il fatto non sussiste».Va detto che comunque già dal mese di aprile era intervenuta la prescrizione. Non andrebbero mai dimenticate le parole che alla fine di agosto dello scorso anno pronunciò il vescovo di Rieti Domenico Pompili durante i funerali di 28 vittime della prima scossa del terremoto di Amatrice: «Non sono i terremoti che uccidono. Uccidono le opere degli uomini». Ha ragione da vendere. La natura, ammoniva già 180 anni fa Giacomo Leopardi nel poemetto La ginestra , non guarda in faccia a nessuno. Non ha natura al seme/ dell’uom più stima e cura/ che alla formica. 
Sergio Rizzo, Corriere della Sera (20/1/2017)

Canzone del giorno: Distant Early Warling  (1984) - Rush
Clicca e ascolta: Distant....

mercoledì 18 gennaio 2017

Post Scriptum Film

Lion

REGIA: Garth Davis
INTERPRETI: Nicole Kidman, Dev Patel, Rooney Mara, David Wenham, Nawazuddin Siddiqui, Eamon Farre, Tannishtha Chatterjee
SCENEGGIATURA: Luke Davies
FOTOGRAFIA: Greig Fraser
DURATA: 120'
USCITA: 22

I titoli di coda di Lion di Garth Davis ricordano al pubblico che ancora oggi in India ogni anno scompaiono nel nulla 80 mila bambini. Il film nella sua prima parte (probabilmente fin troppo lunga!) è ambientato in India e ci descrive, in maniera schietta e con l'aiuto dei sottotitoli (gli attori in questa parte iniziale recitano in  dialetto hindi), l'odissea del piccolo Saroo e la sua discesa verso gli inferi. Uno dei tantissimi bimbi poveri sperduti fra le insidie di una Calcutta spremuta fra i suoi 4 milioni e passa di abitanti.
Tratto da una storia vera che non può lasciare indifferenti, il film riesce subito a catturare grazie alla forza d'animo del piccolo protagonista che ben regge dal punto di vista emozionale l'inizio della storia. Dopo tantissime peripezie egli riesce ad uscire indenne dai pericoli di una società nella quale i bambini sono merce e il destino lo conduce fra le amorevoli braccia di una coppia australiana ben interpretata da Nicole Kidman e David Wenham.
Nella seconda parte del film il regista sposta l'attenzione sulla vita del giovane Saroo, neo-laureato che, giorno dopo giorno, sente sempre più forte nel suo animo il richiamo del proprio passato nonostante il rapporto amorevole e consolidato con i genitori adottivi.
Passione e tormento coinvolgono Saroo e il tema principale del film diviene la ricerca di quelle radici che rappresentano un robusto cordone ombelicale per il protagonista.
Anche se il tema dell'adozione avrebbe meritato una sceneggiatura più decisa, Lion è un film appassionante che rappresenta senz'altro un significativo tributo a tanti bambini martoriati dalla povertà.

Canzone del giorno: Radici  (1972) - Francesco Guccini
Clicca e ascolta: Radici....

lunedì 16 gennaio 2017

Magic

È una specie di magia
Una specie di magia
Un sogno, un'anima, un prezzo
Uno scopo, un bagliore dorato di ciò
che dovrebbe essere

È una specie di magia
Un raggio di luce che mostra la via

(It's a kind of magic
A kind of magic
One dream, one soul, one prize
One goal, one golden glance
of what should be

It's a kind of magic
One shaft of light that shows the way)

Queen, A Kind of Magic (1986)

Canzone del giorno: A Kind of  Magic (1986) - Queen
Clicca e ascolta: A Kind....