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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

lunedì 5 ottobre 2026

La Ricreazione

Si narra che quando 800 anni fa Francesco d’Assisi, di cui ieri abbiamo festeggiato per la prima volta la festa nazionale, sentì la morte vicina, chiese ai fratelli i suoi biscotti preferiti: la ricreazione. Quei biscotti di mandorle, miele, mosto, albumi e spezie dovevano però uscire dalle mani di Jacopa dei Settesoli, nobildonna sua seguace che lo aveva ospitato quando si era recato a Roma per presentare al Papa il suo ordine. Jacopa gli preparò quei biscotti dal potere rinfrancante e curativo che si fanno ancora oggi, gli piacquero così tanto da volerli di nuovo prima di spegnersi. Francesco è poeta nel senso che ha la radice della parola: portare nel mondo più vita di quella che ci ha trovato. Inaugura infatti la poesia italiana e Dante, con la sua teologia esistenziale, è suo figlio. Nel chiedere i biscotti è poeta fino in fondo, come Cristo nell’ultima cena: afferma la gioia di vivere, nel creato, nel corpo, nell’amicizia e perfino nell’imminente morte, che già nel Cantico — volle recitarlo con i fratelli come addio e a Dio — aveva definito sorella, perché per lui ogni cosa venendo da un Padre, dall’acqua alle stelle, dalla Terra alla Morte, è quindi figlia, cioè per noi sorella o fratello. La creazione è il nostro corpo, cosmico e sociale, e Francesco detta la regola della ricreazione perfetta: fai quello che sai fare per vocazione con ciò che il creato ti offre, senza distruggerlo, e porgilo agli altri... fossero anche solo dei biscotti. Aumenta la vita, metti al mondo più mondo. Ricreati. Ricrea.

Alessandro D'Avenia, Corriere della Sera (5/19/2026)

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