Sottovalutato, nel gran mattatoio mediorientale, il fatto che Israele abbia introdotto la pena di morte, per di più su base etnica. Trascurato, di conseguenza, anche il dibattito tecnico su come stroncare la vita dei prigionieri, se sulla vecchia e cara forca o sulla sedia elettrica o per iniezione letale, sebbene non manchi chi (Trump, per dire) ritiene consigliabile, ai fini della deterrenza, la fucilazione mentre sembra esclusa - per ovvie ragioni storiche e ambientali - la camera a gas. Siamo o non siamo del resto nell’età selvaggia del ferro e del fuoco? Ma siccome siamo anche nell’epoca dei simboli, delle visioni e delle allucinazioni per cui tutto deve essere mostrato con meno parole possibili, e meglio ancora senza, ecco che qui si vorrebbe esprimere l’orrore, l’incredulità, il disgusto e lo sconforto dinanzi al muto e civettuolo distintivo dorato a forma di nodo scorsoio che il ministro della Sicurezza nazionale di Tel Aviv, Itamar Ben Gvir, si è messo all’occhiello a riprova del suo impegno a favore della legge ammazza-palestinesi, culminato nel brindisi dopo l’approvazione in Parlamento. E per prima cosa viene da pensare: felici noi italiani per cui la spilletta da bavero è un oggettino démodé che indica onorificenze, associazioni sportive e Rotary...
Filippo Ceccarelli, il Venerdì di Repubblica (17/4/2026)






