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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

mercoledì 6 maggio 2026

Pochi oppressi

Quasi la metà degli italiani non ha redditi mentre il 30% paga l’80% di tutta l’Irpef di cui 65% a carico del 18,78% che dichiara da 35mila euro in su. È quanto emerge dall’ultimo Osservatorio sulle dichiarazioni dei redditi ai fini Irpef realizzato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati Mef e Agenzia delle Entrate relativi ai redditi prodotti nel 2024, dichiarati nel 2025 e resi disponibili qualche giorno fa. Il primo paradosso e che su una popolazione a fine 2024 di 58.943.464 quelli che dichiarano redditi da 300mila euro lordi anno (circa 155mila euro netti) in su, sono 58.700, lo 0,1%, della popolazione, pagano il 6,49% di tutta l’Irpef (e si suppone molta parte di Ires e Irap), pari a 14,03 miliardi per un importo pro capite di 238.006 euro. Da soli versano più Irpef di 27,8 milioni di cittadini italiani con redditi fino a 20mila euro che in totale versano 10,84 miliardi. Per garantire la sola spesa sanitaria a questi nostri connazionali che nel 2024 è costata 2.347 € pro capite, facendo la differenza tra quanta Irpef è stata da loro versata e il costo totale, occorre che altri italiani onesti si carichino, per il solo 2024, di una spesa di 54,45 miliardi. Ciò significa che esauriti questi 10,8 miliardi, a parte qualche modesto pagamento di Iva e accise, questi cittadini beneficiano di tutti i servizi dello Stato in modo totalmente gratuito per tutto l’anno; non solo: sono anche i maggiori beneficiari delle prestazioni correlate all’Isee che sono costate nel solo 2024 oltre 190 miliardi, a carico ovviamente dei pochi cittadini che pagano le tasse. […] Ma chi paga? Oltre ai 58.700 che dichiarano da 300mila euro in su e pagano come 259 contribuenti fino a 20 euro di reddito, quelli che dichiarano tra 200mila a 300mila euro sono 89.358 (tremila in più del 2023), pagano 7,8 miliardi di Irpef pari al 3,63% del totale con un’imposta media di 87.065 €. Tra 100mila e 200mila euro ci sono 601.622 (45mila in più del 2023) dichiaranti che versano 26,2 miliardi pari al 12,14% del totale e un’imposta media di 43.600 euro. Seguono 1,9 milioni che dichiarano da 55mila a 100mila euro di reddito annuo e si sobbarcano 39,75 miliardi di Irpef con un versamento medio di 20.634 € e quelli tra 35mila a 55mila euro (5,36 milioni), pagano 52,6 miliardi di imposta con un versamento medio di 9.815 euro. In conclusione, è difficile pensare che solo il 18% della popolazione dichiari redditi da 35mila euro in su e credere che 11 milioni di italiani vivano con redditi da zero a 7.500 euro cioè una media di circa 312 euro lordi al mese e che altri 10 milioni vivano con meno di mille euro lordi al mese. Siamo così poveri? È povero un popolo che si gioca 150 miliardi nel 2024 al gioco d’azzardo più altri 25 miliardi irregolari (quasi 3mila euro a testa neonati compresi)? È povero un popolo che nelle classifiche internazionali primeggia per abbonamenti a pay tv, possesso di smartphone, animali da compagnia, secondo in chirurgia estetica, unghie e molto altro. No! E infatti siamo i primi nella classifica Ocse per evasione fiscale e ultimi per tasso di occupazione e produttività. Siamo evasori? Sì, ma è lo stesso Stato il “promotore” del nero, che ha basato le sue politiche su un falso “sogno” incentrato sul pericoloso binomio “meno dichiari e più avrai dallo Stato” il cui asse portante è l’Isee mentre invece “più dichiari meno agevolazioni, meno bonus e più tasse e più controlli”. E infatti, meno si dichiara e più agevolazioni e distribuzione di denaro pubblico (a debito), Auuf, sussidi, prestazioni assistenziali e bonus si ottengono, oltre alla generosa Naspi. Ieri Ape, pensioni, 14°, poi bonus giovani e a gogò, l’Auuf, super bonus, defiscalizzazioni e oggi “le bollette” hanno creato negli ultimi 10 anni 800 miliardi di nuovo debito e zero sviluppo (siamo gli ultimissimi della classe); c’è sempre un motivo per fare debito. E allora perché lavorare e dichiarare se tutta la politica vuole distribuire soldi non suoi per raccattare qualche voto? 

Alberto Brambilla, Il Sole 24 Ore (1/5/2026)

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