INTERPRETI: Valerio Mastrandrea, Silvio Orlando, Elena Lietti, Tommaso Ragno, Claudia Pandolfi, Vinicio Marchioni, Emanuela Fanelli, Monica Bellucci, Max Tortora
SCENEGGIATURA: Francesca Archibugi, Paolo Giordano, Francesco Piccolo, Paolo Virzì FOTOGRAFIA: Luca Bigazzi
DURATA: 124'
USCITA: 29/09/
Quanto è arida la nostra società? Qual è il livello
di povertà di pensiero che la contraddistingue? Siamo tutti
destinati a farci travolgere dall’anaffettività? Domande che è sempre più necessario porsi e
a cui Paolo Virzì, nel suo ultimo lungometraggio, cerca di dare delle personali
e taglienti risposte utilizzando come palcoscenico del suo racconto una Roma in
versione apocalittica invasa da sete, afa, blatte e triste desolazione.
La mancanza d’acqua ha
addirittura prosciugato il Tevere e le nuove norme sul razionamento delle
scorte (l’acqua potabile arriva con le autobotti dalla Valtellina!) non possono
che stravolgere le normali abitudini degli abitanti.
Il regista pennella con efficacia e a accuratezza i
comportamenti dei vari personaggi che popolano la desolata Capitale e la
messinscena si trasforma in un’originale riflessione sull’attuale realtà
contemporanea e sui suoi “aridi” meccanismi.
E “Siccità” diventa immediatamente un film di grande forza nel
quale gli attori (uno più bravo dell’altro) si adeguano alla graffiante
fantasia del regista e ognuno nel suo ruolo riesce a rappresentare quel
pezzetto di assurda insensibilità in cui rischiamo di sprofondare. L’egocentrismo
mediatico di Tommaso Ragno, l’amore clandestino di Elena Lietti, la
drammaticità bizzarra di Silvio Orlando, l’estraneazione di Emanuela Fanelli
diventano tutti dei tratti singolari di una realtà decadente che risulta ben rappresentata,
inoltre, dalla grande prova di Valerio Mastrandrea, costretto a
lottare contro le sue presenze fantasmatiche nel suo ruolo di taxista che
vagabonda fra le macerie di una Roma e di una società che non riesce più a trovare
il suo equilibrio.
20Canzone del giorno:Pioggia blu (2020) - Claudio Baglioni
Giorgia Meloni è la "prima donna", in Italia, "a capo del Governo", nella storia della Repubblica italiana. Un evento importante e significativo, per il Paese. Parallelo e conseguente al successo elettorale del partito che guida. I Fratelli d'Italia, FdI. Anche in questo caso, una novità. Perché per la prima volta in Italia si è imposto un partito di destra. Non di centro-destra, come già era avvenuto (spesso) in passato. Quando al "centro della destra" c'era Silvio Berlusconi. Ora però siamo "oltre Berlusconi". Si tratta di una svolta difficile da prevedere, in passato. Anche pochi anni addietro. Infatti, i FdI alle precedenti elezioni politiche, nel 2018, avevano ottenuto il 4,4%. Oltre 20 punti in meno, rispetto alla consultazione recente. Per ricostruire la provenienza degli attuali consensi, è sufficiente osservare la parabola degli altri partiti di centro-destra. Alle precedenti elezioni politiche, infatti, la Lega aveva superato il 17% (e alle europee del 2019 il 34%). Lo scorso 25 settembre, però, è scesa sotto al 9%, mentre Forza Italia, che nel 2018 aveva ottenuto il 14%, si è fermata (quasi) all'8%. I FdI hanno, quindi, canalizzato una parte rilevante dei voti persi dagli altri principali (fino a ieri) partiti dell'area. Ma non solo. Perché hanno attratto consensi anche da altre direzioni. In particolare, dal 5SS. Soprattutto nel centro-nord (come emerge dalle analisi dell'Istituto Cattaneo). Nello stesso tempo è cresciuta la fiducia verso la leader. Giorgia Meloni. Salita oltre il 50%, nell'ultimo mese. Tuttavia, la sua popolarità risultava elevata anche prima, come emerge dalle indagini condotte da Demos, per l'Atlante Politico di Repubblica. […] Giorgia Meloni appare, dunque, una leader "divisiva". Apprezzata da una parte e respinta dall'altra. In grado, per questo, di riprodurre la distanza e la frattura fra destra e sinistra. Ma, per la stessa ragione, di riunire e attrarre gli orientamenti degli elettori di centro-destra. Si propone, dunque, come una leader che "personalizza" il partito, gli dà un volto e un'identità. Senza, però, svolgere il ruolo interpretato, in passato, da Berlusconi, rispetto a FL Il suo "partito personale". Perché i FdI hanno una storia lunga e un'identità caratterizzata. Marcata. Una leader, in questo caso, pub dare loro un volto nuovo. Visibile. Senza, però, ridisegnarne il profilo. Ed è ciò che ha fatto Giorgia Meloni. Che ha dimostrato grande capacità di comunicare con gli elettori. Soprattutto della sua area. Il centro-destra. Utilizzando messaggi efficaci. Di grande appeal per tutti. Anche per coloro che erano, sono e restano lontani dalla destra. Ha, cioè "normalizzato" la propria immagine attraverso un linguaggio "tradizionale". Tradizionalista. "Una donna, una madre. Cristiana". Come ha espresso e rivendicato nel titolo di un libro, divenuto un manifesto e uno slogan della sua "campagna permanente". Impostata sulla famiglia, sulla religione e sulla (propria) identità di genere. I FdI debbono, quindi, il loro successo, in questa fase, a Giorgia Meloni. Ma il loro futuro non dipende "solo" da lei. A differenza di FI, destinata a spegnersi "insieme al capo". Tuttavia, proprio per questo, dovranno mantenere e rafforzare la loro "identità di partito". Nella società e sul territorio. E nel sistema politico. Proporsi e imporsi come riferimento di una Destra "parte del sistema". E non solo. In caso contrario, rischiano di declinare in fretta. Insieme al Capo. Alla leader. Com'è avvenuto ad altri partiti "personalizzati"... Anche perché non possiamo dimenticare che i FdI si sono imposti con il 26% dei votanti. Cioè, circa il 17% degli elettori. Sufficienti per affermarsi alle elezioni. Non certo per dare "un volto" al Paese.
Ilvo Diamanti, la Repubblica (24/10/2022)
Canzone del giorno:What Am I Living For (1971) - Ray Charles
Un posto vuoto e triste, dove in pochi adorano tornare. È un giudizio che sa di sentenza, quello dei dipendenti di Meta, sul Metaverso. Lo si apprende da alcuni documenti interni all'azienda di Menlo Park, visionati dal Wall Street Journal. Documenti che per ora evidenziano quanto la scommessa di Mark Zuckerberg di puntare tutto sulla nuova dimensione sia da considerarsi in grande difficoltà. Ma facciamo un passo indietro. Era circa un anno fa quando il ceo e fondatore di Facebook annunciava un passaggio cruciale per 11 futuro della sua holding: la nascita di Meta. Per il colosso californiano, alle prese con le lunghe vicissitudini di Facebook legate ai dati degli utenti, sembrava un'operazione di grande rilancio. Una mossa strategica per ridare lustro a una società che comunque, a Wall Street, valeva oltre mille miliardi di dollari, appartenendo al prestigioso gruppo delle trillion dollars companies. E invece proprio da lì iniziarono 1 12 mesi peggiori di sempre per Meta, che da allora ha bruciato oltre 700 miliardi di capitalizzazione, risultando la peggiore - per perdite - delle top tecnologiche. […] …Meta rimane un colosso del social networking. I prodotti di maggior successo della società californiana, Facebook, Instagram e WhatsApp, attirano insieme oltre 3,5 miliardi di utenti mensili medi, una cifra equivalente a quasi la metà della popolazione mondiale. E il confronto col Metaverso è impietoso, dato che Horizon sta attualmente raggiungendo meno della popolazione di una città come Modena. Secondo le statistiche interne, solo il 9% dei mondi costruiti dai creatori viene visitato da almeno 5o persone. La maggior parte non viene mai visitata. E anche la sala giochi di Questy, presente in uno spot andato in onda durante il SuperBowl all'inizio di quest'anno, è per lo più priva di utenti. […] Altre aziende come Microsoft e Apple stanno investendo in tecnologie per la realtà virtuale o aumentata. Ma la strada da fare sembra ancora lunga. E la sovraesposizione di Meta per ora preoccupa gli investitori. Anche perché sul business dei social network - modello che fino a oggi ha fatto di Meta un colosso - si è abbattuto con una certa violenza TikTok, che sta cannibalizzando i competitor con ritmi di crescita che sembrano difficilmente arginabili. A tutto questo va aggiunto il progetto di Elon Musk, che con Twitter ha in mente di creare l'app "X", che servirà «per ogni cosa». Si cercano nuovi equilibri.
Simonetta Biagio, Il Sole 24 Ore (18/10/2022)
Canzone del giorno:The Dark End of the Street (1997) - Gregg Allman
Da quando è iniziata l’invasione, il 24 febbraio, i bambini ucraini sono stati tra le principali vittime del conflitto. Complessivamente, a oggi, secondo le Nazioni Unite, sono più di tre milioni i bambini in stato di bisogno nel Paese. Bambini allontanati dai genitori, privati del diritto al gioco, del diritto allo studio. Bambini le cui scuole sono state obiettivi della campagna russa in Ucraina.
Francesca Mannocchi, La Stampa (14/10/2022)
Canzone del giorno:Children's Crusade (1985) - Sting
Il volersi bene si costruisce. Ma l’amore
quello vero, no. L’amore lo senti immediato, non ha tempo. È dire “ti sento”.
Un contatto di pelle, un abbraccio, un bacio. Mantenersi, il mio verbo
preferito, tenersi per mano. Ti può bastare per la vita intera, un attimo, un incontro.
Rinunciarvi è folle, sempre e comunque.
Erri De Luca, I pesci non chiudono gli occhi
(2010)
Canzone del giorno:Tu che sei parte di me (2009) - Pacifico feat. Gianna Nannini
I numerosi mali di cui soffre la nostra civiltà sono di
una tale gravità da generare sconforto e considerare inevitabile la nostra
decadenza. Io penso però che occorra reagire a questa rassegnazione
interrogandosi sulla possibile terapia. Ne esiste una? Riflettendovi a lungo,
sono giunto alla conclusione che essa possa scaturire solo da una capillare
educazione finalizzata a valorizzare la nostra essenza specifica di esseri
pensanti. Questo quindi occorre fare: riprogrammare totalmente l'offerta
formativa della nostra società (dalle scuole materne all'università) in
funzione "educativa". Oggi invece le scuole danno spesso ai ragazzi
cose di cui essi non hanno bisogno e trascurano gli strumenti vitali per la
conoscenza di sé di cui hanno estrema necessità: è come se a un assetato nel
deserto invece dell'acqua si desse una bussola. […]Io temo che oggi le nostre
scuole si curino solo della conoscenza e trascurino l'educazione della
responsabilità e del sentimento. Il risultato è poco incoraggiante: una
scarsa coscienza etica e un sentimento spesso irrazionale e instabile. La
conseguenza complessiva è che il nostro tempo possiede una conoscenza assai
vasta come mai prima nella storia, ma esibisce ben poca responsabilità sotto
forma di senso etico e di cura della "cosa pubblica" (che in latino
si dice res publica, da cui repubblica). Di responsabilità però ce n'è
urgente bisogno, più di altre epoche, viste le potenzialità tecnologiche che
scaturiscono dalla conoscenza. La domanda decisiva quindi è: come
incrementare il senso di responsabilità? Si tratta di una domanda dalla forte
valenza politica, perché la "res publica" vive del senso di
responsabilità dei suoi cittadini. […] Dalla scuola materna all'università la
formazione etica deve costituire il filo rosso che accompagna il cammino
formativo. È questa, a mio avviso, la condizione indispensabile se vogliamo
salvarci dai mali che incombono sul nostro futuro. Oggi però si fa esattamente il contrario: si dispensa
solo istruzione (la bussola) e si trascura del tutto l'educazione (l'acqua).[…] Consapevole già nel 1979 della crisi ecologica
incombente che ora è sotto gli occhi di tutti, Hans Jonas, filosofo ebreo di
formazione tedesca, ritrascrisse l'imperativo categorico kantiano in termini di
"principio responsabilità" mediante questa formula sintetica:
«Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la
permanenza di un'autentica vita umana sulla terra». È questa infatti la posta in gioco: un'autentica vita
umana. Nessuno ce la garantisce, né tanto meno ce la regala: occorre lavorare
per meritarsela. E il lavoro al riguardo si chiama educazione. In particolare,
educazione etica. Penso sia l'ultima chiamata per un'autentica vita umana sulla
terra.
Vito Mancuso, La
Stampa (6/10/2022)
Canzone del giorno:Every Day Of Your Life (2019) - Jimmy Johnson