nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 13 ottobre 2018

Esternazioni

Il governo, cioè i due vice premier, gli unici con facoltà di esternare quanto e quando vogliono – prima Di Maio poi Salvini o viceversa forse dipende dalla luna – sembra sempre più nervosetto e non i capisce se è una messinscena. Di giorno in giorno la comunicazione è così paradossale, zero istituzionale e sempre più stressata da alimentare il sospetto che l’obiettivo sia studiato a tavolino. Per capire fino a che punto ci si può spingere. E per vedere l’effetto che fa. (...) Salita al potere, la creatura tre quarti grillina un quarto leghista (ora stando ai sondaggi le proporzioni sembrano diverse) ha attaccato subito istituzione su istituzione minacciandole, mettendole in cattiva luce, senza rispetto e limite, nessuno escluso tranne la sacralità dei totem Grillo e Casaleggio. una sorta di lenta assuefazione dell'opinione pubblica alla denigrazione delle istituzioni al massimo criticate prima, mai insultate, per alimentare soprattutto la pancia del proprio elettorato spingendosi sempre più in là in una marcia chiodata di presa del potere.

                                                                                                     Denise Pardo, L'Espresso (7/10/2018)

Canzone del giorno: L'aridità dell'aria (1997) - Cristina Donà
Clicca e ascolta: L'aridità....

mercoledì 10 ottobre 2018

Post Scriptum Film


Una storia senza nome

REGIA: Roberto Andò
INTERPRETI: Micaela Ramazzotti, Alessandro Gassman, Renato Carpentieri, Laura Morante, Antonio Catania, Jerzy Skolimowski, Gaetano Bruno
SCENEGGIATURA: Roberto Andò, Angelo Pasquini
DURATA: 110'
USCITA: 20/9

Roberto Andò nel suo ultimo film, "Una storia senza nome", prende lo spunto da una storia vera (il furto della Natività di Caravaggio avvenuto nel 1969 presso l'Oratorio di San Lorenzo a Palermo) per architettare un opera che, fra realtà e finzione, fra inganni e rilevazioni, instrada lo spettatore verso un percorso caleidoscopico. Una commedia noir e grottesca un po' fin troppo incastonata in momenti che a volte appaino gradevoli e a volte fin troppo variegati.
Gli attori si muovono all'interno di un labirinto nel quale il regista cerca di farli districare per evidenziare il rapporto tra verità e menzogna che esiste nel cinema così come nella vita.
La mafia ruba la tela del Caravaggio e dopo cinquant'anni  le versioni sulla sua sorte si sprecano. Distrutta durante il furto, venduta a danaroso collezionista, data in pasto ai maiali, posizionata nel salotto di Badalamenti o Riina.
Verità e finzioni. Un misterioso uomo (Renato Carpentieri) contatta una giovane segretaria (Micaela Ramazzotti) per raccontarle la "verità" sul furto del quadro in modo da poterla trasformare in una sceneggiatura per un film. D'altronde il mestiere in incognito della donna è proprio quello di scrivere storie che sono firmate e fatte proprie dal suo amante, cinico e famoso sceneggiatore interpretato da Alessandro Gassman.
Malavita, infedeltà, corruzione, misteri e, soprattutto, il tema del doppio, caro al regista, che evidenzia il costante scontro fra individui e maschere, per ricordare allo spettatore che la finzione è sempre dietro l'angolo in ogni momento della propria vita.
Un film un po' fin troppo ambizioso ma mai banale.


Canzone del giorno: Tangled Up (2013) - Caro Emerald
Clicca e ascolta: Tangled Up....

lunedì 8 ottobre 2018

Conte

...crediamo sia interesse del Paese sostenere l’autonomia del ruolo del capo dell’esecutivo, confidare nella sua saggezza giuridica, sperare che governando applichi un principio di base del diritto: la «diligenza del buon padre di famiglia».
Non esponga il Paese a rischi inutili. Dopotutto si è autodefinito, senza un briciolo di ironia, «avvocato del popolo». Dunque, faccia gli interessi degli italiani, difenda i loro risparmi. Senza illuderli, senza sbilanciarsi in colossali, quanto poco credibili, promesse. Non vi sono — come ha detto ad Assisi in contraddizione con la sobrietà francescana — soldi per tutto: dal reddito di cittadinanza, alle pensioni, alla riduzione delle tasse. Un Paese indebitato non è libero di fare tutto ciò che vuole e lui da giurista lo sa bene. Dica qualche volta — e anche pubblicamente — no ai suoi due azionisti di maggioranza, li richiami al rispetto delle forme. A una certa sobrietà negli atteggiamenti. Al rispetto delle istituzioni. Anche chi ha molto consenso e il vento dei sondaggi a favore non occupa le istituzioni come fossero «aule sorde e grigie», le rappresenta. Metta sul tavolo, se necessario, le proprie dimissioni. Dia finalmente spessore e lineamenti al proprio volto politico.
Nel governo gialloverde non sarà certamente un primus inter pares, come avevano immaginato i padri costituenti, ma può essere ancora un timoniere responsabile ed esperto. E se anche fosse, ma non lo crediamo, semplicemente l’avvocato dei suoi due principali clienti, l’esecutore del contratto del «governo del cambiamento», non potrebbe sottrarsi alla deontologia professionale. (...)
Il professor Conte non è un economista ma come avvocato del popolo o dei suoi due vivaci clienti dovrebbe soppesare rischi e opportunità, costi e benefici. È poi un esperto di arbitrati e dunque dovrebbe essere in grado di comporre interessi diversi, a volte confliggenti. Al valore dell’arbitrato, essendoci di mezzo il Paese, non vorremmo nemmeno pensare, parcella compresa.
P.s. Conte è devoto di padre Pio e tiene sempre una sua immaginetta in tasca. Bene. Se la porti sempre con sé. Anche i laici più accaniti sono d’accordo. Non si sa mai. Non vorremmo, un giorno, non avere più santi a cui votarci.

Ferruccio de Bortoli, Corriere della Sera (7/10/2018)


Canzone del giorno: Lover's Plea (2015) - Keith Richard
Clicca e ascolta:

sabato 6 ottobre 2018

Anzi

Per risolvere la crisi del Pd ci vorrebbe una soluzione unitaria, anzi umanitaria.

Jena, La Stampa (4/10/2018)




Canzone del giorno: Fallin' Apart (1982) - Peter Green
Clicca e ascolta: Fallin'....

mercoledì 3 ottobre 2018

In nome del popolo

La manovra del popolo, la Costituzione del popolo, il movimento del popolo. Se ogni decisione è presa nel nome del popolo, chi mai potrà ritenerla sbagliata? Qualunque tipo di azzardo sarà giustificato dall’esigenza di aver detto e scritto, finanziato o revocato un provvedimento per il bene del popolo, dunque di tutti.
Richiamarsi al popolo continuamente e anche a volte eccedendo con questa connessione sentimentale, può produrre effetti collaterali.
Innanzitutto la prima: la benemerita manovra si finanzia col debito pubblico. Dunque potremo chiamarlo debito del popolo. Dal quale popolo, qui sorge la domanda, vanno detratti gli evasori fiscali oppure no? Anche gli evasori sono nostri concittadini che usufruiscono dei servizi ai quali tutti accediamo. Dunque sono popolo. Però essendo evasori al momento di pagare i debiti non sono popolo.
Secondo effetto collaterale: a nome degli italiani, dunque del popolo, parla anche il presidente della Repubblica che consiglia, indica, propone. Il popolo che rappresenta Mattarella è lo stesso a cui fa riferimento continuamente Di Maio? Mettiamo caso che Mattarella, interpretando il popolo, esprima parere differente a quello del governo. Che si fa?
Terzo effetto collaterale: i giudici sentenziano in nome del popolo italiano. E proprio nel loro nome hanno inquisito il ministro dell’Interno Salvini.
Che però – ricordate? – ha risposto spiegando che lui rappresenta il popolo, ed in nome del popolo sta governando e i giudici – che attualmente giudicano in nome del popolo – si facciano eleggere dal popolo per giudicare un uomo del popolo.
Il popolo: cioè uno, nessuno e centomila.

Antonello Caporale, ilfattoquotidiano.it (28/9/2018)

Canzone del giorno: Crawling King Snack (1971) - The Doors
Clicca e ascolta: Crawling....

martedì 2 ottobre 2018

Due conti

Altan, da google.it















Canzone del giorno: Gli impermeabili (1984) - Paolo Conte
Clicca e ascolta: Gli impermeabili....

lunedì 1 ottobre 2018

Playlist Settembre 2018



1.      Beatles, A Day in The Life  – (Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band – 1967) – Indelebile
2.      Brunori Sas, Canzoni contro la paura  – (A casa tutto bene – 2017) – Canzoni contro la paura
3.      Traffic, Every Mother’s Son  – (John Barleycorn Must – 1970) – Pulsioni
4.      Emeli Sandé, Sweet Architect  – (Long Live the Angels – 2016) – Mattone
5.       Keb’ Mo’, Dirty Low Down and Bad – (Martin Scorsese Presents The Blues  – 2003) – Il brutto paese
6.      OneRepublic, Future Looks Good  – (Oh My My – 2016) – Avanti
7.      Toni Braxton, Stupid – (Libra – 2005) – Homo Stupidus
8.      Pippo Pollina, E se ognuno fa qualcosa – (L’appartenenza – 2014) – Pino Puglisi
9.      Roxette, Vulnerable  – (Crash! Boom! Bang! – 1994) – Vulnerabile
10.  Pino Daniele, Senza ‘e te  – (Medina – 2001) – Senza ‘e te
11.  Van Morrison, Stop Drinking  – (What’s Wrong with This Picture? – 2000) – Blocco
12.  Marvin Gaye, Mercy Mercy Me (The Ecology)  – (What’s Going On – 1971) – Robaccia
13.  The Killers, Smile Like You Mean It  – (Hot Fuss – 2004) – Chi non ride