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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 5 aprile 2014

Nomofobia

Siamo diventati tutti quanto nomofobici.
Nomofobia. Il termine più giusto è, però,  Nomophobia, se si considera la derivazione anglosassone.
No mobile phone phobia ovvero la fobia di rimanere senza l'amato e adorato telefonino. Qualcosa di più che un semplice timore, più drammaticamente pensare continuamente al proprio caro telefonino, vivere incollati al proprio smartphone.
Qualche settimana fa Emiliano Liuzzi, nella sua rubrica Pan(ico) su Il Fatto Quotidiano, ricordava come "uno dei primi giornali a rivelarne l’esistenza è il Daily Mail nel 2008, quando sulle proprie pagine pubblica un intero servizio dedicato a quella che i medici definiscono nomofobia. Il termine è poco conosciuto e si riferisce alla paura compulsiva di rimanere senza telefono cellulare, di ritrovarsi improvvi- samente isolati in una zona senza campo o di avere lo smartphone scarico senza una presa elettrica nei paraggi. Insomma, più in generale è l'ansia di rimanere scollegati dal mondo esterno. È ovviamente una patologia circoscritta ad alcuni paesi del mondo, quelli più ricchi. E se è vero che solo 20 anni fa sarebbe stata impossibile da concepire per chiunque, oggi l’ossessione di perdere il proprio telefono e con lui tutto quello che di nostro custodisce non solo ha un nome, ma ha anche una fisionomia e una cura".
Panico incontrollato di rimanere disconnessi dalla rete di telefonia mobile per troppo tempo. Una nevrosi a tutti gli effetti. Ansia che assale. Un tipico malessere dei nostri tempi: "tra i segnali d’allarme c’è anche la tendenza a portare il telefono sempre con sé, in ogni momento della giornata e in ogni luogo (persino in bagno), controllando ossessivamente messaggi, chiamate perse e posta elettronica".
Vero e proprio romanticismo. 
Come si sarebbe detto una volta: "Non posso vivere senza di te".

Canzone del giorno:  Non vivo senza te (2008) - Vasco Rossi
Clicca e ascolta: Non vivo....

Nomofobia. 

PAN(ICO) QUOTIDIANO

Senza telefono non esisto
di Emiliano Liuzzi

Uno dei primi giornali a rivelarne l’esistenza è il Daily Mail nel 2008, quando sulle proprie pagine pubblica un intero servizio dedicato a quella che i medici definiscono nomofobia. Il termine è poco conosciuto e si riferisce alla paura compulsiva di rimanere senza telefono cellulare, di ritrovarsi improvvisamente isolati in una zona senza campo o di avere lo smartphone scarico senza una presa elettrica nei paraggi. Insomma, più in generale è l'ansia di rimanere scollegati dal mondo esterno. È ovviamente una patologia circoscritta ad alcuni paesi del mondo, quelli più ricchi. E se è vero che solo 20 anni fa sarebbe stata impossibile da concepire per chiunque, oggi l’ossessione di perdere il proprio telefono e con lui tutto quello che di nostro custodisce non solo ha un nome, ma ha anche una fisionomia e una cura.
Il primo studio che ha tentato di analizzarla e identificarne le caratteristiche è inglese e risale a 7 anni fa. In quell’anno, su 1000 persone intervistate, il 53% ammette di soffrire di questo disturbo. Percentuale che cresce di oltre dieci punti solo 4 anni dopo, arrivando al 66%. In Corea del Sud si arriva addirittura a stimare in oltre 2 milioni e mezzo i dipendenti dallo smartphone. Sono quasi tutte persone comprese tra i 18 e i 24 anni, legate, secondo gli psicologi, da alcuni tratti comuni. Tra i comportamenti tipici c’è la resistenza a spegnere il cellulare: che si trovi seduto al cinema, in chiesa o nel mezzo di una lezione universitaria, il nomofobo non riesce a concepire l'idea di “sparire” anche solo per qualche minuto. Si sente perduto. Anche per questo, un viaggio in aereo può diventare insopportabile mano a mano che passano le ore. Tra i segnali d’allarme c’è anche la tendenza a portare il telefono sempre con sé, in ogni momento della giornata e in ogni luogo (per- sino in bagno), controllando ossessivamente messaggi, chiamate perse e posta elettronica.