Abito blu di Brioni, camicia bianca, cravatta in seta colorata e, ai piedi, un paio di francesine di vitello nero by Florsheim (dal costo di 145 dollari). Donald Trump è talmente “ossessionato” da queste scarpe che ha iniziato a regalarle a ministri, parlamentari e industriali. L’iter, secondo quanto scrive il Wall Street Journal, è sempre lo stesso: il presidente degli Stati Uniti accoglie l’ospite nello Studio Ovale, chiede quale taglia porti e lo riferisce a uno dei suo assistente. Ma, sempre secondo il Journal, in una stanza della Casa Bianca ci sarebbero decine di scatole impilate già corredate da biglietti e autografi di Trump. Nelle ultime settimane le scarpe sono comparse ai piedi di diversi dei fedelissimi del tycoon: dal vicepresidente JD Vance al segretario di Stato Marco Rubio fino ancora a Pete Hegseth, Howard Lutnick e ai presentatori di Fox News. Quello che oggi fa notizia, però, è una foto pubblicata su X dall’account del giornalista Derek Guy, forte di 1,4 milioni di follower con i suoi post sul vestire maschile. Nell’immagine si vede Mark Rubio indossare le “fatidiche” francesine almeno due numeri più grandi. Stando a un resoconto di Vance, Trump qualche giorno fa avrebbe detto che “si capiscono molte cose di un uomo dalla taglia delle sue scarpe”. Una battuta che avrebbe spinto il Segretario di Stato degli Stati Uniti a ordinare un 45 e mezzo pur essendo alto 1 metro e 78 con l’evidente risultato di avere due dita di vuoto tra il tallone e la tomaia. L’ossessione del presidente per queste scarpe “made in Chicago” sembra non fare per nulla piacere al proprietario dell’azienda che le produce. Thomas Florsheim jr. ha negato di essere a conoscenza degli ordini presidenziali e più volte, in passato, ha avuto parole durissime verso il tycoon e la sua politica di dazi. Florsheim, infatti, produce in Cina e ha dovuto quindi vedersela con le tariffe, arrivate fino al 145%. Neppure il tentativo di spostare la produzione in India era servito visto che anche New Delhi è stata colpita dalla misura economica. A dicembre, l’azienda ha fatto causa al governo federale, quantificando in 16 milioni di dollari quanto pagato a causa delle tariffe. E li ha chiesti in risarcimento.
da sky.it (12/3/2026)






