Silenzio. Nella definizione di silenzio che ne dà l’Enciclopedia Treccani, si legge: «Assenza di rumori, di suoni, voci e sim., come condizione che si verifica in un ambiente o che caratterizza una determinata situazione». La musica ci aiuta a cogliere i limiti di validità di questa definizione. John Cage, ad esempio, in 4’33 ha rivoluzionato il suono o ha annullato il senso del silenzio? Cage ha avuto il merito di aver introdotto il corpo come principale protagonista del suono e antagonista del silenzio, perché il nostro sforzo di annullare il suono non può essere mai appagato fino a quando c’è un cuore che pulsa e un naso che respira. Il silenzio non corrisponde soltanto all’assenza di riproduzione di suoni o alla sua degenerazione in rumore. Il mondo greco aveva intuito un valore antropologico nel silenzio, nelle «parole senz’ali», contrapposte alle parole alate. Il punto debole era quello di aver affidato l’importanza antropologica del silenzio quasi esclusivamente alla donna. Quest’esclusività si trasformava in condanna. Il silenzio invece è anche parte integrante ed è grembo per ogni autentica relazione Io-Tu. Il dialogo che matura in un contesto di silenzio implica che io prenda su di me la risposta dell’altro con responsabilità. Prendere su di sé la responsabilità di un incontro significa innanzitutto tener testa all’ora che ci viene incontro, a ciò o a colui per mezzo del quale la parola ci viene rivolta, accorgersi dell’avvenimento che sta per accadere e capire che quella parola è rivolta proprio a me. Il silenzio accolto e vissuto trasforma il «rispondere a…» in un «rispondere di…». Silenzio e assunzione di responsabilità sono le condizioni basilari nel dialogo, per cui il silenzio autentico non è un defilarsi nell’abitudine o nel disimpegno. Il silenzio, in una relazione dialogica, è una realtà che, col suo esserci o non esserci, spinge ad agire o non agire. Se accetto il silenzio, l’altro non smette di esistere. Il silenzio autentico mi prepara ad accettare il suo punto di vista, ma anche la sua persona, e mi spinge a collaborare alla sua realizzazione. Ponendomi in dialogo con la persona che entra in relazione con me io la accetto, «la combatto come partner, la confermo come creatura e come creazione, confermo anche ciò che mi si oppone come ciò che mi sta di fronte» (Martin Buber).
Nunzio Galantino, il Sole 24 Ore (20/03/2016)
Canzone del giorno: Parla con me (2009) - Eros Ramazzotti
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