nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 30 novembre 2024

PFM canta De André

«L'idea di un tour con un gruppo rock sulle prime mi spaventò, ma il rischio ha sempre il suo fascino: forse in una vita precedente ero un pirata, e così una parte di me mi diceva di accettare. 
In più ero tormentato da interrogativi sul mio ruolo, sul mio lavoro, sull'assenza di nuove motivazioni. E la PFM mi risolse il problema, dandomi una formidabile spinta verso il futuro. La tournée con loro è stata un'esperienza irripetibile perché si trattava di un gruppo affiatato con una storia importante, che ha modificato il corso della musica italiana. 
Ecco, un giorno hanno preso tutto questo e l'hanno messo al mio servizio».

Da un’intervista a Fabrizio De André

Canzone del giorno: Il pescatore (1979) - Fabrizio De André e PFM
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giovedì 28 novembre 2024

Dominio

Gli uomini fuggono da chi dice sempre le stesse cose. Ma se uno le dice con sufficiente arroganza, da costui si lasciano dominare.

Elias Canetti (1905 – 1994), La tortura delle mosche (Ed. Adelphi - 1993)


Canzone del giorno: Ten Dollar Man (1977) - ZZ Top
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lunedì 25 novembre 2024

Rosso sbiadito

Nonostante aumenti la consapevolezza sul tema, l’emergenza non finisce. Il fenomeno così diventa sistemico. Novantasette donne uccise. Anche nel 2024, la violenza di genere non è passata di moda. Tanto che una donna su tre dichiara di averne subito almeno una volta nella propria vita. E mentre le facciate dei palazzi e le panchine si tingono di rosso e le piazze si riempiono di striscioni, il colore dell’indignazione sbiadisce, giorno dopo giorno. Ne è prova il fatto che per il 30 per cento dei giovani la gelosia è una dimostrazione d’amore, percentuale che sale al 45 per cento tra i 14-15enni, secondo la ricerca “Giovani Voci per Relazioni Libere”, condotta da Differenza Donna tra ragazzi e ragazze tra i 14 e i 21 anni. Il sintomo di una deriva culturale ed educativa che rende il problema tutt’altro che superato. Nel 2023, i femminicidi hanno costituito quasi il 36 per cento di tutti gli omicidi, con 17.789 casi di maltrattamenti familiari, 12.061 atti persecutori e 5.421 violenze sessuali. I dati mostrano che la violenza avviene principalmente nell’ambito familiare e della coppia, con il 41% degli omicidi compiuti dai partner attuali e il 12,8% da ex partner. Gli uomini sono responsabili del 93,3% degli omicidi, mentre le donne rappresentano solo il 6,7%. In Italia, le donne sono uccise dai partner o ex partner nel 51,5% dei casi, mentre le straniere nel 68,7%. I femminicidi costituiscono l’82% degli omicidi delle donne. Per quanto riguarda la sicurezza, le donne si sentono significativamente più insicure rispetto agli uomini, con una maggiore propensione a evitare di uscire di sera per paura. […] Il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, non è solo una data simbolica, ma un invito a riflettere su un fenomeno che ancora oggi segna la vita di molte donne in tutto il mondo. Sono 21.842 le donne accolte dai Centri della Rete D.i.Re (Donne in rete contro la violenza) nei primi 10 mesi dell’anno. Numeri che, proiettati sui 12 mesi, arrivano a 26.210, con un incremento potenziale rispetto al 2023 di 3.125 donne. Il che significa 2.184 richieste di aiuto ogni mese, contro le 1.924 del 2023. “Anche quest’anno i numeri crescono e sempre più donne ripongono fiducia nell’esperienza e nella competenza delle nostre attiviste, rispondendo alle nostre sollecitazioni - dichiara Antonella Veltri, presidente D.i.Re -. Sono sempre di più, infatti, le donne che decidono di uscire da situazioni di maltrattamento o violenza rivolgendosi a uno dei nostri centri, dove sanno di trovare un’accoglienza non giudicante e sicura, che garantisce l’anonimato, con la gratuità dell’affiancamento nel percorso di uscita - continua Veltri -. Questo dato ci spinge a proseguire con determinazione e tenacia la nostra azione per il contrasto alla violenza maschile, cercando anche di rinforzare le attività di prevenzione che portiamo nella società tutta, dalla scuola dell’infanzia alle piccole e grandi aziende del territorio italiano”. Secondo il “Rapporto ombra” 2024, frutto del lavoro di più di trenta tra esperte di diritti delle donne, associazioni, organizzazioni sindacali e internazionali coordinate da D.i.Re, “lo Stato italiano non ha seguito un approccio sistemico e strutturale nel colmare il gender gap. Non ha implementato politiche o strategie di investimento riguardanti il caregiving, il lavoro, l’empowerment, lo status economico, la segregazione verticale e orizzontale delle donne, gli stereotipi e la violenza contro le donne”. Persiste l’inesorabile tendenza a reinterpretare e ridefinire le politiche di pari opportunità come politiche di famiglia e maternità, spiegano le esperte. Un approccio limitato che non risolverà mai il problema.

Simona Musco, Il Dubbio (25/11/2024)

Canzone del giorno: La signora del quinto piano (2015) - Carmen Consoli
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sabato 23 novembre 2024

Quale arte?

Ormai hanno vinto anche alle elezioni i supermiliardari che non si sa come hanno fatto i soldi o forse sì, tipo Trump, e subito si sono presi il ricco dei ricchi, quello che chiamandosi Musk può aiutare i poveri a restare più poveri ma contenti. Ci mancava Cattelan per dare il colore dell’arte anche a chi ha i mobili di casa d’oro (forse finto o forse no), e per fortuna adesso c’è: l’acquirente è un magnate cinese, felice e contento di aver partecipato all’asta a New York prendendosi una celebre e puzzolente opera d’arte, che partiva venduta in precedenza a 120 mila dollari, e dopo una raffica di dollari in pazza salita, è stata venduta per 6,2 milioni. Il compratore è Justin Sun, possessore di miliardi in bitcoin, che ha annunciato felice: «Adesso me la mangio». L’opera, guardata con sospetto anche da chi l’ha appiccicata al muro di Sotheby’s a New York, con quel modesto pezzo di scotch, piccolissima meraviglia dell’arte, ha un nome grandioso: Comedian. E tutti quei soldi adesso che fine faranno? Quanto saliranno le quotazioni di Cattelan? E che cosa farà adesso l’artista? Chissà se in questo momento è a casa sua, pensando magari di creare prima o poi, visti i tempi, un’opera con protagonista un Trump nudo. Del resto viviamo non solo nell’epoca dell’inglese sfoggiato da Raffaele Fitto, ma anche e soprattutto in quella della grande passione per i ricchi ricchi. In cui, in particolare, le tante signore trumpiste si chiedono come si fa a diventare ricchi ricchi, senza sapere fare nulla. Io ricordo Maurizio Cattelan nel periodo di massimo spolvero, nel 2011 a New York alla stupendissima mostra intitolata All,“Tutto”. E già allora c’era chi si chiedeva se l’uomo era il solito pasticcione, per di più italiano, oppure il divino Cattelan. Su, dall’alto, le forme vuote e precipitose delle sue opere, come appese a un filo al Guggenheim, parevano una meraviglia. E pazienza se gli oggetti erano sempre pensati per scandalizzare, come — citando alcune delle sue creazioni più discusse — il Papa caduto e il cavallo appeso, Hitler in ginocchio e il cane impagliato, lo scheletro di un gatto gigante lungo otto metri, un bambolotto con la faccia di Picasso, una gran quantità di bambini impiccati, che avevano inorridito Milano da un albero di periferia. Poi, si sa, arrivano i momenti difficili, in cui perfino lui non sa quale direzione prendere. Potere seduttivo di Cattelan: nel 2002, un suo affezionato collezionista inglese gli chiese un ritratto della madre anziana e lui la configurò rattrappita dentro un frigorifero. La famiglia Brown era molto incerta, poi acconsentì e Betsy ebbe la ventura di morire prima di vedere il risultato: i familiari hanno fatto sapere di trovare conforto dalla scultura di cera poliestere e capelli umani, considerandola come un monumento alla memoria.


Natalia Aspesi, la Repubblica (22/11/2024)


Canzone del giorno: Filigree (2013) - Alison Moyet
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giovedì 21 novembre 2024

Supportare, sopportare

"Grazie per avermi supportato e sopportato". Chi lo ripete non ha, in tutta evidenza, alcuna cognizione della sua estrema diffusione, che è tale da impedirgli ormai di strappare neppure mezzo sorriso. Il binomio costituito dai due participi (peraltro cugini strettissimi per etimo) si presenta alla mente del parlante con seduzione quasi obbligativa, da quando il verbo inglese "to support" ha visto ambientarsi disinvoltamente il suo adattamento all'italiano presso i parlanti della nostra lingua. Chi dice "grazie per avermi supportato" non può quasi fare a meno di dire "e per avermi sopportato!" , aggiungendo così una sorta di autocritica melodrammatica. Un po' come dire: "Era dura ma ce l'ho fatta grazie al tuo appoggio e riconosco come tu non me lo abbia fatto mancare neppure quando i miei comportamenti avrebbero indotto a maledirmi lo stesso Giobbe". Se si potesse concepire una classifica del genere forse diremmo che nella graduatoria dei binomi arguti più ripetuti in italiano "supportato e sopportato" promette di raggiungere e superare il finora inarrivabile campione nazionale, che è, senza ombra di dubbio: "oneri e onori". Curioso che in entrambi i casi l'associazione sia fra qualcosa che solleva (il supporto, l'onore) e qualcosa che grava (l'onere, il sopportare).

Stefano Bartezzaghi, Lapsus - la Repubblica (1/9/2024)

Canzone del giorno: Overflow (2024) - Linkin Park
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lunedì 18 novembre 2024

Post Scriptum Film

Parthenope


REGIA: Paolo Sorrentino
INTERPRETI: Celeste DAlla Porte, Silvio Orlando, Gary Oldman, Silvia Degrandi, Isabella Ferrari, Lorenzo Gleijeses, Peppe Lanzetta, Luisa Ranieri, Stefania Sandrelli, Dario Daita.
SCENEGGIATURA: Paolo Sorrentino
FOTOGRAFIA: Daria D'Antonio
DURATA: 136'

USCITA: 24/11

Raccontare Napoli. Lo si può fare in una miriade di modi. Il mondo cinematografico, nel corso dei decenni, è stato sempre affascinato dall’energia, dalla bellezza e dalle tante contraddizioni che contraddistinguono la città partenopea. Partenope, per l’appunto. O meglio, la sirena Partenope che, non riuscendo a sedurre Ulisse, si getta in mare e le onde trasportano il suo corpo fino alle coste campane e nel posto dove verranno ritrovate le sue spoglie sorgerà la città Partenope che, in seguito, si chiamerà Napoli. Paolo Sorrentino ha deciso di narrare, alla sua maniera, l’essenza di Napoli e affida alla protagonista (intrepretata da una deliziosa Celeste Della Porta) del suo ultimo film il ruolo di donna-sirena che cerca di ammaliare chi le sta intorno ma, nello stesso tempo, subisce dolori e delusioni da una parte della comunità che incontra nel suo viaggio di formazione.
Il regista rappresenta la sua città nelle sue contrastanti pulsazioni che la caratterizzano e, naturalmente, sempre con una poetica dell’immagine e con un impianto allegorico tipico dei suoi lavori.
Parthenope è la protagonista del film ma anche l’essenza di una Napoli travolgente, vitale e dai molteplici aspetti non sempre facile da decifrare: i bassifondi, la scaramanzia, l’arte, il miracolo di San Gennaro.
L’andamento metaforico, che è palese in più parti della pellicola, se da un lato affascina dall’altro non sempre rende agevole l’attenzione. D’altronde è necessario “vedere” e non “guardare” i film di Sorrentino, come ci invita a fare lo stesso regista nella parte finale del suo racconto. Per guardare ciò che ci sta attorno bastano gli occhi mentre l’azione del “vedere” comporta uno sforzo umano, un impegno dell’intelletto. 
La protagonista Parthenope cerca una sua strada e come fare per meglio intraprenderla. Pensa di recitare e vive l’avvilimento di un’anziana artista (Isabella Ferrari) o lo scoraggiamento di una grande attrice decadente (Luisa Ranieri). Si fa trascinare tra i vicoli oscuri e percepisce lo squallore di una malavita senza dignità. Instaura, addirittura, un rapporto con un vescovo ambiguo e blasfemo (Peppe Lanzetta). Ma alla fine chi veramente riesce a darle uno scopo e indicarle una via audace è il suo professore di antropologia (“Il più grande antropologo è Billy Wilder”, dirà ad un certo punto!), interpretato con convincente veemenza da un barbuto e rude Silvio Orlando.
E' necessario "vedere" per percepire ciò che si osserva, in modo da poter meglio rielaborare e reinterpretare la realtà (e anche un po' se stessi).

Canzone del giorno: Era già tutto previsto (1975) - Riccardo Cocciante
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sabato 16 novembre 2024

Intrappolati

È perché siamo intrappolati nella nostra cultura, nel fatto che siamo esseri umani su questo pianeta con i cervelli che abbiamo, e due braccia e due gambe come tutti. Siamo così intrappolati che qualsiasi via d'uscita riusciamo a immaginare è solo un'altra parte della trappola. Qualsiasi cosa vogliamo, siamo ammaestrati a volerla.

Chuck Palahniuk, Invisible Monsters (ed. Mondadori - 2000)

Canzone del giorno: The Prisoner (2004) - Iron Maiden
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