È sempre tutto urgente. Quanti dei vostri interlocutori formulano le loro richieste
precisando che potete assolverle quando vi sembrerà più opportuno, che possono attendere senza problemi? Quante mail ricevete con scritto in grassetto “non urgente”? Un rapporto da redigere, una proposta da esaminare, una busta da consegnare: il mondo del lavoro è il mondo dell’urgenza. Ma se tutto è urgente, che cosa è importante? La dittatura dell’urgenza nelle grandi imprese o nell’amministratore è facilmente spiegabile: correre dietro all’urgenza permette di sentirsi utili, di ottenere dei risultati a breve scadenza, e con essi la speranza di un riconoscimento. Avere l’aria sopraffatta è diventata il segno esteriore del successo. Ed è così che passano i giorni e le settimane senza che mai nessuno si ponga la più semplice delle domande: che cosa è davvero importante? Se è urgente rispondere alla decina di mail in arrivo, tanto più è importante sapere che cosa si vuol fare della propria vita. Abbiamo tutti gli strumenti, nel nostro lavoro, per distinguere l’urgente dall’importante. Basta pensarci e la distinzione si imporrà da sola e, a poco a poco, riusciremo a emanciparci dalla tirannia dell’urgenza. E comprenderemo la sua funzione: impedirci di accorgerci delle cose importanti.
Jul e Charles Pépin






