“Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate con l’ignoranza”.
Parole sacrosante e poco ascoltate soprattutto dai politici queste di Derek Bok, antico rettore della celebre università di Harvard. A livello un po’ più banale, si potrebbe allegare un corollario pratico: quante volte si esige che i musei siano gratuiti, soprattutto per i giovani, i quali però non si lamentano di versare decine e decine di euro per l’ingresso in una discoteca o in uno stadio. Investire nell’istruzione qualificata è, comunque, una scelta produttiva ed efficace. Al contrario, ci troviamo spesso di fronte a quel risultato che il grande Montaigne sintetizzava lapidariamente: avremo scienziati senza conoscenza, magistrati senza giurisdizione, buffoni senza commedia. Governanti ignoranti sono alla fine più costosi al bene pubblico di una classe dirigente formata con un lungo e qualificato apprendistato, a causa dei danni che essi possono infliggere alla società con una politica incapace. Continuando la nostra riflessione lungo altre direzioni, teniamo a motto una delle Massime di Goethe: «Nulla è più terribile di un’ignoranza attiva». Essa imperversa soddisfatta, non conosce pudore, non accetta consigli, ostenta sempre sicurezza. Il campionario, al riguardo, è molteplice e, sconsolati, contro di loro si può solo ripetere il monito del Virgilio dantesco: «Oh creature sciocche, / quanta ignoranza è quella che v’offende!» (Inferno VII, 70-71). Procedendo lungo i diversi aspetti del tema, ricordiamo un’ulteriore distinzione spesso non sottolineata: intelligenza e sapienza non sono sempre sinonimi. Ci sono, infatti, cervelli raffinati ma crudeli (gli scienziati che lavoravano per Hitler ne sono un esempio) e, per dirla con un altro americano, lo scrittore Saul Bellow, «ci sono fessi con un alto quoziente d’intelligenza». La sapienza è, invece, comprensione con umanità, conoscenza con amore, esperienza con umiltà.
Gianfranco Ravasi, Domenica - Il Sole 24 Ore (14/9/2025)
