nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

giovedì 29 aprile 2021

Incapacità

La battaglia fra aperturisti e chiusuristi dilaga ovunque: sui giornali, nei talk show, fra i virologi, nel Governo, persino nel Comitato tecnico-scientifico. Ma la gente, i cittadini normali, che non hanno agganci, vie privilegiate, conoscenze preziose, o semplicemente hanno la sfortuna di essere nati nella regione sbagliata, o la disgrazia di avere un medico di base che non visita a domicilio, o non vaccina o rimanda ogni decisione alla Asl, questi cittadini – dicevo – non si appassionano alla disputa sull’orario di inizio del coprifuoco. Per chi si ammala, o teme di ammalarsi, o vorrebbe vaccinarsi, i problemi sono altri. (...) Perché le cose sono andate così? Perché, ancora oggi come un anno fa, il terrore di tutti non è il Covid in sé, ma la coscienza che, se ci ammaliamo, potremmo trovarci soli, appesi a un numero verde, e abbandonati da chi dovrebbe proteggerci? Perché, oggi come ieri, centinaia di migliaia di malati non-Covid sono costretti a rinunciare a una cura, a un ricovero, a un intervento, a causa degli ospedali sopraffatti dall’onda dei malati Covid? Perché, ancora una volta, le autorità sanitarie hanno tergiversato prima di intervenire? Perché quasi nulla è stato fatto per riorganizzare il trasporto pubblico, o per mettere in sicurezza le scuole? Se devo essere sincero, la mia risposta è: non lo so. O meglio: non lo so più. Fino a un certo punto ho creduto che la superbia e la sordità dei governanti, incapaci di ascoltare ogni voce indipendente, spiegassero molte cose. Oggi non più. Oggi mi pare che ci sia qualcosa di più sottile e al tempo stesso più devastante: l’incapacità di imparare dai propri errori, in modo da correggerli. Un comportamento che, a chi come me appartiene a una comunità scientifica, risulta semplicemente incomprensibile. Ma mi rendo conto che sono io fuori strada. Nella comunità scientifica gli errori, prima o poi, si scoprono. E chi ha sbagliato li riconosce. Se non lo facesse perderebbe la sua reputazione. Per questo la scienza va avanti. Nella politica è diverso, almeno in Italia. Basta leggere l’accorata lettera-appello a difesa del ministro Speranza (“Io sto con Roberto”) circolata nei giorni scorsi per rendersene conto. Qualsiasi errore sia stato commesso, c’è qualcuno pronto a negare che sia stato commesso, o che sia stato un errore. L’intelligenza non viene usata al servizio della ricerca della verità, ma al servizio di una causa politica ritenuta giusta, e in nome della quale si può calpestare ogni evidenza empirica (e ogni tragedia). Gli errori non sono errori, ma questioni di “punto di vista”. Ideologico. Per questo, alla politica diversamente che alla scienza, è concesso di non imparare dai propri errori. Peccato che, di quel privilegio della politica, le vittime siano noi: la terza ondata, e il buio esistenziale che si è impadronito delle nostre vite, sono anche una conseguenza di quel privilegio.

Luca Ricolfi, Il Messaggero (24/4/2021)

Canzone del giorno: Mean Street (1981) - Van Halen
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martedì 27 aprile 2021

Carte


La vita è proprio strana. Ti mette in mano carte che puoi leggere solo dopo averle giocate o solo dopo che altri le giocano per te.

Christiaan Barnard (1922 - 2001), Una vita (1969)



Canzone del giorno: Harder Cards (2003) - Kenny Rogers
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domenica 25 aprile 2021

Danno collaterale

C’è una sola emozione altrettanto insopportabile di quella restituita dalle immagini dei corpi senza vita, in balia delle onde, vittime dell'ennesima strage di migranti nel basso Mediterraneo. Ed è il senso di vergogna, impotenza, rabbia per il cinismo e la cattiva coscienza di un Paese il nostro e di un continente l'Europa che ha da tempo inscritto quei cadaveri a "danno collaterale". Rinunciando scientificamente, per calcolo politico, ignavia, subalternità, anche solo a immaginare una politica dei flussi migratori, del diritto di asilo e un sistema di soccorso in mare in grado di tenere insieme, con equilibrio e umanità, le ragioni della sicurezza dei confini e della lotta al traffico di esseri umani con i diritti fondamentali. Primo fra tutti, quello incomprimibile e antico quanto la nostra specie, che è lo strappare un nostro simile alla morte lenta e terribile per annegamento. Non ci si può rassegnare all'idea che anche oggi, esattamente come il 2 settembre del 2015 di fronte al corpo senza vita del bimbo siriano Alan Kurdi, esattamente come dopo ogni fotogramma di questa silenziosa e immane ecatombe, ci accontenteremo di genufletterci, di giurare invano "mai più", per poi tornare ordinatamente nella prigione delle nostre convenienze. […] Nessuno può pensare che l'Italia, da sola, possa far fronte a una catastrofe umanitaria continentale. Ma il presidente del Consiglio Mario Draghi è uomo troppo intelligente e avvertito per non comprendere che la strada per immaginare una nuova Italia e una nuova Europa "green" e "blu", dall'economia circolare e la mobilità sostenibile, che viaggia su reti 5G, non potrà essere né percorribile, né credibile, se continuerà a essere ingombra di cadaveri innocenti senza nome, gonfi dell'acqua in cui sono annegati. E dunque non potrà non ripensare a quanto possano essere suonate infelici le parole con cui, nella sua recente visita a Tripoli, ha ringraziato la guardia costiera libica, la stessa che avrebbe dovuto sulla carta evitare la strage dei 130. Perché quelle parole equivalgono, simbolicamente, al sorvolo dell'aereo di Frontex con la livrea dell'Unione europea sul gommone della strage mentre la strage si consumava. […] Vogliamo insomma pensare che con la stessa forza con cui quando ancora non era presidente del Consiglio, Draghi indicò all'Europa la necessità di cogliere l'occasione della pandemia per cambiare il suo statuto di fortezza assediata dall'esterno e al suo interno, ora, da premier, voglia avere Bruxelles come primo interlocutore e fare del nostro Paese la locomotiva di una rivoluzione europea, questa sì compiuta, che accanto a quei due aggettivi, "green" e "blu", ne aggiunga un terzo. Solidale. Che porti dunque a una riapertura immediata di corridoi umanitari, all'attivazione di evacuazioni di emergenza, alla riconfigurazione altrettanto immediata delle modalità del soccorso nel basso Mediterraneo e alla redistribuzione dei richiedenti asilo nell'intero spazio Schengen.

Carlo Bonini, La Repubblica (24/4/2021)

Canzone del giorno: Escape (1984) - Metallica
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sabato 24 aprile 2021

Insopportabile


Nulla è così insopportabile all’uomo quanto essere in un pieno riposo, senza passioni, senza affari, senza distrazione, senza applicazioni. Egli sente allora il suo nulla, il suo abbandono, la sua insufficienza, la sua dipendenza, la sua impotenza, il suo vuoto. Immediatamente sorgerà dal fondo della sua anima la noia, l’umor nero, la tristezza, l’afflizione, il dispetto, la disperazione.

Blaise Pascal (1623 - 1662), Pensieri 



Canzone del giorno: La noia (1982) - Vasco Rossi
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giovedì 22 aprile 2021

Fiasco

 ...è il momento di fare luce sull'incredibile fiasco dei cosiddetti soci fondatori, che alla prova dei fatti si sono rivelati meno organizzati dei Soliti Ignoti di Monicelli. La comunicazione. Un disastro. Se vuoi sbarcare su tutti gli schermi del mondo con un progetto così dirompente, che senso ha annunciarlo di soppiatto a mezzanotte senza nemmeno un video, una dichiarazione a voce, quantomeno un tentativo di risultare seducente? Per forza poi si diffondono le interpretazioni più disparate, come l'idea che la Superlega fosse un campionato interamente chiuso o un'operazione “alla NBA”, teorie che non corrispondono a verità. Ma che importa? Che importa se invece di Messi, Ronaldo o Salah la tua faccia da copertina è Florentino Perez, mentre intanto scorrono h24 i dubbi di Klopp e Guardiola? Persino l'accorato monologo di Roberto De Zerbi, la cui popolarità non travalica le Alpi, è risultato più efficace dei borbottii del capo del Real Madrid, il cui flebile tono di voce tradiva la sotterranea disperazione da presidente di un club gestito talmente male da aver bisogno di soldi, per sua stessa ammissione, qui e ora. Certo, almeno lui ha risposto al telefono. I dubbi, mai chiariti. Quando parte? Già ad agosto? Quanti e quali sono i “soci fondatori”: dodici, quindici, c'è il Bayern (spoiler: no), la Roma (spoiler: no), il Porto, il Lipsia? Come funzionano le qualificazioni per le altre cinque? Chi sono gli arbitri, e da chi dipendono? Il capo della SuperLega sarebbe stato uno dei presidenti delle squadre in gara: possibile credere all'indipendenza di arbitri scelti (e ben pagati) direttamente da uno dei presidenti della Lega? Visto che la SuperLega si rivolgeva a un bacino d'utenza di un miliardo di telespettatori, su che fuso orario sarebbero andate in onda le partite? Domande rimaste inevase, quando dovevano essere oggetto di FAQ, rassicurazioni, chiarimenti mai arrivati nelle prime e ultime 48 ore di vita. Al loro posto, dichiarazioni surreali come quelle rilasciate a “Le Parisien” dal segretario generale Anas Laghrari: “I giovani calciatori” (riportiamo testualmente) “hanno voglia di giocare grandi partite contro grandi giocatori. Neymar sognava di affrontare Messi in Champions, ma era infortunato e forse non potrà mai giocarci contro”. E perché i sogni di Neymar dovrebbero valere più di quelli di un giocatore dell'Atalanta o del Siviglia?

Giuseppe Pastore, Il Foglio (21/4/2021)

Canzone del giorno: The Cut Runs Deep (1990) - Deep Purple
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martedì 20 aprile 2021

Scivola la penna

Scivola la penna
verso l'inguine della pagina,
ed in silenzio si raccoglie la scrittura.
Questo foglio ha i confini geometrici
di uno stato africano
in cui disegno
i filari paralleli delle dune.
Ormai sto disegnando
mentre racconto ciò
che raccontando si profila.
È come se una nube
arrivasse ad avere
forma di nube.

Valerio Magrelli, da Ora serrata retinae, Feltrinelli (1980)

Canzone del giorno: Il testo che avrei voluto scrivere (2017) - Carapezza
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sabato 17 aprile 2021

Debito pubblico

Come sappiamo, la crisi Covid ha fatto crescere i deficit pubblici di tutti i Paesi avanzati. Il livello del deficit resta però molto diverso da Paese a Paese. Si possono identificare tre principali gruppi. Il primo è quello dei Paesi che hanno portato il deficit nel 2020 a livelli ben superiori al 10 per cento del Pil. Sono quattro: Israele, Regno Unito, Giappone e Stati Uniti. In quest’ultimo Paese il deficit ha sfiorato il 16 per cento del Pil, un valore superato in precedenza solo tra il 1943 e il 1945. Il secondo gruppo comprende Paesi con un deficit intorno al 10 per cento: qui si colloca l’Italia, insieme ad altri Paesi “mediterranei” (Francia, Grecia, Spagna).
Il terzo gruppo comprende Paesi con deficit molto più bassi, tra il 3 e il 6 per cento del Pil. Qui stanno Svizzera, Corea del Sud, e tutti i Paesi “nordici” (Germania, Svezia, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Olanda). Ci sta pure il Portogallo, seppure su valori tra i più alti del gruppo (6 per cento). Queste differenze tra gruppi di Paesi riflettono tre circostanze. Primo, il punto di partenza: Paesi che già prima della crisi avevano un deficit basso o, come Germania e Olanda, erano in surplus, hanno retto meglio lo shock. Secondo, la caduta del Pil: dove il Pil è caduto di più le entrate dello stato hanno maggiormente sofferto e la spesa è aumentata più rapidamente. Terzo, probabilmente, hanno pesato fattori culturali: insomma, la Germania è stata come sempre molto prudente. [...] Cosa accadrà, per esempio, al debito pubblico italiano rispetto a quello tedesco? Il divario tra debito italiano e tedesco, già sui massimi storici nel 2019 (75 punti percentuali) raggiungerebbe i 92 punti percentuali nel 2024 (62 per cento per la Germania contro 154 per cento per l’Italia). Questa divaricazione tra Paesi del Nord e Paesi del Sud nell’andamento del debito pubblico renderà molto difficile trovare un accordo su come le regole del patto di stabilità dovranno essere modificate e su quando debbano rientrare in vigore. Ma il vero problema è che le enormi differenze nel livello di debito pubblico tra i Paesi dell’area euro li rende diversamente vulnerabili a un aumento dei tassi di interesse causato da una futura impennata dell’inflazione media dell’area (l’obiettivo dell’azione della Bc). [...] È vero che l’aumento del debito pubblico nel biennio Covid è stato soprattutto nei confronti della Bce e, legalmente, delle banche nazionali (è la Banca d’Italia che compra il 90 per cento dei Btp acquistati dal sistema europeo delle banche centrali). Questo implica che, finché tali titoli restano in possesso delle banche nazionali, l’aumento dei tassi di interesse non tocca i bilanci pubblici (perché i profitti delle banche nazionali sono in gran parte passati agli stati). Ma se l’inflazione aumentasse la Bce potrebbe dover ridurre la detenzione di tali titoli per riassorbire la liquidità creata in eccesso nel biennio Covid. Un aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse potrebbe quindi gravare in modo anche più forte che in passato sul debito dei vari Paesi e generare tensioni crescenti. È un rischio da non sottovalutare.

Carlo Cottarelli, La Stampa (13/4/2021)

Canzone del giorno: Curved Air (2017) - David Crosby
Clicca e ascolta: Curved....