nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

mercoledì 27 luglio 2022

Centro

È il momento della corsa al centro. Ormai è diventato difficile tenere il conto degli esponenti politici che in vista delle prossime elezioni si candidano a occupare quel luogo dello schieramento politico parlamentare e corrono a fregiarsi di quella denominazione. Ai due o tre gruppi che già da tempo occupavano il centro (Azione, Italia viva, +Europa) e a un numero indefinito di minuscoli gruppetti di parlamentari arruolatisi in sigle ai più sconosciute («Centro democratico, Facciamo Eco, Vinciamo Italia, Noi con l’Italia), se ne sono aggiunti altri. Gruppi animati da questo o da quel «centrista» d’annata tipo Quagliariello o Tabacci, seguiti di recente dalle truppe di Di Maio e, dall’altrieri, anche dalla migrazione consistente che ha lasciato o è sul punto di lasciare le file di Forza Italia. Invariabilmente tutti diretti al centro Oggi però nel sistema politico italiano il centro è un luogo vuoto, un non luogo. Politicamente è il nulla: dichiararsi di centro è come dichiararsi a favore dell’aria condizionata o del gelato alla crema anziché al cioccolato. Equivale cioè a un’identità politica evanescente che non sembra proprio in grado di attrarre grandi masse di elettori. Sicché per chi vi ha puntato le proprie fortune l’occupazione di una posizione di centro appare destinata a risolversi con ogni probabilità in una gigantesca delusione. Proclamarsi «di centro» non serve a nulla. Serve avere qualche idea: proporre qualcosa di importante e magari dire anche come, con quali tempi e quali mezzi sia possibile realizzarla. Serve cioè avere un programma. Anche dirsi «moderati» in Italia non significa granché: da queste parti, ad esempio, per far due cose certo da «moderati» come far pagare le tasse o costringere i tassisti a rinunciare ai loro privilegi serve un coraggio politico da kamikaze: altro che «moderazione»! Sì, c’è stato un tempo in cui le cose erano diverse. Ed è il tenace ricordo del passato — in particolare dell’ultraquarantennale centrismo della Democrazia cristiana — che probabilmente vale a spiegare quanto sta succedendo oggi. Ma, la storia non si ripete. Il centro acquista un significato politico autentico e in quanto tale diviene quindi un formidabile valore aggiunto solo a una condizione. E cioè che nel sistema vi siano a destra e a sinistra dello schieramento politico due formazioni che per le loro caratteristiche ideologiche abbiano un carattere radicale, estremista, potenzialmente eversivo, che rende assai dubbia la loro legittimità al governo di un Paese retto da ordinamenti democratici. Non è neppure necessario che ciò sia effettivamente vero: basti che lo creda vero la maggioranza degli elettori. [...] La conclusione, data la disposizione e gli orientamenti delle forze politiche italiane appena tratteggiata, è che oggi la collocazione centrista non possiede alcuna valenza ideologica forte, non rappresenta alcun carattere identitario vero. Non vuol dire nulla. È semmai un’altra cosa. Anzi due. Da un lato è il frutto dell’inconsistenza e dunque del potenziale spappolamento di tutte quelle identità politiche nate interamente con la seconda Repubblica (incluso il Pd, nel quale la catastrofe comunista, insieme all’arrivo nelle sue fila di massicce schiere di profughi da altre famiglie politiche assai diverse dal vecchio Pci, ha creato un potpourri genericamente «democratico» privo completamente, però, di un’anima e di un baricentro). E dall’altro lato è il frutto della paurosa sterilità politica del Paese: della sua (della nostra?) incapacità di dar vita a qualcosa di politicamente nuovo e vitale, a una visione del futuro e a una prospettiva capaci di prendere il posto di quelle larvali che abbiamo oggi di fronte.

Ernesto Galli della Loggia, Corriere della Sera (25/7/2022)

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