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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

mercoledì 23 settembre 2020

Letteratura

Ma lo sapete in che modo entriamo solitamente nella letteratura? La conoscete la porta d’ingresso naturale della letteratura? È il viso e la voce di colui o colei che ci racconta la nostra prima storia. Eccolo, il portone da cui la stragrande maggioranza dei lettori entra nella letteratura. Il bambino nasce, il bambino vive, il bambino non vuole lasciarci per andare a dormire. Non gli piace l’idea di lasciare la vita, anche solo temporaneamente. Il letto è una minaccia che gli strappa urla disperate. Per abbandonarsi al sonno ha bisogno di una compagnia all’altezza della nostra, che sia altrettanto viva, altrettanto preziosa, altrettanto intima della nostra. Una compagnia che sia altrettanto noi di noi. La bella storia che mi racconta la mamma è la mamma. La virtù principale di un racconto è il narratore. Ascoltando quella storia, sono disposto ad addormentarmi. Con la voce di papà o della mamma che mi gonfia le vele, allora sì, sono disposto a imbarcarmi sul vascello del sonno. La letteratura la fanno in primo luogo coloro che si chinano sulla culla del bambino per popolarla dell’equipaggio dei sogni: re, regine, fate, streghe, porcellini, lupi, orchi, burattini con il naso sempre più lungo a furia di bugie, guerrieri greci, marziani, Marcovaldi, Harry Potter, ecco l’equipaggio della nave notturna. È così che cominciamo a leggere senza saper decifrare nemmeno una lettera. Ed è qualcosa di gratuito.Di quotidiano. Di normale. È amore. Ed è già la letteratura. (...) E poi, in fondo, che cos’è un lettore, o una lettrice? Un lettore, una lettrice, mentre leggono, mentre sono immersi in un bel romanzo, diventano ciò che non sono più: non più un insegnante, non più un’editrice, non più un contadino, non più un’infermiera, non più un operaio, non più un’avvocata, non più un meccanico, non più una disoccupata, non più un gangster, non più un poliziotto, non più un cittadino, non più un’elettrice, non più un malato, non più una vedova, non più un padre, una madre, un marito, una moglie, un figlio, una figlia. Un lettore è ciò che resta di noi quando leggiamo, e che resiste a qualunque definizione. È la libertà pura e semplice.

Daniel Pennac, Robinson (La Repubblica - 4/7/2020)

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