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Scriptum
nuovigiorni.blogspot.it: scritti, spunti,commenti, chiacchiere e tabacchiere di legno
nuovigiorni
"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".
Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)
venerdì 2 ottobre 2026
giovedì 1 ottobre 2026
Playlist Settembre 2026
1. Beck, Dreams – (Colors – 2017) – Ci restano i sogni
2.
Marracash
ft. Coez, Quelli che non pensano – Il
cervello – (Persona – 2019) – Liberi di
3.
Robert
Cray, Bad Influence – (Bad
Influence – 1983) – Nobili
prestesti
4.
Babyface
ft. Stevie Wonder, How Come, How Long – (The
Day – 1996) – Lorena
e quei maschi violenti
5.
Creedence
Clearwater Revival, Sinister Purpose – (Green River – 1969) – Superbo e vanitoso
6.
Keith
Jarrett, Something
to Remember You By – (The Melody At Night, With You
– 1999) – Emma
e il Papa
7.
Ron, Per questa notte che cade giù – (Calypso
– 1983) – Metafore
8.
George
Benson, My Heart Is Dancing – (Love
Remembers – 1993) – Essenziali
9.
Ella
Fitzgerard, I'm Beginning To See The Light – (Ella
Fitzgerald Sings… – 1957) – Non
ho Bisogno di tempo
10.
Zucchero,
Donne – (Zucchero
& The Randy Jackson Band – 1985) –
Gonne
11.
Max
Spezzali, Essenziale – (Il
mondo insieme a te – 2004) – Essenziale
12.
Loverboy,
Dangerous – (Lovin’
Every Minute Of It – 1985) – Predizione
lunedì 28 settembre 2026
Predizione
Se ho capito bene, l’umanità finirà nel giro di tre anni e tre mesi. Cioè entro la fine del 2029. Salvo ritenere che il decennio in corso si concluda l’anno dopo, il 2030. Ma converrete che la differenza, rispetto alla catastrofe annunziata, è davvero una virgola, un minimo dettaglio. Chi è la fonte di questa previsione o predizione? Non è un invasato mago in cerca di pubblicità o un influencer che vuole massimizzare il numero dei suoi followers ma uno scienziato, un ricercatore britannico, Jacob Coxon, a proposito dell’Intelligenza Artificiale, su cui lavora da anni. Entro questo decennio se non fermeremo l’IA ci sarà la fine dell’umanità. Certo, anche tra i ricercatori ci sono degli stravaganti, degli esagerati, dei maniaco-depressi. Ma la terribile previsione del ricercatore di Anthropic non è un caso isolato, è solo la punta più avanzata di una convinzione catastrofica che coinvolge molti operatori e manager impegnati nei progetti sull’IA. Non teologi, non esorcisti, non filosofi, non poeti e profeti, ma operatori ed esperti di quel mondo. […] Da dove viene il pericolo, innanzitutto? Viene dalla velocità con cui si propagano gli effetti e i balzi in avanti della tecnologia, a cui la nostra mente, i nostri mezzi e le nostre strutture pubbliche non stanno al passo. A essere più precisi il pericolo viene dal divario, dal gap, tra la rapidità espansiva della corsa tecnologica e la nostra andatura umana, sociale, mentale, più riflessiva, non priva di pause e indugi. I risultati corrono più veloci della capacità di capire e metabolizzare le conseguenze, di suggerire limiti e rimedi, criteri di regolamentazione. In secondo luogo il pericolo viene dalla mobilità del punto in cui avvengono questi cambiamenti: non è un luogo ben preciso da monitorare e sorvegliare ma ci sono troppi laboratori in giro per il mondo; se riesci a controllarne uno te ne sfuggono altri, e non tutti sono alla luce del sole. Se metti sotto controllo un progetto rischioso negli States o in Europa, non lo hai fermato in Cina, in Russia o in Corea. E se non lo fai tu, lo fanno gli altri, si avvantaggiano del tuo stop. Nessuno vuol fare il primo passo nel disarmo dell’IA, per usare un’espressione dell’enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas, sull’Intelligenza artificiale. […] Se il potenziale distruttivo dell’energia nucleare è nelle mani dello stato, a differenza del consumo energetico che invece riguarda tutti, il potenziale distruttivo dell’IA passa anche dall’uso privato. E questo la rende più difficile da controllare. Non c’è trasparenza globale sulla ricerca nell’IA, non c’è un arbitro o un garante super partes e non c’è un potere sovraordinato e universale in grado di fermare o modificare i percorsi e gli abusi dell’IA. E non c’è il comune riconoscimento di limiti e norme; differiscono i criteri di giudizio, le culture, le sensibilità, le finalità. Non ci sono le condizioni preliminari per un accordo di base, non c’è concordanza di vedute circa i vantaggi e i danni dell’IA, i pericoli e le opportunità. Non resta che negoziare tra i governi accordi multilaterali, col sottinteso non solo della loro reale osservanza e del reciproco controllo ma anche della possibilità effettiva dei governi di poter esercitare il controllo dell’IA anche nel settore privato nei rispettivi Paesi. E limitare l’uso dell’IA negli utenti. Insomma, ci aspettiamo dall’IA grandi risultati sul piano della ricerca, della salute e delle condizioni generali di vita e temiamo gravi pericoli sul piano della sicurezza, delle armi e del lavoro. Ma quando si arriva a denunciare un’imminente distruzione dell’umanità, c’è il rischio che si passi dall’inerzia al panico senza passare dall’operosità concreta.
Marcello Veneziani, Panorama n.44 (26/9/2026)
sabato 26 settembre 2026
Essenziale
"Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi". "L'essenziale è invisibile agli occhi", ripetè il piccolo principe, per ricordarselo. "È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante". "È il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurrò il piccolo principe per ricordarselo. "Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..." "Io sono responsabile della mia rosa..." ripetè il piccolo principe per ricordarselo.
Antoine de Saint-Exupéry (1900 - 1944), Il piccolo principe – capitolo XXI
mercoledì 23 settembre 2026
Gonne
Belle o brutte. Fedeli o infedeli. Bambole gonfiabili o bambole e basta. Con i pantaloni o con le gonne. In lungo o col tubino. E poiché al peggio in politica non c’è mai fine, eccoci arrivati alle donne-senza-gonne. È l’ultima frontiera del «patriarcato mediterraneo», il modello culturale messo nero su bianco dall’ex generale che vorrebbe riportarci tutte all’alba del secolo scorso. I «maschi forti», che sanno «proteggere le donne». L’aborto che «non è un diritto». La famiglia composta solo e sempre da un uomo e una donna e via retrocedendo, fino all’abolizione del femminicidio. Onorevole Roberto Vannacci dietro i numeri delle centinaia di donne uccise negli ultimissimi anni ci sono storie, vite spezzate, figli orfani e c’è la storia di un Paese, il nostro, che non riesce a uscire da una tragica emergenza di stupri, abusi, omicidi. Forse, se le rileggesse alla luce delle cronache, le sue battutone da caserma non farebbero ridere nemmeno lei. Le accuse di volgarità, sessismo, machismo e misoginia da cui è stato sommerso l’hanno convinta a spiegare la sua idea di «leggerezza». Ma se il ministro Tajani, travolto dalle critiche, per l’imbarazzante scivolone sulla lunghezza delle gonne, un nostalgico del Ventennio come lei «tira dritto» e marcia indietro non la fa. E dunque avanti, un colpo al «ce l’ho duro» di bossiana memoria e un altro alle «bambole gonfiabili sul palco», per attaccare Salvini. Ecco, Vannacci, se proprio ama le donne «a prescindere dagli indumenti che indossano» smetta di farne strumento di propaganda politica. Smettetela tutti, cari leader di destra, sinistra e centro, perché in un Paese civile la campagna elettorale non si fa sui corpi delle donne, si fa (anche) per le donne e con le donne: abbiamo la prima premier e la prima segretaria di opposizione che vantano record di longevità mai raggiunti dagli uomini, ma abbiamo anche il 33,6% di elette in Parlamento, record negativo che rischia di peggiorare con la nuova legge. E intanto, mentre i «maschi forti» giocano sui centimetri delle sottane, gli asili scarseggiano, il tasso di occupazione femminile resta tra i più bassi d’Europa, la parità salariale è un miraggio. Temi cruciali per il progresso della società e dei quali gli uomini che puntano al governo dovrebbero occuparsi, oltre a spartirsi il massimo dei seggi in Parlamento.
Monica Guerzoni, Corriere della Sera (23/9/2026)
lunedì 21 settembre 2026
Non ho bisogno di tempo
Non ho bisogno di tempo
per sapere come sei:
conoscersi è luce improvvisa.
sabato 19 settembre 2026
Essenziali
“I tre grandi elementi essenziali alla felicità in questa vita sono qualcosa da fare, qualcosa da amare e qualcosa da sperare”.
Joseph Addison (1672 – 1719)






