nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 29 agosto 2026

Birra Woke

«No, mi dispiace, quella birra non ce l'abbiamo…». Per Maurizio Maggiani è una pentola cinese, per me è stata una birra. Di passaggio in Svizzera per qualche giorno di vacanza, ho chiesto alla giovane cameriera italiana di un ristorante di Basilea cosa pensasse del woke. E lei mi ha risposto così. Il woke, per una persona qualunque che si suda lo stipendio (quando ce l'ha), è tutt'al più la marca di una lager molto di nicchia. […] Siamo agli ultimi posti nelle classifiche sui diritti civili: i migranti sono il demonio, i gay li picchiano per strada, le donne e i giovani sono penalizzati nel lavoro e nel salario, le coppie di fatto hanno zero tutele, la legge sull'aborto è disapplicata in molte regioni e quella sul fine vita non vedrà mai la luce. Questa è la realtà italiana, dove il woke non ha mai toccato palla. A meno che — come scrive Luigi Manconi — non si vogliano ascrivere a suo merito le poche leggi che hanno riconosciuto (tardi e male) il testamento biologico, le unioni civili, il codice rosso contro la violenza di genere. Ma sono stati sussulti isolati. Nulla di paragonabile alle grandi conquiste degli anni '70, dal divorzio al Servizio sanitario nazionale, dallo Statuto dei lavoratori al nuovo diritto di famiglia. Io la grande lezione di quell'epoca l'avevo capita così: i diritti si sommano, non si elidono e avanzano insieme. Avevo capito che fosse proprio questa la forza inesausta della nostra Costituzione, che insieme alla libertà individuale protegge la solidarietà sociale. […] Torno così alla cameriera in Svizzera. Non eleggo certo quel posto a modello, dopo l'immane tragedia di Crans-Montana. Ma nelle città o nei rifugi a quattromila metri, ho trovato quasi solo giovani italiani. Felici di essersene andati, sicuri di non tornare più. Quella di Basilea, 30 anni, è andata via dieci anni fa dal suo borgo nell'entroterra della Sicilia. «Per disperazione, perché lì per noi non c'è niente, né scuola né lavoro, manca pure l'acqua corrente che arriva un giorno ogni quattro. Qui sto bene, la vita è cara ma lo stipendio è molto alto, mi pago l'affitto, le tasse sono basse, funziona tutto…». A Interlaken ne ho incontrato un altro, 28 anni, scappato dalla sua Sardegna cinque anni prima: «In Italia? Mai più, è la giungla, tutto in nero, senza garanzie, qui ti mettono subito in regola, hai un contratto stabile e un primo stipendio da quasi cinquemila euro, se lavori bene ti fanno crescere, riconoscono il merito, la mia ragazza lavora a Como, ogni mese le mando i soldi io se no non ce la fa a campare, per questo tra poco si trasferisce qui anche lei». Sto parlando di camerieri, se parlassi di ingegneri sarebbe anche peggio. Il rapporto Onu-Oil appena uscito dice che negli ultimi dieci anni sono emigrati 367 mila giovani tra i 25 e i 34 anni, il 39,7% laureati. Se ne vanno «per instabilità occupazionale»: il 31,3% dei lavoratori italiani sotto i 29 anni ha un contratto a termine, il 61,4% un contratto a tempo parziale. Tornato in una Roma semi-deserta, vado a mangiare una pizza nel mio quartiere e trovo l'ultimo paradosso: quasi tutti camerieri stranieri. Romeni, ecuadoregni, un egiziano. Provo a parlargli, ma mi ferma subito: «Scusa, no possibile, mi cacciano…». Eccola, la vita vera nella sua "materialità". Anche qui, tra i poveri cristi arrivati pieni di speranze nella Capitale, nessuna traccia di birra Woke.

Massimo Giannini, Repubblica (29/8/2026)

Canzone del giorno: Beer (2012) - Lee Brice
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giovedì 27 agosto 2026

Gelato

Adoro i gelati: crema gelida satura di latte, grasso, aromi artificiali, pezzi di frutta, chicchi di caffè, rum; gelati italiani di consistenza vellutata che formano monumentali scale di vaniglia, fragola o cioccolato; coppe gelato che crollano sotto il peso della panna, della pesca, delle mandorle e di ogni sorta di sciroppo; semplici stecchi dal rivestimento croccante, delicati e tenaci insieme, che si gustano per strada tra un appuntamento e l'altro, o le sere d'estate, davanti alla televisione, quando siamo sicuri che solo così avremo un po' meno caldo, un po' meno sete; e infine i sorbetti, sintesi riuscita di ghiaccio e frutta, che rinfrescano con vigore e si sciolgono in bocca come una colata gelida.

Muriel Barbery, Estasi culinarie (2000)

Canzone del giorno: Gelato (2025) - Frah Quintale
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martedì 25 agosto 2026

Pepite

Tutte le pepite d'oro sulla mia lingua

Perle di saggezza che arrivano a ondate

Com’è crudele che il destino debba trovarmi

Completamente da sola con qualcosa da dire


All the nuggets of gold on my tongue

Pearls of wisdom coming in waves

How cruel is it that fate has to find me

All alone with something to say

Bonnie Raitt, All Alone With Something To Say (2016)


Canzone del giorno: All Slone With Something To Say (2016) - Bonnie Raitt
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domenica 23 agosto 2026

Le piccole cose


“Godetevi le piccole cose. Arriverà il giorno in cui scoprirete che erano immense”.

Robert Brault


Canzone del giorno: The Little Things (2009) - Bryan White
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giovedì 20 agosto 2026

Il presupposto del dialogo

Silenzio. Nella definizione di silenzio che ne dà l’Enciclopedia Treccani, si legge: «Assenza di rumori, di suoni, voci e sim., come condizione che si verifica in un ambiente o che caratterizza una determinata situazione». La musica ci aiuta a cogliere i limiti di validità di questa definizione. John Cage, ad esempio, in 4’33 ha rivoluzionato il suono o ha annullato il senso del silenzio? Cage ha avuto il merito di aver introdotto il corpo come principale protagonista del suono e antagonista del silenzio, perché il nostro sforzo di annullare il suono non può essere mai appagato fino a quando c’è un cuore che pulsa e un naso che respira. Il silenzio non corrisponde soltanto all’assenza di riproduzione di suoni o alla sua degenerazione in rumore. Il mondo greco aveva intuito un valore antropologico nel silenzio, nelle «parole senz’ali», contrapposte alle parole alate. Il punto debole era quello di aver affidato l’importanza antropologica del silenzio quasi esclusivamente alla donna. Quest’esclusività si trasformava in condanna. Il silenzio invece è anche parte integrante ed è grembo per ogni autentica relazione Io-Tu. Il dialogo che matura in un contesto di silenzio implica che io prenda su di me la risposta dell’altro con responsabilità. Prendere su di sé la responsabilità di un incontro significa innanzitutto tener testa all’ora che ci viene incontro, a ciò o a colui per mezzo del quale la parola ci viene rivolta, accorgersi dell’avvenimento che sta per accadere e capire che quella parola è rivolta proprio a me. Il silenzio accolto e vissuto trasforma il «rispondere a…» in un «rispondere di…». Silenzio e assunzione di responsabilità sono le condizioni basilari nel dialogo, per cui il silenzio autentico non è un defilarsi nell’abitudine o nel disimpegno. Il silenzio, in una relazione dialogica, è una realtà che, col suo esserci o non esserci, spinge ad agire o non agire. Se accetto il silenzio, l’altro non smette di esistere. Il silenzio autentico mi prepara ad accettare il suo punto di vista, ma anche la sua persona, e mi spinge a collaborare alla sua realizzazione. Ponendomi in dialogo con la persona che entra in relazione con me io la accetto, «la combatto come partner, la confermo come creatura e come creazione, confermo anche ciò che mi si oppone come ciò che mi sta di fronte» (Martin Buber).

Nunzio Galantino, il Sole 24 Ore (20/03/2016)

Canzone del giorno: Parla con me (2009) - Eros Ramazzotti
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lunedì 17 agosto 2026

Acqua azzurra

La nouvelle vague della nuova Italia. Novella, Federica, Benedetta, Sara. Sono quattro le Superwomen italiane che hanno nuotato nel mondo e che l’hanno strapazzato prima dei maschi. E ognuna con il suo stile ha parlato alla società mostrando che le ragazze made in Italy erano sveglie, attive, in grado di reggere l’onda. Ognuna aveva una geografia diversa. Novella Calligaris è stata la prima: aveva 19 anni a Belgrado nel ’73 quando sconvolse gli 800 stile libero, Federica Pellegrini ne aveva 20 a Roma nel 2009 quando di record ne fece addirittura due, nei 200 e nei 400 stile libero (ma in vasca lunga in tutto sono 9 e 2 in quella corta), Benedetta Pilato a 16 anni e mezzo nel 2021 a Budapest ha migliorato il primato dei 50 rana e ora Sara Curtis a quasi 20 (li compie mercoledì) a pancia in su ne ha realizzati due consecutivi in due giorni nei 50 dorso. Novella e Federica venivano dal Veneto (Padova e Spinea), Benedetta da Taranto, Sara arriva da Savigliano, provincia di Cuneo. Un po’ di nord-est, un po’ di sud e di nord-ovest. In 53 anni l’onda azzurra ci aiuta a capire meglio quello che è diventata l’Italia, ma Curtis è una rivoluzione per tutta l’Europa. Nell’ultimo decennio i 50 dorso femminili sono stati nelle mani di Usa e Australia (con qualche inserimento di Canada, Cina e Brasile), paesi che hanno università e oceani capaci di fare le baby-sitter all’infanzia e poi di accompagnarla verso altri traguardi. Sara che è andata a studiare (e a progredire) in America è anche la prima nuotatrice nera della storia ad arrivare al record mondiale individuale in vasca lunga. E la sua storia racconta (sua mamma è immigrata dalla Nigeria) che lo sport ancora una volta è capace di integrare, se raccoglie le diversità e offre mezzi e palcoscenico. Oggi di Sara, che toglie il primato all’australiana McKeown, si occupa anche il New York Times che ne riconosce la statura e la maturità internazionale. Loro che hanno avuto le sorelle Williams a rompere la barriera del tennis come sport only white, capiscono la forza di avere una stella in piscina che illumina il futuro e ogni eclisse. Da ora qualsiasi bambina in Italia, non importa quale sia la storia della sua famiglia e il colore della sua pelle, sa che l’acqua è il suo ambiente e non un elemento ostile. Non esistono sport geneticamente per neri e per bianchi, per uomini e donne, tutti hanno diritto a muovere il loro corpo e sognare a occhi aperti. Di conoscersi, di confrontarsi, di esaltarsi. Quell’acqua nemica che affoga i tanti che cercano un futuro diverso oggi è amica e premia una ragazza capace di divertirsi tra le onde e si spera di aprire piscine (decenti) a una nuova generazione. In poco più di mezzo secolo sono solo sei gli azzurri arrivati al record: alle quattro donne vanno aggiunti due uomini, Lamberti nell’89 (200 stile libero) e Ceccon nei 100 dorso. Da notare la progressione: Pilato nel 2021, Ceccon nel 2022, Curtis nel 2026. Segno che non solo si sa stare a galla ma che si sa abitare la contemporaneità. E non è un caso che gli sport che più hanno saputo aprirsi alle trasformazioni delle società (volley, atletica) diano soddisfazioni mentre il tennis è sì meraviglioso, vincente e di successo, ma ancora non si è troppo mischiato. Si può nuotare guardando il cielo, dando le spalle al mondo, e toccare per prime. Acqua azzurra.

Emanuela Audisio, Repubblica (14/8/2026)

Canzone del giorno: Fight Song (2016) - Rachel Platten
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domenica 16 agosto 2026

Stop

Come non si può spegnere il fuoco con il fuoco, né asciugare l’acqua con l’acqua, così non si può eliminare la violenza con la violenza.

Lev Nikolaevic Tolstoj (1828 - 1910), La schiavitù del nostro tempo (1900)

Canzone del giorno: Behind Blu Eyes (1975) - The Who
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