nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

giovedì 8 ottobre 2026

Re'im

Tre anni dopo, madri, padri, sorelle, fratelli, fidanzati, sposi e amici faticano ancora a parlare. Carezzano fotografie, puliscono lapidi, accendono lumi, siedono in silenzio, leggono lettere e messaggi, cantano. Ma soprattutto piangono. Alzano sguardi che – anche senza dire niente - chiedono solo "perché". È di nuovo il giorno del dolore in Israele, il 7 ottobre: sono passati tre anni da quello del 2023 e oggi, per la prima volta, non ci sono ostaggi a Gaza ma nulla di tutto questo attenua il dolore. Come non lo attenua la vittoria dichiarata dal governo su Hamas e su tutti gli altri fronti su cui Israele in questi tre anni ha combattuto. Ancora una volta il Paese ieri si è fermato: alle 6.29 sull'autostrada fra Tel Aviv e Gerusalemme si sono bloccate le auto, a Sderot migliaia di persone si sono riunite in silenzio per ricordare le 73 della capitale del Sud, nei rifugi lungo la statale 232, dove sono morti decine di ragazzi, si sono accese le candele. Ma ancora una volta è stato qui, fra i campi brulli di Re'im, nel luogo dove tremila ragazzi stavano ballando al ritmo della musica tranche quando sono arrivati i primi missili, che il dolore ha trovato lo sfogo maggiore. Migliaia di persone sono arrivate durante la giornata a camminare fra gli steli con le foto del 378 ragazzi uccisi qui a ricordarne la morte, e ancora di più la vita. Famiglie, ma anche – come succede da più di due anni ormai – anche gente comune, che qui a Re'im viene per non dimenticare loro e tutte le altre vittime: 1200 i morti di quel giorno, 251 gli ostaggi portati a Gaza. Non c'è il rumore delle esplosioni questa volta, a differenza di un anno fa e ancora di più del 2024, quando il fuoco dell'Idf su Gaza era continuo: da giorni il governo proclama che la Striscia è sotto controllo, i terroristi che hanno valicato la barriera in gran parte eliminati e gli altri lo saranno presto. Il calcolo dei morti dall'altra parte del confine è arrivato a quota 74mila. Ma nulla di tutto questo aiuta chi è venuto qui. «Era la mia figlia più piccola. Era arrivata qui da 45 minuti quando è iniziato tutto. L'hanno uccisa in uno dei rifugi lungo la strada», dice Amit Zander, il padre di Noa, 22 anni. Se non piange, mi spiega, «è perché le lacrime le ho finite tutte». Come tante persone il signor Zander aspetta ancora una spiegazione, o delle scuse: «Non è arrivato nulla. E noi abbiamo scelto di non gridare. Mia figlia maggiore, che è una giornalista, ha fatto un'inchiesta sulla sorella: neanche a lei hanno detto nulla. Ma ora possiamo parlare, e parleremo: votando Bennett, chiedendo che Netanyahu vada via. Perché non è solo responsabilità sua: ma è anche responsabilità sua». Qualche stelo più in là, nel mezzo della foresta artificiale di foto, c'è un altro padre: si chiama Dodo Jerafi e al Nova ha perso il figlio Liel, 18 anni, morto assieme a due amiche. «Ho incontrato il primo ministro di persona. Mi ha promesso che ci sarà una commissione di inchiesta non appena la guerra finirà: da padre a padre, me lo ha detto guardandomi negli occhi e io gli credo. Per questo lo sostengo ancora», ci dice prima di abbandonarsi a un pianto disperato. A dividere questi due genitori c'è un solco: lo stesso che spacca a metà Israele alla vigilia del voto del 27 ottobre. Lo stesso che ha spinto il governo a non venire qui a Re'im e neanche al sud, ma a ricordare le vittime a Gerusalemme lunedì, seguendo il calendario religioso e non quello civile. Nessuno vuole polemiche da queste parti: le proteste – ci sono state anche ieri – sono andate in scena a Tel Aviv e in altre parti del Paese. Non qui, non il 7 ottobre. Così i politici che sono arrivati – tutti del cosiddetto "fronte del cambiamento" – lo hanno fatto senza rilasciare dichiarazioni, accompagnati solo dai rappresentanti delle famiglie che hanno scelto di schierarsi con loro. Unico ammesso in forma ufficiale è stato il presidente Herzog, che ieri sera ha presenziato al concerto che a Re'im ha chiuso la giornata. «Il trauma non è passato: è ancora vivo. Tutto sta ancora avvenendo», ha scritto qualche giorno fa su Haaretz la sondaggista Dahlia Scheindlin. Il comunicato diffuso ieri dal primo ministro Netanyahu va nella stessa direzione: «Completeremo la missione. L'abbiamo fatta pagare a molti, la faremo pagare a tutti», recita. A Re'im le sue parole non hanno fatto molta impressione: «Ron non c'è più. E noi siamo stanchi di chi parla a nome suo», dice Vik, che è venuto per la terza volta in tre anni a sostenere i genitori del suo amico Ron Udai. «Lo hanno ucciso alle 11.47: ha resistito nascosto in mezzo alla spazzatura per più di cinque ore. Chi parla oggi dove era quel giorno?». Tre anni dopo, la sua domanda resta senza risposta.

Francesca Caferri, Repubblica (8/10/2026) 

Canzone del giorno: Marooned (1994) - Pink Floyd
Clicca e ascolta: Marooned....

lunedì 5 ottobre 2026

La Ricreazione

Si narra che quando 800 anni fa Francesco d’Assisi, di cui ieri abbiamo festeggiato per la prima volta la festa nazionale, sentì la morte vicina, chiese ai fratelli i suoi biscotti preferiti: la ricreazione. Quei biscotti di mandorle, miele, mosto, albumi e spezie dovevano però uscire dalle mani di Jacopa dei Settesoli, nobildonna sua seguace che lo aveva ospitato quando si era recato a Roma per presentare al Papa il suo ordine. Jacopa gli preparò quei biscotti dal potere rinfrancante e curativo che si fanno ancora oggi, gli piacquero così tanto da volerli di nuovo prima di spegnersi. Francesco è poeta nel senso che ha la radice della parola: portare nel mondo più vita di quella che ci ha trovato. Inaugura infatti la poesia italiana e Dante, con la sua teologia esistenziale, è suo figlio. Nel chiedere i biscotti è poeta fino in fondo, come Cristo nell’ultima cena: afferma la gioia di vivere, nel creato, nel corpo, nell’amicizia e perfino nell’imminente morte, che già nel Cantico — volle recitarlo con i fratelli come addio e a Dio — aveva definito sorella, perché per lui ogni cosa venendo da un Padre, dall’acqua alle stelle, dalla Terra alla Morte, è quindi figlia, cioè per noi sorella o fratello. La creazione è il nostro corpo, cosmico e sociale, e Francesco detta la regola della ricreazione perfetta: fai quello che sai fare per vocazione con ciò che il creato ti offre, senza distruggerlo, e porgilo agli altri... fossero anche solo dei biscotti. Aumenta la vita, metti al mondo più mondo. Ricreati. Ricrea.

Alessandro D'Avenia, Corriere della Sera (5/19/2026)

Canzone del giorno: I Lived (2013) - OneRepubblic
Clicca e ascolta: I Lived....

sabato 3 ottobre 2026

Violenza e guerra

“nihil minus quam vim aut bellum expectantem in imperio vostro”.

“che tutto mi aspettavo meno che la violenza e la guerra nel vostro impero”.

Sallustio (86 a.C. – 34 a.C.), Bellum Iugurthinum – cap.14


Canzone del giorno: War Pigs (1970) - Black Sabbath
Clicca e ascolta: War Pigs....

venerdì 2 ottobre 2026

Scansafatiche

Altan, da google.it
















Canzone del giorno: War (2020) - Idles
Clicca e ascolta: War....

giovedì 1 ottobre 2026

Playlist Settembre 2026

     1.      Beck, Dreams – (Colors – 2017) – Ci restano i sogni

2.      Marracash ft. Coez, Quelli che non pensano – Il cervello – (Persona – 2019) – Liberi di

3.      Robert Cray, Bad Influence – (Bad Influence – 1983) – Nobili prestesti

4.      Babyface ft. Stevie Wonder, How Come, How Long – (The Day – 1996) – Lorena e quei maschi violenti

5.      Creedence Clearwater Revival, Sinister Purpose  – (Green River – 1969) – Superbo e vanitoso

6.      Keith Jarrett, Something to Remember You By  – (The Melody At Night, With You – 1999) – Emma e il Papa

7.      Ron, Per questa notte che cade giù – (Calypso – 1983) – Metafore

8.      George Benson, My Heart Is Dancing – (Love Remembers – 1993) – Essenziali

9.      Ella Fitzgerard, I'm Beginning To See The Light – (Ella Fitzgerald Sings… – 1957) – Non ho Bisogno di tempo

10.   Zucchero, Donne – (Zucchero & The Randy Jackson Band – 1985) – Gonne

11.   Max Spezzali, Essenziale – (Il mondo insieme a te – 2004) – Essenziale

12.   Loverboy, Dangerous – (Lovin’ Every Minute Of It – 1985) – Predizione

lunedì 28 settembre 2026

Predizione

Se ho capito bene, l’umanità finirà nel giro di tre anni e tre mesi. Cioè entro la fine del 2029. Salvo ritenere che il decennio in corso si concluda l’anno dopo, il 2030. Ma converrete che la differenza, rispetto alla catastrofe annunziata, è davvero una virgola, un minimo dettaglio. Chi è la fonte di questa previsione o predizione? Non è un invasato mago in cerca di pubblicità o un influencer che vuole massimizzare il numero dei suoi followers ma uno scienziato, un ricercatore britannico, Jacob Coxon, a proposito dell’Intelligenza Artificiale, su cui lavora da anni. Entro questo decennio se non fermeremo l’IA ci sarà la fine dell’umanità. Certo, anche tra i ricercatori ci sono degli stravaganti, degli esagerati, dei maniaco-depressi. Ma la terribile previsione del ricercatore di Anthropic non è un caso isolato, è solo la punta più avanzata di una convinzione catastrofica che coinvolge molti operatori e manager impegnati nei progetti sull’IA. Non teologi, non esorcisti, non filosofi, non poeti e profeti, ma operatori ed esperti di quel mondo. […] Da dove viene il pericolo, innanzitutto? Viene dalla velocità con cui si propagano gli effetti e i balzi in avanti della tecnologia, a cui la nostra mente, i nostri mezzi e le nostre strutture pubbliche non stanno al passo. A essere più precisi il pericolo viene dal divario, dal gap, tra la rapidità espansiva della corsa tecnologica e la nostra andatura umana, sociale, mentale, più riflessiva, non priva di pause e indugi. I risultati corrono più veloci della capacità di capire e metabolizzare le conseguenze, di suggerire limiti e rimedi, criteri di regolamentazione. In secondo luogo il pericolo viene dalla mobilità del punto in cui avvengono questi cambiamenti: non è un luogo ben preciso da monitorare e sorvegliare ma ci sono troppi laboratori in giro per il mondo; se riesci a controllarne uno te ne sfuggono altri, e non tutti sono alla luce del sole. Se metti sotto controllo un progetto rischioso negli States o in Europa, non lo hai fermato in Cina, in Russia o in Corea. E se non lo fai tu, lo fanno gli altri, si avvantaggiano del tuo stop. Nessuno vuol fare il primo passo nel disarmo dell’IA, per usare un’espressione dell’enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas, sull’Intelligenza artificiale. […] Se il potenziale distruttivo dell’energia nucleare è nelle mani dello stato, a differenza del consumo energetico che invece riguarda tutti, il potenziale distruttivo dell’IA passa anche dall’uso privato. E questo la rende più difficile da controllare. Non c’è trasparenza globale sulla ricerca nell’IA, non c’è un arbitro o un garante super partes e non c’è un potere sovraordinato e universale in grado di fermare o modificare i percorsi e gli abusi dell’IA. E non c’è il comune riconoscimento di limiti e norme; differiscono i criteri di giudizio, le culture, le sensibilità, le finalità. Non ci sono le condizioni preliminari per un accordo di base, non c’è concordanza di vedute circa i vantaggi e i danni dell’IA, i pericoli e le opportunità. Non resta che negoziare tra i governi accordi multilaterali, col sottinteso non solo della loro reale osservanza e del reciproco controllo ma anche della possibilità effettiva dei governi di poter esercitare il controllo dell’IA anche nel settore privato nei rispettivi Paesi. E limitare l’uso dell’IA negli utenti. Insomma, ci aspettiamo dall’IA grandi risultati sul piano della ricerca, della salute e delle condizioni generali di vita e temiamo gravi pericoli sul piano della sicurezza, delle armi e del lavoro. Ma quando si arriva a denunciare un’imminente distruzione dell’umanità, c’è il rischio che si passi dall’inerzia al panico senza passare dall’operosità concreta.

Marcello Veneziani, Panorama n.44 (26/9/2026)

Canzone del giorno: Dangerous (1985) - Loverboy
Clicca e ascolta: Dangerous....

sabato 26 settembre 2026

Essenziale

"Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi". "L'essenziale è invisibile agli occhi", ripetè il piccolo principe, per ricordarselo. "È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante". "È il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurrò il piccolo principe per ricordarselo. "Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..." "Io sono responsabile della mia rosa..." ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

Antoine de Saint-Exupéry (1900 - 1944), Il piccolo principe – capitolo XXI

Canzone del giorno: Essenziale (2004) - Max Spezzali
Clicca e ascolta: Essenziale....