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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

giovedì 15 agosto 2019

Crisi d'agosto

È la crisi più pazza del mondo. 
Si va al Senato convinti di assistere a una delle ore più gravi della Repubblica, e se ne esce con la sensazione che effettivamente la situazione politica è grave, ma non seria. (…) …il leader della Lega non si dimetterà né farà dimettere i suoi ministri, unico metodo sicuro per provocare la crisi di governo che pure tanto dichiara di volere. 
La sua volontà di accelerare la distruzione del governo di cui fa ancora parte viene però bocciata dall’aula, che lo mette in minoranza (in fin dei conti dispone solo del 17% dei seggi): il calendario è votato da un’alleanza nuova e spuria, che mette insieme Cinquestelle e Pd e tutti quelli che non vogliono essere mandati a casa dal ministro degli Interni (sono molti, anche in Forza Italia, ancora in attesa di sapere se verrà ammessa nella coalizione in caso di elezioni).  Sembrerebbe profilarsi una sconfitta tattica per Salvini. (…) Ma ecco che Salvini, fiutata la trappola, prova a uscire dall’angolo in cui Renzi voleva metterlo, e infila una zeppa non da poco tra Di Maio e i democratici: dichiara di accettare lui la richiesta grillina di votare prima il taglio dei parlamentari e poi dopo («subito dopo», precisa) andare alle elezioni.
Il Pd accusa chiaramente il colpo. Non se l’aspettava nessuno. Anche perché chiedere la crisi di governo per il giorno successivo e la riforma costituzionale per la settimana appresso è davvero un colpo di teatro. Il capogruppo dei Cinquestelle salta sulla contraddizione: senza un governo non ci può essere il voto sul taglio, dunque ritirate la mozione di sfiducia. Ci sarebbe anche un altro problemino: se si approva una riforma costituzionale bisogna poi aspettare per mesi un eventuale referendum prima che vada in vigore. Lo risolve Salvini: il taglio dei parlamentari — precisa — sarebbe a futura memoria, non varrebbe per il prossimo parlamento ma per quello dopo ancora. Si può fare? Boh. Ma così intanto inguaia il Pd, che contro quella legge ha già votato tre volte e ne teme l’effetto maggioritario implicito, capace di trasformare un’ipotetica maggioranza elettorale di centrodestra del 50% nel 65% di seggi, un blocco che potrebbe anche da solo cambiare la Costituzione.
Fatto sta che la Camera dei deputati, un’ora dopo, mette in calendario per il 22 di agosto il voto definitivo sul taglio dei parlamentari. E ora nessuno sa più che cosa succederà. Cadrà prima il governo Conte il 20 agosto al Senato, o la Camera il 22 agosto approverà prima la più grande riforma del governo cadente? I coscritti del Senato sciamano verso i lidi da cui provengono in preda a questi dilemmi. La crisi intanto non è per questa settimana: Ferragosto con i tuoi. Forse nemmeno la prossima, e quella dopo ancora finisce il mese. La road map al voto anticipato è molto più tortuosa della rotta tracciata dal Capitano. Anzi, per dirla tutta, al momento pare che al timone non ci sia nessuno.

Antonio Polito, Corriere della Sera (14/8/2019)

Canzone del giorno: The Situation (2019) - Snowy White (feat. The White Flames)
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