nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 4 luglio 2026

La tirannia dell'urgenza

È sempre tutto urgente. Quanti dei vostri interlocutori formulano le loro richieste
precisando che potete assolverle quando vi sembrerà più opportuno, che possono attendere senza problemi? Quante mail ricevete con scritto in grassetto “non urgente”? Un rapporto da redigere, una proposta da esaminare, una busta da consegnare: il mondo del lavoro è il mondo dell’urgenza. Ma se tutto è urgente, che cosa è importante? La dittatura dell’urgenza nelle grandi imprese o nell’amministratore è facilmente spiegabile: correre dietro all’urgenza permette di sentirsi utili, di ottenere dei risultati a breve scadenza, e con essi la speranza di un riconoscimento. Avere l’aria sopraffatta è diventata il segno esteriore del successo. Ed è così che passano i giorni e le settimane senza che mai nessuno si ponga la più semplice delle domande: che cosa è davvero importante? Se è urgente rispondere alla decina di mail in arrivo, tanto più è importante sapere che cosa si vuol fare della propria vita. Abbiamo tutti gli strumenti, nel nostro lavoro, per distinguere l’urgente dall’importante. Basta pensarci e la distinzione si imporrà da sola e, a poco a poco, riusciremo a emanciparci dalla tirannia dell’urgenza. E comprenderemo la sua funzione: impedirci di accorgerci delle cose importanti.

Jul e Charles Pépin 

Canzone del giorno: Urgent (1981) - Foreigner
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giovedì 2 luglio 2026

Negaziosauro

Natangelo, da google.it















Canzone del giorno: Chin Up (2008) - Copeland
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mercoledì 1 luglio 2026

Playlist Giugno 2026

     1.      Katy Perry, Roar – (Prims – 2013) – Ottanta

2.      Delta Goodrem, Fragile – (Mistaken Identity – 2004) – Ragazzi Fragili

3.      Maggie Rose, Same Sky – (The Variety Show – Vol. 1 – 2016) – Un’eco

4.      Joe Barbieri, Retrospettiva futura – (Tratto da una notte vera – 2022) – Strumenti potenti

5.      Susan Tedeschi, Looking For Answers – (Just Won’t Burn – 1988) – Piccole risposte

6.      John Lee Hooker, Country Boy – (It Serve You Right to Suffer1966) – Esercito di riserva

7.      Niccolò Fabi, Io sono l’altro – (Tradizione e tradimento 2019) – La bontà

8.      Ligabue, Ho perso le parole – (1998) – 388 Parole

9.      John Mellencamp ft. Bruce Springteen, Wasted Days – (Stricyly a One-Eyed Jack 2022) – Occasioni sprecate

10.   Bruno Mars, Just The Way You Are – (Doo-Wops & Hooligans 2010) – Vedere la bellezza

11.   Blur, The Universal – (The Great Escape 1995) – Holding armata

12.   Jethro Tull, Nothing Is Easy – (Stand Up1969) – Nothing Is Easy

domenica 28 giugno 2026

Nothing Is Easy

Nothing Is Easy 

Niente è facile.

Anche se il tempo ti fa preoccupare,

amico mio, va tutto bene.

Prendi la vita con calma

e smettila di avere fretta...

Jethro Tull, Nothing Is Easy (Stand Up -1969)


Canzone del giorno: Nothing Is Easy (1969) - Jethro Tull
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giovedì 25 giugno 2026

Holding armata

Per quasi mezzo secolo l'Occidente ha tentato di piegare la Repubblica islamica con le sanzioni. Uno degli effetti inattesi è stato rafforzare proprio chi aveva gli strumenti per aggirarle: i Pasdaran che, da guardiani della rivoluzione, si sono evoluti nella più potente holding armata dell'Iran. Con l'accordo in discussione tra Washington e Teheran in Svizzera per riparare l'economia iraniana, il rischio - paradossalmente - è di incanalare ingenti fondi proprio verso le casse di chi ha costruito il proprio impero economico su petrolio, porti, banche e commercio. E che usa queste risorse per finanziare una rete di proxy regionali che si sporcano le mani per conto del regime. Un barile di petrolio esce da un giacimento. Attraversa oleodotti, impianti di trattamento, terminali, porti. Viene caricato su una petroliera che deve essere assicurata, finanziata, pagata attraverso un sistema bancario. Ogni anello della catena richiede infrastrutture, società di costruzione, logistica, trasporti, servizi marittimi. Lungo questo percorso, nell'arco di quattro decenni, i Pasdaran hanno costruito la propria sfera di influenza. Ed è questa capillarità a renderli un interlocutore quasi inevitabile per chiunque voglia fare affari nel Paese. Nati nel 1979 per difendere la Rivoluzione islamica appena proclamata dall'Ayatollah Ruhollah Khomeini, per riunificare le milizie e per fare da contrappeso all'esercito considerato ancora legato allo Scià appena deposto, i Pasdaran sono il ramo più potente delle forze armate iraniane. La loro missione è la sopravvivenza del regime e rispondono direttamente alla Guida Suprema. La guerra Iran-Iraq è il momento della trasformazione: tra il 1980 e il 1988 le Guardie Rivoluzionarie crescono enormemente per uomini, risorse e prestigio politico, diventando una struttura militare permanente con proprie forze terrestri e navali. Durante la lunga leadership di Ali Khamenei, la struttura dei Pasdaran si espande ben oltre la dimensione militare, assumendo un ruolo decisivo nella sicurezza interna, nell'economia e nella politica, fino a essere descritti da molti analisti come uno Stato nello Stato. […] Quando, all'inizio degli anni 2010, le sanzioni internazionali colpiscono il programma nucleare iraniano, l'impatto sui Pasdaran è relativo: le loro imprese subiscono le conseguenze al pari del resto del mercato iraniano ma paradossalmente riescono a trarre profitto dal contrabbando e dalla ridotta concorrenza nel mercato legale. Anche se, tecnicamente, l'accordo non assegnasse un solo dollaro ai Pasdaran, potrebbe rafforzarli lo stesso: con l'aumento delle esportazioni di greggio e del lavoro nei terminail e nelle infrastrutture energetiche, con il ritorno degli investimenti stranieri, serviranno imprese per costruire strade, oleodotti, impianti industriali e porti; con la ripresa dei traffici marittimi, aumenteranno i servizi logistici e finanziari collegati; con lo sblocco dei fondi congelati, l'Iran avrà maggiori risorse per finanziare progetti pubblici. Cioè, tutti i settori in cui le Guardie Rivoluzionarie hanno consolidato la loro presenza. Per le aziende straniere si apre un dilemma, perché sarà inevitabile, direttamente o indirettamente, lavorare con società riconducibili ai Pasdaran. Ma i Paesi occidentali - Stati Uniti, Canada, Unione Europea, Australia e Argentina - considerano i Guardiani della Rivoluzione un'organizzazione terroristica.

Fabiana Magrì, La Stampa (23/6/2026)

Canzone del giorno: The Universal (1995) - Blur
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martedì 23 giugno 2026

Vedere la bellezza


“Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza, non diventerà mai vecchio”.

Franz Kafka (1983 - 1924)


Canzone del giorno: Just  The Way You Are (2010) - Bruno Mars
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sabato 20 giugno 2026

Occasioni sprecate

Cosa c’è di peggio, per Donald Trump, di non avere vinto la guerra in Iran? C’è il fatto di avere sprecato l’occasione di mettere il sigillo finale alla trasformazione radicale già in corso nel Medio Oriente. Gli Stati Uniti rischiano di portare questa croce a lungo. La guerra al regime degli ayatollah iniziata il 28 febbraio è in genere vista come un fatto a sé: in realtà è stata la continuazione del conflitto cominciato il 7 ottobre 2023, giorno del pogrom feroce di Hamas contro gli israeliani. Da allora, soprattutto per opera dell’esercito di Tel Aviv, la mappa della regione è totalmente cambiata, la rete di alleati di Teheran è stata demolita, l’Iran ha vacillato. L’attacco di Trump e Benjamin Netanyahu contro il regime oscurantista e desideroso di armi nucleari doveva essere l’ultimo atto di una nuova realtà mediorientale, più stabile, senza terrore. Il presidente americano l’ha buttato via. Al di là di come evolveranno gli accordi tra Washington e Teheran, non si è ovviamente tornati alla situazione di qualche anno fa. Dopo il 7 ottobre, Israele si è trovata attaccata su più fronti: già il giorno successivo alla strage, Hezbollah lanciò razzi contro il Paese. Via via, al gruppo terroristico libanese e ad Hamas si sono aggiunti i colpi degli Houthi, delle milizie filoiraniane dell’Iraq e della Siria, dell’Iran stesso. Una rete negli anni organizzata e foraggiata dagli ayatollah con l’obiettivo di egemonizzare la regione. Questo fronte di alleati è però stato enormemente ridimensionato dall’azione militare israeliana, fino addirittura al crollo del regime siriano degli Assad. E nel gennaio scorso, milioni di iraniani sono scesi in piazza contro il regime, drammaticamente repressi, migliaia di morti. In questa nuova situazione, nella quale Teheran aveva perso la sua rete di ricatti e di provocazioni decennali, Washington e Tel Aviv hanno visto l’opportunità di stabilire un nuovo ordine in Medio Oriente, con il regime iraniano depotenziato e, magari, crollato. [...] Si tratterà ora di vedere se i grandi danni subiti durante la guerra e l’accordo che forse, forse, sarà raggiunto nei prossimi mesi porteranno all’estinzione del programma atomico iraniano. Non è detto: i colpi subiti dal regime e dai suoi alleati lasciano aperte tutte le evoluzioni possibili nella regione ma che gli ayatollah continuino a seguire il modello nordcoreano è più che possibile, soprattutto con i dollari americani in arrivo. I milioni di manifestanti iraniani che a inizio anno si erano mobilitati contro il regime sembrano oggi annichiliti dalla repressione e dalla propaganda del regime che ritiene di avere vinto per il fatto di non avere perso contro la superpotenza. Israele, che non ha firmato il memorandum tra Washington e Teheran, si sente tradita da Trump, di fronte a un Iran che ancora ribadisce di volerla distruggere: non era questo l’esito a cui puntava la grande maggioranza degli israeliani dopo la tragedia del 7 ottobre. I Paesi arabi del Golfo, che speravano di togliersi di dosso la pressione degli ayatollah, devono ora valutare fino a che punto è credibile la vicinanza da quasi alleati con Washington. Lo Stretto di Hormuz resterà un collo di bottiglia problematico ma non devastante per l’economia mondiale come si temeva. L’America stessa dovrà fare i conti con le ricadute in termini di credibilità di una guerra lanciata (con ragioni pessime o buone che si voglia) e non vinta. Ovviamente, niente è certo: dopo tanti sconvolgimenti, nel tempo spesso arrivano le sorprese, forse nello stesso Iran, indebolito all’interno e fuori.

Danilo Taino, Corriere della Sera (19/6/2026)

Canzone del giorno: Wasted Days (2022) - John Mellencamp feat. Bruce Springsteen
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