nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

domenica 8 novembre 2026

Guerra ibrida

Nei cieli d’Italia, da Malpensa a Fiumicino, sono bastate poche mail per far decollare i caccia e mettere a terra la fiducia. La bomba, almeno finora, non era a bordo. Ma c’era. Si materializza in una nuova strategia della tensione che va dal frigorifero alla piazza. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto ha usato due parole: «guerra ibrida». La Treccani la definisce una strategia che mescola guerra convenzionale, irregolare e sabotaggio informatico. Ma la novità è che la guerra ha cambiato ragione sociale. Anzi, ha cambiato la società. Il nemico non deve più sfondare una frontiera: gli basta insinuarsi in ciò che ci tiene in piedi. Aerei, treni, ospedali, reti digitali, sistemi di sicurezza: la tecnologia che avevamo costruito per viaggiare meglio, vivere più a lungo, sentirci protetti si trasforma, nel giro di un allarme, in un arsenale contro di noi. Stephen King lo aveva immaginato in Brivido: camion e macchine si ribellavano agli uomini. Oggi è più inquietante: le macchine non devono nemmeno ribellarsi. Basta che qualcuno ci convinca che non possiamo più fidarci di loro. È questa la società del caos: spostare ogni giorno le coordinate di chi deve difenderci, consumare risorse, seminare sospetti, trasformare la prudenza in panico. E mentre l’Europa cerca un esercito comune, qualcuno ha già scoperto come metterne in crisi la vita comune e la democrazia. La bomba più pericolosa non è quella che non c’è. È il dubbio che resta.

Tommaso Cerno, il Giornale (7/11/2026)

Canzone del giorno: Something Must Of Happened To You (2010) - Jeff Turmes
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giovedì 5 novembre 2026

La riscossa del sistema

Abbiamo vissuto una giornata felice per la democrazia, americana e quindi mondiale. Il midterm è stato segnato da un’alta affluenza, preceduta da un voto per corrispondenza egualmente elevato. Lo scrutinio si è svolto in modo pacifico e regolare. Non c’erano autoblindo ai seggi. Nessun candidato, vittorioso o sconfitto, è stato arrestato o ha dovuto fuggire in esilio. L’aspirante autocrate è stato sonoramente castigato dagli elettori e ha incassato la pesante bocciatura delle sue politiche e della sua persona. I funerali della liberaldemocrazia più antica del mondo — che nel 2026 ha compiuto duecentocinquant’anni — si erano rivelati prematuri. Le narrazioni sul fascismo strisciante, sulla militarizzazione dell’America, sulla sua trasformazione in uno Stato poliziesco, erano grottesche caricature. Anche la leggenda della tecno-dittatura governata da un manipolo di oligarchi si è rivelata tale: Elon Musk e compari hanno sprecato miliardi senza influenzare gli elettori; così com’era successo nel 2016 quando il capitalismo era tutto schierato con Hillary Clinton e la sua campagna elettorale era stata molto più ricca di quella di Trump. È giusto godersi questa festa della democrazia, senza montarsi la testa. Il verdetto degli elettori è stato una condanna inequivocabile del bilancio di governo di Trump; non necessariamente un plebiscito in favore di un Progetto Democratico, perché i vincitori sono una famiglia politica variegata, con fisionomie molto diverse. Uniti contro Trump. Uniti contro l’atmosfera di corruzione che circonda il suo clan. Uniti contro il carovita, e le diseguaglianze eccessive. Ma appena si scende alle politiche concrete, la divisione regna. Il referendum più celebre, per la tassa patrimoniale sui ricchi, ha spaccato la sinistra nella sua roccaforte che è la California: il governatore democratico Newsom si è schierato contro, i no hanno prevalso. Gli Stati Uniti restano una Repubblica presidenziale. Trump ha il potere esecutivo per altri due anni e due mesi. Fino a gennaio lavora col vecchio Congresso a maggioranza repubblicana. Ora darà la sua interpretazione di quel ruolo di «anatra zoppa» che molti altri presidenti hanno dovuto accettare prima di lui: in genere rifugiandosi nella politica estera, e negoziando compromessi con la minaccia del veto (che è una prerogativa costituzionale, non un golpe). […] L’impatto economico di questo voto è avvolto nell’incertezza. Storicamente, al mondo delle imprese e agli investitori piacevano le situazioni di «gridlock», lo stallo istituzionale con Casa Bianca e Congresso in mano a partiti diversi. Perché la paralisi decisionale riduceva il pericolo di stangate fiscali oppure di impennate nel deficit pubblico, lasciava il governo immobile e l’economia di mercato in mano a una sorta di «pilota automatico». Ma i mercati non si aspettavano ieri una maggioranza democratica così straripante al Congresso. Inoltre, se Trump vorrà riciclarsi nell’ultimo biennio come un artista del compromesso, il terreno d’intesa più agevole tra la destra populista e la sinistra radicale è proprio la spesa pubblica facile. In quanto alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale (che ha contribuito all’emorragia di voti repubblicani in certe aree), i data center sarà meglio costruirli davvero sulla luna, come dice Musk. Oppure in Cina. Sì, perché il prossimo incontro ravvicinato con la realtà è dietro l’angolo: tra sole due settimane il presidente dimezzato di un’America pur sempre potentissima incontrerà Xi Jinping e Putin a Shenzhen, nella Repubblica Popolare, al summit dell’Asia-Pacifico.

Federico Rampini, Corriere della Sera (5/11/2026)

Canzone del giorno: Liberation (2022) - Muse
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mercoledì 4 novembre 2026

Tagli

Mauro Biani, da google.it













Canzone del giorno: Carry That Weight (1969) - Beatles
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lunedì 2 novembre 2026

Kimi

Quando corre Kimi, quando passa Kimi la gente si stende sui divani e lo aspetta per più di un'ora al traguardo nel cielo di novembre. Sa che lo taglierà, come si taglia il nastro di una vita nuova, costruita proprio come la si voleva. Un figlio in provetta, il nuovo prodigio di quest'Italia che ha paura dei suoi adolescenti e va pazza per un ventenne. Dice a sé stessa: l'ho fatto io, una mia creatura, ma è una fantasticheria. Andrea Kimi Antonelli non è un prodotto a denominazione d'origine controllata, è un'eccezione, un numero in più nel destino. Non l'ha creato il sistema Paese, una federazione, una scuola o un metodo. Come già Ascari oltre settant'anni fa ricalca le orme del padre, ma con un diverso, più spedito passo. Viene da una monade familiare che, alla stregua di altri luminosi casi, genera armonie non prestabilite. Dietro ogni trionfo nazionale ci sono l'ottusa utopia di un genitore, il sacrificio economico di ciascuno secondo i propri mezzi, la predestinazione a tavolino e una favola della buonanotte ripetuta anche quando il bambino dorme ("un giorno sarai campione") confondendo il sogno con la volontà, finché la profezia si autoavvera. C'è sempre uno scarto, nella traiettoria di questo ragazzo, una correzione del fato. Nasce in Emilia e non in Romagna dove il motore è ragione di vita. […] Passi farne un marchio, ma non un simbolo. Il ragazzo rappresenta sé stesso, il percorso è suo, gli hanno dato una spinta per mettersi in moto poi è andato da solo, non si può salire sul bolide del vincitore. Il suo secondo padre, Toto Wolff, lo disse per tempo: non portatelo troppo in giro come una madonnina in processione e in questi mesi già lo si è visto come uno Zelig in ogni situazione e accanto a ogni genere di personaggio. A vent'anni è stupefacente ritrovarsi oltre qualsiasi cordone di velluto rosso, ma non bisogna restare intrappolati nella sala del ricevimento: c'è ancora tanto da dare e da dimostrare. La Formula Uno ha avuto molte meteore. Un conto è vincere a 31 anni come Nico Rosberg (altro figlio d'arte) e poi andarsene, un altro sarebbe non farlo più a 21, a 22, a 23. Avere tutta la vita davanti è un lusso che può trasformarsi in un peso se la partenza è fulminea. Il futuro è un tempo che a vent'anni non coniughi, sposi soltanto il presente e in quello Kimi viaggia, senza curarsi che sia storico, ma non possa mai essere eterno. Lo stesso Lucio Dalla che cantava Nuvolari "bruno di colore con la sua maschera tagliente" ha cantato anche che "è eterno anche un minuto, ogni bacio ricevuto dalla gente che ho amato". Kimi si immerge nell'infinito di questo momento trionfale. Gli sia donata la consapevolezza che non è la vittoria a portare amore, ma l'amore a portare vittoria.

Gabriele Romagnoli, Repubblica (2/11/2026)

Canzone del giorno: Nuvolari (1976) - Lucio Dalla
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domenica 1 novembre 2026

Playlist Ottobre 2026

     1.      Idles, War – (Ultra Mono – 2020) – Scansafatiche

2.      Black Sabbath, War Pigs – (Paranoid – 1970) – Violenza e guerra

3.      OneRepubblic, I Lived – (Native – 2013) – La Ricreazione

4.      Pink Floyd, Marooned – (The Division Bell – 1994) – Re’im

5.      Luca Carboni, Ci vuole un fisico bestiale – (Carboni – 1991) – E la vita cambia

6.      John Fahey, Don’t – (Old Girlfriends and Other Horrible Memories – 1992) – La vendetta non è giustizia

7.      Joni Mitchell, Banquet – (For the Roses – 1972) – Oh beati quelli

8.      Ed Sheeran, Thinking Out Loud – (X – 2014) – Thinking Out Loud

9.      Deimos, L’opinione della gente – (Lettere per un mondo perfetto – 2011) – L’opinione pubblica

10.   Doves, Broken Eyes – (The Universal Want – 2020) – Massa da Social

11.   Chuck Berry, It Wasn’t Me – (Fresh Berry’s – 1965) – Riunioni di condominio

12.   Elvis Costello, Newspaper Pane – (Hey Clockface – 2020) – Nesso

13.   Pinguini Tattici Nucleari, Giovani Wannabe – (Fake News – 2022) – Le ragioni dei giovani

 

giovedì 29 ottobre 2026

Le ragioni dei giovani

Quella tra generazioni. Eppure le disuguaglianze intergenerazionali sono in aumento, peraltro non solo nei paesi avanzati, come si vede in India. Basta guardare ai dati. Solo per citarne alcuni, dal 2000 ad oggi la quota della spesa pubblica dedicata all'istruzione è scesa in tutti i paesi europei. Tra quelli che hanno registrato il calo maggiore vi sono l'Italia (dal 9,6 al 6,9 per cento) e la Francia (dal 10,4 al 7,8 per cento). Nello stesso periodo la spesa pensionistica è aumentata ovunque. In Italia dal 26 al 30 per cento, in Francia dal 20 al 24 per cento. In altre parole, si spende sempre meno per i giovani e sempre più per gli anziani, anche al netto della tendenza demografica. Il motivo è semplice, il numero relativo degli elettori. Votano sempre più anziani e sempre meno giovani. Non si vincono le elezioni con programmi a favore dei giovani, ma piuttosto promettendo favori agli anziani, o a chi sta per diventare anziano. […] Anche la qualità della spesa pubblica indirizzata ai giovani, come l'istruzione, si è fortemente deteriorata nel tempo, come dimostrano i test internazionali. La quota degli studenti che escono dalla scuola italiana con una preparazione considerata adeguata è scesa su livelli preoccupanti. Anche a seguito del fatto che l'Italia è stata tra i paesi che hanno imposto il periodo più lungo di didattica a distanza durante il Covid. La disoccupazione giovanile è diminuita nel corso di questo secolo, da circa il 30 per cento a poco più del 20 nel 2025, ma tale miglioramento non è diverso da quello del resto della popolazione ed è dovuto al forte calo del tasso di partecipazione. L'Italia è tra i paesi europei con la più alta quota di giovani che non studiano e non cercano più lavoro. A peggiorare il quadro è il fatto che la redistribuzione di risorse a sfavore dei giovani avviene a debito, con un onere che cresce nel tempo e ricadrà dunque sulle future generazioni. Negli ultimi 25 anni il debito pubblico italiano per ciascun cittadino italiano è salito da 22,5 a 52,5 mila euro. Il rapporto tra debito pubblico e reddito pro capite è passato dal 96 per cento al 137. Mentre il salario medio è rimasto sostanzialmente immutato, al netto dell'inflazione. In questo quadro, è difficile sorprendersi del fatto che il numero di giovani italiani che emigrano all'estero aumenti ogni anno, la metà dei quali laureati. Non dovrebbe nemmeno sorprendere che quelli che rimangono non siano soddisfatti della loro situazione e delle prospettive che si presentano loro. E che vogliano esprimere il loro malcontento. Magari senza che ciò dia luogo a manifestazioni collaterali violente. Di cui non sono responsabili.

Lorenzo Bini Smaghi, Il Foglio (24/10/2026)

Canzone del giorno: Giovani Wannabe (2022) - Pinguini Tattici Nucleari
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lunedì 26 ottobre 2026

Nesso

…Questa storia della violenza che fa “notizia” e dei pacifici (pacifici, non pacifisti) nonviolenti che non la fanno è storia antica. Spacchi una vetrina hai un titolo; fai un digiuno, tutti ti ignorano. Chiunque lavora nel campo dell’informazione dovrebbe sentire il dovere di riflettere su questo nesso che ha contribuito a creare, e riflettere se l’auspicato isolamento dei teppisti non passi anche una esaustiva informazione su chi pratica metodi di lotta nonviolenta, e una altrettanto puntuale mortificazione dei comportamenti violenti, che non vanno ignorati, ma riferiti, senza enfasi, lo stretto necessario, “semplici” notizie. Se si rovesciasse il paradigma se ne riceverebbe sicuramente qualche risultato positivo per tutti.

Valter Vecellio, Italia Oggi (24/10/2026)

Canzone del giorno: Newspaper Pane (2020) - Elvis Costello
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