nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

lunedì 2 novembre 2026

Kimi

Quando corre Kimi, quando passa Kimi la gente si stende sui divani e lo aspetta per più di un'ora al traguardo nel cielo di novembre. Sa che lo taglierà, come si taglia il nastro di una vita nuova, costruita proprio come la si voleva. Un figlio in provetta, il nuovo prodigio di quest'Italia che ha paura dei suoi adolescenti e va pazza per un ventenne. Dice a sé stessa: l'ho fatto io, una mia creatura, ma è una fantasticheria. Andrea Kimi Antonelli non è un prodotto a denominazione d'origine controllata, è un'eccezione, un numero in più nel destino. Non l'ha creato il sistema Paese, una federazione, una scuola o un metodo. Come già Ascari oltre settant'anni fa ricalca le orme del padre, ma con un diverso, più spedito passo. Viene da una monade familiare che, alla stregua di altri luminosi casi, genera armonie non prestabilite. Dietro ogni trionfo nazionale ci sono l'ottusa utopia di un genitore, il sacrificio economico di ciascuno secondo i propri mezzi, la predestinazione a tavolino e una favola della buonanotte ripetuta anche quando il bambino dorme ("un giorno sarai campione") confondendo il sogno con la volontà, finché la profezia si autoavvera. C'è sempre uno scarto, nella traiettoria di questo ragazzo, una correzione del fato. Nasce in Emilia e non in Romagna dove il motore è ragione di vita. […] Passi farne un marchio, ma non un simbolo. Il ragazzo rappresenta sé stesso, il percorso è suo, gli hanno dato una spinta per mettersi in moto poi è andato da solo, non si può salire sul bolide del vincitore. Il suo secondo padre, Toto Wolff, lo disse per tempo: non portatelo troppo in giro come una madonnina in processione e in questi mesi già lo si è visto come uno Zelig in ogni situazione e accanto a ogni genere di personaggio. A vent'anni è stupefacente ritrovarsi oltre qualsiasi cordone di velluto rosso, ma non bisogna restare intrappolati nella sala del ricevimento: c'è ancora tanto da dare e da dimostrare. La Formula Uno ha avuto molte meteore. Un conto è vincere a 31 anni come Nico Rosberg (altro figlio d'arte) e poi andarsene, un altro sarebbe non farlo più a 21, a 22, a 23. Avere tutta la vita davanti è un lusso che può trasformarsi in un peso se la partenza è fulminea. Il futuro è un tempo che a vent'anni non coniughi, sposi soltanto il presente e in quello Kimi viaggia, senza curarsi che sia storico, ma non possa mai essere eterno. Lo stesso Lucio Dalla che cantava Nuvolari "bruno di colore con la sua maschera tagliente" ha cantato anche che "è eterno anche un minuto, ogni bacio ricevuto dalla gente che ho amato". Kimi si immerge nell'infinito di questo momento trionfale. Gli sia donata la consapevolezza che non è la vittoria a portare amore, ma l'amore a portare vittoria.

Gabriele Romagnoli, Repubblica (2/11/2026)

Canzone del giorno: Nuvolari (1976) - Lucio Dalla
Clicca e ascolta: Nuvolari....

domenica 1 novembre 2026

Playlist Ottobre 2026

     1.      Idles, War – (Ultra Mono – 2020) – Scansafatiche

2.      Black Sabbath, War Pigs – (Paranoid – 1970) – Violenza e guerra

3.      OneRepubblic, I Lived – (Native – 2013) – La Ricreazione

4.      Pink Floyd, Marooned – (The Division Bell – 1994) – Re’im

5.      Luca Carboni, Ci vuole un fisico bestiale – (Carboni – 1991) – E la vita cambia

6.      John Fahey, Don’t – (Old Girlfriends and Other Horrible Memories – 1992) – La vendetta non è giustizia

7.      Joni Mitchell, Banquet – (For the Roses – 1972) – Oh beati quelli

8.      Ed Sheeran, Thinking Out Loud – (X – 2014) – Thinking Out Loud

9.      Deimos, L’opinione della gente – (Lettere per un mondo perfetto – 2011) – L’opinione pubblica

10.   Doves, Broken Eyes – (The Universal Want – 2020) – Massa da Social

11.   Chuck Berry, It Wasn’t Me – (Fresh Berry’s – 1965) – Riunioni di condominio

12.   Elvis Costello, Newspaper Pane – (Hey Clockface – 2020) – Nesso

13.   Pinguini Tattici Nucleari, Giovani Wannabe – (Fake News – 2022) – Le ragioni dei giovani

 

giovedì 29 ottobre 2026

Le ragioni dei giovani

Quella tra generazioni. Eppure le disuguaglianze intergenerazionali sono in aumento, peraltro non solo nei paesi avanzati, come si vede in India. Basta guardare ai dati. Solo per citarne alcuni, dal 2000 ad oggi la quota della spesa pubblica dedicata all'istruzione è scesa in tutti i paesi europei. Tra quelli che hanno registrato il calo maggiore vi sono l'Italia (dal 9,6 al 6,9 per cento) e la Francia (dal 10,4 al 7,8 per cento). Nello stesso periodo la spesa pensionistica è aumentata ovunque. In Italia dal 26 al 30 per cento, in Francia dal 20 al 24 per cento. In altre parole, si spende sempre meno per i giovani e sempre più per gli anziani, anche al netto della tendenza demografica. Il motivo è semplice, il numero relativo degli elettori. Votano sempre più anziani e sempre meno giovani. Non si vincono le elezioni con programmi a favore dei giovani, ma piuttosto promettendo favori agli anziani, o a chi sta per diventare anziano. […] Anche la qualità della spesa pubblica indirizzata ai giovani, come l'istruzione, si è fortemente deteriorata nel tempo, come dimostrano i test internazionali. La quota degli studenti che escono dalla scuola italiana con una preparazione considerata adeguata è scesa su livelli preoccupanti. Anche a seguito del fatto che l'Italia è stata tra i paesi che hanno imposto il periodo più lungo di didattica a distanza durante il Covid. La disoccupazione giovanile è diminuita nel corso di questo secolo, da circa il 30 per cento a poco più del 20 nel 2025, ma tale miglioramento non è diverso da quello del resto della popolazione ed è dovuto al forte calo del tasso di partecipazione. L'Italia è tra i paesi europei con la più alta quota di giovani che non studiano e non cercano più lavoro. A peggiorare il quadro è il fatto che la redistribuzione di risorse a sfavore dei giovani avviene a debito, con un onere che cresce nel tempo e ricadrà dunque sulle future generazioni. Negli ultimi 25 anni il debito pubblico italiano per ciascun cittadino italiano è salito da 22,5 a 52,5 mila euro. Il rapporto tra debito pubblico e reddito pro capite è passato dal 96 per cento al 137. Mentre il salario medio è rimasto sostanzialmente immutato, al netto dell'inflazione. In questo quadro, è difficile sorprendersi del fatto che il numero di giovani italiani che emigrano all'estero aumenti ogni anno, la metà dei quali laureati. Non dovrebbe nemmeno sorprendere che quelli che rimangono non siano soddisfatti della loro situazione e delle prospettive che si presentano loro. E che vogliano esprimere il loro malcontento. Magari senza che ciò dia luogo a manifestazioni collaterali violente. Di cui non sono responsabili.

Lorenzo Bini Smaghi, Il Foglio (24/10/2026)

Canzone del giorno: Giovani Wannabe (2022) - Pinguini Tattici Nucleari
Clicca e ascolta: Giovani....

lunedì 26 ottobre 2026

Nesso

…Questa storia della violenza che fa “notizia” e dei pacifici (pacifici, non pacifisti) nonviolenti che non la fanno è storia antica. Spacchi una vetrina hai un titolo; fai un digiuno, tutti ti ignorano. Chiunque lavora nel campo dell’informazione dovrebbe sentire il dovere di riflettere su questo nesso che ha contribuito a creare, e riflettere se l’auspicato isolamento dei teppisti non passi anche una esaustiva informazione su chi pratica metodi di lotta nonviolenta, e una altrettanto puntuale mortificazione dei comportamenti violenti, che non vanno ignorati, ma riferiti, senza enfasi, lo stretto necessario, “semplici” notizie. Se si rovesciasse il paradigma se ne riceverebbe sicuramente qualche risultato positivo per tutti.

Valter Vecellio, Italia Oggi (24/10/2026)

Canzone del giorno: Newspaper Pane (2020) - Elvis Costello
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sabato 24 ottobre 2026

Riunioni di condominio

Nasce il reato di partecipazione violenta alle manifestazioni. La fine delle riunioni di condominio.

Spinoza.it 

Canzone del giorno: It Wasn't Me (1965) - Chuck Berry
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mercoledì 21 ottobre 2026

Massa da Social

«Tra sabato e domenica ci hanno aggiunto a una chat Telegram. Si chiamava 17 ottobre qualcosa...».

Chi vi ha aggiunto?

«Non ho idea».

Cosa dicevano?

«Di andare in manifestazione perché costa tutto troppo. Poi hanno iniziato a postare altri messaggi. Dovevamo solo andare in Duomo perché loro rompevano le vetrine e noi potevamo prendere le scarpe Nike e le felpe, e anche le biciclette da Decathlon».

È un reato, lo sai?

«Io sì. Ma la presentavano come una cosa tranquilla. Come se il reato fosse solo di chi spaccava le vetrine e non di chi prendeva la roba».

Ci fai leggere la chat?

«Il messaggio era: noi rompiamo le vetrine e voi prendete tanta roba. Poi l’hanno cancellato»

«Scomparsa domenica sera. Ci hanno eliminato e non la vediamo più nei telefoni». Vent’anni, egiziano, a Milano fin da bambino, di giorno muratore, iscritto al Politecnico per costruirsi una vita migliore, famiglia di lavoratori, abitava a Baggio, ora vive fuori città. La chat di Telegram è stata un’esca. Una miccia. Arraffare, fare casino. Essere protagonisti d’un evento. Dietro la Milano saccheggiata c’è anche quel richiamo piovuto sabato sera nei telefonini. Non vuol dire che quelli che hanno spaccato e rubato siano innocenti. Non implica che siano giustificabili. Il loro racconto però spiega. Che si definiscano maranza o teppisti, o semplicemente ragazzi poveri di periferie milanesi povere, sono massa da social. Carne da fake. Zero strumenti critici. Vita privata chiusa nel quartiere. Vita pubblica ridotta allo scrollo di TikTok. Manipolabili. Eccitabili. Anche colpevoli (chi ha rubato). Non sono scuse. È realtà. Vita di strada: quartieri Baggio, San Siro, Figino. […] Il rimbombo delle dirette social attrae. Il branco in strada eccita. Classe 2009, casa della famiglia (italiana) a Lambrate, periferia Est: «Vedevamo i TikTok e sembravamo tutti noi, tutti vestiti come noi, una macchia nera, come un film, tutti in metrò, ma poi era strano. Di solito se rubi non ti vuoi far vedere, qui invece era un gioco a chi si faceva filmare di più. Non c’era la paura di fare un furto». Non ha avuto paura neppure il 15enne che vive con la famiglia a Vimodrone (hinterland milanese), studente di seconda superiore, calcio e fidanzata, fermato in piazza del Duomo e poi rilasciato «solo» con ricettazione: «Ero a casa, continuavo a vedere i TikTok, sembrava un grande evento come i video musicali, quando i cantanti lanciano gli appelli per fare la comparsa, dicevano anche “Vestitevi di nero”, ma tanto io avevo già la felpa e le scarpe nere, a quel punto mi sono messo anche la tuta. Volevo vedere e fare qualcosa di diverso, fuori da un negozio uno mi ha dato in mano una giacca e correva via, un mio amico è ai domiciliari con l’accusa di devastazione e non aveva preso niente. Ho avuto paura, correvano tutti tirando le cose. Mi sono vergognato quando mi hanno messo nella macchina della polizia, in casa mia queste cose non si fanno. I miei genitori non sapevano neanche che fossi andato lì». Non era a una manifestazione, né a una protesta: partecipava a un evento.

Elisabetta Andreis e Gianni Santucci, Corriere della Sera (21/10/2026)

Canzone del giorno: Broken Eyes (2020) - Doves
Clicca e ascolta: Broken Eyes....

domenica 18 ottobre 2026

L'opinione pubblica

C’è un soggetto che, nel nostro tempo, si è come volatilizzato, diventando sfuggente e proteiforme. È l’opinione pubblica. Esiste ancora un qualcosa capace di svolgere la triplice funzione a cui essa assolveva - elaborare i temi da incardinare nel dibattito pubblico, fare da filtro tra la società civile e la decisione politica, consentire l’elaborazione di un sentire comune perché la società si riconoscesse come un tutto unitario? Che ne è insomma di quell’ideale che Jürgen Habermas ha teorizzato come, appunto, “sfera pubblica”, spazio di confronto razionale e critico, nato nei caffè e nella stampa libera del Settecento, capace di imbrigliare l’arbitrio del potere? Siamo davanti alla sua estinzione, come suggeriscono alcuni autori oppure a una sua crisi metamorfica? Un’indagine sulle declinazioni attuali dell’opinione pubblica non può non tenere conto di quella profonda ristrutturazione dello spazio introdotta dai nuovi media e dalle logiche che li strutturano. Sotto l’urto dei social, l’opinione pubblica ha cambiato identità e assunto nuovi volti: si è atomizzata, algoritmicizzata e polarizzata. Come si concretizzano queste trasformazioni? La frammentazione algoritmica ha infranto l’agorà, sostituendo alla “piazza pubblica” spazi virtuali, chiusi e autoreferenziali. È quel fenomeno che Damiano Palano ha definito Bubble democracy : lo spazio pubblico si spezzetta in una serie di bolle nelle quali il protagonista si isola, si blinda in sé stesso e nel suo spazio virtuale. Come ci comportiamo dentro queste bolle? Confezioniamo una realtà fatta su misura sui nostri gusti, conversiamo solo con chi la pensa come noi e che convalida il nostro sentire. Cerchiamo conferme. In pratica, è come se fossimo sempre davanti a uno specchio. È quel passaggio che Byung-Chul Han definisce la transizione dalla “massa” allo “sciame digitale”. Se i corpi fanno ancora massa, le informazioni digitali sono un pulviscolo che si aggrega e disaggrega senza riversarsi dallo spazio virtuale a quello reale. Ma gli algoritmi rimodellano lo spazio pubblico anche colonizzando il modo in cui si accede ad esso. Essi premiano la rabbia, la polarizzazione e l’indignazione a scapito dell’argomentazione complessa e sfumata. Sui social vince sempre l’emozione (e spesso l’insulto), perde sempre il ragionamento. Chi non si adegua, evapora, è marginalizzato, rigettato nell’invisibilità. Ma non solo: proprio la cacofonia delle voci e la saturazione dello spazio pubblico che essa provoca, condannano la stessa opinione pubblica all’irrilevanza. Troppe voci, nessuna voce. […]

Luca Miele, Avvenire (17/10/2026)

Canzone del giorno: L'opinione della gente (2011) - Deimos
Clicca e ascolta: L'opinione....