nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

mercoledì 14 aprile 2021

Letargo

Da qualche tempo, nelle pagine dei giornali si inseguono pressanti inviti, al governo e al suo premier, a parlare, a «dire qualcosa», a una popolazione incerta sul proprio futuro. Soprassediamo su qualche risatina sardonica sui silenzi di vertice: restano comunque inviti che dimostrano una seria preoccupazione per il vuoto di prospettive, di conoscenze e di pensiero, che si va formando nella mente dei cittadini. La risposta ufficiosa a tali inviti e preoccupazioni è: «prima facciamo e poi parliamo»; risposta dignitosa e onesta, per cui è scorretto fare polemica. Ma chi per mestiere «annusa» l’aria che tira avverte che la gente non si riscalda su incoraggiamenti generici e su annunci di un mirabolante futuro, piuttosto vince in modo inerte e diffuso un solo messaggio: «continuate ad avere paura, perché rischiamo il non controllo dell’epidemia e l’aumento dei morti».  È questo il messaggio che è passato e resta nel retropensiero collettivo; e se solo ripensiamo ai nostri colloqui con condomini e amici, troviamo che quasi tutti vivono in un’atmosfera di cautela, di stop a tutto, di accucciamento collettivo nella propria casa e nel proprio difficile presente. In questo deserto di stanca casalinga passività (solo parzialmente bilanciata da frasi tipo «ce la faremo» o «ne usciremo») la forza ancestrale della paura di morire, magari anche di vaccino, ci rende di fatto inermi e inerti. Chiediamo quindi consolazione e ristori, certo non incitamenti a reagire. Eppure nelle crisi drammatiche che noi italiani abbiamo vissuto, dal dopoguerra ai primi anni 2000, nessuno, né governo né popolo, ha mai galleggiato come ora sulla paura e sulle rassicurazioni. Ci siamo sempre mobilitati tutti a resistere ai picchi di crisi; a difendere la propria attività; a mettere in campo le antiche capacità di adattamento. Magari non abbiamo avuto il coraggio shakespeariano di prendere le armi contro un mare di guai, ma per decenni non ci è mancata la forza per una reazione vitale, proattiva, rispetto alle difficoltà.  Se oggi, ormai da mesi, non scatta tale reazione vitale, mi sembra inutile continuare a chiedere all’attuale premier di «dire qualcosa». Forse al contrario dovremmo essere noi, come società civile, a dire qualcosa a lui, segnalando che l’accucciamento nella paura non porta da nessuna parte; che i bonus e il non-lavoro (lo smart working) non creano nuova sostenibilità, ma solo il crollo dell’iniziativa individuale e imprenditoriale; che la prima cosa che desideriamo è il break dell’attuale messaggio di stop a tutti. Siamo noi quindi che dobbiamo collettivamente maturare un po’ di voglia di uscire dall’ormai lungo letargo di vitalità. E se per fare questo dovessimo avere bisogno di guardarci dentro con coscienza critica, allora anche un invito al silenzio potrebbe rivelarsi utile. E poi, se in un lontano futuro, questa autocoscienza collettiva si salderà con il successo della campagna di vaccinazione, allora ci sarà più spazio per messaggi «in alato», volti a far ripartire il «progressio populorum», e più spazio alla base per accettarli e farli propri.

Giuseppe De Rita, Corriere della Sera (10/4/2021)

Canzone del giorno: See The World (1992) - Pat Metheny
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lunedì 12 aprile 2021

La comicità

“Io so a memoria la miseria, e la miseria è il copione della vera comicità. Non si può far ridere se non si conoscono bene il dolore, la fame, il freddo, l’amore senza speranza, la disperazione della solitudine di certe squallide camerette ammobiliate, alla fine di una recita in un teatrucolo di provincia; e la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffelatte, la prepotenza esosa degli impresari, la cattiveria del pubblico senza educazione. Insomma, non si può essere un vero attore comico senza aver fatto la guerra con la vita."

Antonio De Curtis, da un intervista al settimanale "Oggi" del 1958

Canzone del giorno: Take a Look Behind (1976) - Otis Rush
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venerdì 9 aprile 2021

Supply Chain

Centosettanta milioni di bambini sono rotelline oscure di quella che la crisi di Suez ci ha insegnato a chiamare supply chain, ossia catena della distribuzione. Il mondo ha assistito al panico che saliva davanti alla nave gigante incagliata di traverso nel canale, un boccone nella trachea del mercato globale che si è dibattuto per riprendere fiato. Abbiamo scoperto, così, che la supply chain è la base dei nostri stili di vita: quel che mangiamo, i mobili che montiamo, i computer per smart working e dad, i pacchi che ci piovono a domicilio a 12 ore dall’ordine. Quel che non sappiamo, o che non vogliamo sapere visto che i dati ci sono, è che senza 170 milioni di bambini sfruttati nelle miniere e nei campi, la supply chain non girerebbe. Il nostro stile di vita dipende dalle supply chain, almeno dalla loro struttura attuale. Ed il lavoro minorile è una buona parte del lavoro nero e schiavo che le alimenta, risucchiando tutti i profitti verso la parte finale della catena. Fra quei 170 milioni indicati dalla Confederazione mondiale dei sindacati (Ituc) ci sono, ad esempio, i piccoli schiavi del coltan che serve a produrre i nostri smartphone. L’80% di questo minerale viene dalla Repubblica del Congo. Il coltan, che non richiede profonde gallerie, è estratto con le mani da migliaia di bambini, rapiti per questo o “volontariamente” arruolati. La supply chain parte anche da qui, al prezzo di pochi spiccioli in cambio di vite umane usa e getta. Talvolta, solo talvolta, si incaglia, come nel canale di Suez. E non c’è solo il coltan: ci sono i campi, dove il 70% dei piccoli schiavi del pianeta è impiegato per un’industria agroalimentare che sovrappone gli schemi globali del profitto alle necessità delle comunità locali. Le Nazioni Unite, che hanno fatto del 2021 l’anno della lotta al lavoro minorile, sanno che questa piaga planetaria è trasversale a tutti e 17 gli obiettivi che si è data per raggiungere la meta dello sviluppo sostenibile. Va risolta, dunque, a partire dalla «guarigione» della supply chain, che non deve necessariamente alimentarsi di lavoro sfruttato e minorile per poter esistere e crescere all’infinito per commerciare caffè, cacao, cotone.

Chiara Graziani,  L’Osservatore Romano (3/4/2021)

Canzone del giorno: Bambini (1989) - Paola Turci
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mercoledì 7 aprile 2021

Dentro

Ma se è tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre, chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sè, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo d'intenderci; non c'intendiamo mai!

Luigi Pirandello, Sei personaggi in cerca d'autore (1921)


Canzone del giorno: Round Here (1993) - Counting Crows
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domenica 4 aprile 2021

Bisogno di speranza

Un anno fa, papa Francesco celebrava la risurrezione di Cristo rivolgendo il proprio pensiero a tutti coloro che erano stati direttamente colpiti dal coronavirus: i malati, i morti, i familiari che piangevano per la scomparsa dei cari, cui spesso non erano nemmeno riusciti a dare un ultimo saluto; e poi, ovviamente, i medici e gli infermieri che stavano ovunque dando testimonianza di amore e cura fino allo stremo delle forze. Il Papa parlava della paura e della vulnerabilità delle nostre vite, invitandoci a risorgere insieme al Signore e a mettere da parte egoismi e divisioni, indifferenza e dimenticanze. [...]  Oggi, è l’anima che soffre e che fatica a trovare le parole giuste per nominare questa sofferenza e questo vuoto, e disperdere così le tenebre della nostra povera umanità. Ma Cristo risorge anche quest’anno. E forse mai come oggi abbiamo bisogno di risorgere con lui. Risorgere dentro e sperare. Credere che la vita sia più forte della morte non perché la morte non faccia parte dell’esistenza, ma perché ci sono strade da percorrere e eventi da attraversare e sogni da realizzare e poi l’amore, che sopravvive anche quando si è perso tutto il resto. Intendiamoci. Anch’io sono stanca, anzi, stanchissima. Spesso scoraggiata. A tratti persino disperata. Quella disperazione che forse conosce davvero solamente chi, un giorno, ha pensato che il dolore della propria esistenza fosse troppo grande per continuare a battersi, andare avanti, non tentare il suicidio. Quella disperazione che pensavo che non avrei mai più sentito, ma che è lì, perché ci sono cose del nostro passato che non passano mai, e quando il presente assomiglia di nuovo a una stanza senza porte e senza finestre, è difficile trovare all’interno di sé quella forza e quell’energia che sono necessarie per buttare il cuore al di là dell’ostacolo. È per questo che mi permetto di parlare di speranza. E di quell’amore che resta. E della vita che è più forte della morte. E della risurrezione di Cristo che ci invita a risorgere insieme a lui. Cose che, con la resilienza di cui tanti, troppi, parlano di continuo, non c’entrano nulla. Perché non è vero che dobbiamo per forza imparare ad assorbire gli urti senza romperci. Il punto non è questo. Sono convinta che abbiamo tutti il diritto di non essere capaci di affrontare come si dovrebbe gli eventi traumatici della nostra esistenza, e a volte anche di romperci. Il punto è la capacità di rialzarsi in senso anche psichico: accettare di cadere e di sbriciolarsi, ma poi ricominciare.

Michela Marzano, La Repubblica (4/4/2021)

Canzone del giorno: Hope (1998) -  R.E.M
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venerdì 2 aprile 2021

Prima quando?

 

Makkox, ilfoglio.it













Canzone del giorno: Brain Damage (1973) - Pink Floyd
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giovedì 1 aprile 2021

Playlist Marzo 2021


1.     
Joe Bonamassa, Headaches To Heartbreaks – (A New Day Now – 2000) – Tonno

2.      Beth Hart, Sky Is Falling – (Screamin’ for My Supper – 1999) – Perversità

3.      Maneskin, Zitti e buoni – (Teatro d’ira – Vol. I – 2021) – Zitti e buoni

4.      The Allman Brothers Band, Brothers of the Road – (Brothers of the Road – 1981) – La Ditta

5.      Mary J. Blige, Doubt – (The London Sessions – 2014) – Incertezza

6.      Edoardo Bennato, In Prigione In Prigione – (Burattino senza fili – 1977) – Monopoli

7.      Emeli Sandé, I’d Rather Not – (Long Live The Angels – 2016) – Sospensione

8.      Pino Daniele, Notte che se ne va – (Vai mo’ – 1981) – Ricomincio da tre

9.      Paul Carrack, So Right, So Wrong – (Suburban Voodoo – 1982) – Polarizzazione

10.  Janiva Magness, Every Dog Has His Day – (Blues Ain’t Pretty – 2001) – Zampe

11.  Lonnie Brooks, Roll Of The Tumbling Dice – (Roadhouse Rules – 1996) – Selezione

12.  Fred Neil, Everybody’s Talkin’ – (Fred Neil – 1966) – Tutti parlano

13.  Nomadi, Un pugno di sabbia – (Mille e una sera – 1971) – Sabbia