La nouvelle vague della nuova Italia. Novella, Federica, Benedetta, Sara. Sono quattro le Superwomen italiane che hanno nuotato nel mondo e che l’hanno strapazzato prima dei maschi. E ognuna con il suo stile ha parlato alla società mostrando che le ragazze made in Italy erano sveglie, attive, in grado di reggere l’onda. Ognuna aveva una geografia diversa. Novella Calligaris è stata la prima: aveva 19 anni a Belgrado nel ’73 quando sconvolse gli 800 stile libero, Federica Pellegrini ne aveva 20 a Roma nel 2009 quando di record ne fece addirittura due, nei 200 e nei 400 stile libero (ma in vasca lunga in tutto sono 9 e 2 in quella corta), Benedetta Pilato a 16 anni e mezzo nel 2021 a Budapest ha migliorato il primato dei 50 rana e ora Sara Curtis a quasi 20 (li compie mercoledì) a pancia in su ne ha realizzati due consecutivi in due giorni nei 50 dorso. Novella e Federica venivano dal Veneto (Padova e Spinea), Benedetta da Taranto, Sara arriva da Savigliano, provincia di Cuneo. Un po’ di nord-est, un po’ di sud e di nord-ovest. In 53 anni l’onda azzurra ci aiuta a capire meglio quello che è diventata l’Italia, ma Curtis è una rivoluzione per tutta l’Europa. Nell’ultimo decennio i 50 dorso femminili sono stati nelle mani di Usa e Australia (con qualche inserimento di Canada, Cina e Brasile), paesi che hanno università e oceani capaci di fare le baby-sitter all’infanzia e poi di accompagnarla verso altri traguardi. Sara che è andata a studiare (e a progredire) in America è anche la prima nuotatrice nera della storia ad arrivare al record mondiale individuale in vasca lunga. E la sua storia racconta (sua mamma è immigrata dalla Nigeria) che lo sport ancora una volta è capace di integrare, se raccoglie le diversità e offre mezzi e palcoscenico. Oggi di Sara, che toglie il primato all’australiana McKeown, si occupa anche il New York Times che ne riconosce la statura e la maturità internazionale. Loro che hanno avuto le sorelle Williams a rompere la barriera del tennis come sport only white, capiscono la forza di avere una stella in piscina che illumina il futuro e ogni eclisse. Da ora qualsiasi bambina in Italia, non importa quale sia la storia della sua famiglia e il colore della sua pelle, sa che l’acqua è il suo ambiente e non un elemento ostile. Non esistono sport geneticamente per neri e per bianchi, per uomini e donne, tutti hanno diritto a muovere il loro corpo e sognare a occhi aperti. Di conoscersi, di confrontarsi, di esaltarsi. Quell’acqua nemica che affoga i tanti che cercano un futuro diverso oggi è amica e premia una ragazza capace di divertirsi tra le onde e si spera di aprire piscine (decenti) a una nuova generazione. In poco più di mezzo secolo sono solo sei gli azzurri arrivati al record: alle quattro donne vanno aggiunti due uomini, Lamberti nell’89 (200 stile libero) e Ceccon nei 100 dorso. Da notare la progressione: Pilato nel 2021, Ceccon nel 2022, Curtis nel 2026. Segno che non solo si sa stare a galla ma che si sa abitare la contemporaneità. E non è un caso che gli sport che più hanno saputo aprirsi alle trasformazioni delle società (volley, atletica) diano soddisfazioni mentre il tennis è sì meraviglioso, vincente e di successo, ma ancora non si è troppo mischiato. Si può nuotare guardando il cielo, dando le spalle al mondo, e toccare per prime. Acqua azzurra.
Emanuela Audisio, Repubblica (14/8/2026)
Canzone del giorno: Fight Song (2016) - Rachel Platten
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