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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 26 marzo 2016

Bruxelles


Impotenza strategica dell'Europa, commozione per le tante vittime, paura per un nuovo attacco del jihadismo, varie problematiche da risolvere sulla disponibilità all'integrazione delle comunità musulmane.
Il dolore di Bruxelles ci sottopone ad innumerevoli riflessioni.
A tutto ciò , inoltre, si aggiungono le pecche della procura belga sotto accusa per la superficialità con la quale ha condotto l'interrogatorio di Salah Abdeslam.
Ieri Gian Micalessin, su Il Giornale, elencava i 10 principali errori delle forze di sicurezza belghe: "Una sconcertante lista di errori e di falle all’interno di un apparato di sicurezza già inadeguato a fronteggiare la minaccia terroristica. (...) ...un Belgio che grazie alle sviste delle sue polizie e alle carenze delle sue istituzioni ha permesso al supericercato Abdeslam Salah di restare latitante per quattro mesi e di organizzare la struttura responsabile, dopo la sua cattura, degli attentati di Bruxelles".
È veramente difficile comprendere se il proliferare del terrorismo in Belgio si strettamente connesso alla sua debole struttura statale (autorità di polizia frammentate,  rivalità fra fiamminghi e valloni). In ogni caso la lista di errori accumulata è davvero impressionante: segnalazioni non adeguate, kamikaze rilasciati, irruzioni fallite, perquisizioni non realizzate, mancato scambio d’informazioni. Per non parlare poi delle falle nei servizi di sicurezza: “In virtù della struttura federale del Belgio solo Bruxelles conta sei forze polizie che non comunicano tra di loro. I servizi di sicurezza non hanno personale in grado di tradurre l’arabo e non sono in grado d’infiltrare le organizzazioni terroriste. Come dimostra la latitanza di Salah rimasto nascosto per quattro mesi in un quartiere di soli 80mila abitanti”.
Inadeguatezza anche nei controlli negli aeroporti: "Un rapporto del Consiglio Europeo dello scorso 29 febbraio segnala l’inadeguatezza dei controlli di sicurezza dell’aeroporto di Bruxelles affidati a personale che trascura di controllare se tra i passeggeri provenienti da zone a rischio terrorismo vi siano dei sospetti inclusi nelle liste dell’Europol. Secondo i sindacati durante i test di sicurezza fino alla metà dei presunti ordigni non viene rilevato dagli addetti"

Canzone del giorno:  Big Mistake (1997) - Natalie Imbruglia
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I 10 errori delle forze di sicurezza belghe

Una sconcertante lista di errori e di falle all’interno di un apparato di sicurezza già inadeguato a fronteggiare la minaccia terroristica. Ecco i dieci peccati capitali di un Belgio che grazie alle sviste delle sue polizie e alle carenze delle sue istituzioni ha permesso al supericercato Abdeslam Salah di restare latitante per quattro mesi e di organizzare la struttura responsabile, dopo la sua cattura, degli attentati di Bruxelles.
Alazioni
1) I KAMIKAZE RILASCIATI
Ibrahim Bakraoui, uno dei due fratelli kamikaze autori degli attentati di martedì, viene fermato a giugno dalle autorità turche mentre tenta di entrare in Siria ed estradato in Olanda. Le autorità belghe dopo averlo ricevuto in consegna lo rilasciano sostenendo di «non ravvisare legami con il terrorismo». Il fratello Khalid, fattosi saltare in aria nella metropolitana, aveva a più riprese l’anno scorso violato i termini della liberà condizionale, non presentandosi per quattro volte di fila all’appuntamento con il suo supervisore giudiziario. Queste violazioni avrebbero dovuto portare alla revoca immediata della condizionale, arrivata solo a febbraio.
2) LA SOFFIATA ARCHIVIATA
Nel luglio 2014 una soffiata della criminalità comune di Molenbeeek segnala che i due fratelli Ibrahim e Salah Abdeslam, autori degli attentati di Parigi, si stanno radicalizzando, progettano attacchi terroristici e sono in contatto con Abdelhamid Abaaoud il futuro «comandante» delle stragi di Parigi che a quel tempo fa la spola tra Siria e Belgio. Ma per Claude Fontaine, capo della polizia federale belga, le informazioni risultano «troppo vaghe».
3) L’ARTIFICIERE MAI IDENTIFICATO
A settembre Najim Lachraoui, l’artificiere del gruppo trasformatosi in kamikaze nell’attacco all’aeroporto rientra in Belgio dalla Siria con un passaporto falso. Viaggia su una Mercedes guidata da Salah che trasporta anche Mohammed Belkaid, il 35 enne algerino ucciso nel covo di Forest la scorsa settimana. I tre vengono segnalati alla frontiera ungherese il 9 settembre, ma le autorità belghe identificano Lachraoui solo lunedì alla vigilia dell’attacco all’aeroporto
4) IL COVO IGNORATO
Secondo Bernard Clerfayt sindaco del quartiere di Schaarbeek l’appartamento usato degli attentatori di Bruxelles viene segnalato alla polizia da un vicino, che riferisce della presenza da tre settimane di nuovi «strani» vicini di casa. Ma le autorità preferiscono non intervenire.
5) L’IRRUZIONE FALLITA
Il 15 marzo la polizia fa irruzione nel covo di Forest, ma si dimentica di chiudere le eventuali vie di fuga dai tetti. Da lì scappano Abdeslam Saleh e l’artificiere Najim Lachraoui mentre l’algerino Mohammed Belkaid si sacrifica per coprirne la fuga. L’arresto dell’artificiere avrebbe permesso di evitare le stragi del martedì successivo.
6) I DETONATORI IGNORATI
Nonostante il ritrovamento nel covo di Forest di numerosi detonatori che segnalavano la preparazione di nuovi ordigni, le autorità non riescono a prevenire un attacco ad un obbiettivo tanto prevedibile quanto simbolico come l’aeroporto.
7) IL DIVIETO DI PERQUISIZIONI NOTTURNE
Come ammesso dal ministro della giustizia Koen Geens due giorni dopo le stragi di Parigi, la polizia individua l’appartamento in cui si nasconde Salah. Le leggi belghe vietano però di disturbare il riposo dei sospetti delinquenti tra le 9 di sera e le 5 di mattina. E così il mattino dopo Salah è già scomparso.
8) IL MANCATO SCAMBIO D’INFORMAZIONI
Il Belgio grazie ad oltre 400 volontari partiti per la Siria a fronte di 11 milioni di abitanti è il paese europeo con la più alta percentuale di combattenti jihadisti. Eppure prima delle stragi di Parigi le sue autorità si son ben guardate dal bloccare le partenze e dallo scambiare i dati dei sospetti terroristi con gli altri servizi di sicurezza europei. 
9) LE FALLE DEI SERVIZI DI SICUREZZA
In virtù della struttura federale del Belgio solo Bruxelles conta sei forze polizie che non comunicano tra di loro. I servizi di sicurezza non hanno personale in grado di tradurre l’arabo e non sono in grado d’infiltrare le organizzazioni terroriste. Come dimostra la latitanza di Salah rimasto nascosto per quattro mesi in un quartiere di soli 80mila abitanti. 
10) L’AEROPORTO SGUARNITO
Un rapporto del Consiglio Europeo dello scorso 29 febbraio segnala l’inadeguatezza dei controlli di sicurezza dell’aeroporto di Bruxelles affidati a personale che trascura di controllare se tra i passeggeri provenienti da zone a rischio terrorismo vi siano dei sospetti inclusi nelle liste dell’Europol. Secondo i sindacati durante i test di sicurezza fino alla metà dei presunti ordigni non viene rilevato dagli addetti.

Il Giornale, 25 3 2016

Gian Micalessin