nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 13 giugno 2026

Esercito di riserva

Il caporalato in varie forme, non solo il lavoro nero, non è un residuo del passato, di un capitalismo e di un’economia di mercato ancora primitivi e da società arretrata. È uno strumento strutturale di una grossa fetta dell’economia italiana, trasversale a molti settori – dall’agricoltura alle costruzioni, dalla logistica alla moda. Può contare sulla disponibilità di un “esercito di riserva” non più limitato alla popolazione locale e la cui sfruttabilità e ricattabilità è rinforzata dall’incertezza dello status giuridico causata dalle procedure che regolano gli ingressi e la permanenza degli stranieri in Italia: migranti in attesa di permesso di soggiorno, o cui è scaduto il permesso, stranieri arrivati per vie legali, con un contratto di lavoro, ma che all’arrivo non trovano le condizioni statuite e/o che per avere quel contratto hanno dovuto pagare qualcuno. Non c’è solo il fenomeno della delocalizzazione verso Paesi dove i salari sono più bassi e i diritti sindacali, civili, sociali, inesistenti. C’è anche l’importazione di manodopera a basso prezzo e senza diritti. Tutto nell’indifferenza, quando non nella connivenza, delle aziende che utilizzano il loro lavoro. Succede a Milano, come si è da ultimo scoperto nel caso della costruzione del nuovo consolato statunitense dove operai indiani, arrivati con un contratto regolare, lavoravano praticamente in schiavitù. Succede nel Foggiano, dove da anni un Centro di prima accoglienza è un bacino di forza lavoro a costi infimi. Succede nella piana di Sibari e in molte aree agricole al Sud come al Nord. C’è un intreccio con la criminalità organizzata autoctona, ma anche con l’irresponsabilità sociale di troppe imprese che basano la concorrenza sul ricorso a rapporti di lavoro al di fuori della legalità. […] L’orrendo assassinio dei quattro operai ad Amendolara nasce in questo contesto di indifferenza e complicità, che rende invisibile ciò che è ampiamente noto e sotto gli occhi di tutti: non solo della popolazione locale, ma anche degli amministratori locali, della polizia e carabinieri locali, così come del governo nazionale e del Parlamento. Ne è sconsolante testimonianza lo scarto tra l’immediata partecipazione e vicinanza manifestata dalle più alte cariche dello Stato dopo la tragedia di Modena e i silenzi e le assenze di fronte al delitto di Amendolara e al contesto che lo ha generato. Non il presidente della Repubblica, non la presidente del Consiglio, non il ministro degli Interni, non la ministra del Lavoro, neppure un sottosegretario qualsiasi hanno ritenuto doveroso andare a portare la propria solidarietà a dei disgraziati così sfruttati nella Repubblica fondata sul lavoro da temere, a ragione, per la propria vita se si ribellano. E a impegnarsi perché questo non possa succedere più. Liquidare gli omicidi di Amendolara come una resa dei conti tra stranieri, certo da “punire in modo esemplare” come ha dichiarato la presidente del Consiglio, serve ad evitare, per l’ennesima volta, l’assunzione di responsabilità per un inadeguato contrasto del fenomeno dello sfruttamento para-schiavistico su cui si regge una parte dell’economia italiana. Anche questa è omertà, non solo quella degli abitanti della zona che tacciono e non danno informazioni agli inquirenti. Anzi, la prima legittima e rafforza la seconda: se lo Stato non c’è, perché mai i cittadini dovrebbero metterci la faccia e rischiare in proprio?

Chiara Saraceno, La Stampa (10/10/2026)

Canzone del giorno: Country Boy (1966) - John Lee Hooker
Clicca e ascoltaCountry Boy....

giovedì 11 giugno 2026

Piccole risposte

“Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte”.

Wislawa Szymborska (1923 - 2012)


Canzone del giorno: Looking For Answers (1998) - Susan Tedeschi
Clicca e ascoltaLooking....

lunedì 8 giugno 2026

Strumenti potenti

Leggo Magnifica humanitas da una prospettiva laica e scientifica. Il fatto che la prima Enciclica di papa Leone XIV sia dedicata all’Intelligenza artificiale è già un segnale importante: riconosce che questa tecnologia non appartiene più solo ai laboratori o alle grandi aziende digitali, ma incide ormai su lavoro, salute, educazione, sicurezza e produzione della conoscenza. Non entro nel merito teologico del documento. Il punto che mi interessa è un altro: come sviluppare tecnologie sempre più potenti senza perdere di vista la persona, i diritti e le responsabilità delle nostre scelte. L’Intelligenza artificiale non è una forza autonoma. È il risultato di modelli, dati, infrastrutture e decisioni progettuali. Può accelerare la scoperta di nuovi farmaci, migliorare la sanità, rendere più efficienti i processi industriali, aumentare la sicurezza sul lavoro e supportare la ricerca scientifica. In molti ambiti sta diventando parte integrante delle infrastrutture con cui produciamo conoscenza e prendiamo decisioni. Per questo va affrontata con serietà. L’IA non è coscienza, non ha intenzioni. Le intenzioni restano umane, così come le responsabilità. Il problema non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui governi, imprese e organizzazioni scelgono di svilupparla e utilizzarla. La ricerca deve poter sperimentare liberamente. Senza libertà scientifica non esiste progresso. Ma quando una tecnologia esce dal laboratorio e incide sulla vita delle persone servono regole, verifiche e responsabilità. Nessuno accetterebbe un farmaco o un aereo senza controlli rigorosi. Lo stesso principio deve valere per l’Intelligenza artificiale nei settori sensibili: trasparenza, valutazione del rischio, responsabilità giuridica e standard tecnici affidabili. Questo tema riguarda direttamente anche l’Europa. […] Per l’Italia questa è una questione strategica. Abbiamo un problema demografico, una produttività stagnante e una carenza strutturale di competenze tecnologiche. L’IA può contribuire a migliorare servizi, industria, sanità e qualità della vita, ma solo se investiremo davvero in ricerca, capitale umano e trasferimento tecnologico. La tecnologia migliore non è quella che impressiona di più, ma quella che rende le persone più autonome, sicure e capaci di partecipare pienamente alla vita sociale ed economica. In questo senso, la custodia dell’umano può diventare un terreno comune tra sensibilità diverse: per la ricerca significa sviluppare tecnologie affidabili e utili, per le istituzioni costruire regole efficaci, per le imprese innovare con responsabilità, per la scuola e la società diffondere competenze, spirito critico e cultura scientifica. La sfida non è fermare la conoscenza, ma orientarla verso obiettivi condivisi e socialmente desiderabili.

Giorgio Matta (Direttore scientifico, Istituto Italiano di Tecnologia), Avvenire (6/6/2026)

Canzone del giorno: Retrospettiva futura (2022) - Joe Barbieri
Clicca e ascoltaRetrospettiva....

domenica 7 giugno 2026

Un'eco


“La vita è come un’eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii”.

 James Joyce (1982 - 1941)

Canzone del giorno: Same Sky (2016) - Maggie Rose
Clicca e ascoltaSame Sky....

giovedì 4 giugno 2026

Ragazzi fragili

«Oggi la scuola ha perso il suo ruolo, ha perso autorevolezza e non le viene riconosciuta l’autorità che deve avere nel sistema sociale, nelle nostre comunità. Una scuola vuota e senza valore diventa solo uno dei tanti luoghi di scontro. Va recuperato il senso della “istituzione scolastica”, va impedito che venga messa in discussione da genitori, politici, amministratori. Dal primo che passa».

In questo scenario professori che rischiano l’aggressione cosa possono insegnare?

«Molto poco, non sono più guide per i ragazzi. Faccio un’iperbole: non esisterà più “L’attimo fuggente”. E in un certo senso è quello che le nostre istituzioni vogliono: una generazione di fragili, ignoranti, capaci solo di chiedere aiuto all’intelligenza artificiale del telefonino».

Che ruolo gioca la famiglia?

«Prendiamo ad esempio il ragazzino di San Vito: a soli 11 anni ha portato a scuola uno smartphone comprato dai genitori, ha account social non controllati dai genitori. Si è informato sulle stragi di studenti in America di nascosto. Ha dipinto caschi, magliette, annunciato l’azione sui social senza che qualcuno se ne accorgesse. Eppure, lui stava chiedendo attenzioni, inconsapevolmente».

Vengono “abbandonati” davanti a computer e telefoni?

«C’è una sorta di deresponsabilizzazione dal ruolo di genitori. C’è chi pensa di essere amico dei figli, chi li accontenta per il senso di colpa, chi non sopporta la fatica di educare e li lascia con in mano un telefono. Essere genitori è sudore, sofferenza, perseveranza e responsabilità che non possono essere compensati da uno schermo. Altrimenti crescono disagio, solitudine e rabbia, le basi della violenza».

Poi c’è l’accesso alla tecnologia e alle informazioni. Un incredibile accelerante?

«Peggio della benzina sul fuoco. Anche perché difficilmente controllabile. Quel bambino di 11 anni grazie alla tecnologia del suo telefonino è stato bombardato di informazioni, spesso fuorvianti. Lo schermo del suo smartphone è stato strumento di emulazione. Ogni processo è accelerato cento, mille volte. Questo contribuisce ad avere azioni spesso inconsapevoli».

Come si recupera quel ragazzino col coltello?

«Cominciamo a copiare quello che stanno facendo in Svezia: matita e quaderno, tecnologia ridotta, ritorno al pensiero analogico. Sull’altare della velocità, dell’efficienza, della produttività e del codice binario stiamo sacrificando le nuove generazioni. E in tutto questo alla Silicon Valley o nella Cina di TikTok ringraziano».

Paolo Crepet, estratto da un’intervista di Francesco Patanè (Repubblica – Palermo)

Canzone del giorno: Fragile (2004) - Delta Goodrem
Clicca e ascoltaFragile....

martedì 2 giugno 2026

Ottanta


Pillinini, da google.it













Canzone del giorno: Roar (2013) - Katy Perry
Clicca e ascoltaRoar

lunedì 1 giugno 2026

Playlist Maggio 2026

     1.      Meat Loaf, Rock 'N' Roll Mercenaries – (Blind Before I Stop – 1986) – Abbassiamo  i toni

2.      Skunk Anansie, This Is Not a Game – (Black Traffic – 2012) – Manipolazione

3.      Europe, Hole in My Pocket – (War of Kings – 2015) – Pochi oppressi

4.      Giorgia, Non c’è che musica in me – (Come Thelma & Louise – 1995) – Strumenti musicali

5.      Ben Howard, Life In The Time – (Is It? – 2023) – La giustizia e l’errore

6.      Willie Nelson, Do You Mind Too Much If I Don't Understand – (Countryman – 2005) – In mano ai cretini

7.      Weather Report, Black Market – (Black Market – 1975) – Trump Market

8.      Genesis, Watcher Of The Skies – (Foxtrot – 1972) – Gesti sacri

9.      Joe Cocker, The Simple Things – (Have A Little Faith – 1994) – L’onorevole Sempio

10.   Fiorella Mannoia, Che sia benedetta – (Combattente – 2017) – Benedetto colui

11.   Gorillaz ft. Benjamin Clementine, Hallelujah Money – (Humanz – 2017) – Quell’America

12.   Blues Traveler, Look Around – (Four – 1994) – L’intelligenza

13.   Tiromancino, Il progresso da lontano – (In continuo movimento – 2002) – L’invincibile necrosfera