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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

lunedì 12 febbraio 2018

Chiamami col tuo nome

Chiamami col tuo nome

REGIA: Luca Guadagnino
INTERPRETI: Armie Hammer, Timothée Chalamet, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel, Victoire Du Bois
SCENEGGIATURA: James Ivory
FOTOGRAFIA: Sayombhus Mukdeeprom
DURATA: 130'
USCITA: 25

Una storia d'amore raccontata con delicatezza. Le recenti 4 nominations all'Oscar, fra cui quella di migliore film, hanno permesso a Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, di riappropriarsi delle sale italiane e un buon numero di spettatori ha avuto la possibilità di apprezzare un'opera dalla forte carica introspettiva e dalla vigorosa efficacia stilistica. Tratto dall'omonimo romanzo di André Aciman e ben delineato dalla sceneggiatura di James Ivory, il film trova la sua forza complessiva nella semplicità con la quale Guadagnino riesce a raccontare l'attrazione e l'amore tra due ragazzi durante una calda estate italiana del 1983.
Elio (Timothée Chalamet), adolescente appassionato di musica e letteratura, è il figlio del professore Prelman (Michael Stuhlbarg), docente universitario di Archeologia, che ospita nella sua casa di campagna un giovane ricercatore americano (Armie Hammer). Fra timori e slanci i due giovani approdano verso la consapevolezza della propria omosessualità e ciò che può apparire scandalo e peccato si trasforma, grazie al tocco delicato del regista e alla splendida fotografia di Sayombhu Mukdeeprom, in una rappresentazione di grande intensità.
Il silenzio della campagna padana, la simbologia dei frutti raccolti, l’acqua sempre presente (quella del lago, delle fontane, delle cascate montanare) offre eleganti spunti cinematografici. In alcuni casi tutto ciò, probabilmente, spezza l’atmosfera e genera alcune forzature che rendono un po’ troppo lenti alcuni momenti del film. E poi arriva il finale prorompente. Il conforto del padre dinanzi alla sofferenza d’amore del figlio determina un sussulto nello spettatore che riesce a far apprezzare ancor di più Chiamami col tuo nome .Stai male e ora vorresti non provare nulla, forse non hai mai voluto provare nulla, ma ciò che ora provi io lo invidio... Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta, così tanto che a 30 anni siamo già prosciugati e ogni volta che ricominciamo una nuova storia con qualcuno diamo sempre di meno, ma renderti insensibile così da non provare nulla, è uno sbaglio…”.

Canzone del giorno: Call me  (1973) - Al Green
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