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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

martedì 14 marzo 2017

Sconnessione

Sempre più connessi e con le "competenze" digitali in progressivo aumento. Sicuramente c'è un indubbio lato positivo di un mondo sempre più super-tecnologico. Poi ci sono tante incongruenze e pericolose deviazioni che hanno a che fare con l'universo digitale e che meritano attenzione.
Paola Dimalio, su il Fatto quotidiano di ieri, dedica un articolo-inchiesta a quella che viene definita "schiavitù digitale". Una vera e propria patologia contemporanea della quale si continua a parlare e che ha a che fare con i rischi sulla salute (soprattutto psichica) legati all'uso/abuso di internet.
La giornalista ci ricorda che la società americana Dscount's ha calcolato in 5 ore (dicasi cinque ore!) la media di tempo trascorso sullo smartphone e il 10% della popolazione si collega al cellulare anche in piena notte.
Per non parlare poi delle morti per incidente stradale che, nell'80% dei casi, sono dovuti all'uso del telefono mentre si guida. Poi ci sono quei ragazzi per il quale l'uso spasmodico di internet si traduce in una dipendenza "tossica": "Non basta contare le ore online, l’abuso non si misura col cronometro. La prova è la solitudine. Se rifiutano compa- gnia e dicono ‘con amici e ragazze riesco a parlare solo online’, allora hanno passato il segno. Tecnicamente, si chiama ritiro sociale, quando i ragazzi si chiudono in casa. A quel punto, si possono solo curare le ferite, con un percorso lungo e doloroso".
Dimalio raccoglie anche il parere di Federico Tonioni, psichiatra che dirige il centro terapeutico per le dipendenze da Internet al Gemelli di Roma, che sottolinea la difficoltà di molti giovani di affrontare le emozioni: "i giovani in cura sono così abituati ai monitor da non riuscire a guardarsi negli occhi. Quando parlano in web-cam, invece, nemmeno arrossiscono. I ragazzi non reggono l’attesa e la solitudine”. 
Non si può che essere d'accordo con le conclusioni della giornalista: "Nel tempo vuoto esplorano Facebook invece del loro mondo interiore; la concentrazione dura l'intervallo tra una notifica e l’altra. Al trillo dello smartphone, se non possiamo controllare, scatta l’ossessione: “Chissà cosa mi sto perdendo?”. Non è una richiesta di amicizia. Secondo alcuni, stiamo smarrendo emozioni e pensiero profondo. Cosa resta dell’essere umano?".



Canzone del giorno: Psychedelic Shack  (1970) - The Temptations
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