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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

mercoledì 25 luglio 2018

Numeri percepiti

I numeri sono numeri.... E vanno rispettati. O almeno così dovrebbe essere, poiché secondo il modo in cui i numeri sono percepiti da ognuno di noi c'è il rischio di trasformare la certezza della matematica in qualcosa di molto opinabile.
Gli esperti ne sono al corrente e percepiscono più di altri queste sottigliezze percettive.
Alberto Alasina, insieme con altri studiosi, ha portato a termine, di recente, un'interessante indagine sull'informazione e opinione che europei e americani hanno sugli immigrati nei loro paesi. Il professore Alasina, sul Corriere della Sera, la riassume così: "Abbiamo usato società di sondaggi per intervistare un campione rappresentativo di circa 23 mila nativi in 6 nazioni: Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Svezia. La disinformazione sugli immigrati, definiti come persone legalmente residenti nel Paese del soggetto intervistato ma nate all’estero, è enorme.
In 5 Paesi su sei i nativi sovrastimano il numero degli immigrati di circa uno a tre. Cioè per ogni «vero» immigrato, i nativi ne vedono tre. In Italia il numero di immigrati è il 10 per cento della popolazione (il valore più basso fra i sei Paesi in questione, e leggermente più basso della media dei 28 Paesi membri della Ue): invece gli italiani pensano che siano quasi il 30 per cento della popolazione. (...) L’origine degli immigrati è anch’essa distorta nella mente dei nativi. Quelli provenienti da zone o culture «problematiche» sono sovrastimati. Gli italiani pensano che quasi il 50 per cento degli immigrati siano musulmani: sono in realtà il 30 per cento. Il 60 per cento degli immigrati in Italia sono cristiani: gli italiani stimano che siano meno del 30 per cento.
In tutti i sei Paesi, i nativi pensano che gli immigrati siano più poveri, meno istruiti e più disoccupati di quanto lo siano in realtà, e quindi che siano un peso enorme per le finanze pubbliche. Gli italiani ritengono che il 40 per cento degli immigrati sia disoccupato, mentre il dato esatto è poco piu del 10 per cento, un valore non molto diverso da quello dei nativi".
Oltre alle domande tipiche dei sondaggi, il gruppo di studio ha anche condotto un particolare esperimento: "A una metà (scelta a caso) dei soggetti intervistati abbiamo fatto prima domande sull’immigrazione e dopo domande sullo stato sociale e sulla redistribuzione del reddito. L’altra metà ha visto l’ordine di domande invertito". Praticamente invertendo l'ordine dei quesiti l'approccio emozionale al problema diventa diverso e l'indagine stabilisce che quando l'intervistato è correttamente informato: "l’avversione anti immigrati e allo stato sociale per tutti, sparisce. Ovvero gran parte dei sentimenti anti immigrati deriva da percezioni errate".
Giornali, Tv, commenti in rete, "fake news", la disinformazione sulla realtà che ci circonda genera un guazzabuglio di confusione che fa comodo ai partiti anti immigrazione: "È ovvio che l’Europa non può accogliere chiunque voglia entrare nei propri confini e vanno fatte scelte più eque tra i Paesi europei per le emergenze. Come è altrettanto ovvio che chi commette crimini vada espulso con rigore e prontezza, ed è necessario che la cittadinanza vada concessa con criteri chiari e rigorosi che rispondano alle esigenze del mercato del lavoro oltre che a criteri di moralità su cui la nostra cultura si basa. Ma se la discussione sull’immigrazione continuerà a basarsi su percezioni errate e stereotipate, su slogan urlati, «fake news», e dall’altra parte su sogni irrealizzabili di ammettere tutti, non si risolverà nulla".

Canzone del giorno: Numbers (2010) - Ryan Adams & The Cardinals
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