nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

venerdì 12 dicembre 2025

Provate con l'ignoranza

“Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate con l’ignoranza”. 

Parole sacrosante e poco ascoltate soprattutto dai politici queste di Derek Bok, antico rettore della celebre università di Harvard. A livello un po’ più banale, si potrebbe allegare un corollario pratico: quante volte si esige che i musei siano gratuiti, soprattutto per i giovani, i quali però non si lamentano di versare decine e decine di euro per l’ingresso in una discoteca o in uno stadio. Investire nell’istruzione qualificata è, comunque, una scelta produttiva ed efficace. Al contrario, ci troviamo spesso di fronte a quel risultato che il grande Montaigne sintetizzava lapidariamente: avremo scienziati senza conoscenza, magistrati senza giurisdizione, buffoni senza commedia. Governanti ignoranti sono alla fine più costosi al bene pubblico di una classe dirigente formata con un lungo e qualificato apprendistato, a causa dei danni che essi possono infliggere alla società con una politica incapace. Continuando la nostra riflessione lungo altre direzioni, teniamo a motto una delle Massime di Goethe: «Nulla è più terribile di un’ignoranza attiva». Essa imperversa soddisfatta, non conosce pudore, non accetta consigli, ostenta sempre sicurezza. Il campionario, al riguardo, è molteplice e, sconsolati, contro di loro si può solo ripetere il monito del Virgilio dantesco: «Oh creature sciocche, / quanta ignoranza è quella che v’offende!» (Inferno VII, 70-71). Procedendo lungo i diversi aspetti del tema, ricordiamo un’ulteriore distinzione spesso non sottolineata: intelligenza e sapienza non sono sempre sinonimi. Ci sono, infatti, cervelli raffinati ma crudeli (gli scienziati che lavoravano per Hitler ne sono un esempio) e, per dirla con un altro americano, lo scrittore Saul Bellow, «ci sono fessi con un alto quoziente d’intelligenza». La sapienza è, invece, comprensione con umanità, conoscenza con amore, esperienza con umiltà.

Gianfranco Ravasi, Domenica - Il Sole 24 Ore (14/9/2025)

Canzone del giorno: Ignorance Is The Enemy (2005) - Rodney Crowell
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giovedì 11 dicembre 2025

Oltre le imperfezioni

“Essere felici non significa che tutto è perfetto. Vuol dire che hai deciso di guardare oltre le imperfezioni.” 

Louise L. Hay (1926 – 2017)

Canzone del giorno: Oltre (2003) - Irene Grandi
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martedì 9 dicembre 2025

A capo scoperto

La rivoluzione corre ancora. L’immagine è folgorante. Almeno per noi che avevamo distolto lo sguardo. Migliaia di giovani iraniane in maglietta rossa e capo scoperto (lunghissimi capelli neri sciolti, code di cavallo, trecce) che si affollano alla partenza e poi scattano in avanti. Nelle gambe hanno tempi diversi — i video lungo il percorso ne mostreranno alcune camminare e chiacchierare a gruppetti — ma in testa hanno tutte la stessa idea. Muoversi, senza veli né corazze, polverizzando i divieti del regime islamico come le tradizioni di infinite culture che chiamano le donne a stare dentro, dietro, possibilmente da  nessuna parte. È successo il primo venerdì di dicembre sull’isola di Kish, nel Golfo Persico. Una corsa su strada, fuori dalle «major» del circuito internazionale: per loro, e pure per noi, la più preziosa tra le maratone che puoi disputare nella vita. Vai e metti il corpo di traverso a chi vorrebbe tracciare un itinerario che chiude il tuo spazio, i tuoi desideri, i tuoi tentativi di scoprire chi sei e potrai essere. È finita nel solito modo: la magistratura, che dipende dalla Guida Suprema Ali Khamenei, ha aperto un procedimento contro gli organizzatori, accusandoli di violazione delle norme su hijab e «decoro pubblico». Ma la verità è che non è finita affatto. Quasi mezzo secolo dopo l’inizio dell’era khomeinista, inverno 1979, il velo rappresenta ancora la sfida più visibile, materiale e ideale assieme, a uno Stato sessista, illiberale, incapace. Così ideologicamente rigido da non saper imboccare la via delle riforme e nello stesso tempo così ferocemente repressivo da saper posticipare il proprio collasso. Le iraniane e gli iraniani non ci chiedono di bombardare Teheran, bensì di continuare a guardare la loro rivoluzione. Come nel film Shahed - La testimone di Nader Saeivar (cui ha collaborato Jafar Panahi) , dove la violenza domestica si intreccia agli abusi di un potere politico e religioso corrotto. E dove tre generazioni di donne combattono allacciandosi l’una all’altra. Nella scena finale, la più giovane — semplicemente — danza uscendo di casa. Il vento spalancherà il cancello del giardino davanti a lei. La vediamo avanzare — ballare/correre, due cose che fanno impazzire le ragazze iraniane (e, in senso opposto, il regime) — e diventiamo così pure noi testimoni.

Barbara Stefanelli, Corriere della Sera (8/12/2025)

Canzone del giorno: Dreams Are Better (2017) - Sophie Zelmani
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sabato 6 dicembre 2025

Post Scriptum Film

Il Maestro

REGIA: Andrea Di Stefano
INTERPRETI: Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli, Giovanni Ludeno, Dora Romano, Paolo Briguglia, Edwige Fenech, Carlo Gallo, Valentina Bellè
SCENEGGIATURA: Andrea Di Stefano, Ludovica Ramboldi
FOTOGRAFIA: Matteo Cocco
MUSICHE: Santi Pulvirenti
DURATA: 125'

USCITA: 13/11

"Chi è molto contento quando qualcuno gli risponde male?". La risposta all'indovinello (decisamente un po' datato!) ha a che fare con una delle tante situazioni di stress che coinvolgono chi partecipa ad una gara di Tennis. Nel rettangolo di gioco il tennista è da solo a combattere contro l'avversario che si trova dall'altra parte della rete. Ogni punto è fondamentale e se il proprio rivale risponde male a qualche servizio non può che essere “contento”. Ogni tennista (come ogni essere umano) lotta un po’ contro se stesso e, soprattutto, contro i propri errori. 
Il Maestro, film ben riuscito di Andrea Di Stefano,  utilizza proprio la spietatezza del gioco del tennis come metafora della vita. Lo stress psichico, le emozioni, i rimpianti, le cadute e le ripartenze che coinvolgono i protagonisti sono tutte componenti di una parte del divenire umano. 
L’ambientazione della trama negli anni ’80 rende ancora più dolce e drammatico il legame fra Felice (Tiziano Menichelli), giovane talento del tennis (soprattutto nelle ambizioni del padre che s’indebita pur d’inserirlo nel circuito dei tornei nazionali), e Raul Gatti (Pierfrancesco Favino), ex tennista professionista che diventa suo maestro. Il film si concentra più sulle “sconfitte” che sulle vittorie della vita: l’allievo e il maestro si ritrovano entrambi a fare i conti con la fragilità della vita, ognuno nel proprio ruolo si ritrova ad affrontare situazioni che hanno a che fare non tanto con lo sport ma con la dimensione umana delle proprie debolezze. 
Ancora una volta Favino, forte delle sue straordinarie doti recitative, convince nel ruolo di un allenatore decaduto, assalito dalla disperazione e da un continuo stato di depressione. 
Il Maestro è un film che emoziona. La strana coppia, che gira l’Italia alla ricerca del successo, intraprende un percorso dentro i propri fallimenti ma, nello stesso tempo, scopre, tra vittorie mancate, strani incontri, inganni e bugie varie, che non sempre vale la pena di stare in difesa ma è necessario avere il coraggio di “scendere a rete” e attaccare.

Canzone del giorno: Cuccurucucu (1981) - Franco Battiato
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giovedì 4 dicembre 2025

Presentismo

Non siamo condannati al declino, dice Sergio Mattarella, intervenendo sulla denatalità e fotografando una generazione - quella dei nostri giovani - fatalmente in ritardo sulle tappe della vita. Le ragioni sono note: stipendi bassi e servizi carenti. Manca un orizzonte e non solo all'Italia. La vera condanna dell'Occidente è dunque il presentismo. Una società che, secondo l'osservazione di sociologi come Zygmunt Bauman e Francois Hartog, vive immersa nell'oggi, perdendo la capacità di progettare il domani e di assumersi la responsabilità del futuro. L'ossessione del presente, la ricerca di dividendi politici ed economici immediati, l'illusione di risolvere problemi complessi con misure che garantiscano un ritorno nel breve periodo, tutto questo spiega perché siamo lungimiranti solo nel pronosticare le emergenze che i nostri figli e i nostri nipoti dovranno affrontare. Il presentismo non ha l'attitudine, né la volontà, per prendere di petto la crisi demografica, il nodo della produttività e dei salari bassi, la sostenibilità di welfare e sanità, la transizione energetica, il grande tema dell'innovazione con le implicazioni dell'Intelligenza artificiale. Qualche esempio: non si può immaginare che una seria strategia di stimolo della natalità possa produrre effetti prima di 20-25 anni. Nel frattempo, per compensare la diminuzione della forza lavoro, sarà inevitabile programmare l'ingresso di migranti qualificati. E ovviamente far crescere la produttività grazie alla spinta dell'IA, che richiede a sua volta una formazione seria a scuola e una riqualificazione negli uffici Il guaio è che gli interventi che comportano dei costi oggi e dei benefici domani sono "elettoralmente tossici": quale maggioranza di governo - e quale opposizione che aspiri a diventare maggioranza di governo - è disposta a rinunciare al proprio tornaconto, perché un giorno lo riscuota qualcun altro? Sono soprattutto le democrazie a scontare questa miopia intergenerazionale. Lo potremmo definire il consumismo del consenso: i cicli elettorali e politici sono brevi; la pressione dell'opinione pubblica e dei media è sempre più alta; il dibattito sui  social impone risposte pronte all'uso, con slogan che parlano alla pancia dell'elettorato e non al suo cervello. Il nuovo imperativo è la velocità, mentre gli investimenti - economici, politici, sociali - hanno per forza di cose un rilascio lento. Non a caso, agli antipodi dei governi segnati da quel "breve termine" che l'Ocse ha definito un limite strutturale, si pone la Cina, il Paese programmato dal partito unico e dal suo leader Xi Jinping per diventare la prima economia nel mondo entro la metà del secolo e che persegue l'autosufficienza tecnologica nel 2035. Una notevole dimostrazione di pazienza, sottratta allo scrutinio popolare. La Cina ha tutto il tempo che l'Unione europea cerca faticosamente di ritagliarsi, tra mille retromarce e divisioni. E' un buon motivo per abbandonare i sistemi democratici? Decisamente no. Ma perché sopravvivano, è necessario che tornino a guardare al futuro, recuperando una capacità di visione e una generosità nei confronti delle nuove generazioni che sono state il tratto distintivo della ricostruzione nel Dopoguerra. Si sono ipotizzati strumenti molteplici: piani pluriennali vincolanti, la verifica in ogni legge e Manovra delle ricadute sui giovani, la creazione di commissioni intergenerazionali. Insomma, si è fatta molta accademia nessuno di questi strumenti funzionerebbe senza un nuovo contratto tra le forze politiche, una reale assunzione di responsabilità bipartisan, una programmazione di poche essenziali riforme che resistano all'alternanza delle maggioranze e delle leadership. Ma per un patto di questo tipo, per così dire un Next Generation italiano, bisognerebbe avere la forza - e il coraggio-di mettere da parte un presente troppo invadente.

Guido Boffo, Il Messaggero (2/12/2025)

Canzone del giorno: Today (1967) - Jefferson Airplane
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martedì 2 dicembre 2025

Fame

Vauro, da google.it












Canzone del giorno: Nightmare (1999) - Gaye Adegbalola
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lunedì 1 dicembre 2025

Playlist Novembre 2025

      

      1.      Red Hot Chili Peppers, Under The Bridge – (Blood Sugar Sex Magik – 1991) – Computo metrico

2.      David Cook, Time Marches On – (This Loud Morning – 2011) – Continua a scorrere

3.      Lauryn Hill ft. D’Angelo, Nothing Even Matters – (The Miseducation Of Lauryn Hill – 1998) Rinunce sanitarie

4.      Pino Marino, La mia velocità – (Tilt – 2020) – Velocità

5.      Snow Patrol, Chocolate – (Final Straw – 2003) – La cioccolata

6.      Talking Heads, The Book I Read – (Talking Heads 77” – 1977) – Tornare a leggere

7.      Deep Purple, Place In Line – (Who Do We Think We Are – 1973) – Place In Line

8.      Beatles, Revolution 1 – (The Beatles – 1968) – Controrivoluzione

9.      Mina, Ridi pagliaccio – (Ridi pagliaccio – 1988) – Pagliacci

10.   Tricarico, Oroscopo – (Giglio – 2008) – Gemelli

11.   Ramones, Cretin Family – (Adios Amigos! – 1994) – Il cretino

12.   Stevie Wonder, The Secret Life Of Plants – (Journey throgh the Secret Life of Plants – 1979) – Rosmarino

13.   Le Orme, Amico di ieri – (Smogmagica – 1975) – Amico di ieri