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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 14 ottobre 2017

Jonathan Ive

Mercoledì scorso Marco Lombardo ha dedicato, su Il Giornale, un articolo a Jonathan Ive, per molti il vero erede di Steve Jobs. Praticamente un genio del design industriale tenuto conto che è l'autore di alcuni dei più grandi successi commerciali della Apple.  Come ci ricorda il giornalista "Ive è il papà dell'iPhone, colui che ha dato vita alla visione di Steve Jobs e l'ha resa smartphone".  Il famoso designer in una recente intervista a David Remnick (Premio Pulitzer) ha parlato dell'uso smodato e improprio dell'iPhone ricordando a tutti i noi  «che essere sempre connessi sia sbagliato. Dobbiamo esercitare un po’ di autocontrollo per cercare di trovare il giusto equilibrio: penso che a volte sia bello avere spazio. E riempirlo perché possiamo e non perché dobbiamo». Scrive Romano: "Jonathan Ive è stato paragonato da Remnick a Michelangelo e questo spiega il margine sottilissimo che divide oggi il futuro dal passato, la tecnologia dall’arte. D’altronde «pensare differente» – come recitava la frase ad effetto di uno spot che ha reso Apple quella che è – è una marchio di fabbrica che chiunque lavori a Cupertino deve portare con sé. Soprattutto un designer, a maggior ragione chi dentro a uno smartphone ci mette un’anima. Perché per Ive uno smartphone è alla fine sempre un oggetto, ovvero «il culmine di molte decisioni di un gruppo di persone che lavorano mettendo in campo quelli in cui credono». Non è solo un iPhone, è quello che rappresenta.(...) La cura è parlare di futuro, dell’entusiasmo di come l’intelligenza artificiale potrà fare il bene dell’uomo ed essere contemporaneamente preoccupato, proprio perché «ci può esserne anche un uso improprio». E allora, detto questo, il consiglio di Jonathan Ive non sembra più così strano: è semplicemente logico che il papà dell’iPhone dica di usarlo un po’ meno. E, per questo, naturalmente geniale.

Canzone del giorno: Dreams (1977) - Fleetwood Mac
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