La rivoluzione corre ancora. L’immagine è folgorante. Almeno per noi che avevamo distolto lo sguardo. Migliaia di giovani iraniane in maglietta rossa e capo scoperto (lunghissimi capelli neri sciolti, code di cavallo, trecce) che si affollano alla partenza e poi scattano in avanti. Nelle gambe hanno tempi diversi — i video lungo il percorso ne mostreranno alcune camminare e chiacchierare a gruppetti — ma in testa hanno tutte la stessa idea. Muoversi, senza veli né corazze, polverizzando i divieti del regime islamico come le tradizioni di infinite culture che chiamano le donne a stare dentro, dietro, possibilmente da nessuna parte. È successo il primo venerdì di dicembre sull’isola di Kish, nel Golfo Persico. Una corsa su strada, fuori dalle «major» del circuito internazionale: per loro, e pure per noi, la più preziosa tra le maratone che puoi disputare nella vita. Vai e metti il corpo di traverso a chi vorrebbe tracciare un itinerario che chiude il tuo spazio, i tuoi desideri, i tuoi tentativi di scoprire chi sei e potrai essere. È finita nel solito modo: la magistratura, che dipende dalla Guida Suprema Ali Khamenei, ha aperto un procedimento contro gli organizzatori, accusandoli di violazione delle norme su hijab e «decoro pubblico». Ma la verità è che non è finita affatto. Quasi mezzo secolo dopo l’inizio dell’era khomeinista, inverno 1979, il velo rappresenta ancora la sfida più visibile, materiale e ideale assieme, a uno Stato sessista, illiberale, incapace. Così ideologicamente rigido da non saper imboccare la via delle riforme e nello stesso tempo così ferocemente repressivo da saper posticipare il proprio collasso. Le iraniane e gli iraniani non ci chiedono di bombardare Teheran, bensì di continuare a guardare la loro rivoluzione. Come nel film Shahed - La testimone di Nader Saeivar (cui ha collaborato Jafar Panahi) , dove la violenza domestica si intreccia agli abusi di un potere politico e religioso corrotto. E dove tre generazioni di donne combattono allacciandosi l’una all’altra. Nella scena finale, la più giovane — semplicemente — danza uscendo di casa. Il vento spalancherà il cancello del giardino davanti a lei. La vediamo avanzare — ballare/correre, due cose che fanno impazzire le ragazze iraniane (e, in senso opposto, il regime) — e diventiamo così pure noi testimoni.
Barbara Stefanelli, Corriere della Sera (8/12/2025)
Canzone del giorno: Dreams Are Better (2017) - Sophie Zelmani
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