nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

venerdì 29 maggio 2026

L'invincibile necrosfera

Alla fine (o all’inizio, le cose si toccano), dell’Intelligenza artificiale si deve occupare il Papa. La politica non se ne occupa, o lo fa solo per vedere quanto può guadagnarci in termini di dominio, l’economia applaude i nuovi clamorosi profitti, i militari festeggiano che qualcuno possa ammazzare senza troppe remore o problemi etici, i lavoratori perdono il lavoro o vengono relegati in nuovi inquadramenti schiavistici, gli scienziati, in maggioranza, collaborano. Su una cosa sono tutti d’accordo: siamo all’inizio, e tra una ventina di anni guarderemo all’intelligenza artificiale di oggi come oggi guardiamo a un telefono grigio con il filo e la rotella per i numeri: preistoria. Se qualcosa è possibile tecnicamente, l’uomo lo farà, e i dilemmi morali ed etici verranno dopo – se verranno – ed è stato così per ogni tecnologia dalla scoperta del fuoco in poi. Con moltissime analogie e alcune differenze, tra cui, evidentissima, quella che ad avere in mano le sorti dell’umanità sono oggi una decina di persone – persone fisiche, con nome e cognome – più potenti di qualunque Stato nazionale, organizzazione collettiva, istituzione democratica, e quindi senza alcun controllo. Dobbiamo fare i conti, dunque, con una specie di fantascienza reale, effettiva, tangibile, che si svolge qui e ora, non in un ipotetico futuro, non in uno scenario lontano e fantastico, ma nella vita di oggi. I sistemi di guerra gestiti dall’IA valutano quanti civili possono morire in un attacco e accettano la barbarie, decide l’algoritmo, così come l’algoritmo decide le consegne delle nostre pizze portate da uno schiavo in bicicletta, il nostro rendimento sul lavoro, quali contenuti possiamo leggere sui social media e tutto il resto. Il capitalismo estremo (che è poi il capitalismo tout-court adattato alle possibilità tecnologiche) resta quello che è, un’indefessa azione contro la dignità dell’uomo. Nel 1964 uno scrittore polacco, Stanislaw Lem (quello di Solaris, capolavoro assoluto) pubblicò il romanzo L’invincibile in cui immaginava un pianeta, Regis III, dominato da strane macchine, capaci di ripararsi da sole, di progredire, di imparare, di sconfiggere chiunque le sfidasse, compresi gli umani, ovviamente: un ecosistema non biologico, quindi con l’inestimabile vantaggio tattico di non avere coscienza né freni morali. È un grande romanzo e come accade ai grandi romanzi inventò una parola: “Necrosfera”, per descrivere quell’inferno di computer, calcoli, algoritmi (ancora non esisteva il termine): qualcosa di simile a un potere divino che era, in realtà, il potere di macchine intelligenti. Sessant’anni dopo (un battito di ciglia), eccoci tutti a guardare la necrosfera che avanza, un po’ increduli, un po’ ammirati, un po’ affascinati da certi processi matematici che sanno di magia, e non ancora spaventati a dovere. Che il profitto di pochi (oggi pochissimi) sia la schiavitù di molti (in prospettiva: quasi tutti) ce lo aveva detto Marx, così come oggi ce lo dice il Papa, speriamo con esiti migliori sul risultato finale, ma è lecito dubitarne. E siccome un sentimento umanissimo è il pessimismo (da cui l’algoritmo è immune), conviene prepararsi al peggio, a una società globale privata di ogni capacità decisionale, dove a decidere tutto è una macchina senza bilanciamenti e contropoteri, costruita e alimentata in gloria di una decina di divinità ultra-miliardarie che ci farà dire di nuovo, tra poco “Socialismo o barbarie” o, se preferite “Socialismo o necrosfera”. Benvenuti su Regis III, nel 1964.

Alessandro Robecchi, Piovono pietre - Il Fatto Quotidiano (27/5/2026)

Canzone del giorno: Il progresso da lontano (2002) - Tiromancino
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mercoledì 27 maggio 2026

L'intelligenza

“L’intelligenza di una persona si misura dalla quantità di incertezze che è capace di sopportare”.

Immanuel Kant (1724 – 1804)


Canzone del giorno: Look Around (1994) - Blues Traveler
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domenica 24 maggio 2026

Quell'America

Deprimente. Sta diventando deprimente raccontare la deriva di un Paese che amo, nel quale ho vissuto per più di vent’anni. Trump ha cambiato, non certo per il meglio, l’America. Il suo impatto sulla politica e sulla mente di tanta parte del suo popolo ha impresso una svolta alla nazione: vicende, comunque, di grande rilevanza da cercare di interpretare, esplorando motivazioni e stati d’animo sottovalutati o che non erano ancora affiorati. E il suo autoritarismo ha una portata storica, che va ben oltre i confini degli Stati Uniti. I filosofi del Dark Enlightenment, l’Illuminismo oscuro, vogliono tornare addirittura a un’era precedente il secolo dei Lumi: per loro la liberaldemocrazia è un sistema inefficiente, decadente, e Trump è il bulldozer che apre la strada alla sostituzione delle istituzioni repubblicane con una monarchia nella quale il sovrano affida la governance a un’élite tecnologica e agli algoritmi. Angoscioso, surreale, comunque rilevante. Ora, invece, dobbiamo raccontare uno scivolare verso la cleptocrazia: termine usato, ormai, anche da analisti autorevoli, repubblicani compresi. Come Mona Charen, che era nello staff di Ronald Reagan: davanti all’arricchimento della famiglia Trump e dei suoi alleati con le criptovalute, con affari internazionali basati sull’accesso alla Casa Bianca, perfino con acquisti di azioni che precedono di poco decisioni del presidente di grande impatto sui mercati, ricordano con nostalgia la severità dei controlli patrimoniali e l’attenzione a possibili conflitti d’interesse di tutti i membri del team, che avevano trovato lavorando con altri presidenti repubblicani. E ora la grottesca vicenda della causa da 10 miliardi di dollari intentata da Trump contro il Fisco (che è parte del suo governo), «risolta» dal ministro della Giustizia (un suo ex avvocato) concedendo una transazione da un miliardo e 776 milioni nonostante gli avvocati dell’Irs, il Fisco, avessero dimostrato l’infondatezza dell’azione legale del presidente. Che, oltre ai miliardi dei contribuenti da usare per indennizzare quelli che lui considera trumpiani perseguitati, ha ottenuto immunità eterna da controlli fiscali per la sua famiglia e i membri delle sue società. «Un danno incalcolabile alla nostra cultura civica» nota la Charen: «Per corruzione gli Usa avevano superato anche Uruguay ed Emirati. Già prima di questa orgia di saccheggi».

Massimo Gaggi, Corriere della Sera (21/5/2026)

Canzone del giorno: Hallelujah Money (2017) - Gorillaz ft. Benjamin Clementine
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venerdì 22 maggio 2026

Benedetto colui

“Benedetto colui che ha imparato ad ammirare, ma non invidiare, a seguire ma non imitare, a lodare ma non lusingare, a condurre ma non manipolare”.

William Arthur Ward (1921–1994)

Canzone del giorno: Che sia benedetta (2017) - Fiorella Mannoia
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martedì 19 maggio 2026

L'onerevole Sempio

Facciamo finta che Andrea Sempio sia un parlamentare, cosa piuttosto improbabile visto che è incensurato. E immaginiamo cosa direbbero politici e media “garantisti” dell’indagine a suo carico per l’omicidio di Chiara Poggi. Con tutte le intercettazioni e i verbali che escono a getto continuo, insorgerebbero come un sol uomo contro la violazione del Bavaglio di Nordio, da loro molto amato, che vieta di pubblicare frasi di conversazioni, interrogatori, audizioni e atti giudiziari, anche se non più segreti, di cui si può fare solo il riassunto senza virgolette. Strillerebbero contro chi calpesta la legge Cartabia sulla “presunzione di innocenza” e ricorderebbero che Sempio non è colpevole fino a condanna definitiva, tantopiù che per lo stesso delitto c’è già un colpevole con condanna definitiva. Poi chiederebbero al governo di punire gli inquirenti che fanno uscire i materiali vietati (e non solo l’avviso di chiusura indagini, non segreto ma ugualmente non citabile). Nordio sguinzaglierebbe gli ispettori per scovare le talpe fra gli inquirenti. Tutti porterebbero in trionfo l’on. Sempio, martire della “gogna mediatico-giudiziaria” e novello Tortora. E reclamerebbero un decreto urgente che ponga fine allo scempio. Ma, purtroppo per lui e per noi, Sempio non è un politico. Quindi le intercettazioni (anche dei genitori della vittima con i loro avvocati), i verbali, i bigliettini e le consulenze di parte possono finire su giornali, tg e talk che hanno sempre difeso il Bavaglio: tutto testuale, fra virgolette, spesso in audio (tanto non si sente una mazza). E la stampa garantista può dare ogni giorno dell’assassino a Sempio, dire che questo o quell’elemento (soprattutto i più fumosi o tragicomici) lo “incastra”, lo “inchioda”, lo “sbugiarda”, anzi è lui a “incastrarsi da solo” e a “confessare” nei famosi soliloqui dove non si sente e non si capisce niente e non c’è l’ombra di una confessione neppure a prendere per buone le trascrizioni in didascalia. Il tutto usando i verbi all’indicativo e le parole più tranchant. I condizionali e gli aggettivi tipo “presunto” sono riservati ai politici. Qui invece è già tutto certo, anzi non si vede perché interpellare dei giudici per l’eventuale revisione del processo già definito e l’eventuale rinvio a giudizio del nuovo indagato, quando pm, carabinieri e media garantisti hanno già deciso che il presunto innocente è sicuro colpevole e il condannato è sicuro innocente. Infatti si chiede l’immediata scarcerazione di Stasi, cioè del condannato, e nessuno capisce perché l’indagato per “omicidio aggravato dalla crudeltà” resti a piede libero. A parte noi, che però siamo “giustizialisti” e non facciamo testo. Peccato che, nella fretta, Nordio e Cartabia si siano scordati di precisare che le loro leggi valgono solo per i politici.

Marco Travaglio, Il Fatto quotidiano (13/5/2026)

Canzone del giorno: The Simple Things (1994) - Joe Cocker
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domenica 17 maggio 2026

Gesti sacri

Un LP ruota sul piatto a una velocità di 33 giri e un terzo al minuto. Nei solchi percorsi dalla puntina sono incisi non soltanto dei suoni, ma anche dei ricordi. [...] Quanto a lui, amava – anzi, adorava – il rito che precedeva l’ascolto di un vinile: estrarre con delicatezza il disco dalla custodia, tenendolo tra i palmi aperti per non lasciare impronte; ruotare il busto come un braccio meccanico per posizionarlo sul piatto; abbassare la puntina sul solco, con pollice e indice. Tratteneva il respiro finché l’LP iniziava a girare e le note riempivano lo spazio. Erano gesti sacri, intimi.

Lim Jin Pyung e Koh Hee Eun, Un insolito negozi di sogni e vinili (Casa Editrice Nord – 2026)

Canzone del giorno: Watcher Of The Skies (1972) - Genesis
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giovedì 14 maggio 2026

Trump market

Gli operatori di Wall Street ne parlano come se fosse un mercato finanziario parallelo, «il Trump market»: imprevedibile, senza regole e molto redditizio. Nella storia americana non si è mai visto un intreccio così spregiudicato tra gli annunci, le decisioni della Casa Bianca e i movimenti anomali in Borsa. Negli Stati Uniti il problema del classico conflitto di interesse che sorge quando un imprenditore assume un incarico politico si era già posto con il primo mandato di Donald Trump, poiché le sue aziende spaziano dalle costruzioni, all’immobiliare, agli alberghi, ai resort turistici, ai golf club. Nove anni fa sollevò molte polemiche la decisione del neopresidente di affidare la guida della holding ai figli Donald Jr. ed Eric, scartando soluzioni più trasparenti come quella di consegnare la gestione a un «blind trust», cioè a un amministratore fiduciario incaricato di curare gli affari della Trump Organization in piena autonomia. Con il rientro di «The Donald» alla Casa Bianca i guadagni per la famiglia sono esplosi. Prendendo in considerazione le operazioni su criptovalute, immobiliare e altro ancora, secondo il New York Times il clan avrebbe ottenuto extra profitti per 1,4 miliardi di dollari. Per il New Yorker il tesoro ammonta a 4 miliardi di dollari. In un anno e mezzo, poi, si sono moltiplicate le manovre decisamente sospette in Borsa, avvenute poco prima che Trump annunciasse importanti mosse politiche ed economiche. Al punto che, di recente, perfino il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha sbeffeggiato l’ex costruttore mandando un sarcastico avvertimento «a Wall Street»: «Interpretate al contrario le parole di Trump: i suoi discorsi sono una finzione per ottenere facili guadagni». Sta di fatto che negli Usa queste anomalie sono diventate un caso politico. […] Sabato 21 giugno 2025 Trump decide di attaccare il regime degli ayatollah. Wall Street reagisce in modo positivo: evidentemente gli investitori pensavano che i bombardamenti sarebbero durati poco e non avrebbero ostacolato le forniture di petrolio. Anche in occasione del secondo attacco, sabato 27 febbraio 2026, la Borsa di New York non si scompone. Non si può dire la stessa cosa per ciò che accade lunedì 23 marzo. Alle 7.04 Trump posta queste parole su Truth: «Conversazioni molto buone e produttive con Teheran a proposito di una completa risoluzione del conflitto». Il presidente ordina lo stop ai bombardamenti contro gli impianti di energia elettrica iraniani. Il prezzo del greggio crolla del 14%, poi la Borsa riprende a salire e l’indice S&P chiude la seduta con +1,15%. La Bbc ha ricostruito che lunedì 23 marzo, dalle 6.40 alle 6.50 del mattino, il mercato è stato sommerso da 3.818 ordini di futures sul valore del greggio per un ammontare complessivo di 320 milioni di dollari. Nel corso della mattinata il valore dei futures raggiungerà il totale di 580 milioni di dollari. Difficile calcolare quanto hanno guadagnato questi trader super informati. Qualcuno può aver approfittato per vendere petrolio prima della flessione del 14%. Altri possono aver stipulato contratti di vendita futura del greggio a un prezzo superiore a quello acquistato nel corso della giornata con quotazioni decisamente inferiori. In ogni caso, un’onda anomala. […] Infine un fenomeno relativamente nuovo, quello dei siti specializzati nelle scommesse geopolitiche on line. Uno in particolare sta attirando l’attenzione dei media e degli analisti: Polymarket. Fondato nel 2020 a New York, accetta puntate in criptovalute sugli avvenimenti più diversi, dallo sport alle elezioni politiche fino alla durata di una guerra. Il primo caso collegato alle mosse dell’Amministrazione Trump riguarda la cattura del presidente del Venezuela, Nicolas Maduro. Il Presidente americano annuncia il successo del blitz a Caracas con un post alle 10.21 di sabato 3 gennaio. Ma poco prima, Gannon Ken Van Dyke, uno dei militari americani che partecipa all’operazione, aveva puntato da un account anonimo 32 mila dollari sulla piattaforma scommettendo che Maduro sarebbe stato destituito entro la fine di gennaio. Van Dyke, ora sospeso dal servizio, aveva vinto 436 mila dollari. Uno studio della Columbia University dal titolo «From Iran to Taylor Swift», firmato dai professori universitari Joshua Mitts e Moran Ofir, riassume in modo efficace il quadro delle scommesse su alcuni interrogativi collegati alla guerra contro Teheran. Giusto per fare un esempio. La domanda «Gli Stati Uniti attaccheranno l’Iran entro il 28 febbraio?» ha raccolto puntate per 529 milioni di dollari. La società di analisi Bubblemaps ha notato l’improvvisa comparsa di sei account anonimi sulla piattaforma Polymarket, aperti solo poche ore prima che iniziasse la guerra: hanno tutti azzeccato la risposta guadagnando, complessivamente, 1,2 milioni di dollari. Preveggenza o, più banalmente, frode?Polymarket non piace a tutti. È stato bandito dai governi di 33 Paesi fra i quali Francia, Italia, Belgio, Germania, Regno Unito. L’amministrazione Trump, invece, ha allentato i controlli sulle attività di questi siti e, guarda la combinazione, Donald Jr., il primogenito del Presidente, ha investito, si stima, qualche milione di dollari in Polymarket, diventandone anche consigliere strategico.

Milena Gabanelli e Giuseppe Sarcina, Corriere della Sera (4/5/2026)

Canzone del giorno: Black Market (1976) - Weather Report
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mercoledì 13 maggio 2026

In mano ai cretini

“Senza cultura l’Italia finirà in mano ai cretini”.

Ennio Flaiano (1910 – 1972)

Canzone del giorno: Do You Mind Too Much If Don't  Uderstand (2005) - Willie Nelson
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domenica 10 maggio 2026

La giustizia e l'errore

Il vero e il falso. Talvolta si confondono, s'accavallano, si scambiano l'odore. Succede, sta succedendo adesso per il delitto di Garlasco. Dove c'è una giovane vittima (Chiara Poggi) e un colpevole acclarato (Alberto Stasi): assolto in primo grado nel 2009, in appello nel 2011, poi condannato in via definitiva dopo un ping pong tra la Cassazione e un nuovo giudice d'appello. È in carcere dal 2015. Ma nel frattempo la procura di Pavia ha aperto un'indagine su un altro personaggio (Andrea Sempio), sospettandone la colpevolezza. Da qui un caso che sta avvincendo gli italiani come un thriller. Che li divide tra chi proclama l'innocenza dell'uno o dell'altro. E che infine li sconcerta per i paradossi del diritto. Ma è possibile processare Sempio quando un processo ha già riconosciuto la responsabilità di Stasi? E se poi anche il primo fosse condannato? Non c'è il rischio che la giustizia italiana, alla fine della giostra, individui due colpevoli esclusivi per il medesimo delitto? E se Stasi è davvero innocente, perché da undici anni lo tengono in galera? Come può mai determinarsi un abbaglio giudiziario di questa gravità? Dobbiamo tollerarci a vicenda — diceva Voltaire — perché siamo tutti deboli, incoerenti, esposti all'errore. Vale nelle relazioni sociali, vale altresì nei rapporti giuridici. Il diritto non è infallibile, né del resto lo pretende. Altrimenti non si spiegherebbe perché ogni sentenza possa venire appellata, e magari rovesciata come un guanto, da un giudice diverso, e poi da un altro ancora, fino alla Corte di cassazione. Tuttavia il diritto aspira alla certezza, se non alla verità assoluta, ammesso che ne esista una. «Nella certezza consiste la specifica eticità del diritto», scrisse Lopez de Oñate, un giovane filosofo cui il destino non ha concesso d'invecchiare. Sicché in ultimo occorre fissare un punto, un accertamento conclusivo che distingua il creditore dal debitore, il reo dall'innocente. Anche se non sempre la verità giuridica rispecchia la verità dei fatti. D'altronde la storia è piena di clamorosi errori giudiziari, dall'affaire Dreyfus (Francia, 1894) all'esecuzione di Sacco e Vanzetti (Usa, 1927), dall'arresto di Valpreda per la strage di piazza Fontana (Italia, 1969) al caso Tortora (ancora Italia, 1983). E d'altronde il nostro Stato continua a pagare un fiume di quattrini in risarcimenti per ingiusta detenzione (26,9 milioni nel 2024). Qual è dunque il punto d'equilibrio tra verità e certezza? E dove si situa quanto al delitto di Garlasco? In questo caso l'iniziativa giudiziaria contro Sempio parrebbe ostacolata da un antico principio giuridico, che a sua volta riflette un bisogno di certezza: ne bis in idem. Significa che non è possibile processare due volte la stessa persona per lo stesso fatto. Se a suo tempo i tribunali avessero proclamato l'innocenza di Stasi, e se in seguito fosse emersa la prova provata della sua colpevolezza, lui l'avrebbe fatta franca. Magari i familiari della vittima avrebbero potuto reclamare un risarcimento economico in sede civile, però la via penale no, quella sarebbe rimasta chiusa. Tuttavia quel principio vale per Stasi, non per Sempio. Se emergono elementi di prova a carico d'un altro soggetto, i magistrati hanno il diritto e il dovere di procedere. C'è del resto un famoso precedente: il processo a Priebke per l'eccidio delle Fosse Ardeatine, durante gli anni Novanta. La difesa del gerarca nazista invocò una sentenza del 1948 passata in giudicato che assolveva altri imputati per la sua stessa accusa; la Cassazione lo ritenne invece processabile, giacché lui non era parte di quel vecchio processo.

Michele Ainis, Repubblica (8/5/2026)

Canzone del giorno: Life In The Time (2023) - Ben Howard
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sabato 9 maggio 2026

Strumenti musicali

Nell’animo sterile di Scrocchia si aprì una sottilissima crepa, non aveva mai saputo resistere a una scintillante esposizione di chitarre e pianoforti. Quegli strumenti, solo quegli strumenti per lui erano davvero innocenti, non gli uomini, no, non i musicisti che li avrebbero usati e contaminati con le loro miserie, i loro vizi, le loro debolezze.

Marco Presta, Canto di Natale con autotune (Ed.Einaudi - 2025)

Canzone del giorno: Non c'è che musica in me (1995) - Giorgia
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mercoledì 6 maggio 2026

Pochi oppressi

Quasi la metà degli italiani non ha redditi mentre il 30% paga l’80% di tutta l’Irpef di cui 65% a carico del 18,78% che dichiara da 35mila euro in su. È quanto emerge dall’ultimo Osservatorio sulle dichiarazioni dei redditi ai fini Irpef realizzato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati Mef e Agenzia delle Entrate relativi ai redditi prodotti nel 2024, dichiarati nel 2025 e resi disponibili qualche giorno fa. Il primo paradosso e che su una popolazione a fine 2024 di 58.943.464 quelli che dichiarano redditi da 300mila euro lordi anno (circa 155mila euro netti) in su, sono 58.700, lo 0,1%, della popolazione, pagano il 6,49% di tutta l’Irpef (e si suppone molta parte di Ires e Irap), pari a 14,03 miliardi per un importo pro capite di 238.006 euro. Da soli versano più Irpef di 27,8 milioni di cittadini italiani con redditi fino a 20mila euro che in totale versano 10,84 miliardi. Per garantire la sola spesa sanitaria a questi nostri connazionali che nel 2024 è costata 2.347 € pro capite, facendo la differenza tra quanta Irpef è stata da loro versata e il costo totale, occorre che altri italiani onesti si carichino, per il solo 2024, di una spesa di 54,45 miliardi. Ciò significa che esauriti questi 10,8 miliardi, a parte qualche modesto pagamento di Iva e accise, questi cittadini beneficiano di tutti i servizi dello Stato in modo totalmente gratuito per tutto l’anno; non solo: sono anche i maggiori beneficiari delle prestazioni correlate all’Isee che sono costate nel solo 2024 oltre 190 miliardi, a carico ovviamente dei pochi cittadini che pagano le tasse. […] Ma chi paga? Oltre ai 58.700 che dichiarano da 300mila euro in su e pagano come 259 contribuenti fino a 20 euro di reddito, quelli che dichiarano tra 200mila a 300mila euro sono 89.358 (tremila in più del 2023), pagano 7,8 miliardi di Irpef pari al 3,63% del totale con un’imposta media di 87.065 €. Tra 100mila e 200mila euro ci sono 601.622 (45mila in più del 2023) dichiaranti che versano 26,2 miliardi pari al 12,14% del totale e un’imposta media di 43.600 euro. Seguono 1,9 milioni che dichiarano da 55mila a 100mila euro di reddito annuo e si sobbarcano 39,75 miliardi di Irpef con un versamento medio di 20.634 € e quelli tra 35mila a 55mila euro (5,36 milioni), pagano 52,6 miliardi di imposta con un versamento medio di 9.815 euro. In conclusione, è difficile pensare che solo il 18% della popolazione dichiari redditi da 35mila euro in su e credere che 11 milioni di italiani vivano con redditi da zero a 7.500 euro cioè una media di circa 312 euro lordi al mese e che altri 10 milioni vivano con meno di mille euro lordi al mese. Siamo così poveri? È povero un popolo che si gioca 150 miliardi nel 2024 al gioco d’azzardo più altri 25 miliardi irregolari (quasi 3mila euro a testa neonati compresi)? È povero un popolo che nelle classifiche internazionali primeggia per abbonamenti a pay tv, possesso di smartphone, animali da compagnia, secondo in chirurgia estetica, unghie e molto altro. No! E infatti siamo i primi nella classifica Ocse per evasione fiscale e ultimi per tasso di occupazione e produttività. Siamo evasori? Sì, ma è lo stesso Stato il “promotore” del nero, che ha basato le sue politiche su un falso “sogno” incentrato sul pericoloso binomio “meno dichiari e più avrai dallo Stato” il cui asse portante è l’Isee mentre invece “più dichiari meno agevolazioni, meno bonus e più tasse e più controlli”. E infatti, meno si dichiara e più agevolazioni e distribuzione di denaro pubblico (a debito), Auuf, sussidi, prestazioni assistenziali e bonus si ottengono, oltre alla generosa Naspi. Ieri Ape, pensioni, 14°, poi bonus giovani e a gogò, l’Auuf, super bonus, defiscalizzazioni e oggi “le bollette” hanno creato negli ultimi 10 anni 800 miliardi di nuovo debito e zero sviluppo (siamo gli ultimissimi della classe); c’è sempre un motivo per fare debito. E allora perché lavorare e dichiarare se tutta la politica vuole distribuire soldi non suoi per raccattare qualche voto? 

Alberto Brambilla, Il Sole 24 Ore (1/5/2026)

Canzone del giorno: Hole in My Pocket (2015) - Europe
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lunedì 4 maggio 2026

Manipolazione

“Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.” 

Philip K. Dick (1928 – 1982)

Canzone del giorno: This Is Not a Game (2012) - Skunk Anansie
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sabato 2 maggio 2026

Abbassiamo i toni

Elle Kappa, da google.it















Canzone del giorno: Rock 'N' Roll Mercenaries (1986) - Meat Loaf
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venerdì 1 maggio 2026

Playlist Aprile 2026

     1.      Francesco De Gregori, Sulla strada – (Sulla strada – 2012) – Per strada

2.      Buddy Guy, Are You Losign Your Mind? – (Stone Crazy! – 1981) – Mutazione antropologica

3.      Ray Charles, Baby Let Me Hold Your Hand – (1951) – Solo tuo

4.      Laufey, Fragile – (Everything I Know About Love – 12022) – Fragili

5.      Layla Zoe ft. Henrik Freischlader, Dark Hearts – (The World Could Change – 2022) – La distruzione dell’altro

6.      Dire Straits, Down To The Waterline – (Dire Straits – 1978) – Non è il mio Occidente 

7.      Eduardo De Crescenzo, Camminando – (Amico che voli – 1982) – Cammina accanto 

8.      Tedeschi Trucks Band, It’s So Heavy – (Made Up Mind – 2013) – Il Papa e Trump

9.      Avion Travel, Sentimento – (2000) – Splendidi sentimenti

10.   Iggy Pop, Vulture – (Post Pop Depression – 2016) – Il Cappio d’oro

11.   Fleetwood Mac, I Know I’m Not Wrong – (Tusk – 1979) – Negare

12.   Deep Purple, Lady Double Dealer – (Stormbringer – 1974) – L’ingratitudine

13.   Bryan Adams, What If There Were No Sides at All – (2023) – Zone calde