nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

lunedì 13 luglio 2020

Ragliare


Trenta monaci e il loro abate non possono far ragliare un asino contro la sua volontà.

Miguel de Cervantes (1547 - 1616) - Novelas ejemplares, 1613 


Canzone del giorno: State of Mind (2001) - Electric Light Orchestra
Clicca e ascolta: State....

sabato 11 luglio 2020

Frugali

Ma chi sono questi “frugali”? E perché non ci vogliono bene? Svezia, Danimarca, Olanda e Austria si sono attribuite questo eufemistico soprannome per giustificare la loro opposizione al Recovery fund proposto da Francia e Germania e destinato ad aiutare l’Italia e gli altri Paesi più colpiti dall’epidemia. Sarebbe facile, di fronte alla genericità degli argomenti adottati dal cancelliere austriaco Kurz o dal capo del governo olandese Rutte, cadere nella trappola schematica degli opposti populismi. Mentre per i populisti nostrani l’Europa è un enorme complotto tedesco per danneggiare e sottomettere noi italiani, per i populisti dei Paesi “frugali” l’Europa è l’ennesimo espediente italiano per scroccare soldi al Nord e vivere di debiti senza lavorare. (…)Sul tema della solidarietà la questione europea attraversa e spacca tutti gli schieramenti partitici. Probabilmente non si tratta neppure di un puro e semplice calcolo di convenienza, visto che un collasso del mercato unico europeo costerebbe anche a loro molto più del contributo al Recovery fund. La differenza è piuttosto nel modello culturale di riferimento che ha segnato l’adesione di questi Paesi all’Unione europea. E il modello dei quattro “frugali”, che molti considerano semplici vassalli della Germania, è sempre stato il Regno Unito. Per Svezia e Danimarca, che non fanno parte della moneta unica, lo è stato fin dal momento dell’adesione. Per l’Olanda, un tempo europeista, lo è diventato con il crescere dei risentimenti populisti all’inizio del secolo. Per l’Austria è una scelta di comodo, che offre al suo cancelliere un profilo politico alternativo a quello dell’ingombrante collega tedesca. Cosa significa avere il Regno Unito come modello? Significa, semplicemente, interpretare la scelta europea sulla base di un puro calcolo del dare e dell’avere, tanto sul piano economico come su quello politico, senza alcuna implicazione identitaria. L’Europa va bene se conviene. Se non conviene, va attaccata e denigrata senza pietà, come per anni hanno fatto i media e i politici britannici. (…) Ma l’elastico del sentimento popolare, che si è spezzato in Inghilterra, è ormai arrivato al limtieella tensione anche in questi Paesi. La decisione del Recovery fund li costringerà, come del resto costringerà gli italiani, a un esame di coscienza sulla propria appartenenza europea.

Andrea Bonanni, la Repubblica (11/7/2020)

Canzone del giorno: Never Not Love You (2016) - Dolly Parton
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giovedì 9 luglio 2020

Dalla parte giusta

Cardinale Rivarola (Ugo Tognazzi): Siamo uomini, e l’uomo rimane uomo con tutti i suoi scrupoli, i suoi dubbi, e qualche volta addirittura con l’incredulità. Ma che importa? Noi siamo sempre dalla parte giusta.

Monaco (Alberto Sordi): Pure quando sbajamo?

Cardinale Rivarola (Ugo Tognazzi): Soprattutto quando sbagliamo: è facile stare dalla parte giusta quando si ha ragione.

Monaco (Alberto Sordi): Che è, un dogma, Eminenza?

Cardinale Rivarola (Ugo Tognazzi): No, fratello: è la tragedia di chi ha il potere. Per cui lasciamo che la giustizia compia il suo corso.

dal Film "Nell'anno del Signore" (1969) - Regia di Luigi Magni

Canzone del giorno: You Never Change (1978) - The Doobie Brothers
Clicca e ascolta: You Never...

martedì 7 luglio 2020

Furbizia

La comunicazione si basa per buona parte sulla furbizia. Soprattutto oggi, nell’era in cui tutto ciò che si dichiara non svapora alla mezzanotte del giorno dopo quando il giornale finisce nella pattumiera, bensì sopravvive in eterno sul web. Ecco la ragione della necessaria scaltrezza: ogni parola resterà, meglio attrezzarsi. Prendete Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms: È colui che qualche mese fa ci rassicurava sulla levità del Covid 19, salvo adesso saltarsene fuori con l’affermazione “il peggio deve ancora venire“. Dove sta la furbizia comunicativa? Semplicemente nell’attribuirsi due enunciati antitetici, in modo che i posteri - qualunque sarà l’evoluzione del virus - trovino online la giusta predizione. Poco importa se ci si rimette in credibilità, tanto più che nelle valanghe di pagine web che ogni minuto inondano il pianeta, ciò che vale è la singola affermazione, che si risolve completa in se stessa, essendo pochissimi a linkare sul nome di Ghebreyesus per compararne i virgolettati. Quindi tutto a posto? Nossignore, perché si dà il caso che non ci sia più diaframma temporale fra le notizie e l’effetto emotivo delle stesse: le labbra del direttore dell’Oms emettono dieci parole in fila, ed esse sono già patrimonio globale, corrono sui siti, sui blog, sugli sms-alert-news, creando conseguenze, ingenerando all’istante sollievo o panico (da cui discendono azioni, decisioni, scelte) mi sono sempre chiesto se coloro che arrivano a occupare certi ruoli, ricevano nozioni sui modi e gli effetti della comunicazione. In attesa di saperlo, tocca accettare l’otto volante, sopravvivendo non solo il virus, ma anche ai comunicati dell’Oms.

Stefano Massimi, Robinson (4/7/2020)

Canzone del giorno: Il volume delle tue bugie (2013) - Ligabue
Clicca e ascolta: Il volume....

sabato 4 luglio 2020

Mediana

Mi sono imbattuto in un dato statistico che mi ha fatto riflettere. Mi ero chiesto se siano più ricchi gli americani o gli italiani. Posta così la domanda è vaga, perché ovviamente ci sono italiani straricchi come Berlusconi e italiani poveracci e ci sono americani straricchi come Bill Gates e americani poveracci. Ma ci si può chiedere se mediamente siano più ricchi gli americani o gli italiani. La statistica esiste anche per rispondere a queste domande. Ho cercato i dati. Quello che ho trovato mi ha sorpreso.
Ci sono diversi modi per valutare la ricchezza «mediamente». Due fra i più comuni sono la media statistica e la mediana. La ricchezza media statistica degli americani è più alta di quella degli italiani: oltre una volta e mezzo quella italiana. Ma la ricchezza mediana degli americani è molto più bassa di quella degli italiani: la ricchezza mediana degli italiani è quasi una volta e mezzo quella americana. I dati sono del Global Wealth Databook 2019 del Credit Suisse. Gli americani sono più ricchi di noi in media statistica, ma più poveri di noi in mediana. Non si tratta di piccole fluttuazioni statistiche: si tratta di differenze pesanti. La risposta alla domanda se siano più ricchi gli americani e gli italiani è davvero «dipende». (...) Da cosa dipende la vistosa discrepanza? La media statistica è la ricchezza divisa per il numero degli abitanti. È un’indicazione di «quanto sarebbe ricco un americano se la ricchezza fosse divisa in parti eguali». La mediana è la ricchezza dell’americano «medio» nel senso di quello che sta a metà fra i ricchi e i poveri: metà dei cittadini sono più ricchi di lui e metà più poveri di lui. Data la forma della distribuzione della ricchezza, la mediana corrisponde più o meno a una valutazione del tipo «prendiamo un americano a caso: quanto è ricco?». È chiara allora la ragione della discrepanza fra i due dati, che a prima vista è così sorprendente: in America c’è molta più disparità economica che in Italia. La ricchezza è ancora più concentrata nelle mani di pochi di quanto non lo sia in Italia. In America la ricchezza c’è, ma arriva alla maggioranza degli americani molto meno di quanto arrivi in Italia. C’è più ricchezza nell’insieme, ma l’italiano «medio» è più ricco dell’americano «medio». Ovvero, la maggioranza degli italiani è più ricca della maggioranza degli americani. E non di poco. (...)
Se il sistema politico, economico e sociale italiano si avvicinasse a quello americano, ci guadagnerebbero gli italiani? Risposta: i pochi molto ricchi sì, ma la maggioranza degli italiani ne avrebbe una perdita economica. Questo risultato è indipendente dalle vistose differenze dei due sistemi sociali: per esempio il fatto che in Italia la sanità è pubblica, il costo dell’educazione è coperto in larga misura dallo Stato, esistono ammortizzatori sociali molto più efficaci eccetera, tutte cose che in America non ci sono. Anche indipendentemente da queste differenze sociali profonde, per la maggioranza dei cittadini è economicamente più conveniente essere in un sistema politico sociale come quello italiano che non in uno come quello americano. Con tutti i disastri italiani, viviamo in un Paese dove la maggior parte della popolazione è economicamente quasi una volta e mezzo più agiata che la maggioranza della popolazione del Paese più potente del mondo.
Qualche volta non sarebbe male ricordarlo.

Carlo Rovelli, Corriere della Sera 25/6/2020

Canzone del giorno: The Almighty Dollar (2007) - Ozzy Osbourne
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giovedì 2 luglio 2020

Virologi

Bertolotti e De Pirro, da google.it
















Canzone del giorno: I Don't Need No Doctor (1971) -  Humble Pie
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mercoledì 1 luglio 2020

Playlist Giugno 2020


1.      Alice Cooper, The Dynamite Road – (Paranormal – 2017) – Polveriera
2.      Susan Tedeschi, The Danger Zone – (Hope and Desire – 2005) – Mani bucate
3.      Perturbazione, Chi conosci davvero  – (- (Dis)amore – 2020) – Persona giusta
4.      Coldplay, The Scientist  – (A Rush of Blood to the Head – 2002) – Ricerca scientifica
5.      Alicia Keys ft. John Mayer, Lesson Learned  – (As I Am – 2007) – Solo Lezioni
6.      Muddy Waters, All Aboard – (Fathers and Sons  – 1969) – Infiltrazioni
7.      Albert King, Change Of Pace – (Albert  – 1976) – Poteri di veto
8.      Fabrizio De Andrè, Anime salve – (Anime salve  – 1996) – Passaggi
9.      Mark Chesnutt, Useless – (Thank God For Believers  – 1997) – Inutile
10.  Johnny Winter, Check Out Her Mama – (Where’s Your Brother?  – 1992) – Nutrice
11.  Giorgio Gaber, Il conformista – (Gaber 96/97  – 1997) – Il conformista
12.  Peter Frampton, It’s a Sad Affair – (Where I Should Be  – 1979) – Sciatteria
13.  Ian Hunter, Morons  – (Runt – 2001) – Deficiente