nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

giovedì 6 agosto 2026

Francesco Guccini


"Se son d’umore nero allora scrivo

Frugando dentro alle nostre miserie

Di solito ho da far cose più serie

Costruir su macerie o mantenermi vivo"...

Francesco Guccini, L'avvelenata (1976)



Canzone del giorno:  L'avvelenata (1976) - Francesco Guccini
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martedì 4 agosto 2026

Ceuta e il collasso demografico

Una legge non scritta quindi cogente stabilisce che di tutto in Italia si discute fuorché di ciò che conta. Un codicillo ancora più stringente implica che la discussione non avvenga nel merito, su dati di realtà, ma a partire da verità precostituite. Ideologie che ci spingono a non occuparci del nostro paese e del mondo perché non c’è niente da capire. Niente da fare. Restiamo in attesa dell’apocalissi prossima ventura. Inerti spettatori del già scritto. Il caso Ceuta ci pare esemplare. Non entriamo nelle sue origini geopolitiche, legate alle tensioni fra Spagna e Marocco e all’offensiva trumpiana contro il governo Sánchez, unico fra gli europei a schierarsi senza se e senza ma contro la guerra israelo-americana all’Iran. Ci interessa qui la reazione italiana. Meloni considera il dramma di Ceuta minaccia diretta alla nostra sicurezza. Quindi decreta la sospensione degli accordi Schengen con la Spagna, quasi quei migranti stiano per puntare lo Stivale. E trascura il dettaglio “tecnico” per cui Schengen non si applica a Ceuta e Melilla, le due exclave spagnole in terra d’Africa che Rabat rivendica proprie. Buon esempio di come nella stenografia della comunicazione “politica” (qui d’obbligo le virgolette) si butta tutto in caciara. Nel frattempo, osserviamo che i potenziali invasori rimangono in Africa: un’esigua minoranza a Ceuta, la stragrande maggioranza, respinta, è di nuovo in Marocco. Quanto alle vittime, restano ai margini della caciara perché è normale ve ne siano. L’evento è classificato dal governo e dalla maggioranza dell’opinione “comunicata” quale sintomo d’invasione aliena del nostro territorio. Se non ci barrichiamo finiremo provincia del futuro impero afro-islamico. Il tutto in nome di presunti valori euro-cattolici (se il Papa ne ha idea diversa vorrà dire che è eretico). Retorica destinata a diffondere la paura dell’identità minacciata. Eppure la storia insegna che la “difesa della razza” prelude al collasso della nazione. Proviamo a mettere i piedi per terra e la questione migratoria in prospettiva. A partire da qualche dato. Gli italiani sono 58,9 milioni, in declino da oltre un decennio. Secondo la previsione Eurostat, nel 2.100 saranno 44,7 milioni (-24,7%). Se ci arroccassimo nello Stivale per impedire l’afflusso di stranieri — ma come, sparando? — a fine secolo gli italiani sarebbero 26,8 milioni (-54,5%). Incrociamo queste cifre con un altro fattore decisivo, l’età mediana. Attualmente la metà degli italiani ha più di 49 anni. Fra poco la maggioranza di noi avrà varcato la soglia del mezzo secolo. Su questa base demografica e biologica l’Italia si spegne. E anche in fretta. Al meglio, finiamo in emergenza permanente. In un paese normale questa realtà e i suoi sviluppi sarebbero l’alfa e l’omega del dibattito pubblico. Il fatto che non lo siano certifica la morte cerebrale della nostra politica. Per resuscitarla servirà una rivoluzione culturale. Da dove ricominciare? Dalla realtà, che non è destino ma orizzonte condizionato e condizionante, sul quale possiamo agire. Dobbiamo farlo, se la democrazia ha ancora senso. Il politico che si crede scaltro obietta: sappiamo quel che bisognerebbe fare, ma se lo facessimo non saremmo rieletti. Su questa linea c’è quasi unanimità, da destra a sinistra. Chiamiamola malattia professionale. Altrimenti non si spiegherebbe perché questa sinistra che denuncia la xenofobia della destra quando al governo non abbia proposto una nuova legge sui flussi migratori. Tale da consentire di entrare in Italia senza rischiare la vita, per vie regolari e secondo quote determinate, a chi voglia e possa. Nel rispetto della Costituzione e del nostro stile di vita (finché è rispettabile). Possibile che un paese consapevole di sé possa basare la sua politica migratoria sulla Bossi-Fini, risalente al 2002? L’Italia ha bisogno di chiudere le porte o di aprirle in modo civile e regolato? In metafora: se in casa ci manca l’aria ne sigilliamo ogni spiffero col silicone? E lo chiamano patriottismo. Chiusa la triste manipolazione su Ceuta, forse potremmo utilmente aprire una discussione senza preconcetti su come evitare il collasso demo-biologico annunciato. Non c’è Italia senza italiani. Nati o integrati. 

Lucio Caracciolo, Repubblica (2/8/2026)

Canzone del giorno: Is There Anybody Up There (2024) - Shemekia Copeland ft. Alejandro Escovedo
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domenica 2 agosto 2026

Riciclabile

Emilio Giannelli, da google.it














Canzone del giorno: Stray Heart (2012) - Green Day
Clicca e ascoltaStray....

sabato 1 agosto 2026

Playlist Luglio 2026

     1.      Copeland, Chin Up – (You Are My Sunshine – 2008) – Negaziosauro

2.      Foreigner, Urgent – (4 – 1981) – La tirannia dell’urgenza

3.      Dave Matthews Band, Ants Marching – (Under the Table and Dreaming – 1994) – Tempo libero

4.      Levante, Abbi cura di te – (Abbi cura di te – 2015) – Volersi bene

5.      Steppnwolf, Born To Be Wild – (Steppnwolf – 1968) – Il futuro della Nato

6.      Pink Floyd, Pigs – (Animals – 1977) – Copione antichissimo  

7.      Danny Caron, The Promise – (Good Hands – 2003) – Fustazioni

8.      Gianna Nannini, Silenzio – (Sei nell’anima – 2024) – Il modo perfetto di tacere

9.      Shakira ft. Burna Boy, Dai Dai – (2026) – Il bivio del calcio

10.   Cesare Cremonini, Le tue parole fanno male – (Maggese – 2005) – Il valore delle parole

11.   Francesco Guccini, Odysseus – (Ritratti – 2004) – Odissea

12.   OneRepublic, Good Life – (Waking Up – 2009) – Il lato migliore

mercoledì 29 luglio 2026

Il lato migliore

“Prendi l’abitudine di cercare il lato migliore nelle persone e nelle situazioni. Scoprirai che, anche soltanto questo atteggiamento, porta all’ottimismo e alla positività. E l’uno e l’altra portano alla serenità”.

Paul Wilson, Il piccolo libro della calma (ed. Mondadori -1999)

Canzone del giorno: Good Life (2009) - OneRepublic
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domenica 26 luglio 2026

Odissea

…la lettura che Christopher Nolan fa del poema omerico merita attenzione e rispetto. Oltre che applausi. La storia la sanno anche i sassi: finita la guerra di Troia, Odisseo (non Ulisse, che è di derivazione latina anche se sono la stessa persona, interpretata da un convincente e barbuto Matt Damon) prende la strada per il ritorno a casa dove la moglie Penelope (Anne Hathaway) cerca di tenere a bada i principi che vorrebbero sposarla perché convinti che dopo vent’anni il marito sia morto. Ma quello che in Omero diventa il resoconto di una «pena di vivere» [copyright Nicola Gardini], quella appunto di Odisseo che misura su se stesso la stanchezza per una lotta che sembra non dover mai finire (Polifemo, poi i Lestrigoni, Circe, le sirene, Scilla e Cariddi, Poseidone e via enumerando), nella rilettura di Nolan diventa qualcosa di più tragico, quasi epocale: non è più pena ma quasi paura di vivere quella che blocca l’eroe, schiacciato dal ricordo (e dalla responsabilità) della violenza che ha innescato per conquistare Troia: troppa brutalità, troppa distruzione, troppi morti. Ed è per questo che nel film lo vediamo spesso fare i conti con il numero dei compagni scomparsi, costretto a scegliere se e chi sacrificare per permettere agli altri di proseguire il loro viaggio. Le vite che ha fatto perdere sono un ricordo che non lo lascerà mai. In questo modo l’Odissea di Nolan non è più il resoconto epico di un eroe costretto ad accettare la propria finitudine, ma il diario drammatico di un uomo sconfitto che deve fare i conti con il proprio fallimento. Inevitabile che faccia di tutto per non tornare a casa perché a Itaca dovrebbe confrontarsi con le proprie responsabilità. Non solo di marito, di padre e di re ma soprattutto di uomo. Nell’economia della narrazione di Nolan la distruzione di Troia arriva alla fine, quando ancora nell’isola di Calipso Odisseo ritrova la memoria e ricorda quello che ha fatto, ma quel massacro (che lui ha innescato con lo stratagemma del cavallo) pesa sulla sua coscienza e se lo porta addosso per tutto il film. Non solo come una sconfitta personale ma come qualcosa di epocale, che segna la crisi di una civiltà, quella che obbediva alla «legge di Zeus», simbolo di un mondo disposto ad accogliere chi bussava alla porta e che proprio a Itaca vediamo non essere più messo in pratica dai pretendenti che aspirano alla mano di Penelope. […] Sono molti gli episodi che mancano (il più vistoso, la sparizione dei Feaci con Nausicaa in testa) o le libertà che si prende (il personaggio di Sinone [Elliot Page] nell’emozionante discesa all’Ade), e altrettante le situazioni stravolte (Pilo era nel Peloponneso e non a Itaca come sembra nel film), così come la vendetta finale aveva ben altro svolgimento nelle pagine di Omero dove Antinoo (Robert Pattinson) veniva ucciso per primo da Odisseo, per non parlare del porcaro Eumeo (John Leguizamo) che nel film è anche cieco. Ma tutto è funzionale a restituirci un mondo buio (metaforicamente e letteralmente: applausi al direttore della fotografia Hoyte van Hoytema), dove possono esistere solo il rimpianto e la disperazione e da cui vorrebbe tener lontano il figlio Telemaco (Tom Holland) per evitargli il peso dei lutti che invece il padre si porta addosso (sono molte le volte in cui i suoi compagni lo accusano di aver causato la morte di alcuni di loro, ben più che in Omero). In fondo la storia poteva prestarsi anche al «solito» elogio del coming home, con la voglia di recuperare quella tranquillità e quegli affetti che la vita ci toglie e la famiglia può restituirci. Nolan invece ne ha fatto una riflessione cupissima e avvincente (volano i 172 minuti di durata) su un mondo che non può cancellare il peso del dolore e della disperazione che proprio gli uomini hanno contribuito a diffondere e di cui non resta che contemplare le rovine. Fisiche e morali.

Paolo Mereghetti, Corriere della Sera (15/7/2026)

Canzone del giorno: Odysseus (2004) - Francesco Guccini
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venerdì 24 luglio 2026

Il valore delle parole

Le parole hanno il valore che dà loro chi le ascolta.

Giovanni Verga (1840 – 1922), Eros (1875)


Canzone del giorno: Le tue parole fanno male (2005) - Cesare Cremonini
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