nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

mercoledì 9 settembre 2026

Lorena e quei maschi violenti

L’immagine di Donatella Colasanti, che sbuca, viva, dal bagagliaio dell’auto dove fu rinchiusa, è rimasta nella memoria degli italiani. È passato mezzo secolo dalla strage del Circeo. Due ragazze vengono attratte da tre giovanotti della Roma bene, sequestrate, picchiate, drogate, violentate. Nella vasca da bagno Rosaria Lopez muore, Donatella Colasanti ce la farà. Porterà con sé l’orrore di quelle ore folli, di quei volti assatanati. Ho pensato a loro nell’udire dell’ultimo - siamo ancora all’ultimo o è già il penultimo? – spaventoso femminicidio avvenuto nel Mugello, seguito dal suicidio dell’assassino. Cinquanta anni dopo la cara Lorena rinchiusa come un sacco di rifiuti nel bagagliaio proprio come Donatella. E rimaniamo senza parole. E ci ritroviamo costretti a doverci ripetere. E rischiamo di annoiare e di annoiarci. In fondo, al netto dell’orrenda brutalità gratuitamente aggiunta, possiamo dire che siamo alle solite. Maschi violenti, infantili, cattivi, narcisi, che non sanno relazionarsi. Non sanno amare. Maschi che non sopportano l’idea che la donna che ebbero per compagna, fidanzata, moglie, possa stancarsi delle loro prepotenze e dire: basta, me ne vado. Sono pericolosi i piromani, vero? Da una fiammella può svilupparsi una catastrofe. E allora cerchiamo di arrivare prima, monitorando il territorio. Ma come possiamo controllare queste persone che hanno della donna una concezione così stupida e arcaica? Dobbiamo fare il cammino a ritroso. Ricordare che, per natura, il bambino tende a essere egoista. Dice “mio” non “nostro”. Arraffa, poche volte dona. La Chiesa chiama questa forza “Peccato originale”. Lasciato a sé stesso un fiumiciattolo scende a valle, non risale in cima. Per farlo occorre dotarsi di un motore che riporta l’acqua alla sorgente. Educazione ed educatore, formazione e formatore sono binomi inscindibili. Purtroppo, queste figure o mancano o sono poco attrezzate e credibili. Mancano di autorevolezza, quella forza che si sprigiona da coloro dei quali ci fidiamo e per i quali nutriamo grande stima; di cui siamo certi che darebbero la vita per salvare la nostra. Basta girare lo sguardo attorno ed è il deserto. Le guerre si susseguono. I grandi di questo mondo, sovente, parlano e agiscono con la stessa logica di bambini capricciosi. Le ruberie di tanti che stanno al potere sono sotto gli occhi di tutti. Gli aborti non si fermano. Cinquanta milioni di esseri umani vengono gettati ogni anno nelle fogne, in alcuni Stati fino al nono mese. I ricchi sprecano spudoratamente e inutilmente il pane destinato ai poveri. Le culle sono vuote. Le chiese sono vuote. Le teste sono vuote. Gli animi sono vuoti. Mancano appigli cui potersi agganciare nei momenti di depressione, di scoraggiamento, di delusione. Intanto siamo martellati da coloro che ci dicono come chiamarci, cosa mangiare, come divertirci, come e che cosa indossare, dove andare in vacanza. Perché questa lista deprimente? Non bastano le immagini del telegiornale, i morti annegati nei nostri mari, le trasmissioni che a ogni ora del giorno e della notte, da anni, ci martellano sui delitti irrisolti? E il dramma immenso della pedofilia e della pedopornografia? E quel signore – Jeffrey Epstein - il cui nome ci è diventato familiare? Ma perché anche “Avvenire” cede al pessimismo? No, non stiamo affatto cedendo al pessimismo. Al contrario, vogliamo ribadire che ogni persona è creatura di Dio, redenta da Gesù. Vogliamo ricordare che ogni uomo vale in quanto uomo e non per quanto possiede o per il posto che occupa nella società.

Maurizio Patriciello, Avvenire (5/9/2026)

Canzone del giorno: How Come, How Long (1996) - Babyface ft. Stevie Wonder
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lunedì 7 settembre 2026

Nobili pretesti

Tranne forse gli animali delle favole di La Fontaine, nessuno è mai stato bravo come gl’italiani nell’arte d’inventare nobili pretesti per eludere i propri doveri e fare i propri comodi.

Fruttero & Lucentini, La gita scolastica ne La prevalenza del cretino (ed. Mondatori – 1985)


Canzone del giorno: Bad Influence (1983) - Robert Cray
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venerdì 4 settembre 2026

Liberi di

Comunque la si pensi nel merito, la legge veneta sul Fine Vita approvata dal centrodestra degli Stefani e degli Zaia rappresenta la rottura di una cappa non meno insopportabile di quella climatica che ha avviluppato la nostra estate. La cappa dei cervelli polarizzati, chiusi dentro una scatola di pensieri precotti e acquistabili soltanto in blocco. O di qua o di là. Se ti riconosci di più nella destra, devi pensare per forza che l’Europa non esiste, che la sicurezza è IL problema, che l’unica alternativa alla remigrazione è la sottomissione e che il suicidio assistito rappresenta un tabù persino quando a chiederlo è una persona che sta affrontando sofferenze indicibili. Se invece hai una sensibilità più vicina alla sinistra, devi prendere il pacchetto completo anche lì e pensare che esiste solo l’Europa, che la sicurezza non è un problema, che accoglienza e integrazione sono sinonimi e che ogni desiderio è un diritto. Chiunque osi uscire da questo schema rigido e prestabilito (ma da chi?) è un ipocrita o un traditore da processare nelle piazze dei social per intelligenza con il nemico. Esprimo la mia solidarietà agli Stefani e agli Zaia, che per avere compiuto uno scarto sul tema del suicidio assistito sono già finiti sotto le grinfie dei sacerdoti dei luoghi comuni. Mi sentirei di escludere che siano diventati di sinistra. Semplicemente si sono rivelati liberi. Liberi di uscire dalla gabbia del menu fisso e di affrontare la politica, e la vita, nell’unico modo possibile: à la carte.

Massimo Gramellini, Corriere della Sera - il Caffè  (3/9/2026)

Canzone del giorno: Quelli che non pensano - Il cervello (2019) - Marracash ft. Coez
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mercoledì 2 settembre 2026

Ci restano i sogni

Maicol & Mirco, da google.it


















Canzone del giorno: Dreams (2017) - Beck
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martedì 1 settembre 2026

Playlist Agosto 2026

      1.      Green Day, Stray Heart – (iDos! – 2012) – Riciclabile

2.      Shemekia Copeland ft. Alejandro Escovedo, Is There Anybody Up There? – (Blame It on Eve – 2024) – Ceuta e il collasso demografico

3.      Francesco Guccini, L’avvelenata – (Via Paolo Fabbri 43 – 1976) – Francesco Guccini

4.      Etta James, What Fools We Mortals Be – (Etta James Sings Funk – 1970) – Fiumi, mari e inerzia

5.      Jack White, All Along the Way – (Entering Heaven Alive – 2022) – Proseguire

6.      AC/DC, No Man’s Land – (Pomer Up – 2020) – Il ritorno delle Geografia

7.      The Who, Behind Blue Eyes – (Who’s Next – 1971) – Stop    

8.      Rachel Platten, Fight Song – (Wildfire – 2016) – Acqua Azzurra

9.      Eros Ramazzotti, Parla con me – (Ali e radici – 2009) – Il presupposto del dialogo

10.   Bryan White, The Little Things – (Dustbowl Dreams – 2009) – Le piccolo cose

11.   Bonnie Raitt, The All Alone with Something to Say – (Dig in Deep – 2016) – Pepite

12.   Frah Quintale, Gelato – (Amor proprio – 2016) – Gelato

13.   Lee Brice, Beer – (Hard 2 Love – 2012) – Birra Woke

sabato 29 agosto 2026

Birra Woke

«No, mi dispiace, quella birra non ce l'abbiamo…». Per Maurizio Maggiani è una pentola cinese, per me è stata una birra. Di passaggio in Svizzera per qualche giorno di vacanza, ho chiesto alla giovane cameriera italiana di un ristorante di Basilea cosa pensasse del woke. E lei mi ha risposto così. Il woke, per una persona qualunque che si suda lo stipendio (quando ce l'ha), è tutt'al più la marca di una lager molto di nicchia. […] Siamo agli ultimi posti nelle classifiche sui diritti civili: i migranti sono il demonio, i gay li picchiano per strada, le donne e i giovani sono penalizzati nel lavoro e nel salario, le coppie di fatto hanno zero tutele, la legge sull'aborto è disapplicata in molte regioni e quella sul fine vita non vedrà mai la luce. Questa è la realtà italiana, dove il woke non ha mai toccato palla. A meno che — come scrive Luigi Manconi — non si vogliano ascrivere a suo merito le poche leggi che hanno riconosciuto (tardi e male) il testamento biologico, le unioni civili, il codice rosso contro la violenza di genere. Ma sono stati sussulti isolati. Nulla di paragonabile alle grandi conquiste degli anni '70, dal divorzio al Servizio sanitario nazionale, dallo Statuto dei lavoratori al nuovo diritto di famiglia. Io la grande lezione di quell'epoca l'avevo capita così: i diritti si sommano, non si elidono e avanzano insieme. Avevo capito che fosse proprio questa la forza inesausta della nostra Costituzione, che insieme alla libertà individuale protegge la solidarietà sociale. […] Torno così alla cameriera in Svizzera. Non eleggo certo quel posto a modello, dopo l'immane tragedia di Crans-Montana. Ma nelle città o nei rifugi a quattromila metri, ho trovato quasi solo giovani italiani. Felici di essersene andati, sicuri di non tornare più. Quella di Basilea, 30 anni, è andata via dieci anni fa dal suo borgo nell'entroterra della Sicilia. «Per disperazione, perché lì per noi non c'è niente, né scuola né lavoro, manca pure l'acqua corrente che arriva un giorno ogni quattro. Qui sto bene, la vita è cara ma lo stipendio è molto alto, mi pago l'affitto, le tasse sono basse, funziona tutto…». A Interlaken ne ho incontrato un altro, 28 anni, scappato dalla sua Sardegna cinque anni prima: «In Italia? Mai più, è la giungla, tutto in nero, senza garanzie, qui ti mettono subito in regola, hai un contratto stabile e un primo stipendio da quasi cinquemila euro, se lavori bene ti fanno crescere, riconoscono il merito, la mia ragazza lavora a Como, ogni mese le mando i soldi io se no non ce la fa a campare, per questo tra poco si trasferisce qui anche lei». Sto parlando di camerieri, se parlassi di ingegneri sarebbe anche peggio. Il rapporto Onu-Oil appena uscito dice che negli ultimi dieci anni sono emigrati 367 mila giovani tra i 25 e i 34 anni, il 39,7% laureati. Se ne vanno «per instabilità occupazionale»: il 31,3% dei lavoratori italiani sotto i 29 anni ha un contratto a termine, il 61,4% un contratto a tempo parziale. Tornato in una Roma semi-deserta, vado a mangiare una pizza nel mio quartiere e trovo l'ultimo paradosso: quasi tutti camerieri stranieri. Romeni, ecuadoregni, un egiziano. Provo a parlargli, ma mi ferma subito: «Scusa, no possibile, mi cacciano…». Eccola, la vita vera nella sua "materialità". Anche qui, tra i poveri cristi arrivati pieni di speranze nella Capitale, nessuna traccia di birra Woke.

Massimo Giannini, Repubblica (29/8/2026)

Canzone del giorno: Beer (2012) - Lee Brice
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giovedì 27 agosto 2026

Gelato

Adoro i gelati: crema gelida satura di latte, grasso, aromi artificiali, pezzi di frutta, chicchi di caffè, rum; gelati italiani di consistenza vellutata che formano monumentali scale di vaniglia, fragola o cioccolato; coppe gelato che crollano sotto il peso della panna, della pesca, delle mandorle e di ogni sorta di sciroppo; semplici stecchi dal rivestimento croccante, delicati e tenaci insieme, che si gustano per strada tra un appuntamento e l'altro, o le sere d'estate, davanti alla televisione, quando siamo sicuri che solo così avremo un po' meno caldo, un po' meno sete; e infine i sorbetti, sintesi riuscita di ghiaccio e frutta, che rinfrescano con vigore e si sciolgono in bocca come una colata gelida.

Muriel Barbery, Estasi culinarie (2000)

Canzone del giorno: Gelato (2025) - Frah Quintale
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