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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

lunedì 21 maggio 2018

Sovraccarico

Dobbiamo sviluppare dunque una cultura del benessere sociale?

«Assolutamente sì. È un discorso più interessante che dire: siamo tutti vittime, siamo tutti dipendenti. Voglio focalizzarmi su che cosa si può fare. Allo stesso modo in cui si riducono il consumo di zucchero e di calorie».

La prescrizione?

«Così come la salute personale, fisica e mentale, si basa su dieta, esercizio e sonno, per la salute sociale si tratta di essere connessi in una maniera produttiva e funzionale. Al lavoro o nella vita hai bisogno di tre ingredienti: conoscenza, network e cornice temporale. Non puoi abbeverarti al primo news feed e pensare che ricevi informazioni adeguate: dobbiamo fare delle scelte, serve una dieta dell’informazione. Fino a due anni fa tutti erano ubriachi di ogni novità che arrivava dalla Silicon Valley: la velocità è bella, la mancanza di limiti è bella, il sovraccarico di informazione è bello. Ora abbiamo di fronte una sfida educativa: come col cibo, serve una dieta bilanciata».

E le reti personali?

«Il punto è che abbiamo dimenticato che cosa siano le relazioni: si deve passare dal database al peoplebase. Se hai un gruppo di persone nella tua vita, non devono essere solo numeri».

Infine il tempo.

«La vita contemporanea è dominata dalle agende. I diari e i calendari dovrebbero essere trattati come i corpi: ingerisci solo ciò che vuoi e puoi controllare. Mentre oggi tante persone non hanno il controllo sui loro calendari e sul loro tempo».

da un'intervista di Luigi Ippolito a Julia Hobsbawn (la Lettura del Corriere della Sera - 17/4/2018)

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