Fino
a molti anni fa il Lago Tai era ricco di vegetazione, habitat naturale di varie
specie di pesci e fonte di distribuzione d’acqua per milioni di cinesi.
Oggi l'acqua del lago non è più potabile e in pochi rischiano di usarla per
cucinare il cibo o per lavarsi.
Giampaolo Visetti, corrispondente da Pechino per Repubblica, ci ricorda che "Oggi il lago Tai è un'immensa fogna ribollente di veleni. Duemila industrie scaricano ogni giorno milioni di tonnellate di sostanze nocive: l'acqua si è trasformata in una melma tossica, la fauna è estinta, i gas sprigionati sono irrespirabili e alghe alte dieci metri nascondono l'invaso. I funzionari del partito assicurano di aver speso 14 miliardi di dollari per depurarlo. Il risultato però è drammatico e mette in discussione gli impegni internazionali appena assunti da Pechino per trasformare la Cina nella super-potenza verde del secolo. L'icona della realtà che smentisce le apparenze conferma lo stato catastrofico in cui si trova la natura nella seconda economia mondiale".
Negli ultimi decenni l'industrializzazione della Cina ha comportato delle trasformazioni aberranti.
Se consultiamo una delle vecchie (e ormai in disuso) enciclopedie abbandonate fra gli scaffali delle nostre librerie, scopriamo che il Lago Tai ( per la precisione il suo nome è Tai Hu) era definito come: “Lago della Cina orientale, nella pianura a sud dell’estuario dello Chang Jiang. Poco profondo, possiede diverse piccole isole montuose ricche di carbone. Sulle sue rive fertili e popolose si coltivano riso e gelsi (baco da seta)…”.
Roba del tempo che fu. Oggi le 3.000 industrie che circondano il lago hanno avvelenato il bacino con veleni a mai finire e ingenti quantità di rifiuti che hanno progressivamente devastato il territorio.
Giampaolo Visetti, corrispondente da Pechino per Repubblica, ci ricorda che "Oggi il lago Tai è un'immensa fogna ribollente di veleni. Duemila industrie scaricano ogni giorno milioni di tonnellate di sostanze nocive: l'acqua si è trasformata in una melma tossica, la fauna è estinta, i gas sprigionati sono irrespirabili e alghe alte dieci metri nascondono l'invaso. I funzionari del partito assicurano di aver speso 14 miliardi di dollari per depurarlo. Il risultato però è drammatico e mette in discussione gli impegni internazionali appena assunti da Pechino per trasformare la Cina nella super-potenza verde del secolo. L'icona della realtà che smentisce le apparenze conferma lo stato catastrofico in cui si trova la natura nella seconda economia mondiale".
Negli ultimi decenni l'industrializzazione della Cina ha comportato delle trasformazioni aberranti.
Se consultiamo una delle vecchie (e ormai in disuso) enciclopedie abbandonate fra gli scaffali delle nostre librerie, scopriamo che il Lago Tai ( per la precisione il suo nome è Tai Hu) era definito come: “Lago della Cina orientale, nella pianura a sud dell’estuario dello Chang Jiang. Poco profondo, possiede diverse piccole isole montuose ricche di carbone. Sulle sue rive fertili e popolose si coltivano riso e gelsi (baco da seta)…”.
Roba del tempo che fu. Oggi le 3.000 industrie che circondano il lago hanno avvelenato il bacino con veleni a mai finire e ingenti quantità di rifiuti che hanno progressivamente devastato il territorio.
Scrive Visetti: "Dopo vent'anni di «interventi per la depurazione»,
nei giorni scorsi l'Autorità di bacino ha ammesso che il 90% dei campioni
d'acqua risultano così tossici che è «pericoloso anche il solo contatto con la
pelle». Un ragazzo caduto da un molo è stato ricoverato per ustioni e sei
bambini sono in ospedale dopo aver bevuto da una bottiglia che galleggiava tra
le alghe. I residenti ripetono che «per imprenditori criminali e funzionari
corrotti violare le leggi costa meno che rispettarle ». Il "cancro del
lago Tai" è quello che distrugge anche il resto della Cina. Se Pechino non
guarisce, i patti verdi con Washington serviranno solo a nascondere altre emergenze,
nuovi affari sporchi”.
Canzone del giorno: Great Lakes (2013) - John Smith
Clicca e ascolta: Great....




