nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

mercoledì 13 novembre 2019

Chiamami adesso

Chiamami adesso, sì,
lo so che prima era…
era più facile…
ma è adesso che ho bisogno io di
farmi trovare, farmi trovare qui
chiamami adesso che
è più buono  il mio cuore…

Dammi il tempo che tempo non sia
Dammi un sogno che sonno non dia…

Chiamami adesso che
non ho più niente da dire, ma
voglio parlare lo stesso insieme a te
voglio provare io a descrivermi… 

Canzone del giorno: Chiamami adesso (1992) - Paolo Conte
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domenica 10 novembre 2019

Anime prigioniere

Quel muro cresceva infatti nella mente delle persone da ventotto anni, circondava due generazioni, paralizzava ambizioni, annullava speranze. Era certo una chiusura fisica, uno strumento meccanico che occupava lo spazio per fermare il movimento e arrestare i corpi. Ma era anche una barriera spirituale perché occludeva un pezzo di futuro, restringeva l’orizzonte di vita, occupava la visuale come un’ossessione. Un blocco concettuale, perché ogni giorno ricordava un confine, la soglia tra la libertà personale e l’arbitrio del potere, tra l’autonomia e la discrezionalità. Nascondendo l’altrove, lo mitizzava nel desiderio, rendendolo irraggiungibile lo ingigantiva, richiamandolo in continuazione con la sua sola presenza incombente. Così il Muro finiva per separare la vita vissuta in pubblico, nell’obbedienza, e la vita consumata in privato, nel silenzio, tra progetti di fuga inconfessabili e l’evidenza del limite, misurando ogni giorno la quota di libertà vigilata che si poteva sperimentare e la confisca quotidiana di un tratto di destino.

Ezio Mauro, Anime prigioniere. Cronache dal muro di Berlino - 2019 (Feltrinelli)

Canzone del giorno: Where Are We Now? (2013) - David Bowie
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sabato 9 novembre 2019

Il Muro

Il muro di Berlino fu costruito nel 1961 per fermare l’esodo della popolazione dalla Repubblica Democratica Tedesca (Ddr, o Germania Est), comunista, verso la Repubblica Federale di Germania (Germania Ovest), più ricca. Tra il 1949 e il 1961 erano fuggiti dall’est più di 2,6 milioni di tedeschi, su una popolazione totale di 17 milioni. Molti erano professionisti qualificati, la cui assenza si faceva sempre più sentire nella Ddr.
Con il paese sull’orlo del collasso economico e sociale, il governo della Germania Est prese quindi la decisione di chiudere tutto il confine, costruendo il muro in una notte, il 13 agosto 1961. Il nome ufficiale era “barriera di protezione antifascista”, che doveva difendere i tedeschi orientali dall’occidente. (...) Nel 1989 un autunno di manifestazioni politiche aveva creato una forte pressione sul governo della Germania Est affinché concedesse maggiore libertà di spostamento. Nella prima serata del 9 novembre un portavoce del governo dichiarò, nel corso di una conferenza stampa, che i tedeschi dell’est sarebbero stati liberi di recarsi in Germania Ovest. Alla domanda su quando tutto questo sarebbe accaduto, esitò e, provocando lo shock e lo stupore dei tedeschi presenti, aggiunse: “Subito”.
Appena i mezzi d’informazione occidentali riferirono che il confine era stato aperto, le persone cominciarono a radunarsi a frotte ai posti di blocco di entrambe le parti. Sopraffatte dal numero di persone accorse, le guardie smisero di controllare i passaporti intorno alle 23.30. A quel punto le persone passavano ormai liberamente da un paese all’altro.

da internazionale.it

Canzone del giorno: Zoo Station (1991) - U2
Clicca e ascolta: Zoo Station....

mercoledì 6 novembre 2019

Bacillus calcisticus

Ma si può essere così idioti da passare il proprio tempo libero a vedere dei milionari in mutande che corrono dietro un pallone? Mah, è proprio una distrazione di massa per decelebrati... Siamo proprio sicuri che sia così? A guardare bene, alcune delle menti più alte del Novecento sembrano contraddire questo luogo comune. Si potrebbe troncare qualsiasi discussione sul valore estetico del calcio con una sentenza, come d’abitudine folgorante, di Carmelo Bene: “Il calcio somiglia alla musica: la musica può forse essere spiegata con la musica? No, così il calcio: non ha nemmeno bisogno della Lingua per farsi intendere il calcio buca ogni linguaggio“. Riflessione eguale e contraria a quella di uno dei primi intellettuali a scoprire il suo talento, ovvero Pier Paolo Pasolini che affermó: “il gioco del football è un ‘sistema di segni’; e, cioè, una lingua, sia pure non verbale“, arrivando a dire altrove addirittura che “il calcio e l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, Il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro“. Mescolando le riflessioni dei due diversi geni (tanto egualmente abissali, quanto profondamente distanti) si ottiene un brano memorabile del maestro della prosa calcistica, la cui penna creò più neologismi di quella di Gabriele D’Annunzio, il grande Gianni Brera: “Il vero calcio rientra nell’epica: la sonorità dell’esametro classico si ritrova intatta nel novenario italiano, i cui accenti si prestano ad esaltare la corsa, i salti, i tiri, i voli della palla secondo geometria o labile o costante...”. (...) Come si può spiegare a chi non ama il calcio l’armonia pitagorica celata dietro a una punizione di Mihajlovic, l’archetipo del Bagatto celato nelle finte di Garrincha, lo splendore rinascimentale delle traiettorie di Pirlo o la maestà guerriera di un goal di tacco di Ibrahimovic? Come si può fornire la formula di struttura dello stupore di fronte a una divina serpentina di Messi, alla grazia di un pallonetto di Cantona, all’infinita sprezzatura presente in ogni stop di Zidane, al prodigio innaturale rivelato in ogni scatto di Ronaldo (il Fenomeno, non il pur fenomenale Cristiano)? Penserete che sono matto, lo so. Come darvi torto?

Adriano Ercolani, Bacillus calcisticus (Linus - settembre 2019)

Canzone del giorno: La palla è rotonda (2014) - Mina
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lunedì 4 novembre 2019

Panchina

Uno continua a star seduto così, su una panchina del parco, finché diventa lui stesso di legno e bisognoso di comunicare. Vecchi legati al bello al cattivo tempo, donne avanti negli anni che ridiventano ragazze chiacchierine, le stagioni, cigni neri, bambini che si rincorrono strillando, e coppiette che si vorrebbe stare a guardare fino a quando, com'era da prevedere, devono separarsi. Certuni lasciano cadere della carta. La carta svolazzo un poco, si avvoltola e viene infilzata su un bastone appuntito da un uomo con berretto, pagato dal comune.

                                         Guntur Grass (1927 - 2015), Il tamburo di latta (1959)



Canzone del giorno: Up To Me (1971) - Jetrho Tull
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sabato 2 novembre 2019

Autunno

Emilio Giannelli, da Corriere.it
















Canzone del giorno: Autunm (2006) - Paolo Nutini
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venerdì 1 novembre 2019

Playlist Ottobre 2019


1.      The Muffs, A Little Luxury  – (Really Really Happye - 2004) – Istituzioni
2.      Vinicio Capossela, Notte di provincia  – (Modì - 1991) – Notte di provincia
3.      Simon & Gurfunkel, The Boxer  – (Bridge over Troubled Water – 1970) –  Trait d’union
4.      Supertramp, Breakfast in America – (Breakfast in America – 1979) – Mozzarella
5.      Toronzo Cannon, Get Together Or Get Apart  – (The Preacher… - 2019) – The Preacher…
6.      Paula Harris, A Mind of Her Own  – (Speakeasy – 1992) –  Spazio bianco
7.      Fabio Concato ft. José Feliciano, M’innamoro davvero  – (Fabio Concato – 1999) –  Ti amo
8.      Joy Division, Isolation  – (Closer – 1980) –  L’isolamento del Sultano
9.      The Black Eyed Peas, Where Is The Love  – (Elephunk – 2003) – Fatiche
10.  Frank Sinatra, That’s Life  – (That’s Life – 1966) –   Joker
11.  Metallica, Harvester Of  Sorrow  – (…And Justice for All – 1988) –   Cervicale
12.  Guns N’ Roses, Use Your Illusion I  – (Use Your Illusion I – 1991) –   Tragedia Curda
13.  Alessandro Sipolo, Ventotto giorni quatro ore  – (Un altro equilibrio – 2019) –   Proporzione