nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

domenica 14 marzo 2021

Monopoli

Un anno dopo l’impressione è ricominciare da capo, come quando a Monopoli si ritorna in prigione senza passare dal via. La paura si è trasformata in rabbia e stanchezza, e le dimensioni del disastro sono più chiare. I morti sono già 100 mila, uno ogni seicento italiani, come se in ogni scuola fosse morto un bambino. Aspettiamo i vaccini scrutando l’orizzonte come i pionieri dei film western assediati dagli indiani aspettavano il Settimo cavalleggeri. [...] L’epidemia è stata una lente che ha mostrato quello che stavamo già diventando. Processi in corso da decenni, ma che consideravamo futuro, si sono all’improvviso mostrati come parte del presente. Sono apparse nuove divisioni sociali, a integrare o sostituire le vecchie. La prima è quella tra giovani e anziani, tra quelli che si sentono vivi se possono uscire e quelli che restano vivi solo se rimangono in casa. [...] Eravamo così abituati al ritmo del Novecento – otto ore di lavoro, otto di consumo e otto di sonno – da considerarlo naturale, anche quando lo schema era già saltato. L’epidemia ha dimostrato che quella scansione è finita per sempre. Il tempo nuovo si presenta come un impasto in cui sonno/lavoro/consumo sono indistinguibili. Abbiamo fatto la spesa lavorando, lavorato dal letto o dal bagno e consumato sempre, anche di notte, comprando su Amazon o guardando serie su Netflix (non è un caso che il Ceo di Netflix, Reed Hastings, abbia detto in passato: «Il nostro unico competitor è il sonno»). Non si tornerà indietro, almeno non del tutto, anche perché le aziende hanno capito che da casa la produzione non cala e in compenso si può risparmiare sulle sedi e le spese. Ma erano processi già in corso, appunto, che l’epidemia ha accelerato e reso evidenti. Tutte queste novità e rivelazioni non cancellano, però, la sensazione di essere precipitati in un immobile deja-vu. Gli ultimi dodici mesi sono un fermo-immagine in cui sfilano virologi, camion carichi di bare, riaperture, richiusure, scoperte, zone rosse, gialle e arancioni – ma la Sardegna è bianca! – numeri, curve, vaccini e varianti. Davanti a un presente così sconfortante non è facile sorridere, ma due modi per consolarsi ci sono: rimpiangere il passato e ricordare la vita di prima oppure immaginare il futuro e confidare in quello che accadrà dopo.

Giacomo Papi, la Repubblica (10/3/21)

Canzone del giorno: In Prigione In Prigione (1977) - Edoardo Bennato
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