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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

mercoledì 13 giugno 2018

Post Scriptum Film

Hotel Gagarin

REGIA: Simone Spada
INTERPRETI: Claudio Amendola, Luca Argentero, Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Silvia D'Amico, Philippe Leroy, Caterina Shulha 
SCENEGGIATURA: Simone Spada 
DURATA: 93'
USCITA: 24/5
"Signori, è stato un privilegio sognare con voi". Giuseppe Battiston, surreale protagonista di Hotel Gagarin, lungometraggio d'esordio di Simone Spada, esprime con gioia, ai suoi compagni di viaggio, la soddisfazione di avere trovato, in un angolo remoto della terra, un pezzettino di felicità.
D'altronde sulla locandina del film appare in ben evidenza la frase di Lev Tolstoj: "Se vuoi essere felice, comincia".
La voglia di vivere, di ritrovare uno spazio proprio e di abbandonare lo stress quotidiano per aggrapparsi al "calore" della fantasia, caratterizza un gruppo di sgangherati che si trasferiscono nelle gelida Armenia per girare un film.
I malcapitati non si rendono conto di essere caduti nelle grinfie di un pseudo produttore cinematografico che, aiutato da una complice che si finge responsabile della produzione (Barbora Bobulova), li spedisce in quel luogo lontano per raggirarli e intascare i contributi statali frutto di corruzione politica.
Un'elettricista in bolletta (Claudio Amendola), un fotografo in mano agli usurai (Luca Argentero), una "genuina" prostituta (Silvia D'Amico) e un "romantico" insegnante di storia (Giuseppe Battiston), costituiscono un variegato e ingenuo gruppo in grado di trasformare un fallimento in una resurrezione psicologica.
In un albergo sperduto fra la steppa innevata questi simpatici italiani non troveranno l'occasione della loro vita ma uno spazio tutto loro per rinascere, regalando genuini sogni agli abitanti del luogo grazie alla magia del cinema.
Una gradevole commedia italiana di fine stagione.

Canzone del giorno: Stupido Hotel (2001) - Vasco Rossi
Clicca e ascolta: Stupido....

lunedì 11 giugno 2018

Popolo

«Non amo nessun popolo, o collettività. Né il popolo tedesco, né quello francese, né quello americano, né la classe operaia, né nulla di questo genere. Io amo solo i miei amici e la sola specie d’amore che conosco e in cui credo è l’amore per le persone».

Hannah Arendt, autrice di La banalità del male, in risposta alle critiche di Gershom Scholem, filosofo israeliano, che la accusò di non aver avuto cuore nell’occuparsi del loro popolo (citata in un articolo di Giulia Siviero - da il post.it).

Canzone del giorno: Love's Divine  (2003) - Seal
Clicca e ascolta: Love's....

sabato 9 giugno 2018

U Caravaggio

L’Italia è il primo Paese al mondo per numero di furti d’arte: 55 al giorno, quasi 20 mila all’anno. Un traffico illecito che vale, a livello globale, più di 9 miliardi di euro. Colpi con le armi in pugno o all’Arsenio Lupin, con il crimine organizzato spesso a tirar le fila.
È l’autunno del 1969. Nel cuore antico di Palermo alcuni uomini scardinano la serratura dell’oratorio di San Lorenzo. Tagliano con una lama il dipinto, lo arrotolano e lo caricano su un autocarro. Da allora il mistero avvolge una delle 70 opere dell’artista rivoluzionario, il genio della luce. La “Natività” del Caravaggio è in cima alla lista dei capolavori latitanti, il Matteo Messina Denaro dell’arte. Usata come scendiletto da Totò Riina, nascosta in una stalla, mangiata dai topi, mostrata come un trofeo nei summit della Cupola, distrutta in Irpinia durante il terremoto. 
Solo dopo quasi cinquant’anni di depistaggi arriva la svolta: «il furto maturò nell’ambiente dei piccoli criminali, ma l’importanza del quadro indusse i
massimi vertici di Cosa nostra a rivendicare l’opera» svela il collaboratore di giustizia Gaetano Grado alla Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi.
“U Caravaggio” fu consegnato prima a Stefano Bontate, capo del mandamento “competente”, e poi a Gaetano Badalamenti all’epoca al vertice dell’organizzazione mafiosa. Don Tano, il padrino dei “cento passi” di Cinisi, «ne curò il trasferimento all’estero con la mediazione di un antiquario svizzero. Davanti al quadro si è messo a piangere».
È un racconto preciso quello di Grado che riconosce persino in fotografia l’intermediario di Lugano. È morto da tempo, ma il suo nome è un altro dettaglio prezioso per gli inquirenti. Anche Francesco Marino Mannoia, detto il chimico per la sua bravura nel raffinare eroina, ammette di aver fatto parte della batteria di ladri e ritratta la sua precedente dichiarazione: non l’ha bruciata. Oggi, scrive la Commissione, «si può ritenere, ed è un’acquisizione fondamentale, che l’opera non sia andata perduta». La tela, entrata nella Top Ten Art crimes stilata dell’Fbi, ha un valore di 20 milioni di dollari, ma per lo storico dell’arte Claudio Strinati: «è comunque difficile stabilire un prezzo sul mercato legale, essendo invendibile in quanto rubata».
La banalità del potere mafioso, capace di trattare un capolavoro d’arte come una cassetta di sigarette di contrabbando o una partita di droga. Tagliata in quattro parti sarebbe stata trasferita in Svizzera, smistata e venduta sul mercato clandestino. La bellezza sottratta e la mafia che lucra. «Con il traffico di opere ci manteniamo la famiglia», scrive in un pizzino Matteo Messina Denaro. Pochi rischi, massimo guadagno, nessuna tracciabilità, come per i Vincent Van Gogh trafugati dal museo di Amsterdam e ritrovati a casa del ras del narcotraffico Raffaele Imperiale. Li conservava in cantina, dietro agli scaffali. L’arte non l’amava affatto, era solo riciclaggio. Valevano un centinaio di milioni. (…)

La banca dati dei carabinieri contiene oltre un milione di oggetti da ritrovare. L’impegno però si scontra con i criminali che sanno di correre pochi rischi a fronte di enormi guadagni. Il principale strumento normativo è infatti il Codice dei beni culturali, meno incisivo di quello penale. In ballo c’era un disegno di legge, approvato già alla Camera, ma la legislatura è terminata. E intanto il museo del crimine continua ad arricchirsi, rubandoci memoria e cultura.

Floriana Bulfon, L’Espresso (20/4/2018)

Canzone del giorno: Allarme (1983) - New Trolls
Clicca e ascolta: Allarme....

mercoledì 6 giugno 2018

Sogna


«Un libro sogna. Il libro è l'unico oggetto inanimato che possa avere sogni»

                                               Ennio Flaiano (1910 – 1972) - Diario degli errori, 1976

Canzone del giorno: Sweet Dreams (1983) - Eurythmics
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lunedì 4 giugno 2018

Dioscuri e matricole

«Ma Tria qual è? Quello col riporto?». «No, Tria è pelatino». «Eccolo» risolve il fotografo puntando Bonisoli. «No, lui è un nordico amico di Casaleggio, Tria parla romano». «E famolo parlà! Tria, guardi qui!».
Per un’ora sola si fa struggente al Quirinale la nostalgia per le vecchie esecrate facce, per un unico motivo: erano appunto vecchie, quindi risapute. Questi invece nessuno sa chi siano, tranne Giulia Bongiorno, Enzo Moavero e pochi altri: Toninelli ministro delle Infrastrutture che non vuole le Infrastrutture, Giulia Grillo alla Salute che non vuole i vaccini. Il primo sconosciuto è il premier Conte, che si sente in dovere di precisare: «Non siamo marziani, ve ne accorgerete».
Ma ecco finalmente i dioscuri, e subito si capisce che, se l’alleanza può essere provvisoria (ma forse no), il feeling è certo autentico. Salvini pare il fratello maggiore. Un po’ ingobbito come sempre nelle occasioni istituzionali, giacca troppo stretta per essere abbottonata, calzini a righe blu scuro e azzurro elettrico; la cravatta verde è tutto quel che resta della Padania. Entra insieme con il fratello minore Di Maio e gli si siede accanto, chiacchiera con lui tutto il tempo senza badare alla lettura del labiale, ride con lui, lo cerca con lo sguardo. Di Maio contraccambia. È salito al Quirinale in un taxi-van con i compagni di partito, ancora increduli. (…)
Il nostro nuovo presidente del Consiglio è l’ultimo dandy. Al confronto Philippe Daverio è trascurato, Oscar Giannino suo mancato compagno di studi in America è quasi casual. Elegantissimo, compassato, Giuseppe Conte si accarezza i capelli che Carlo Freccero qui presente assicura essere tinti. È l’unico a firmare con la propria stilografica anziché con la penna d’ordinanza del Quirinale. Il Guardasigilli Bonafede — amato dai giornalisti in quanto grillino umano: saluta, risponde al telefono — se lo mangia con gli occhi, legittimamente fiero di averlo scoperto. Ancora ieri teneva lezione alle matricole a Firenze, oggi riceve le congratulazioni di Putin. Al fianco di Conte, Mattarella è l’unico al secondo giuramento, insieme con Moavero, ministro con Monti (e poi Letta) e Savona, salito al Colle un quarto di secolo fa ai tempi di Ciampi, oggi molto abbronzato, con cravatta salmone, orologione di marca, occhialini pince-nez. Il vestito è un po’ largo, il professore a differenza di Salvini dev’essere dimagrito. L’incontro Savona-Mattarella è il momento clou, i fotografi si scatenano, il padrone di casa stringe e trattiene la mano dell’avversario, gli parla a lungo, non era niente di personale, l’altro dice solo: «Grazie presidente». (…)Di Maio e Salvini, sempre insieme; poi si spostano al Quirinale per il ricevimento. Mattarella è decisamente sollevato, anche se deve dare retta a tutti e si è formata una fila chilometrica per salutarlo. Il ministro Centinaio, che il 25 aprile festeggia «solo San Marco», riconosce invece il 2 giugno e si mette disciplinatamente in coda, con le basette lunghe e il sorriso felice. Di Maio riceve l’omaggio di Marco Alverà della Snam e di altri manager da riconfermare o da nominare. Salvini si offre ai selfie. Quelli di Forza Italia l’hanno presa male. «Il governo pare una sede distaccata della Casaleggio&Associati» sibila la Gelmini. Sfumato il giudizio di Brunetta: «Un governo di merda. Tranne Moavero e tranne lui, s’intende» dice indicando l’amico Tria. Il ministro dell’Economia è garbato, occhiali Dolce&Gabbana, modi trattenuti; conversa con Padoan e Giorgio La Malfa. Tace Gianni Letta, ma è evidente che considera l’alleanza finita, la Lega è andata davvero con i 5 Stelle.
Arriva un po’ di Pd dalla piazza convocata per sostenere Mattarella, che se l’è cavata benissimo da solo. Renzi è già in Cina. Matteo Colaninno assicura: «Meglio che Conte ce l’abbia fatta, serviva un governo che avesse la fiducia per placare i mercati; poi si vedrà». Salvini confida a un amico: «Sono preoccupatissimo». Non si riferisce agli Interni, anzi non vede l’ora di cominciare; lo preoccupano l’economia, il debito, l’Iva che Tria vorrebbe aumentare, la legge Fornero che Tria vorrebbe mantenere, i cento miliardi da spendere che proprio non si trovano. Un fotografo mormora al collega: «Tra un anno e mezzo arriva Draghi».

                                                                                                            Aldo Cazzullo, Corriere della Sera (2/6/2018)

Canzone del giorno: I Swear (1994) - John Michael Montgomery
Clicca e ascolta: I Swear....

sabato 2 giugno 2018

Machiavelli

Mauro Biani, da google.it
















Canzone del giorno: I Give Up  (2004) - Heart
Clicca e ascolta: I Give Up

venerdì 1 giugno 2018

Playlist Maggio 2018


1.      Bob Dylan, Masters of  Wars  – (The Freewheelin’Bob Dylan – 1963) – Spese militari
2.      Iggy Pop, The Passenger  – (Lust for Life – 1977) – Il viaggiatore
3.      Bob Seger & The Silver Bullet Band, Mainstreet  – (Night Moves – 1976) – Urne
4.      Giovanni Allevi, Oxygen  – (Equilibrum – 2017) – Il bene
5.      Holly Valance, Kiss Kiss  – (Footprints – 2002) – Salvimaio
6.      Banco del Mutuo Soccorso, Niente  – (Canto di primavera – 1979) – Niente
7.      Francesco Guccini, Black-out  – (Metropolis – 1981) –  Smartphone
8.      Red Hot Chili Peppers, Parallel Univers  – (Californication – 2001) –  Clausura social
9.      Tori Amos, Caught a Lite Sneeze  – (Boys For Pele – 1996) – Starnuto
10.  John Legend ft. Miguel, Overload  – (Darkness and Light – 2006) – Sovraccarico
11.  Crosby, Stills, Nash & Young, Teach Your Children – (Déja Vu – 1970) –  Mi hanno insegnato così
12.  The Jam, In The Crowd  – (All Mod Cons – 1978) – Folla
13.  Queen, Keep Passing the Open Windows  – (The Works – 1984) – Scenari