nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

lunedì 8 giugno 2026

Strumenti potenti

Leggo Magnifica humanitas da una prospettiva laica e scientifica. Il fatto che la prima Enciclica di papa Leone XIV sia dedicata all’Intelligenza artificiale è già un segnale importante: riconosce che questa tecnologia non appartiene più solo ai laboratori o alle grandi aziende digitali, ma incide ormai su lavoro, salute, educazione, sicurezza e produzione della conoscenza. Non entro nel merito teologico del documento. Il punto che mi interessa è un altro: come sviluppare tecnologie sempre più potenti senza perdere di vista la persona, i diritti e le responsabilità delle nostre scelte. L’Intelligenza artificiale non è una forza autonoma. È il risultato di modelli, dati, infrastrutture e decisioni progettuali. Può accelerare la scoperta di nuovi farmaci, migliorare la sanità, rendere più efficienti i processi industriali, aumentare la sicurezza sul lavoro e supportare la ricerca scientifica. In molti ambiti sta diventando parte integrante delle infrastrutture con cui produciamo conoscenza e prendiamo decisioni. Per questo va affrontata con serietà. L’IA non è coscienza, non ha intenzioni. Le intenzioni restano umane, così come le responsabilità. Il problema non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui governi, imprese e organizzazioni scelgono di svilupparla e utilizzarla. La ricerca deve poter sperimentare liberamente. Senza libertà scientifica non esiste progresso. Ma quando una tecnologia esce dal laboratorio e incide sulla vita delle persone servono regole, verifiche e responsabilità. Nessuno accetterebbe un farmaco o un aereo senza controlli rigorosi. Lo stesso principio deve valere per l’Intelligenza artificiale nei settori sensibili: trasparenza, valutazione del rischio, responsabilità giuridica e standard tecnici affidabili. Questo tema riguarda direttamente anche l’Europa. […] Per l’Italia questa è una questione strategica. Abbiamo un problema demografico, una produttività stagnante e una carenza strutturale di competenze tecnologiche. L’IA può contribuire a migliorare servizi, industria, sanità e qualità della vita, ma solo se investiremo davvero in ricerca, capitale umano e trasferimento tecnologico. La tecnologia migliore non è quella che impressiona di più, ma quella che rende le persone più autonome, sicure e capaci di partecipare pienamente alla vita sociale ed economica. In questo senso, la custodia dell’umano può diventare un terreno comune tra sensibilità diverse: per la ricerca significa sviluppare tecnologie affidabili e utili, per le istituzioni costruire regole efficaci, per le imprese innovare con responsabilità, per la scuola e la società diffondere competenze, spirito critico e cultura scientifica. La sfida non è fermare la conoscenza, ma orientarla verso obiettivi condivisi e socialmente desiderabili.

Giorgio Matta (Direttore scientifico, Istituto Italiano di Tecnologia), Avvenire (6/6/2026)

Canzone del giorno: Retrospettiva futura (2022) - Joe Barbieri
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domenica 7 giugno 2026

Un'eco


“La vita è come un’eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii”.

 James Joyce (1982 - 1941)

Canzone del giorno: Same Sky (2016) - Maggie Rose
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giovedì 4 giugno 2026

Ragazzi fragili

«Oggi la scuola ha perso il suo ruolo, ha perso autorevolezza e non le viene riconosciuta l’autorità che deve avere nel sistema sociale, nelle nostre comunità. Una scuola vuota e senza valore diventa solo uno dei tanti luoghi di scontro. Va recuperato il senso della “istituzione scolastica”, va impedito che venga messa in discussione da genitori, politici, amministratori. Dal primo che passa».

In questo scenario professori che rischiano l’aggressione cosa possono insegnare?

«Molto poco, non sono più guide per i ragazzi. Faccio un’iperbole: non esisterà più “L’attimo fuggente”. E in un certo senso è quello che le nostre istituzioni vogliono: una generazione di fragili, ignoranti, capaci solo di chiedere aiuto all’intelligenza artificiale del telefonino».

Che ruolo gioca la famiglia?

«Prendiamo ad esempio il ragazzino di San Vito: a soli 11 anni ha portato a scuola uno smartphone comprato dai genitori, ha account social non controllati dai genitori. Si è informato sulle stragi di studenti in America di nascosto. Ha dipinto caschi, magliette, annunciato l’azione sui social senza che qualcuno se ne accorgesse. Eppure, lui stava chiedendo attenzioni, inconsapevolmente».

Vengono “abbandonati” davanti a computer e telefoni?

«C’è una sorta di deresponsabilizzazione dal ruolo di genitori. C’è chi pensa di essere amico dei figli, chi li accontenta per il senso di colpa, chi non sopporta la fatica di educare e li lascia con in mano un telefono. Essere genitori è sudore, sofferenza, perseveranza e responsabilità che non possono essere compensati da uno schermo. Altrimenti crescono disagio, solitudine e rabbia, le basi della violenza».

Poi c’è l’accesso alla tecnologia e alle informazioni. Un incredibile accelerante?

«Peggio della benzina sul fuoco. Anche perché difficilmente controllabile. Quel bambino di 11 anni grazie alla tecnologia del suo telefonino è stato bombardato di informazioni, spesso fuorvianti. Lo schermo del suo smartphone è stato strumento di emulazione. Ogni processo è accelerato cento, mille volte. Questo contribuisce ad avere azioni spesso inconsapevoli».

Come si recupera quel ragazzino col coltello?

«Cominciamo a copiare quello che stanno facendo in Svezia: matita e quaderno, tecnologia ridotta, ritorno al pensiero analogico. Sull’altare della velocità, dell’efficienza, della produttività e del codice binario stiamo sacrificando le nuove generazioni. E in tutto questo alla Silicon Valley o nella Cina di TikTok ringraziano».

Paolo Crepet, estratto da un’intervista di Francesco Patanè (Repubblica – Palermo)

Canzone del giorno: Fragile (2004) - Delta Goodrem
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martedì 2 giugno 2026

Ottanta


Pillinini, da google.it













Canzone del giorno: Roar (2013) - Katy Perry
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lunedì 1 giugno 2026

Playlist Maggio 2026

     1.      Meat Loaf, Rock 'N' Roll Mercenaries – (Blind Before I Stop – 1986) – Abbassiamo  i toni

2.      Skunk Anansie, This Is Not a Game – (Black Traffic – 2012) – Manipolazione

3.      Europe, Hole in My Pocket – (War of Kings – 2015) – Pochi oppressi

4.      Giorgia, Non c’è che musica in me – (Come Thelma & Louise – 1995) – Strumenti musicali

5.      Ben Howard, Life In The Time – (Is It? – 2023) – La giustizia e l’errore

6.      Willie Nelson, Do You Mind Too Much If I Don't Understand – (Countryman – 2005) – In mano ai cretini

7.      Weather Report, Black Market – (Black Market – 1975) – Trump Market

8.      Genesis, Watcher Of The Skies – (Foxtrot – 1972) – Gesti sacri

9.      Joe Cocker, The Simple Things – (Have A Little Faith – 1994) – L’onorevole Sempio

10.   Fiorella Mannoia, Che sia benedetta – (Combattente – 2017) – Benedetto colui

11.   Gorillaz ft. Benjamin Clementine, Hallelujah Money – (Humanz – 2017) – Quell’America

12.   Blues Traveler, Look Around – (Four – 1994) – L’intelligenza

13.   Tiromancino, Il progresso da lontano – (In continuo movimento – 2002) – L’invincibile necrosfera

venerdì 29 maggio 2026

L'invincibile necrosfera

Alla fine (o all’inizio, le cose si toccano), dell’Intelligenza artificiale si deve occupare il Papa. La politica non se ne occupa, o lo fa solo per vedere quanto può guadagnarci in termini di dominio, l’economia applaude i nuovi clamorosi profitti, i militari festeggiano che qualcuno possa ammazzare senza troppe remore o problemi etici, i lavoratori perdono il lavoro o vengono relegati in nuovi inquadramenti schiavistici, gli scienziati, in maggioranza, collaborano. Su una cosa sono tutti d’accordo: siamo all’inizio, e tra una ventina di anni guarderemo all’intelligenza artificiale di oggi come oggi guardiamo a un telefono grigio con il filo e la rotella per i numeri: preistoria. Se qualcosa è possibile tecnicamente, l’uomo lo farà, e i dilemmi morali ed etici verranno dopo – se verranno – ed è stato così per ogni tecnologia dalla scoperta del fuoco in poi. Con moltissime analogie e alcune differenze, tra cui, evidentissima, quella che ad avere in mano le sorti dell’umanità sono oggi una decina di persone – persone fisiche, con nome e cognome – più potenti di qualunque Stato nazionale, organizzazione collettiva, istituzione democratica, e quindi senza alcun controllo. Dobbiamo fare i conti, dunque, con una specie di fantascienza reale, effettiva, tangibile, che si svolge qui e ora, non in un ipotetico futuro, non in uno scenario lontano e fantastico, ma nella vita di oggi. I sistemi di guerra gestiti dall’IA valutano quanti civili possono morire in un attacco e accettano la barbarie, decide l’algoritmo, così come l’algoritmo decide le consegne delle nostre pizze portate da uno schiavo in bicicletta, il nostro rendimento sul lavoro, quali contenuti possiamo leggere sui social media e tutto il resto. Il capitalismo estremo (che è poi il capitalismo tout-court adattato alle possibilità tecnologiche) resta quello che è, un’indefessa azione contro la dignità dell’uomo. Nel 1964 uno scrittore polacco, Stanislaw Lem (quello di Solaris, capolavoro assoluto) pubblicò il romanzo L’invincibile in cui immaginava un pianeta, Regis III, dominato da strane macchine, capaci di ripararsi da sole, di progredire, di imparare, di sconfiggere chiunque le sfidasse, compresi gli umani, ovviamente: un ecosistema non biologico, quindi con l’inestimabile vantaggio tattico di non avere coscienza né freni morali. È un grande romanzo e come accade ai grandi romanzi inventò una parola: “Necrosfera”, per descrivere quell’inferno di computer, calcoli, algoritmi (ancora non esisteva il termine): qualcosa di simile a un potere divino che era, in realtà, il potere di macchine intelligenti. Sessant’anni dopo (un battito di ciglia), eccoci tutti a guardare la necrosfera che avanza, un po’ increduli, un po’ ammirati, un po’ affascinati da certi processi matematici che sanno di magia, e non ancora spaventati a dovere. Che il profitto di pochi (oggi pochissimi) sia la schiavitù di molti (in prospettiva: quasi tutti) ce lo aveva detto Marx, così come oggi ce lo dice il Papa, speriamo con esiti migliori sul risultato finale, ma è lecito dubitarne. E siccome un sentimento umanissimo è il pessimismo (da cui l’algoritmo è immune), conviene prepararsi al peggio, a una società globale privata di ogni capacità decisionale, dove a decidere tutto è una macchina senza bilanciamenti e contropoteri, costruita e alimentata in gloria di una decina di divinità ultra-miliardarie che ci farà dire di nuovo, tra poco “Socialismo o barbarie” o, se preferite “Socialismo o necrosfera”. Benvenuti su Regis III, nel 1964.

Alessandro Robecchi, Piovono pietre - Il Fatto Quotidiano (27/5/2026)

Canzone del giorno: Il progresso da lontano (2002) - Tiromancino
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mercoledì 27 maggio 2026

L'intelligenza

“L’intelligenza di una persona si misura dalla quantità di incertezze che è capace di sopportare”.

Immanuel Kant (1724 – 1804)


Canzone del giorno: Look Around (1994) - Blues Traveler
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