nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 27 dicembre 2014

Lago Tai

Fino a molti anni fa il Lago Tai era ricco di vegetazione, habitat naturale di varie specie di pesci e fonte di distribuzione d’acqua per milioni di cinesi.
Oggi l'acqua del lago non è più potabile e in pochi rischiano di usarla per cucinare il cibo o per lavarsi.
Giampaolo Visetti, corrispondente da Pechino per Repubblica, ci ricorda che "Oggi il lago Tai è un'immensa fogna ribollente di veleni. Duemila industrie scaricano ogni giorno milioni di tonnellate di sostanze nocive: l'acqua si è trasformata in una melma tossica, la fauna è estinta, i gas sprigionati sono irrespirabili e alghe alte dieci metri nascondono l'invaso. I funzionari del partito assicurano di aver speso 14 miliardi di dollari per depurarlo. Il risultato però è drammatico e mette in discussione gli impegni internazionali appena assunti da Pechino per trasformare la Cina nella super-potenza verde del secolo. L'icona della realtà che smentisce le apparenze conferma lo stato catastrofico in cui si trova la natura nella seconda economia mondiale".
Negli ultimi decenni l'industrializzazione della Cina ha comportato delle trasformazioni aberranti.
Se consultiamo una delle vecchie (e ormai in disuso) enciclopedie abbandonate fra gli scaffali delle nostre librerie, scopriamo che il Lago Tai ( per la precisione il suo nome è Tai Hu) era definito come: “Lago della Cina orientale, nella pianura a sud dell’estuario dello Chang Jiang. Poco profondo, possiede diverse piccole isole montuose ricche di carbone. Sulle sue rive fertili e popolose si coltivano riso e gelsi (baco da seta)…”.
Roba del tempo che fu. Oggi le 3.000 industrie che circondano il lago hanno avvelenato il bacino con veleni a mai finire e ingenti quantità di rifiuti che hanno progressivamente devastato il territorio.
Scrive Visetti: "Dopo vent'anni di «interventi per la depurazione», nei giorni scorsi l'Autorità di bacino ha ammesso che il 90% dei campioni d'acqua risultano così tossici che è «pericoloso anche il solo contatto con la pelle». Un ragazzo caduto da un molo è stato ricoverato per ustioni e sei bambini sono in ospedale dopo aver bevuto da una bottiglia che galleggiava tra le alghe. I residenti ripetono che «per imprenditori criminali e funzionari corrotti violare le leggi costa meno che rispettarle ». Il "cancro del lago Tai" è quello che distrugge anche il resto della Cina. Se Pechino non guarisce, i patti verdi con Washington serviranno solo a nascondere altre emergenze, nuovi affari sporchi”.

Canzone del giorno:  Great Lakes (2013) - John Smith
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giovedì 25 dicembre 2014

Natale


"Che cosa è il Natale?
E’ tenerezza per il passato, coraggio per il presente, speranza per il futuro.
Si tratta del desiderio ardente che ogni tazza possa traboccare di benedizioni ricche ed eterne, e che ogni percorso possa portare alla pace".


                        Agnes M. Pahro (1904-1985)



Canzone del giorno:  I'ts Beginning To Look A Lot Like Christmas (2011) - Michael Buble
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lunedì 22 dicembre 2014

Post Scriptum Film

Scusate se esisto!
REGIA: Riccardo Milani
INTERPRETI: Paola Cortellesi, Roul Bova, Corrado Foruna, 
Lunetta Savino, Marco Bocci, Ennio Fantastichini
SCENEGGIATURA: Luca Giulia Calenda, Furio Andreotti, 
Paola Cortellesi Riccardo Milano
DURATA: 106'
USCITA: 

Riccardo Milani é un regista che ama affidarsi a particolari miscele.
La sua tecnica di combinare vivacità e brio con temi dei nostri giorni è efficace. 
C'è riuscito in passato in Tv con le sue saporite fiction (la lunga serie di Tutti pazzi per amore, ad esempio) e ancor di più ha centrato l’obiettivo l'anno scorso, regalandoci il godibilissimo film Benvenuto Presidente!, con Claudio Bisio.
In Scusate se esisto! (anche in questo caso adopera, nel titolo,  l’enfasi del punto esclamativo) si affida alla coppia Cortellesi/Bova e, grazie al sostegno di una ben ricamata storia, porta in sala un film che, oltre a farci sorridere, ci spinge a riflettere su argomenti legati all'attualità.
Si parte dalla crisi occupazionale per poi dirigerci, fra false identità ed equivoci vari, verso il tema delle disparità di genere nel mondo del lavoro.
Il divertimento é assicurato fra finti collegamenti in teleconferenza dal Giappone, situazioni caricaturali (la zia abruzzese, urletti gay, motorino Ciao d'epoca) e amicizie che si affermano nel corso della storia.
Paola Cortellesi è in gran forma nei panni di un architetto di talento che, nonostante le appaganti esperienze internazionali, decide, vinta dalla nostalgia, di tornare in Italia. Naturalmente dalle nostre parti un curriculum di rilievo accompagnato dall’essere una donna, complica l’approccio con il mondo del lavoro e il regista (e i brillanti sceneggiatori del film) è bravo a racchiudere in 100 minuti attente riflessioni, vicende farsesche e avvenimenti scorrevoli.
Amaramente ironico.

Canzone del giorno:  Excuse Me (1998) - Sophie Zelmani
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venerdì 19 dicembre 2014

I ragazzi di Peshawar

Strage degli innocenti. Gli atti di terrorismo non fanno differenziazioni. Martedì scorso sette uomini entrano in una scuola di Peshawar, una delle città più grandi del Pakistan, e con le loro armi sparano all’impazzata contro gli studenti.
L’obiettivo dei talebani era quello di uccidere il più alto numero di giovani. Il bilancio è di 141 vittime, di cui più di 130 studenti fra i 6 e i 16 anni, figli di membri dell’esercito pakistano.
Vendicare il dolore con il dolore. Crudeltà disumana che non si ferma neppure davanti ai bambini.
Come scrive su Il Foglio Paola Peduzzi: Non c’è orrore più grande della carneficina di bambini. Li avevamo visti, atterriti, i bambini in fuga, i bambini uccisi, i bambini insanguinati della scuola di Beslan, nel 2004 nell’Ossezia del nord, tre giorni di assedio dei terroristi, già parecchi morti da contare, tre giorni di minacce, di negoziati feroci, ve li uccidiamo tutti, poi il blitz delle forze russe: 186 bambini morti. Perché proprio loro, perché proprio mentre sono a scuola, mentre stanno provando a darsi un’alternativa per il futuro, studiando, facendo l’esame, e non c’è nemmeno la gamba di una mamma da abbracciare, per proteggersi, per nascondersi?”.
La risposta non può che essere brutalmente feroce:  Voi ci colpite, noi vi colpiamo, classe per classe, come è avvenuto ieri, sparando a quelli più alti, perché hanno responsabilità maggiori, perché condividono le vostre azioni, anche se sono ragazzini e hanno il diritto di non avere ancora un’idea, la presunzione d’innocenza, in questo caso, è presunzione di purezza, sta scritta sulla carta d’identità.
I vostri bambini, i nostri bambini. La propaganda jihadista si nutre di questa retorica, a ogni figlio mio ucciso ne uccido uno dei tuoi, così i ragazzini diventano sacrificabili, martiri inconsapevoli che nella mente dei loro carnefici, invece, desiderano la morte.
Nella crisi siriana, madre di tutte le tragedie moderne, abbiamo visto bambini salivare veleno dalla bocca, colpiti dalle armi chimiche del regime di Assad, simbolo potente di una guerra che è andata oltre i confini delle armi convenzionali. Quei piccoli volti contorti dal sarin inalato, quando tutt’attorno sembrava ci fosse un effetto speciale, una nuvola blu, che uccide, ma i bambini non lo sanno – quei piccoli volti sono entrati nei video dello Stato islamico e dei gruppi islamisti, assieme a decapitazioni di massa di adulti, giustificazione massima di ogni azione: avete ucciso i nostri figli, noi uccidiamo i vostri. Ma anche il termine “giustificazione” è carico di orrore: non c’è alcuna giustificazione a una strage in una scuola. I bambini non si ribellano, i bambini non si difendono, i bambini non sanno nemmeno perché stai entrando sparando e dai fuoco alla maestra, i bambini lì possono soltanto morire".

Canzone del giorno:  Everybody Hurts (1992) - R.E.M.
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mercoledì 17 dicembre 2014

Banda


Roma candidata alle Olimpiadi del 2024.
L’inno della cerimonia inaugurale sarà eseguito dalla Banda della Magliana.

da Spinoza.it




Canzone del giorno:  Suonare Suonare (1980) - Premiata forneria Marconi
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domenica 14 dicembre 2014

Negazione

Sui principali quotidiani non viene più dato spazio, in prima pagina, alla tragedia del piccolo Loris. 
Le indagini sulla madre, arrestata con l’accusa di averlo ucciso, proseguono e i particolari venuti alla luce rendono questa luttuosa storia ancora più drammatica.
In chiave psicanalitica Umberto Galimberti, su Repubblica di ieri, traccia gli aspetti che hanno a che fare con l’inconscio in situazioni così orrende, pur precisando che: “Qui non vogliamo discutere se Veronica Panarello ha ucciso o meno il suo piccolo Loris, ma capire, con l'aiuto della psicoanalisi, perché fatti del genere possono accadere, e perché, una volta accaduti, ci si ostina a negarli. La psicoanalisi non è un tribunale della verità, ma può aiutarci a comprendere quello che per il senso comune e per la nostra ragione è incomprensibile”.
Fra le varie considerazione evidenziate da Galimberti è molto interessante quella che punta a spiegare la differenza fra “rimozione” e “negazione”: “Il fatto poi che Veronica neghi quelle che per gli inquirenti sono evidenze non ci consente di considerarla, senza riserve, una bugiarda, perché chi mente sa di mentire, ma può accadere anche che, non avendo la forza di guardare in faccia l'atrocità che si è commosso, si neghi, prima a se stessi che agli altri, di essere responsabili dell'accaduto. Non si tratta di rimozione (Verdrängung) che Freud descrive come un meccanismo di difesa inconscio con cui allontaniamo da noi immagini o fatti che sentiamo inaccettabili, ma di negazione (Verneinung) per cui il soggetto nega l'esistenza di ciò che esiste e conosce. Nella negazione Freud vede l'origine della scissione dell'Io che è l'anticamera della follia, in cui il soggetto nega, sinceramente a se stesso prima che agli altri, che sia accaduto un fatto che è accaduto”. 

Canzone del giorno:  Black (1991) - Pearl Jam
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venerdì 12 dicembre 2014

Un minuto

"Mi guardo bene dal tenermi in gola le parole: ho passato gran parte della mia vita a non dire le cose che volevo dire, e me ne sono pentito.
La nostra natura ci impone di mandare messaggi subliminali, comunicare con i gesti, perché abbiamo paura di esporci per come siamo. 
Anche a noi stessi. 
Quando tutto sarà finito sono sicuro che mi verrà concesso un minuto per ripensare a tutte le volte che volevo urlare cosa sentivo, ma sono stato zitto per paura di non essere capito, e rimpiangerò gli obbiettivi che ho abbandonato perché il timore di fallire mi ha impedito di perseguirli". 

                                                                                                                                       Charles Bukowski (1920-1994)

Canzone del giorno:  I Changed The Rules (2003) - Peter Cincotti
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