nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

martedì 11 agosto 2026

Proseguire

“Ci sarà sempre qualcuno che non comprenderà una tua scelta. Ma si sceglie per proseguire, non per essere compresi.”

Joel Dicker


Canzone del giorno: All Along The Way (2022) - Jack White
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sabato 8 agosto 2026

Fiumi, mari e inerzia

«Qui Ministero dell’Interno, contro il caldo africano non posso purtroppo fare nulla! Come va da voi?» Sono passati pochi anni da quel 2 agosto 2018 in cui Matteo Salvini in un meriggio d’afa fece lo spiritoso su Twitter. Altro governo, altri alleati, altro clima. Il guaio è che da allora, in soli otto anni, il caldo si è fatto ancor più soffocante. E l’impennata di bollini rossi (+ 50%) è schizzata fino a 27 città su 27. Che il governo «non possa purtroppo fare nulla», poi, non è vero. Certo, non sui tempi brevi. L’andazzo, dicono gli scienziati, è quello. A partire dalla temperatura dei mari in cui l’Italia è immersa: il 7 agosto 2016 la temperatura media superficiale era attorno a 25,5–26°, oggi sui 28° «con vaste zone di Tirreno e Ionio a 28–30°» e punte a 33°. E non c’è bacchetta magica per rovesciare il trend. Ma o il problema viene preso di petto o sarà sempre peggio. Prima si parte meglio è. Ed è questa, probabilmente, la consapevolezza che manca. Ma mai come oggi, asfissiati dalla calura che crea allarmi sanitari e non solo, dalla siccità che per Confagricoltura potrebbe devastare campi, frutteti e risaie con danni oltre i due miliardi nel solo Piemonte, dall’avanzata del cuneo salino che per chilometri e chilometri risale i nostri fiumi a partire dal Po aggravando i precedenti disastri, rischiamo di abbandonarci, rassegnati, ai capricci degli eventi. Per poi scattare, alla prima calamità, nella gara di solidarietà in cui non siamo secondi a nessuno. Sarebbe un errore fatale. […] E chi diffida della scienza rilegga la tabella citata ne l’Italia dei disastri 1861-2013 di Guidoboni-Valensise: 162 frane in tutta la penisola nella seconda metà dell’800, 509 nella prima metà del ‘900, 2.204 del 1950 ad oggi. Con le vittime salite rispettivamente da 614 a 1.207 per moltiplicarsi fino alla cifra agghiacciante di 4.103. Numeri che danno i brividi e purtroppo, a dispetto di quanti toccano ferro e si affidano agli amuleti, sono destinati ad aumentare. Quell’immensa, spropositata, cappa di calore che si sta da settimane addensando sul nostro Paese, dicono gli scienziati, è destinata a rovesciarsi e abbattersi ai primi freddi. Auguri. Confidiamo nella buona sorte? Come ricorda Giulio Boccaletti, Direttore del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, docente ad Oxford e autore di Siccità. Un paese alla frontiera del clima (Mondadori), «non è che gli indiani assistano sbalorditi all’arrivo del monsone annuale come se non se l’aspettassero. E così i giapponesi all’arrivo dei tifoni non gridano «Oddio è un’emergenza». Sanno che arrivano. E si attrezzano come meglio possono ad affrontare il problema. Il paese si ferma, la gente smette di prendere treni ad alta velocità, a volte si spostano 8 milioni di persone, fanno casse di espansione... Sanno che non c’è argine che possa salvarti dalla quantità d’acqua che scende quando c’è un tifone. Non si fasciano la testa: affrontano la cosa nel modo più dinamico possibile. Sapendo che ogni volta può essere diversa». […] E torniamo al tema: la sfida ai nuovi problemi posti dal cambiamento climatico (esempio, il ciclone mediterraneo Harry che a gennaio investì Sicilia, Calabria, Sardegna e Malta con mareggiate, piogge intense e danni pesantissimi) non può essere affrontata più con i manufatti edilizi, gli accorgimenti tecnici, le strutture politiche e burocratiche che fino a qualche tempo fa parevano offrirci sicurezze oggi perdute. Occorre una svolta. Netta. E mette malinconia vedere come, al contrario, il tema non appassioni minimamente la politica. Passato il caldo, fino alla prossima emergenza, non ci penserà nessuno.

Gian Antonio Stella, Corriere della Sera (8/8/2026)

Canzone del giorno: What Fools We Mortals Be (1970) - Etta James
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giovedì 6 agosto 2026

Francesco Guccini


"Se son d’umore nero allora scrivo

Frugando dentro alle nostre miserie

Di solito ho da far cose più serie

Costruir su macerie o mantenermi vivo"...

Francesco Guccini, L'avvelenata (1976)



Canzone del giorno:  L'avvelenata (1976) - Francesco Guccini
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martedì 4 agosto 2026

Ceuta e il collasso demografico

Una legge non scritta quindi cogente stabilisce che di tutto in Italia si discute fuorché di ciò che conta. Un codicillo ancora più stringente implica che la discussione non avvenga nel merito, su dati di realtà, ma a partire da verità precostituite. Ideologie che ci spingono a non occuparci del nostro paese e del mondo perché non c’è niente da capire. Niente da fare. Restiamo in attesa dell’apocalissi prossima ventura. Inerti spettatori del già scritto. Il caso Ceuta ci pare esemplare. Non entriamo nelle sue origini geopolitiche, legate alle tensioni fra Spagna e Marocco e all’offensiva trumpiana contro il governo Sánchez, unico fra gli europei a schierarsi senza se e senza ma contro la guerra israelo-americana all’Iran. Ci interessa qui la reazione italiana. Meloni considera il dramma di Ceuta minaccia diretta alla nostra sicurezza. Quindi decreta la sospensione degli accordi Schengen con la Spagna, quasi quei migranti stiano per puntare lo Stivale. E trascura il dettaglio “tecnico” per cui Schengen non si applica a Ceuta e Melilla, le due exclave spagnole in terra d’Africa che Rabat rivendica proprie. Buon esempio di come nella stenografia della comunicazione “politica” (qui d’obbligo le virgolette) si butta tutto in caciara. Nel frattempo, osserviamo che i potenziali invasori rimangono in Africa: un’esigua minoranza a Ceuta, la stragrande maggioranza, respinta, è di nuovo in Marocco. Quanto alle vittime, restano ai margini della caciara perché è normale ve ne siano. L’evento è classificato dal governo e dalla maggioranza dell’opinione “comunicata” quale sintomo d’invasione aliena del nostro territorio. Se non ci barrichiamo finiremo provincia del futuro impero afro-islamico. Il tutto in nome di presunti valori euro-cattolici (se il Papa ne ha idea diversa vorrà dire che è eretico). Retorica destinata a diffondere la paura dell’identità minacciata. Eppure la storia insegna che la “difesa della razza” prelude al collasso della nazione. Proviamo a mettere i piedi per terra e la questione migratoria in prospettiva. A partire da qualche dato. Gli italiani sono 58,9 milioni, in declino da oltre un decennio. Secondo la previsione Eurostat, nel 2.100 saranno 44,7 milioni (-24,7%). Se ci arroccassimo nello Stivale per impedire l’afflusso di stranieri — ma come, sparando? — a fine secolo gli italiani sarebbero 26,8 milioni (-54,5%). Incrociamo queste cifre con un altro fattore decisivo, l’età mediana. Attualmente la metà degli italiani ha più di 49 anni. Fra poco la maggioranza di noi avrà varcato la soglia del mezzo secolo. Su questa base demografica e biologica l’Italia si spegne. E anche in fretta. Al meglio, finiamo in emergenza permanente. In un paese normale questa realtà e i suoi sviluppi sarebbero l’alfa e l’omega del dibattito pubblico. Il fatto che non lo siano certifica la morte cerebrale della nostra politica. Per resuscitarla servirà una rivoluzione culturale. Da dove ricominciare? Dalla realtà, che non è destino ma orizzonte condizionato e condizionante, sul quale possiamo agire. Dobbiamo farlo, se la democrazia ha ancora senso. Il politico che si crede scaltro obietta: sappiamo quel che bisognerebbe fare, ma se lo facessimo non saremmo rieletti. Su questa linea c’è quasi unanimità, da destra a sinistra. Chiamiamola malattia professionale. Altrimenti non si spiegherebbe perché questa sinistra che denuncia la xenofobia della destra quando al governo non abbia proposto una nuova legge sui flussi migratori. Tale da consentire di entrare in Italia senza rischiare la vita, per vie regolari e secondo quote determinate, a chi voglia e possa. Nel rispetto della Costituzione e del nostro stile di vita (finché è rispettabile). Possibile che un paese consapevole di sé possa basare la sua politica migratoria sulla Bossi-Fini, risalente al 2002? L’Italia ha bisogno di chiudere le porte o di aprirle in modo civile e regolato? In metafora: se in casa ci manca l’aria ne sigilliamo ogni spiffero col silicone? E lo chiamano patriottismo. Chiusa la triste manipolazione su Ceuta, forse potremmo utilmente aprire una discussione senza preconcetti su come evitare il collasso demo-biologico annunciato. Non c’è Italia senza italiani. Nati o integrati. 

Lucio Caracciolo, Repubblica (2/8/2026)

Canzone del giorno: Is There Anybody Up There (2024) - Shemekia Copeland ft. Alejandro Escovedo
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domenica 2 agosto 2026

Riciclabile

Emilio Giannelli, da google.it














Canzone del giorno: Stray Heart (2012) - Green Day
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sabato 1 agosto 2026

Playlist Luglio 2026

     1.      Copeland, Chin Up – (You Are My Sunshine – 2008) – Negaziosauro

2.      Foreigner, Urgent – (4 – 1981) – La tirannia dell’urgenza

3.      Dave Matthews Band, Ants Marching – (Under the Table and Dreaming – 1994) – Tempo libero

4.      Levante, Abbi cura di te – (Abbi cura di te – 2015) – Volersi bene

5.      Steppnwolf, Born To Be Wild – (Steppnwolf – 1968) – Il futuro della Nato

6.      Pink Floyd, Pigs – (Animals – 1977) – Copione antichissimo  

7.      Danny Caron, The Promise – (Good Hands – 2003) – Fustazioni

8.      Gianna Nannini, Silenzio – (Sei nell’anima – 2024) – Il modo perfetto di tacere

9.      Shakira ft. Burna Boy, Dai Dai – (2026) – Il bivio del calcio

10.   Cesare Cremonini, Le tue parole fanno male – (Maggese – 2005) – Il valore delle parole

11.   Francesco Guccini, Odysseus – (Ritratti – 2004) – Odissea

12.   OneRepublic, Good Life – (Waking Up – 2009) – Il lato migliore

mercoledì 29 luglio 2026

Il lato migliore

“Prendi l’abitudine di cercare il lato migliore nelle persone e nelle situazioni. Scoprirai che, anche soltanto questo atteggiamento, porta all’ottimismo e alla positività. E l’uno e l’altra portano alla serenità”.

Paul Wilson, Il piccolo libro della calma (ed. Mondadori -1999)

Canzone del giorno: Good Life (2009) - OneRepublic
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